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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO   [ Numero 91 - Gennaio 2007 ]
 Gay cerca casa
 
di Matteo Bandini

La casa come habitat. Un ambiente caldo e accogliente dove ognuno ha il diritto di essere se stesso. Inchiesta su abitudini, gusti e discriminazioni subite dai gay in affitto.
 


500 euro la singola. 300 il posto letto. Cifre chiare, contratti in nero. Milano e Roma, poli universitari e inesauribili supermarket di lavoro (spesso precario), hanno raggiunto affitti stellari. La comodità è un lusso per pochi. Si è giovani, si dice, ci si adatta. Per rientrare nei costi, si finisce pigiati in “appartamenti spagnoli” con coinquilini che magari si scoprono pure omofobi. La scelta dei conviventi giusti può rivelarsi un rompicapo.

Abbiamo intervistato, rispondendo ad annunci e mettendone noi, studenti e lavoratori glbt a Milano, Roma, Bologna, Padova e Torino per sapere come giudicano la loro esperienza: con chi abitano; quali vantaggi hanno le case miste e quali le case solo rainbow; e soprattutto, hanno mai subito discriminazioni?

 

Il primo dato raccolto è incoraggiante: i proprietari di casa non discriminano i gay. Il denaro non puzza: gli omofobi barattano volentieri una finta apertura con qualche banconota a fine mese. “Basta che paghino", dice al telefono il signor Marino, pragmatico milanese sulla sessantina  "e poi quelli lì possono fare le loro robe con chi vogliono. A me non interessa”.

Fra vicini di pianerottolo, invece, possono sorgere problemi. Una lite per un vaso di fiori o per il volume della radio può sfociare nel classico insulto omofobo. È successo a Piero (nome di fantasia), trentenne precario in sfratto esecutivo.

 

Fra coinquilini, poi, l’intolleranza non è così infrequente. L’indagine è stata svolta in prevalenza tramite mail (ricavando gli indirizzi da siti gay e non), ma anche per telefono e faccia a faccia. Su circa ottanta persone contattate via mail, quasi la metà ha risposto. Un dato che testimonia il coinvolgimento degli intervistati. Quasi nessuno ha segnalato problemi. Almeno non nelle prime righe. Nel corso delle risposte, generose e partecipate, quasi tutti hanno però aggiunto precisazioni, postille, motivazioni. Indicando che non è tutto rose e fiori.

 

Il rispetto sembra spesso legato all’invisibilità. La censura è preventiva: mi reprimo da solo, per non darti il disturbo di farlo tu. Le parole di Roberto, a Milano per studi di design, sono indicative: “Non sono mai stato discriminato, in quanto non do modo di vedere di essere gay e su certe cose mi ritengo piuttosto riservato”.

La pensa così anche Giorgio, 54 anni: Non sono stato discriminato perché sono una persona molto discreta e faccio molta attenzione ad avere un comportamento, diciamo, normale”. Giorgio ha pubblicato due annunci quasi identici: uno sulla bacheca del Cig (http://www.arcigaymilano.org/), uno su www.easystanza.it (generalista), omettendo in quest’ultimo di essere gay. 

Allo stesso modo la vede anche Davide: “Non sono mai stato discriminato, ma semplicemente per il fatto che la mia omosessualità è molto invisibile e dunque non sorge neppure il dubbio sul mio essere gay. Questo un po' mi viene naturale, ed un po' sicuramente perché mi torna più comodo nasconderlo, anche se non è il massimo”.

 

Opinioni opposte sono quelle di un altro Davide, 23enne blogger torinese (http://blog.alice.it/poetadeldestino):  "Sono sempre stato sincero con tutti riguardo la mia omosessualità. È il modo migliore per far capire chi è veramente Davide".

Secondo Riccardo, 13 coinquilini in 3 appartamenti, studente di medicina veronese a Bologna, i gay hanno due scelte: dichiararsi subito (rischiando di essere respinti) o tacere (facendo una vita impossibile, poi). Dice: “È utile per tutti essere chiari fin dall'inizio. Se a chi offre l'appartamento la cosa non va giù, meglio per tutti chiudere la questione subito”. Così anche Vittorio, pr del venerdì sera milanese targato Struzzo Radioattivo (www.struzzoradioattivo.it): “Bisognerebbe dichiararsi all’inizio, vista anche la mia precedente esperienza negativa per non averlo detto subito".

 

I picchiatori fascisti sono scomparsi, tranne poche eccezioni. Ma lo si sapeva. È il primo passo, il minimo vivere civile. Con questa indagine, non ci aspettavamo di trovare vere e proprie aggressioni fisiche o verbali, ma mettevamo in conto una discriminazione più sottile ... che abbiamo poi riscontrato.

L’omosessualità è considerata anche da parecchi intervistati un segreto da tacere. Un aspetto che riemerge nelle stesse discriminazioni fra gay. Del tipo: “Io non vado a quella baracconata del gay pride”. La visibilità può essere discriminata se vistosa anche da quegli stessi gay che vogliono dividere una presunta serie A da una presunta serie B.

