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500 euro la singola. 300
il posto letto. Cifre chiare, contratti in nero.
Milano e Roma, poli universitari e inesauribili supermarket di
lavoro (spesso precario), hanno raggiunto affitti stellari. La
comodità è un lusso per pochi. Si è giovani, si dice, ci si adatta.
Per rientrare nei costi, si finisce pigiati in “appartamenti
spagnoli” con coinquilini che magari si scoprono pure omofobi. La
scelta dei conviventi giusti può rivelarsi un rompicapo.
Abbiamo intervistato, rispondendo ad annunci e mettendone noi,
studenti e lavoratori glbt a Milano, Roma, Bologna, Padova e Torino
per sapere come giudicano la loro esperienza: con chi abitano; quali
vantaggi hanno le case miste e quali le case solo rainbow; e
soprattutto, hanno mai subito discriminazioni?
Il primo dato raccolto è incoraggiante: i proprietari di casa non
discriminano i gay. Il denaro non puzza: gli omofobi barattano
volentieri una finta apertura con qualche banconota a fine mese. “Basta
che paghino", dice al telefono il signor Marino, pragmatico
milanese sulla sessantina "e poi quelli lì possono fare le loro
robe con chi vogliono. A me non interessa”.
Fra vicini di pianerottolo, invece, possono sorgere problemi. Una
lite per un vaso di fiori o per il volume della radio può sfociare
nel classico insulto omofobo. È successo a Piero (nome di fantasia),
trentenne precario in sfratto esecutivo.
Fra coinquilini, poi, l’intolleranza non è così infrequente.
L’indagine è stata svolta in prevalenza tramite mail (ricavando gli
indirizzi da siti gay e non), ma anche per telefono e faccia a
faccia. Su circa ottanta persone contattate via mail, quasi la metà
ha risposto. Un dato che testimonia il coinvolgimento degli
intervistati. Quasi nessuno ha segnalato problemi. Almeno non nelle
prime righe. Nel corso delle risposte, generose e partecipate,
quasi tutti hanno però aggiunto
precisazioni, postille, motivazioni. Indicando che non è tutto rose
e fiori.
Il rispetto sembra spesso legato all’invisibilità.
La censura è preventiva: mi reprimo da
solo, per non darti il disturbo di farlo tu. Le parole di
Roberto, a Milano per studi di design, sono indicative: “Non
sono mai stato discriminato, in quanto non do modo di vedere di
essere gay e su certe cose mi ritengo piuttosto riservato”.
La pensa così anche Giorgio, 54 anni: “Non
sono stato discriminato perché sono una persona molto discreta e
faccio molta attenzione ad avere un comportamento, diciamo, normale”.
Giorgio ha pubblicato due annunci quasi identici: uno sulla bacheca
del Cig (http://www.arcigaymilano.org/),
uno su
www.easystanza.it
(generalista), omettendo in quest’ultimo
di essere gay.
Allo stesso modo la vede anche Davide: “Non sono mai stato
discriminato, ma semplicemente per il fatto che la mia omosessualità
è molto invisibile e dunque non sorge neppure il dubbio sul mio
essere gay. Questo un po' mi viene naturale, ed un po' sicuramente
perché mi torna più comodo nasconderlo, anche se non è il massimo”.
Opinioni opposte sono quelle di un altro Davide, 23enne
blogger torinese (http://blog.alice.it/poetadeldestino):
"Sono sempre stato sincero con tutti riguardo la mia
omosessualità. È il modo migliore per far capire chi è veramente
Davide".
Secondo Riccardo,
13 coinquilini in 3 appartamenti, studente di medicina veronese a
Bologna, i gay hanno due scelte:
dichiararsi subito (rischiando di essere respinti) o tacere
(facendo una vita impossibile, poi). Dice: “È utile per
tutti essere chiari fin dall'inizio. Se a chi offre l'appartamento
la cosa non va giù, meglio per tutti chiudere la questione subito”.
Così anche Vittorio, pr del venerdì sera milanese targato
Struzzo Radioattivo (www.struzzoradioattivo.it):
“Bisognerebbe dichiararsi all’inizio, vista anche la mia
precedente esperienza negativa per non averlo detto subito".
I picchiatori fascisti sono scomparsi, tranne poche eccezioni. Ma lo
si sapeva. È il primo passo, il minimo vivere civile. Con questa
indagine, non ci aspettavamo di trovare vere e proprie aggressioni
fisiche o verbali, ma mettevamo in conto una discriminazione più
sottile ... che abbiamo poi riscontrato.
L’omosessualità è considerata anche da parecchi intervistati un
segreto da tacere. Un aspetto che riemerge nelle stesse
discriminazioni fra gay. Del tipo: “Io non vado a quella
baracconata del gay pride”. La visibilità può essere
discriminata se vistosa anche da quegli stessi gay che vogliono
dividere una presunta serie A da una presunta serie B.
