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Abbiamo rinunciato alla libertà di essere diversi per presentarci come
normali a tutti i costi, e questo ci impedisce oggi di ammettere che
la questione Aids ci riguarda noi più che gli eterosessuali, e in
modo diverso da loro. Una riflessione senza remore.
Gli ultimi dati relativi alla
diffusione del virus Hiv raccontano una situazione che temevo per il
nostro futuro. Abbiamo cercato una legittimazione non attraverso la
libertà di essere diversi, ma sbandierando un’uguaglianza che non
esiste.
Se per le unioni civili sono
favorevole, lo sono perché ci salverebbero da una parte delle leggi
pro famiglia e anti gay, e parlo di quelle economiche. Ma
rappresentarci tutti come desiderosi di matrimonio e monogami è
tirarci la zappa sul piede. Perché comunque ci faranno nascondere il
vero comportamento dei gay. Un gay anziano che va a marchette
continuerà a farlo anche se esisterà il matrimonio gay, mentre noi
stiamo suggerendo l’idea che va a marchette perché non c’è il
matrimonio gay.
In altre parole: per portare avanti
questa rivendicazione delle unioni civili abbiamo lasciato per
strada:
1. Rivendicazione della libertà
sessuale e assistenza (polizia nei casi di violenza, sanità,
campagne di prevenzione);
2. Libertà di struttura sociale
(rapporti a due, tre o più).
Ci siamo cioè appiattiti per entrare
nella morale cattolica, seppur in versione gay, e senza neppure
portare a casa né leggi nuove né più comprensione nell’opinione
pubblica, ma anzi attacchi dalla destra e dalla chiesa.
Non credo che riusciremo a fare la
rivoluzione, ma la soluzione secondo me dovrebbe essere:
1. Matrimonio omosessuale. Non leggi
sulla convivenza, dato che non tutti vogliono o possono abitare con
la persona che vogliono sposare.
2. Che le leggi sulle quote
legittime dell’asse ereditario scattino solo dopo un matrimonio (etero
o omo che sia).
3. Un vero piano sanitario per la
sconfitta dell’Hiv, non opuscoletti una tantum e poche lire alle
associazioni per comprare preservativi e basta.
Sui punti 1 e 2 ci metto una pietra
sopra.
Sul punto 3 si può fare di tutto:
1. Perché i test anonimi e gratuiti
devono essere fatti solo in una quindicina di posti in tutta Italia,
in orari di ufficio, e con counselling prima e dopo, e dando un nome
(seppur falso)?
Il counselling aveva senso vent’anni
fa, quando ci fu l’ondata di isteria per cui tutti gli etero che
erano andati con un travestito pensavano di essere malati. Ma ora
no, non ci sarebbe nessuna ressa a fare l’esame. Ok per il
counselling alla consegna di un test positivo, ma perché non
facilitare le cose e organizzare prelievi in ore serali, fuori dalle
discoteche con furgoni attrezzati e itineranti, nelle sedi arcigay,
la consegna del referto via internet?
L’Associazione Solidarietà Aids di
Milano, in uno degli ultimi bollettini, si domandava se era ancora
utile, se aveva un senso esistere. Il che probabilmente significa
che hanno poca gente che arriva a chiedere aiuto. Ma allora
potrebbero rivolgere parte delle loro risorse ad un ruolo attivo,
diventare visibili ai sieronegativi e ai sierosconosciuti, portando
la realtà della malattia come contraltare a comportamenti
consapevoli.
Non chiedermi come: credo si debba
creare una cultura nuova e sofisticatissima. Siamo in una società
anestetizzata dal marketing, desensibilizzata alla presentazione
semplice delle cose.
Rifondare una catena di solidarietà
Aids soprattutto gay? Quelle esistenti le abbiamo lasciate ai
tossicodipendenti, consciamente, per allontanare l’idea che l’Aids
fosse il morbo gay.
Gli incontri internazionali sull’hiv
sono ormai solo report delle case farmaceutiche e sulla crescita
dell’Hiv in Africa.
Con Berlusconi che si tira la pelle
e si impianta capelli di plastica (e con questo manda in delirio
mezza popolazione italiana) che speranza abbiamo di rendere consci i
gay del fatto che la malattia esiste e che non si deve per forza
essere sempre splendenti per essere amati? Non è forse questa paura
della malattia e della vecchiaia che guida questi ragazzi che
scopano “uno via l’altro”, scacciando l’idea che un giorno tutto
finirà?
Qualcosa deve essere fatto.
Ma non per questo possiamo non fare
per ora nulla, per cui sono favorevole a qualsiasi cosa anche se
parziale o limitata (come un’inchiesta di “Pride”).
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