A sostenerlo è Fed, 28 anni: “Forse sono stato discriminato per come vesto, ma temo sia un motivo di gusto ed orientamento politico, non certo sessuale. Al contrario, ho notizia diretta di diverse discriminazioni da parte di inquilini gay verso loro coinquilini trans o spiccatamente effeminati, nel timore di essere messi assieme a costoro nel giudizio degli abitanti del palazzo”. Riguardo al suo coming out, Fed non ha problemi, ma dice: “Non ritengo di doverlo segnalare durante un colloquio-visita ad un appartamento. Domandano mai a qualcuno se sia eterosessuale?”.

 

La casa è un habitat. Velarsi significa tacere su se stessi nella propria dimensione più naturale. Difficile da soli, impossibile in coppia. Significherebbe reprimere ogni effusione, ogni sguardo complice, ogni segnale del proprio amore. Valerio e Stefano, da due anni conviventi, non si nascondono: “Finora le visite sono sempre stata fatte insieme e, a parte qualche sguardo più attento o curioso, non abbiamo mai incontrato un'aperta avversione. Ormai a Milano due uomini che convivono non sono merce così rara. E poi l'interesse di affittare a persone tranquille trascende qualsiasi pregiudizio”.

Altre coppie la buttano sul ridere: “Se non siete gay non fa nulla, noi lo siamo, ma non saltiamo addosso alla gente! Basta che per voi non sia un problema!”.

 

Le convivenze superano i confini sessuali, come quelli nazionali e religiosi. A dispetto dei pregiudizi sulla chiusura degli albanesi etero, Gianmarco, romano, si trova bene con i suoi due coinquilini: uno musulmano, l’altro ortodosso. Il suo coming out è avvenuto in un secondo tempo, dopo aver visto la spontaneità del quarto coinquilino, un inglese gay in Erasmus.

Un coinquilino albanese etero anche per Massimo. Nessun problema di convivenza, nemmeno con gli arrivi settimanali: Massimo ha avviato una partnership con l’agenzia di Berlino Ebab (Enjoy Bed And Breakfast) per ospitare ragazzi gay da tutto il mondo, in visita a Firenze.

Martin, olandese, è a Milano per lavorare come sceneggiatore. Con un gioco di parole inglese dice: “I want to be at home in a house, vuole sentirsi a casa sua in una casa. In Olanda l’omosessualità è talmente accettata che non ci sono nemmeno molti appartamenti solo gay: fra coinquilini ci si sceglie più per interessi comuni che per medesimi gusti sessuali.

Emilio e Graziano sono geograficamente assortiti. Emilio, italo-venezuelano, ha abitato a New York per alcuni mesi. Graziano è italiano, ma ha vissuto per dieci anni in Inghilterra. Fa un parallelo: “Mi ha colpito vedere un annuncio dove esplicitamente si cercavano coinquilini non gay, cosa che non ho mai visto nei dieci anni trascorsi in Inghilterra, passando da una camera all'altra”.

Ognuno ha le sue (non) preferenze. Come nel film La vita è bella, dove i commercianti nazisti scrivevano: “Vietato l’ingresso ai cani e agli ebrei”.

Maurizio, “un tipo molto e dico molto tranquillo”, ha idee chiare e premesse standard: “Ah, non perché abbia qualcosa contro di loro, ma possibilmente cerco casa con persone che non siano gay”. Al telefono, cerca il mio cameratismo: “Sai, è pieno di gay che poi ci provano…”. Quando mi chiede per che rivista scrivo, inizia a schermirsi: “No, sai com’è…”. No, non so.

 

Per evitare a chi cerca casa di imbattersi in coinquilini omofobi o isterici, prendendo spunto dall’inglese www.outlet.co.uk, Gianluca Govoni ha portato in Italia il medesimo servizio: un sito per annunci di abitazioni riservato ai gay. Nel 2004 ha creato http://www.leshom.it.

L’idea nasce da un gap del mercato italiano e da una necessità dello stesso Gianluca, di ritorno in Italia dopo 10 anni di studio e lavoro: “Dopo due anni gratuiti, ho deciso negli ultimi mesi di passare a un piccolo canone (4.90 euro per 40 giorni) per scoraggiare e controllare gli annunci di chi proponeva una casa all inclusive, inquilino compreso. Da adesso gli erotomani di ogni risma restano fuori”.

 

Scegliersi fra gay significa, per tutti gli intervistati, vivere la casa come una vera casa, essere se stessi, “senza paranoie”, “senza sentirsi bloccati”  e trovare nuovi amici (o partner) con gusti simili. Il rovescio della medaglia, per Davide, è il “rischio di ghettizzarsi”. Un pericolo presente, ma generato per reazione. Nessun intervistato boccia a priori la convivenza con etero (mentre alcuni etero non vogliono gay), semmai ne teme le conseguenze negative.

