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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO

  [ Numero 100 - Ottobre 2007 ]

 PARIGI, OH CARA!
[di Maurizio Longo]
 

Conoscete l’espressione americana “Canada envy”? Significa “invidia del Canada”. La lamentano gli americani gay, che ne sono afflitti acutamente. Noi gente gaya italiana riusciamo ad immaginarcela benissimo, perché siamo afflitti a nostra volta da una ancora più acuta “invidia dell’Europa”.

 

Personalmente, niente mi riacutizza l’invidia per l’Europa come l’arcinoto calendario Diex du stade, appena uscito in nuova (magnifica) edizione. Si tratta, infatti, di un calendario che nel cosiddetto Belpaese non sarebbe possibile neanche alla lontana. Non tanto per il contenuto, e cioè splendidi, sfolgoranti maschioni nudi in pose ammiccanti ed omoerotiche; e nemmeno per il suo enorme successo; ma per l’identità dei modelli. Si tratta, infatti, di giocatori di rugby del campionato francese, fino ai massimi livelli, e tutti in attività e sotto contratto.

Posano per un calendario che è divenuto uno delle massime “icone” gay del mondo occidentale, e lo sanno benissimo.

Anzi di più: non solo lo sanno, ma mostrano platealmente di volersi rivolgere anche al pubblico gay.

Di più ancora: mostrano il culo, in massima evidenza. Tabù assoluto per un giocatore italiano! I nostri rugbisti non lo farebbero “neanche” per un pubblico esclusivamente di donne. («Che spreco, è soltanto per i compagni di squadra?» verrebbe da chiedersi). E se lo facessero… passerebbero seri guai.

Il calciatore Francesco Coco docet: lui ne ha passate di tremende per foto molto più “innocenti”. Tant’è che ha mollato il calcio e lo vedremo (almeno, lo vedrà chi guarda ancora la televisione) a sorseggiare Batida (de Coco) tra gli arzilli villeggianti dell’Isola dei famosi.

 

Però l’Italia non vive, grazie al cielo, in isolamento; e quest’anno il destino beffardo ha portato la nostra nazionale di rugby proprio in Francia, in settembre, per la coppa del mondo, e… è successo che i nostri “integerrimi” giocatori sono rimasti traumatizzati, porelli, dalle immagini chiaramente e spensieratamente gay-friendly (a dir poco) con cui il torneo mondiale veniva pubblicizzato.

Sinceramente, e senza offesa, mi viene da ridere immaginando le loro facce. Se non avete presente quelle immagini, sappiate che raffigurano toccamenti “azzardati” e appassionati baci… alla francese (si diceva così, una volta) durante una mischia tra due squadre di rugby. Il tutto condito dalla scritta "Godetevi il rugby nella capitale dell’amore" (che secondo i francesi è – pensa un po’! – proprio Parigi): http://it.youtube.com/watch?v=WWChoN_DyTk

 

Ovviamente c’è un pizzico di elegante ironia in una tale pubblicità: come negare che una mischia di rugby non assomigli allo scatenarsi di un’orgia?

Il problema è stato che si trattava, appunto, di un’ironia troppo elegante per i nostri giocatori italioti, che non l’hanno afferrata neanche di striscio.

In realtà, poi, a sentire le parole con cui si sono tutti espressi attraverso il loro capitano (tale Marco Bortolami), si può credere che se anche l’avessero afferrata non gli sarebbe andata bene uguale. Il capitano, infatti, non ha potuto trattenersi dal prodursi in una tipicissima excusatio non petita, e cioè una presa di distanze che nessuno gli aveva chiesto; e ha detto (1) che gli dispiaceva che il rugby venisse associato a “queste cose”; e (2) che non aveva mai sentito di un giocatore italiano che fosse gay.

 

Ma dire "Excusatio non petita" è troppo elegante: diciamo pure "coda di paglia". La colpa di simili amenità razziste non è tanto, si badi, nella testa dei singoli giocatori, quanto nella sessuofobia tout court dello sport italiano; che è evidentissima, per esempio, nell’industria calcistica, ed è acuta allo stremo (fino alla paranoia) quando si tratta di sesso tra maschi.

Si tratta di una sessuofobia imposta: o la si rispetta, o si perdono i soldi. I calciatori, per esempio, sono tutti tenuti, con le buone o le cattive, ad un’assoluta monogamia seriale di facciata, e a prendere moglie il prima possibile; nonché a celare del tutto la loro vita sessuale. Gianluca Pagliuca, ricordo, passò guai per avere ammesso di masturbarsi; e il giocatore dell’Inter Adriano ebbe guai per una foto con due ragazze e nessuna fidanzata. E Francesco Coco… vabbè, non spariamo sull’ambulanza.

 

La fonte ultima di tutte le sessuofobie italiche, tra cui la fobia anti-gay del nostro sport, è ovviamente la “beneamata” chiesa cattolica. Mette le mani su tutto, raga! Mica soltanto sull’otto per mille o l’Ici! Una piovra come nessun altra.

Ma la “disavventura” dei nostri rugbisti mostra, grazie al cielo, che si tratta di una piovra completamente circondata da forti e famelici capodogli.

Cara Cei, fossi in te cercherei l’aiuto di qualche altro mostro marino. Prova in Iran, magari.

 

P.S. – Dolce & Gabbana sono riusciti (unici in Italia) a realizzare un quasi-Dieux du stade con calciatori di Serie A. Le mutande non gliele hanno calate, ma in ogni caso: viva viva Dolce & Gabbana!

 

 

 

 

 

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