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L'europarlamento approva
un'importantissima risoluzione contro l'omofobia equiparandola al
razzismo, al sessismo e all'antisemitismo. Nel mirino paesi come
Lettonia, Lituania, Polonia e naturalmente Italia. E come
volevasi dimostrare, gli eurodeputati italiani del centrodestra votano
contro (tranne due), mentre quelli della Margherita si astengono.
468 sì, 149 no e 41 astenuti.
Con una maggioranza schiacciante il parlamento europeo ha approvato il
18 gennaio una risoluzione che condanna duramente l'omofobia negli
stati membri. E che, per la prima volta in un atto ufficiale di tale
livello, definisce l'odio nei confronti delle persone glbt come "una
paura irrazionale e un'avversione verso l'omosessualità e le persone
gay, lesbiche, bisessuali e transgender basata sul pregiudizio e
simile al razzismo, alla xenofobia all'antisemitismo e al sessismo".
Il testo della risoluzione, che si richiama in premessa agli ormai
numerosi documenti internazionali e comunitari che garantiscono i
diritti delle persone glbt (come la convenzione Onu sui diritti umani
e la carta europea dei diritti fondamentali), specifica anche i modi e
le forme in cui l'omofobia si manifesta nella sfera pubblica e
privata: "Discorsi d'odio, incitamento a discriminare e ridicolizzare,
alla violenza verbale, psicologica e fisica così come alla
persecuzione e all'omicidio, alla discriminazione in violazione del
principio di uguaglianza e alla irragionevole limitazione dei diritti
spesso giustificata sulla base dell'ordine pubblico, della libertà
religiosa e del diritto all'obiezione di coscienza".
Vengono inoltre precisate anche le ragioni immediate che hanno
giustificato la risoluzione, ovvero "una serie di preoccupanti eventi
che hanno avuto luogo in diversi paesi membri dell'Unione europea:
divieto di tenere gay pride o marce per l'uguaglianza, linguaggio
infiammatorio/rancoroso/minaccioso di leader politici e religiosi,
mancanza di adeguata protezione da parte delle forze di polizia o
addirittura repressione aperta di pacifiche dimostrazioni,
manifestazioni violente di gruppi omofobici, introduzione di
cambiamenti costituzionali per proibire le unioni fra persone dello
stesso sesso".
Gli episodi materialmente più gravi ai quali si riferisce il documento
riguardano paesi come la Lettonia, che di recente ha appunto cambiato
la propria costituzione per bandire i matrimoni gay e lesbici, la
Lituania, che si appresta a fare altrettanto, e la Polonia, dove
l'omofobia e la repressione conseguente sono diventati cavalli di
battaglia della destra attualmente al potere.
Ma non può certo sfuggire che nella lista nera rientra a pieno titolo
anche l'Italia, con i suoi ministri che si fanno un punto d'onore
nell'insultare i gay, e con le sue gerarchie cattoliche sempre più
ferocemente impegnate nel tentativo di sbarrare il passo a qualunque
legislazione positiva in tema di diritti glbt.
Lo hanno sottolineato, nel commentare l'approvazione del testo,
europarlamentari italiani come Monica Frassoni (copresidente del
gruppo verde) e Vittorio Agnoletto (indipendente Prc) e il presidente
di Arcigay Sergio Lo Giudice, che si domanda (retoricamente): "Come
giudicare i comportamenti dei ministri della repubblica Mirko
Tremaglia e Roberto Calderoli che si riferiscono ai gay con epiteti
insultanti come 'finocchi' o 'culattoni'? Non noi, ma le istituzioni
europee ci dicono che questi figuri non sono altro che razzisti".
L'europarlamento, peraltro, sollecita a chiare lettere gli stati
membri dell'Unione e la commissione europea ad "assicurare che le
persone glbt siano protette contro i discorsi di odio omofobico e
contro la violenza, e ad assicurare che i partner dello stesso sesso
possano godere dello stesso rispetto, dignità e protezione garantiti
al resto della società". Il che, relativamente agli insulti
ministeriali, dovrebbe comportare secondo logica le dimissioni
immediate di gente come Calderoli e Tremaglia.
Per quanto riguarda poi il rispetto delle coppie dello stesso sesso,
sarebbe necessario sostituire l'intero governo in carica e la
maggioranza abbondante del parlamento.
Quanto gli italiani abbiano intenzione di rispettare le
raccomandazioni di Strasburgo è comunque già chiaro dall'esito del
voto della risoluzione contro l'omofobia. A favore si sono infatti
espressi, oltre ai gruppi di sinistra, verdi e liberali anche gran
parte dei deputati del partito popolare europeo (vale a dire i
democristiani), con la vistosa eccezione, guarda caso, dei membri
italiani. I deputati del Ppe che fanno capo a Forza Italia, infatti,
hanno votato in massa contro la risoluzione, salvo Amalia Sartori e
Giuseppe Castiglione che hanno invece votato a favore.
Quelli eletti in quota Margherita si sono invece dissociati dal loro
gruppo di riferimento (gli euroliberali) optando per l'astensione.
Va da sé, poi, che tutti gli eurodeputati della destra postfascista e
leghista abbiano votato contro.
Provvidenzialmente la risoluzione, che tra le altre cose propone
sanzioni contro gli stati (tra cui ovviamente l'Italia) inadempienti
rispetto alle direttive Ue sui diritti glbt, chiede anche la
promozione di campagne educative per combattere l'omofobia.
Un corso di recupero accelerato per gli eurodeputati di cui sopra
sarebbe già un bel primo passo.
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