 

Anche i gay, in ogni caso, discriminano. Un “no” può arrivare anche per gli “over”, come Giorgio, 54enne sopraccitato: “Molti gay preferiscono coinquilini più giovani. È gia successo diverse volte”. Semaforo rosso anche per Gianluigi, “colpevole” di essere meridionale. Federico fa notare invece come “Possono esserci discriminazioni inverse in cui si è scelti proprio perché gay è considerato più cool da alcuni”.

Un’altra “scartata” è Giorgia 27enne, etero: “Si tratta solo di gusti... a me piacciono i ragazzi con i capelli scuri e magari alla mia coinquilina piacciono le ragazze bionde…”. La sua apertura non è stata apprezzata: le è stata “negata l’opportunità anche solo di visionare una stanza in appartamento di soli gay”.

Più fortunata è stata un’altra fag hag, Milena, 26enne biellese, a Milano come grafica pubblicitaria. Abita con l’amico di sempre, Paolo, gay trentenne, commesso per una catena d’abbigliamento. Ha pubblicato un annuncio per cercare il terzo inquilino sul sito del Cig, per “compatibilità di idee e interessi”. Gli etero contattati si “smaterializzavano” sapendo dei coinquilini gay. Dopo qualche incontro, Milena e Paolo, hanno scelto Clio, altra fag hag biellese.

Suwww.studentvillage.biz, Lucia e Cristina, universitarie etero, cercano ragazzi gay perchépiù sinceri, maturi e ordinati”. Lucia aggiunge, fra il serio e il faceto: “Possiamo dormire con la porta aperta senza rischiare di essere stuprate nemmeno con lo sguardo. I gay vogliono la tua amicizia  perché piaci loro  come persona. Non per portarti a letto”.

 

Che i gay siano più ordinati e puliti, lo dice anche Paolo, la mascotte di casa: tre donne, sue colleghe, e lui. Dopo questa felice convivenza, cerca però il salto: una nuova casa con ragazzi gay.

 

Le ragazze, etero o lesbiche, hanno risposto con più entusiasmo. Su Gay.tv, Sasha cerca una stanza per un’amica “con ragazze o ragazzi come noi... in questo mondo omofobo, vorrebbe abitare con altre ragazze lesbiche con le quali confrontarsi e, perché no?, anche aiutarsi...”.

Anche Margherita, di Roma, ha pubblicato il suo annuncio sul sito di Di’Gay Project (http://www.digayproject.org/), contando sulla solidarietà di gruppo. Non è mai stata discriminata, ma ha preferito cercare coinquiline lesbiche.

La stessa idea di gruppo la si ritrova quando Margherita mi fa avere le risposte di una sua amica, Daniela, che ha contattato di sua iniziativa. Daniela preferisce forse la convivenza con persone etero, anche in seguito ai problemi con la sua ex. A Milano, Laura è alla sua seconda esperienza di coabitazione, con due lesbiche. “Finalmente”, dice, ripensando alle liti pretestuose della prima coinquilina omofoba.

Cinzia, responsabile ufficio stampa di Yag (il gruppo degli studenti gay dell’università Iulm di Milano), ride delle mail ricevute dagli etero, eccitati dal suo annuncio nel quale era scritto semplicemente “lesbica”.

Di Yag abbiamo incontrato anche il responsabile relazioni esterne, Bobo. Abita in un appartamento di sua proprietà, affittando una stanza. La prima inquilina ha minacciato l'outing con la madre di Bobo, per non pagargli l’affitto. In famiglia gli hanno chiesto di non prendere in casa uomini, nemmeno etero: per i vicini sarebbe meglio vederlo con una donna.

I più scanzonati sono i padovani del collettivo Happycasa alla ricerca di “persone ciccine, amanti dei gatti. No matricole, no nazi e fasci, no fumatori di sigarette, no maniaci dell'ordine, no appartenenti a religioni monoteiste. Sì gay, vegetariani, musicisti, erasmus”. Sono contenti di essere citati da Pride. Prima di noi ci ha già pensato il Corriere del Veneto che li ha “accusati di essere coltivatori di canapa e troppo simpatizzanti di sinistra”.

La carrellata di persone, storie, casi è lunga. Ne abbiamo selezionati alcuni, ringraziando tutti coloro che hanno partecipato e non sono stati citati.

Concludiamo con Nino, 55enne romano, affitta una camera del suo bilocale, per necessità. Conduce vita monacale: niente locali, relazioni o avventure. Nelle sue risposte, critiche verso la superficialità del mondo gay mainstream, Nino spiega: “Non ho scopi di alcun tipo, se non voler continuare a detenere il diritto di pensare liberamente in casa mia”. È la frase che più lo definisce: dialettico e al tempo stesso tenero, nella sua solitudine. Ma forse è un’idea universale: ogni persona deve essere libera di pensare e comportarsi come meglio crede (senza arrecare danno), in primo luogo in casa. Propria o in affitto che sia.

 

 

 

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