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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO

  [ Numero 103 - Gennaio 2008 ]

 La terapia dei diritti
[ di Gianni Rossi Barilli ]

Riconoscere la normalità dei gay e delle lesbiche fa bene alla salute di tutti. Lo sostiene lo psichiatra Vittorio Lingiardi che ci ha scritto sopra un libro appena uscito. Lo abbiamo intervistato.

 

La vera "terapia riparativa" da somministrare alla cultura italiana malata di pregiudizio è prosciugare “la palude, psicologica e sociale, in cui prolifera l’omofobia”. Ne è convinto Vittorio Lingiardi, psichiatra, psicoanalista e docente di psicologia all’università La Sapienza, che in difesa dei diritti di cittadinanza delle persone omosessuali ha appena pubblicato Citizen gay (Il Saggiatore, 160 pagine, 12 euro). Un libro insieme documentato e appassionato che spiega come sarebbe semplice e sensato arrendersi alle buone ragioni del “cittadino gay” e come invece fare l’opposto sia fonte di inutili sofferenze.

E che si propone di alzare un po’ il livello del dibattito alla luce di una recente letteratura scientifica che in Italia non pare sufficientemente nota né al pubblico medio né tantomeno ai politici.

 

Come nasce questo libro?

Da due domande: perché oggi molti omosessuali vogliono un riconoscimento giuridico delle loro relazioni affettive, quando per migliaia di anni non l’avevano rivendicato? E come mai un gruppo di persone storicamente stigmatizzato per la sua anormalità trova tante resistenze anche quando chiede, invece, la "normalità"?

A partire da qui propongo un’analisi del percorso storico di formazione dell’identità omosessuale e affronto il tema dell’omofobia e delle ripercussioni negative che la discriminazione ha sulle persone omosessuali (cioè il cosiddetto minority stress, come lo definisce lo studio psico-antropologico delle minoranze) che nel caso degli omosessuali ha una peculiare aggravante: sentirsi parte di una minoranza senza avere alcun punto di riferimento nella famiglia e nel gruppo originario di appartenenza. Gay e lesbiche nascono “da soli” e arrivano a riconoscersi nella comunità glbt, quando lo fanno, solo da adulti.

Il libro si conclude con un capitolo sulle famiglie omogenitoriali. Su questo ho ritenuto più utile contribuire al dibattito parlando degli studi psicologici e socio-familiari su come crescono i figli con genitori omosessuali. Che attestano che sono sani come gli altri e non hanno neppure una più alta probabilità di diventare gay.

 

Come mai in Italia il dibattito sui diritti glbt è così impantanato?  

Il riconoscimento dei diritti è un nodo sociale e antropologico grandissimo, è molto triste che un argomento così importante sia sottoposto in parlamento a espedienti e ricatti, come abbiamo visto anche di recente. Mi sarei aspettato di più un dibattito che facesse emergere le posizioni di principio e la trasversalità del punto di vista laico, mentre sembra venir fuori solo quella dei cattolici.

La chiesa svolge una funzione di inibizione della libertà di pensiero e c'è un crescente asservimento della politica alle richieste del Vaticano.

Sbaglia però chi dice che è colpa della chiesa. La colpa è dei politici

 

Un consiglio ai politici?

Meno provincialismo e più attenzione al merito dei problemi per portare la discussione su binari più adeguati. Nel libro ho volutamente sottolineato che all’estero esiste, differentemente da quanto accade da noi, anche un punto di vista conservatore favorevole ai diritti degli omosessuali, perché ritengo che il tema riguardi tutti e non ci si possa appiattire sulla contrapposizione tra destra e sinistra. Mi rivolgo ai politici di tutte le posizioni, compresa quella di coloro che rifiutano “da sinistra” l’istituzionalizzazione delle relazioni omosessuali.

In questo caso però il problema mi sembra non esistere perché la domanda da fare non è "vuoi sposarmi?" ma "puoi sposarmi?". Si tratta di affermare un diritto per chi lo richiede, non di imporlo a chi vuole fare altre scelte.

 

Gli psicologi italiani sono migliori dei politici?

Almeno non è necessario convincerli che l’omosessualità non è una malattia, mentre su questo punto i politici sembrano più bisognosi del conforto di nozioni scientifiche.

Le associazioni italiane degli psicologi di fatto non discriminano gli omosessuali, anche se questo non è sancito ufficialmente, come avviene nei paesi anglosassoni.

Possiamo però aggiungere che comunque in materia di studi sulla sessualità l’Italia non è all’avanguardia. Il mio scopo è appunto quello di portare al pubblico italiano un po’ della buona aria che in questo capo si respira a livello, ahimè, soprattutto internazionale.

 

Che relazione c’è tra diritti glbt e salute mentale?

C’è un incrocio tra la salute mentale e l’organizzazione sociale. Riconoscere che il male è l’omofobia e non l’omosessualità avrebbe l’effetto di abbattere l’omonegatività semplicemente perché per la maggior parte delle persone i gay e le lesbiche risulterebbero meno estranei.

Migliori rapporti tra cittadini favoriscono indubbiamente la salute mentale collettiva.

Ci sono poi studi che dimostrano come l’avere relazioni stabili migliori il benessere delle persone. E per dirla con un piccolo slogan, uno stato in cui i cittadini sono più felici è uno stato migliore.

 

 

 

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