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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO  [ Numero 80 - Febbraio 2006 ]
 Euro-omofobi fuori legge 
 
Di Paolo Belmonte

L'europarlamento approva un'importantissima risoluzione contro l'omofobia equiparandola al razzismo, al sessismo e all'antisemitismo. Nel mirino paesi come Lettonia, Lituania, Polonia e naturalmente Italia. E come volevasi dimostrare, gli eurodeputati italiani del centrodestra votano contro (tranne due), mentre quelli della Margherita si astengono.
 
 
468 sì, 149 no e 41 astenuti.
Con una maggioranza schiacciante il parlamento europeo ha approvato il 18 gennaio una risoluzione che condanna duramente l'omofobia negli stati membri. E che, per la prima volta in un atto ufficiale di tale livello, definisce l'odio nei confronti delle persone glbt come "una paura irrazionale e un'avversione verso l'omosessualità e le persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender basata sul pregiudizio e simile al razzismo, alla xenofobia all'antisemitismo e al sessismo".
 
Il testo della risoluzione, che si richiama in premessa agli ormai numerosi documenti internazionali e comunitari che garantiscono i diritti delle persone glbt (come la convenzione Onu sui diritti umani e la carta europea dei diritti fondamentali), specifica anche i modi e le forme in cui l'omofobia si manifesta nella sfera pubblica e privata: "Discorsi d'odio, incitamento a discriminare e ridicolizzare, alla violenza verbale, psicologica e fisica così come alla persecuzione e all'omicidio, alla discriminazione in violazione del principio di uguaglianza e alla irragionevole limitazione dei diritti spesso giustificata sulla base dell'ordine pubblico, della libertà religiosa e del diritto all'obiezione di coscienza".
 
Vengono inoltre precisate anche le ragioni immediate che hanno giustificato la risoluzione, ovvero "una serie di preoccupanti eventi che hanno avuto luogo in diversi paesi membri dell'Unione europea: divieto di tenere gay pride o marce per l'uguaglianza, linguaggio infiammatorio/rancoroso/minaccioso di leader politici e religiosi, mancanza di adeguata protezione da parte delle forze di polizia o addirittura repressione aperta di pacifiche dimostrazioni, manifestazioni violente di gruppi omofobici, introduzione di cambiamenti costituzionali per proibire le unioni fra persone dello stesso sesso".
 
Gli episodi materialmente più gravi ai quali si riferisce il documento riguardano paesi come la Lettonia, che di recente ha appunto cambiato la propria costituzione per bandire i matrimoni gay e lesbici, la Lituania, che si appresta a fare altrettanto, e la Polonia, dove l'omofobia e la repressione conseguente sono diventati cavalli di battaglia della destra attualmente al potere.
Ma non può certo sfuggire che nella lista nera rientra a pieno titolo anche l'Italia, con i suoi ministri che si fanno un punto d'onore nell'insultare i gay, e con le sue gerarchie cattoliche sempre più ferocemente impegnate nel tentativo di sbarrare il passo a qualunque legislazione positiva in tema di diritti glbt.
Lo hanno sottolineato, nel commentare l'approvazione del testo, europarlamentari italiani come Monica Frassoni (copresidente del gruppo verde) e Vittorio Agnoletto (indipendente Prc) e il presidente di Arcigay Sergio Lo Giudice, che si domanda (retoricamente): "Come giudicare i comportamenti dei ministri della repubblica Mirko Tremaglia e Roberto Calderoli che si riferiscono ai gay con epiteti insultanti come 'finocchi' o 'culattoni'? Non noi, ma le istituzioni europee ci dicono che questi figuri non sono altro che razzisti".
L'europarlamento, peraltro, sollecita a chiare lettere gli stati membri dell'Unione e la commissione europea ad "assicurare che le persone glbt siano protette contro i discorsi di odio omofobico e contro la violenza, e ad assicurare che i partner dello stesso sesso possano godere dello stesso rispetto, dignità e protezione garantiti al resto della società". Il che, relativamente agli insulti ministeriali, dovrebbe comportare secondo logica le dimissioni immediate di gente come Calderoli e Tremaglia.
Per quanto riguarda poi il rispetto delle coppie dello stesso sesso, sarebbe necessario sostituire l'intero governo in carica e la maggioranza abbondante del parlamento.
 
Quanto gli italiani abbiano intenzione di rispettare le raccomandazioni di Strasburgo è comunque già chiaro dall'esito del voto della risoluzione contro l'omofobia. A favore si sono infatti espressi, oltre ai gruppi di sinistra, verdi e liberali anche gran parte dei deputati del partito popolare europeo (vale a dire i democristiani), con la vistosa eccezione, guarda caso, dei membri italiani. I deputati del Ppe che fanno capo a Forza Italia, infatti, hanno votato in massa contro la risoluzione, salvo Amalia Sartori e Giuseppe Castiglione che hanno invece votato a favore.
Quelli eletti in quota Margherita si sono invece dissociati dal loro gruppo di riferimento (gli euroliberali) optando per l'astensione.
Va da sé, poi, che tutti gli eurodeputati della destra postfascista e leghista abbiano votato contro.
 
Provvidenzialmente la risoluzione, che tra le altre cose propone sanzioni contro gli stati (tra cui ovviamente l'Italia) inadempienti rispetto alle direttive Ue sui diritti glbt, chiede anche la promozione di campagne educative per combattere l'omofobia.
Un corso di recupero accelerato per gli eurodeputati di cui sopra sarebbe già un bel primo passo.
 
 

 

 

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