A sostenerlo è Fed, 28 anni: “Forse sono stato
discriminato per come vesto, ma temo sia un motivo di gusto ed
orientamento politico, non certo sessuale. Al contrario, ho notizia
diretta di diverse discriminazioni da parte di inquilini gay verso
loro coinquilini trans o spiccatamente effeminati, nel timore di
essere messi assieme a costoro nel giudizio degli abitanti del
palazzo”. Riguardo al suo coming out, Fed non ha
problemi, ma dice: “Non ritengo di doverlo segnalare durante un
colloquio-visita ad un appartamento. Domandano mai a qualcuno se sia
eterosessuale?”.
La casa è un habitat. Velarsi significa tacere su se stessi
nella propria dimensione più naturale. Difficile da soli,
impossibile in coppia. Significherebbe reprimere ogni effusione,
ogni sguardo complice, ogni segnale del proprio amore. Valerio
e Stefano, da due anni conviventi, non si nascondono: “Finora
le visite sono sempre stata fatte insieme e, a parte qualche sguardo
più attento o curioso, non abbiamo mai incontrato un'aperta
avversione. Ormai a Milano due uomini che convivono non sono merce
così rara. E poi l'interesse di affittare a persone tranquille
trascende qualsiasi pregiudizio”.
Altre coppie la buttano sul ridere: “Se non siete gay non fa
nulla, noi lo siamo, ma non saltiamo addosso alla gente! Basta che
per voi non sia un problema!”.
Le convivenze superano i confini sessuali, come quelli nazionali
e religiosi. A dispetto dei pregiudizi sulla chiusura degli
albanesi etero, Gianmarco, romano, si trova bene con i suoi
due coinquilini: uno musulmano, l’altro ortodosso. Il suo coming
out è avvenuto in un secondo tempo, dopo aver visto la
spontaneità del quarto coinquilino, un inglese gay in Erasmus.
Un coinquilino albanese etero anche per Massimo. Nessun
problema di convivenza, nemmeno con gli arrivi settimanali: Massimo
ha avviato una partnership con l’agenzia
di Berlino Ebab (Enjoy Bed And Breakfast) per ospitare
ragazzi gay da tutto il mondo, in visita a Firenze.
Martin,
olandese, è a Milano per lavorare come sceneggiatore. Con un gioco
di parole inglese dice: “I want to be
at home in a house”,
vuole sentirsi a casa sua in una casa. In Olanda l’omosessualità è
talmente accettata che non ci sono nemmeno molti appartamenti solo
gay: fra coinquilini ci si sceglie più per interessi comuni che per
medesimi gusti sessuali.
Emilio
e Graziano sono geograficamente assortiti. Emilio,
italo-venezuelano, ha abitato a New York per alcuni mesi. Graziano è
italiano, ma ha vissuto per dieci anni in Inghilterra. Fa un
parallelo: “Mi ha colpito vedere un annuncio dove esplicitamente
si cercavano coinquilini non gay, cosa che non ho mai visto nei
dieci anni trascorsi in Inghilterra, passando da una camera
all'altra”.
Ognuno
ha le sue (non) preferenze. Come nel film La vita è bella,
dove i commercianti nazisti scrivevano: “Vietato l’ingresso ai
cani e agli ebrei”.
Maurizio, “un tipo molto e dico molto
tranquillo”, ha idee
chiare e premesse standard: “Ah, non
perché abbia qualcosa contro di loro, ma possibilmente cerco casa
con persone che non siano gay”. Al telefono, cerca il mio
cameratismo: “Sai, è pieno di gay che poi ci provano…”.
Quando mi chiede per che rivista scrivo, inizia a schermirsi: “No,
sai com’è…”. No, non so.
Per evitare a chi cerca casa di imbattersi in coinquilini omofobi o
isterici, prendendo spunto dall’inglese
www.outlet.co.uk,
Gianluca Govoni ha portato in Italia il medesimo servizio: un
sito per annunci di abitazioni riservato ai gay. Nel 2004 ha creato
http://www.leshom.it.
L’idea nasce da un gap del mercato italiano e da una necessità dello
stesso Gianluca, di ritorno in Italia dopo 10 anni di studio e
lavoro: “Dopo due anni gratuiti, ho deciso negli ultimi mesi di
passare a un piccolo canone (4.90 euro per 40 giorni) per
scoraggiare e controllare gli annunci di chi proponeva una casa
all inclusive, inquilino compreso. Da adesso gli erotomani di
ogni risma restano fuori”.
Scegliersi fra gay significa, per tutti gli intervistati, vivere la
casa come una vera casa, essere se stessi, “senza paranoie”,
“senza sentirsi bloccati” e trovare nuovi amici (o partner)
con gusti simili. Il rovescio della medaglia, per
Davide, è il “rischio di ghettizzarsi”.
Un pericolo presente, ma generato per reazione. Nessun intervistato
boccia a priori la convivenza con etero (mentre alcuni etero non
vogliono gay), semmai ne teme le conseguenze negative.
