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Una delle regole più antiche dell’arte
della guerra è che anche quando si è vicini alla sconfitta è
necessario far credere (ai propri soldati, ma soprattutto al nemico)
di stare vincendo. Un aneddoto racconta di un generale assediato, al
quale restavano viveri solo per pochi giorni, che fece scagliare con
le catapulte sugli assedianti (anch’essi a corto di viveri) le
ultime pagnotte rimaste, per far credere loro di avere ancora tanta
abbondanza di cibo da poterlo sprecare, riuscendo a scoraggiare gli
aggressori.
La chiesa cattolica in due millenni
ne ha imparata una più del diavolo sul come combattere e liquidare i
propri nemici,. E la regola che ho appena enunciata la conosce fin
troppo bene e la sta applicando con ostinazione, riuscendo a farci
credere di essere una potenza in espansione, destinata a trionfare.
Niente di più falso. L’iperattivismo
della chiesa cattolica nasce semmai dalla disperazione e dalla
constatazione del fatto di stare perdendo terreno giorno dopo
giorno. Attraverso il controllo diretto dei governi la chiesa cerca
di compensare il fallimento del suo controllo sugli individui. E
questo è un segno di debolezza, non di forza: la chiesa tratta con
gli eletti solo perché sa che chiedesse qualcosa agli elettori non
sarebbe ascoltata.
Questa linea d’azione è
rischiosissima, perché ogni volta che la chiesa diviene luogo di
gestione del potere, il potere acquisisce interesse a controllarla
direttamente. Il laicismo protegge infatti lo stato dalla chiesa, ma
protegge anche la chiesa dallo stato. Viceversa, il trionfo del
clericalismo (= il potere politico nelle mani della chiesa) rende
interessante il cesaropapismo (= la chiesa nelle mani di chi ha, o
vuole, il potere politico). A qualcuno sarà forse sfuggito, ma dopo
l’assassinio di un poliziotto a Catania a una partita di calcio, una
esponente politica ha criticato la predica nel duomo della domenica
successiva perché non lo ha commemorato. Con grande scandalo per
l’”interferenza” da parte del prelato interessato. Ma perché
scandalizzarsi? Se i politici fanno tanti (troppi) favori alla
chiesa, si pretenderà forse che li facciano gratis, senza chiedere
poi nulla in cambio? Più la chiesa, come un drogato, diventa
dipendente dai soldi e dai favori dei politici, più rischia di
vedersi sospendere la droga se in cambio non fa loro “favori”. È la
politica, baby.
Tutto questo la chiesa, istituzione
che da 1600 anni pensa principalmente a gestire il potere, lo sa
meglio di me. Eppure va avanti su questa strada: questo è un sintomo
della sua mancanza di alternative. Altro che trionfo. La chiesa sa
d’essere ricca, potente e ininfluente: per questo alza la voce e i
toni, ci bombarda di pagnotte per scoraggiarci e farci togliere
l’”assedio” in cui (per sua ammissione) si sente rinchiusa.
I Pacs li avremo, o prima o poi. La
chiesa lo sa, e sta solo cercando di alzare il prezzo della sua
resa. Se però noi rinunceremo a combattere, convinti del fatto che
(come sento dire in giro) essa sia “troppo forte”, allora avrà
ottenuto più di quello che sperava.
Spulciamo qualche altro aneddoto.
Negli stessi giorni in cui la chiesa riusciva a mandare a puttane i
Dico in Italia, nel penultimo o terzultimo Paese europeo in cui
l’aborto è proibito, il Portogallo, il referendum contro tale
proibizione si concludeva con la sconfitta dei cattolici.
Una figlia di Berlusconi sta
aspettando un bimbo da un uomo con cui convive al di fuori del
matrimonio. Del resto pure babbo è divorziato e risposato. E se i
baluardi politici della morale della chiesa, e soprattutto se i
potenti italiani hanno abbandonato tanto sfacciatamente la sua
morale famigliare, quanti anni si può presumere che possa durare
ancora?
Il matrimonio civile (sono dati
ufficiali di questo mese) ha già superato quello religioso in città
che anticipano le tendenze nazionali, come Milano, e la percentuale
dei matrimoni civili è in costante crescita ovunque. La convivenze
crescono e le gravidanze al di fuori del matrimonio (per l’appunto)
anche. Questo è forse un segno del trionfo della guerra scatenata
dai clericali? A quanto pare, la chiesa sta vincendo tutte le
battaglie in Parlamento ma sta perdendo la guerra nella società. Che
agisce fregandosene dei suoi anatemi.
La battaglia clericale contro i Dico
(e il resto) è già perduta perché, se vinta, potrebbe solo riuscire
a fare vivere peggio alcuni milioni di persone, ma non a fare vivere
meglio nessuno. E questa è una proposta filosofica
straordinariamente stupida e poco attraente. Se la religione è, come
disse Marx “il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un
mondo senza cuore, lo spirito di situazioni in cui lo spirito è
assente”, sfido chiunque a trovare nei messaggi di Ruini e dei
Ratzinger qualsiasi sentimento, qualsiasi spirito, qualsiasi
sospiro... qualsiasi promessa di un mondo migliore.
La realtà è ormai passata al di
sopra della testa della chiesa. Ratzinger vorrebbe che le donne non
andassero a lavorare e che stessero a casa a curare i figli,
tuttavia in un mondo in cui i salari reali (e precari) sono di 900
euro al mese, con affitti da 600 euro al mese quale giovane e
cattolico marito potrebbe mantenere se stesso, una moglie e magari
pure dei figli? Il doppio stipendio non è un capriccio: è una
necessità per sopravvivere. E non ci sono “sgravi” o “incentivi”
ministeriali che tengano quando se sei giovane sei precario, e se
sei precario non hai nulla da cui “sgravare”.
Ratzinger ha già perso la sua guerra
semplicemente perché la famiglia di cui parla non esiste più, da
quando la globalizzazione e le (contro)”riforme” neoliberiste (e non
certo il “laicismo” o “l’ateismo” o...) l’hanno uccisa. Oggi, in
Italia, se sei donna e resti incinta ti licenziano. Punto. E guarda
caso, il primo a farlo è il Vaticano, che non prevede il “congedo di
maternità” per le sue dipendenti.
Questo dimostra che neppure la
chiesa crede nel “sostegno della famiglia” per cui organizza i
family days.
Dipende quindi solo da noi capirlo,
e smetterla di darle credito di un potere che essa rivendica, ma che
non possiede più.
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