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Riconoscere la normalità dei gay e delle lesbiche fa bene alla
salute di tutti. Lo sostiene lo psichiatra Vittorio Lingiardi che ci
ha scritto sopra un libro appena uscito. Lo abbiamo intervistato.
La vera "terapia
riparativa" da somministrare alla cultura italiana malata di
pregiudizio è prosciugare “la
palude, psicologica e sociale, in cui prolifera l’omofobia”.
Ne è convinto
Vittorio Lingiardi,
psichiatra, psicoanalista e docente di psicologia all’università La
Sapienza, che in difesa dei diritti di cittadinanza delle persone
omosessuali ha appena pubblicato
Citizen gay
(Il
Saggiatore, 160 pagine, 12 euro). Un libro insieme documentato e
appassionato che spiega come sarebbe semplice e sensato arrendersi
alle buone ragioni del “cittadino gay” e come invece fare l’opposto
sia fonte di inutili sofferenze.
E che si propone di
alzare un po’ il livello del dibattito alla luce di una recente
letteratura scientifica che in Italia non pare sufficientemente nota
né al pubblico medio né tantomeno ai politici.
Come nasce
questo libro?
Da due domande: perché
oggi molti omosessuali vogliono un riconoscimento giuridico delle
loro relazioni affettive, quando per migliaia di anni non l’avevano
rivendicato? E come mai un gruppo di persone storicamente
stigmatizzato per la sua anormalità trova tante resistenze anche
quando chiede, invece, la "normalità"?
A partire da qui
propongo un’analisi del percorso storico di formazione dell’identità
omosessuale e affronto il tema dell’omofobia e delle ripercussioni
negative che la discriminazione ha sulle persone omosessuali (cioè
il cosiddetto
minority stress,
come lo definisce lo studio psico-antropologico delle minoranze) che
nel caso degli omosessuali ha una peculiare aggravante: sentirsi
parte di una minoranza senza avere alcun punto di riferimento nella
famiglia e nel gruppo originario di appartenenza. Gay e lesbiche
nascono “da soli” e arrivano a riconoscersi nella comunità glbt,
quando lo fanno, solo da adulti.
Il libro si conclude
con un capitolo sulle famiglie omogenitoriali. Su questo ho ritenuto
più utile contribuire al dibattito parlando degli studi psicologici
e socio-familiari su come crescono i figli con genitori omosessuali.
Che attestano che sono sani come gli altri e non hanno neppure una
più alta probabilità di diventare gay.
Come mai in
Italia il dibattito sui diritti glbt è così impantanato?
Il riconoscimento dei
diritti è un nodo sociale e antropologico grandissimo, è molto
triste che un argomento così importante sia sottoposto in parlamento
a espedienti e ricatti, come abbiamo visto anche di recente. Mi
sarei aspettato di più un dibattito che facesse emergere le
posizioni di principio e la trasversalità del punto di vista laico,
mentre sembra venir fuori solo quella dei cattolici.
La chiesa svolge una
funzione di inibizione della libertà di pensiero e c'è un crescente
asservimento della politica alle richieste del Vaticano.
Sbaglia però chi dice
che è colpa della chiesa. La colpa è dei politici
Un consiglio ai
politici?
Meno provincialismo e
più attenzione al merito dei problemi per portare la discussione su
binari più adeguati. Nel libro ho volutamente sottolineato che
all’estero esiste, differentemente da quanto accade da noi, anche un
punto di vista conservatore favorevole ai diritti degli omosessuali,
perché ritengo che il tema riguardi tutti e non ci si possa
appiattire sulla contrapposizione tra destra e sinistra. Mi rivolgo
ai politici di tutte le posizioni, compresa quella di coloro che
rifiutano “da sinistra” l’istituzionalizzazione delle relazioni
omosessuali.
In questo caso però il
problema mi sembra non esistere perché la domanda da fare non è
"vuoi sposarmi?" ma "puoi sposarmi?". Si tratta di affermare un
diritto per chi lo richiede, non di imporlo a chi vuole fare altre
scelte.
Gli psicologi
italiani sono migliori dei politici?
Almeno non è necessario
convincerli che l’omosessualità non è una malattia, mentre su questo
punto i politici sembrano più bisognosi del conforto di nozioni
scientifiche.
Le associazioni
italiane degli psicologi di fatto non discriminano gli omosessuali,
anche se questo non è sancito ufficialmente, come avviene nei paesi
anglosassoni.
Possiamo però
aggiungere che comunque in materia di studi sulla sessualità
l’Italia non è all’avanguardia. Il mio scopo è appunto quello di
portare al pubblico italiano un po’ della buona aria che in questo
capo si respira a livello, ahimè, soprattutto internazionale.
Che relazione
c’è tra diritti glbt e salute mentale?
C’è un incrocio tra la
salute mentale e l’organizzazione sociale. Riconoscere che il male è
l’omofobia e non l’omosessualità avrebbe l’effetto di abbattere l’omonegatività
semplicemente perché per la maggior parte delle persone i gay e le
lesbiche risulterebbero meno estranei.
Migliori rapporti tra
cittadini favoriscono indubbiamente la salute mentale collettiva.
Ci sono poi studi che
dimostrano come l’avere relazioni stabili migliori il benessere
delle persone. E per dirla con un piccolo slogan, uno stato in cui i
cittadini sono più felici è uno stato migliore.
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