Anche i gay, in ogni caso, discriminano. Un “no” può arrivare anche
per gli “over”, come Giorgio, 54enne sopraccitato: “Molti
gay preferiscono coinquilini più giovani. È gia successo diverse
volte”. Semaforo rosso anche per Gianluigi, “colpevole”
di essere meridionale. Federico fa notare invece come “Possono
esserci discriminazioni inverse in cui si è scelti proprio perché
gay è considerato più cool
da alcuni”.
Un’altra “scartata” è Giorgia 27enne, etero: “Si
tratta solo di gusti... a me piacciono i ragazzi con i capelli scuri
e magari alla mia coinquilina piacciono le ragazze bionde…”.
La sua apertura non è stata apprezzata: le è stata “negata
l’opportunità anche solo di visionare una stanza in
appartamento di soli gay”.
Più fortunata è stata un’altra fag hag, Milena, 26enne
biellese, a Milano come grafica pubblicitaria. Abita con l’amico di
sempre, Paolo, gay trentenne, commesso per una catena
d’abbigliamento. Ha pubblicato un annuncio per cercare il terzo
inquilino sul sito del Cig, per “compatibilità di idee e
interessi”. Gli etero contattati si “smaterializzavano” sapendo
dei coinquilini gay. Dopo qualche incontro, Milena e Paolo, hanno
scelto Clio, altra fag hag biellese.
Suwww.studentvillage.biz,
Lucia e Cristina, universitarie etero, cercano ragazzi
gay perché “più sinceri, maturi e
ordinati”. Lucia aggiunge, fra il serio e il faceto: “Possiamo
dormire con la porta aperta senza rischiare di essere stuprate
nemmeno con lo sguardo. I gay vogliono la tua amicizia perché piaci
loro come persona. Non per portarti a letto”.
Che i gay siano più ordinati e puliti, lo dice anche Paolo,
la mascotte di casa: tre donne, sue colleghe, e lui. Dopo questa
felice convivenza, cerca però il salto: una nuova casa con ragazzi
gay.
Le ragazze, etero o lesbiche, hanno risposto con più entusiasmo. Su
Gay.tv, Sasha cerca una stanza per un’amica “con
ragazze o ragazzi come noi... in questo mondo omofobo, vorrebbe
abitare con altre ragazze lesbiche con le quali confrontarsi e,
perché no?, anche aiutarsi...”.
Anche Margherita, di Roma, ha pubblicato il suo annuncio sul
sito di Di’Gay Project (http://www.digayproject.org/),
contando sulla solidarietà di gruppo. Non è mai stata discriminata,
ma ha preferito cercare coinquiline lesbiche.
La stessa idea di gruppo la si ritrova quando Margherita mi fa avere
le risposte di una sua amica, Daniela, che ha contattato di
sua iniziativa. Daniela preferisce forse la convivenza con persone
etero, anche in seguito ai problemi con la sua ex. A Milano,
Laura è alla sua seconda esperienza di coabitazione, con due
lesbiche. “Finalmente”, dice, ripensando alle liti
pretestuose della prima
coinquilina omofoba.
Cinzia, responsabile ufficio stampa di Yag (il gruppo degli
studenti gay dell’università Iulm di Milano), ride delle mail
ricevute dagli etero, eccitati dal suo annuncio nel quale era
scritto semplicemente “lesbica”.
Di Yag abbiamo incontrato anche il responsabile relazioni esterne,
Bobo. Abita in un appartamento di sua proprietà, affittando
una stanza. La prima inquilina ha minacciato l'outing con la
madre di Bobo, per non pagargli l’affitto. In famiglia gli hanno
chiesto di non prendere in casa uomini, nemmeno etero: per i vicini
sarebbe meglio vederlo con una donna.
I più scanzonati sono
i
padovani del collettivo
Happycasa alla ricerca di “persone ciccine, amanti dei gatti.
No matricole, no nazi e fasci, no fumatori di sigarette, no maniaci
dell'ordine, no appartenenti a religioni monoteiste. Sì gay,
vegetariani, musicisti, erasmus”. Sono contenti di essere citati
da Pride. Prima di noi ci ha già pensato il Corriere del
Veneto che li ha “accusati di essere coltivatori di canapa e
troppo simpatizzanti di sinistra”.
La carrellata di persone, storie, casi è lunga. Ne abbiamo
selezionati alcuni, ringraziando tutti coloro che hanno partecipato
e non sono stati citati.
Concludiamo con Nino, 55enne romano, affitta una camera del
suo bilocale, per necessità. Conduce vita monacale: niente locali,
relazioni o avventure. Nelle sue risposte, critiche verso la
superficialità del mondo gay mainstream, Nino spiega: “Non
ho scopi di alcun tipo, se non voler continuare a detenere il
diritto di pensare liberamente in casa mia”. È la frase che più
lo definisce: dialettico e al tempo stesso tenero, nella sua
solitudine. Ma forse è un’idea universale: ogni persona deve essere
libera di pensare e comportarsi come meglio crede (senza arrecare
danno), in primo luogo in casa. Propria o in affitto che sia.
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