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Conoscete l’espressione americana “Canada envy”?
Significa “invidia del Canada”. La lamentano gli americani gay, che
ne sono afflitti acutamente. Noi gente gaya italiana riusciamo ad
immaginarcela benissimo, perché siamo afflitti a nostra volta da una
ancora più acuta “invidia dell’Europa”.
Personalmente, niente mi riacutizza l’invidia
per l’Europa come l’arcinoto calendario Diex du stade, appena uscito
in nuova (magnifica) edizione. Si tratta, infatti, di un calendario
che nel cosiddetto Belpaese non sarebbe possibile neanche alla
lontana. Non tanto per il contenuto, e cioè splendidi, sfolgoranti
maschioni nudi in pose ammiccanti ed omoerotiche; e nemmeno per il
suo enorme successo; ma per l’identità dei modelli. Si tratta,
infatti, di giocatori di rugby del campionato francese, fino ai
massimi livelli, e tutti in attività e sotto contratto.
Posano per un calendario che è divenuto uno
delle massime “icone” gay del mondo occidentale, e lo sanno
benissimo.
Anzi di più: non solo lo sanno, ma mostrano
platealmente di volersi rivolgere anche al pubblico gay.
Di più ancora: mostrano il culo, in massima
evidenza. Tabù assoluto per un giocatore italiano! I nostri rugbisti
non lo farebbero “neanche” per un pubblico esclusivamente di donne.
(«Che spreco, è soltanto per i compagni di squadra?» verrebbe da
chiedersi). E se lo facessero… passerebbero seri guai.
Il calciatore Francesco Coco docet: lui ne ha
passate di tremende per foto molto più “innocenti”. Tant’è che ha
mollato il calcio e lo vedremo (almeno, lo vedrà chi guarda ancora
la televisione) a sorseggiare Batida (de Coco) tra gli arzilli
villeggianti dell’Isola dei famosi.
Però l’Italia non vive, grazie al cielo, in
isolamento; e quest’anno il destino beffardo ha portato la nostra
nazionale di rugby proprio in Francia, in settembre, per la coppa
del mondo, e… è successo che i nostri “integerrimi” giocatori sono
rimasti traumatizzati, porelli, dalle immagini chiaramente e
spensieratamente gay-friendly (a dir poco) con cui il torneo
mondiale veniva pubblicizzato.
Sinceramente, e senza offesa, mi viene da
ridere immaginando le loro facce. Se non avete presente quelle
immagini, sappiate che raffigurano toccamenti “azzardati” e
appassionati baci… alla francese (si diceva così, una volta) durante
una mischia tra due squadre di rugby. Il tutto condito dalla scritta
"Godetevi il rugby nella capitale dell’amore" (che secondo i
francesi è – pensa un po’! – proprio Parigi):
http://it.youtube.com/watch?v=WWChoN_DyTk
Ovviamente c’è un pizzico di elegante ironia
in una tale pubblicità: come negare che una mischia di rugby non
assomigli allo scatenarsi di un’orgia?
Il problema è stato che si trattava, appunto,
di un’ironia troppo elegante per i nostri giocatori italioti, che
non l’hanno afferrata neanche di striscio.
In realtà, poi, a sentire le parole con cui si
sono tutti espressi attraverso il loro capitano (tale Marco
Bortolami), si può credere che se anche l’avessero afferrata non gli
sarebbe andata bene uguale. Il capitano, infatti, non ha potuto
trattenersi dal prodursi in una tipicissima excusatio non petita, e
cioè una presa di distanze che nessuno gli aveva chiesto; e ha detto
(1) che gli dispiaceva che il rugby venisse associato a “queste
cose”; e (2) che non aveva mai sentito di un giocatore italiano che
fosse gay.
Ma dire "Excusatio non petita" è troppo
elegante: diciamo pure "coda di paglia". La colpa di simili amenità
razziste non è tanto, si badi, nella testa dei singoli giocatori,
quanto nella sessuofobia tout court dello sport italiano; che è
evidentissima, per esempio, nell’industria calcistica, ed è acuta
allo stremo (fino alla paranoia) quando si tratta di sesso tra
maschi.
Si tratta di una sessuofobia imposta: o la si
rispetta, o si perdono i soldi. I calciatori, per esempio, sono
tutti tenuti, con le buone o le cattive, ad un’assoluta monogamia
seriale di facciata, e a prendere moglie il prima possibile; nonché
a celare del tutto la loro vita sessuale. Gianluca Pagliuca, ricordo,
passò guai per avere ammesso di masturbarsi; e il giocatore
dell’Inter Adriano ebbe guai per una foto con due ragazze e nessuna
fidanzata. E Francesco Coco… vabbè, non spariamo sull’ambulanza.
La fonte ultima di tutte le sessuofobie
italiche, tra cui la fobia anti-gay del nostro sport, è ovviamente
la “beneamata” chiesa cattolica. Mette le mani su tutto, raga! Mica
soltanto sull’otto per mille o l’Ici! Una piovra come nessun altra.
Ma la “disavventura” dei nostri rugbisti
mostra, grazie al cielo, che si tratta di una piovra completamente
circondata da forti e famelici capodogli.
Cara Cei, fossi in te cercherei l’aiuto di
qualche altro mostro marino. Prova in Iran, magari.
P.S. – Dolce & Gabbana sono riusciti (unici in
Italia) a realizzare un quasi-Dieux du stade con calciatori di Serie
A. Le mutande non gliele hanno calate, ma in ogni caso: viva viva
Dolce & Gabbana!
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