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Ogni volta che i giornali si occupano del dibattito
sulle coppie di fatto capita di leggere un articolo in cui ci si
chiede quante siano le coppie di fatto. L’Istat a fine estate
rispondeva di "non avere dati sulle coppie omosessuali" e ancora
ultimamente ha pubblicato il numero delle coppie di fatto
eterosessuali senza fare nessun riferimento al mondo gay lesbico:
semplicemente ignorandolo. Franco Grillini ha protestato,
denunciando la mancanza di dati sugli omosessuali e sottintendendo
un comportamento censorio da parte dell'Istat. Ma è così importante
avere dati sulle coppie omosessuali? E perché non esistono dati in
proposito?
È facile rispondere alla prima domanda. Nel
nostro mondo esisti veramente solo quando puoi fare parte di una
statistica. Alla politica poco importa di un singolo anziano che ha
bisogno di assistenza domiciliare o della consegna di un pasto a
casa, ma se ci sono milioni di anziani in difficoltà è legittimata,
anzi costretta, ad intervenire, e così via.
D'altro canto i nostri politici, quelli che
noi deleghiamo per fare sì che tutelino i nostri interessi, sono in
grado di ignorare manifestazioni alle quali partecipano milioni di
persone perché, per quanto affollate, non rappresentano che un
numero esiguo di persone che chiedono la tutela di privatissimi
interessi. Succede per le manifestazioni dei pensionati e dei
metalmeccanici, figuriamoci per il gay pride, una manifestazione
importantissima, ma della quale durante i telegiornali si vede
soltanto qualche travestito, due lesbiche e quattro gay che chiedono
che i loro diritti vengano riconosciuti.
Quello però che la politica non può ignorare è
una statistica ufficiale, stilata dall’Istat (l’Istituto di ricerca
nazionale), a cui si fa riferimento per ogni aspetto della vita
degli italiani. Obiettiva ed inoppugnabile.
Ma è poi vero? Attualmente, se voleste
analizzare dei dati sulle famiglie italiane scoprireste con sorpresa
che non esistono famiglie omosessuali, neanche una, intendo.
Esistono casi rarissimi (come monogenitrici cinquantenni con figli a
carico), esistono nuclei familiari costituiti da zie e nipoti, o da
gruppi amicali, o da fratelli e sorelle che vivono insieme... ma non
esistono conviventi omosessuali.
E dunque perché mai un politico dovrebbe
essere legittimato a legiferare per risolvere i problemi di
quell’unico gay di cui ha sentito parlare nel corso di una cena tra
amici?
Mi sono allora chiesta chiesti come sia
possibile che milioni di persone, semplicemente, scompaiano e ho
provato a darmi qualche spiegazione del come e del perché.
Ci sono attualmente diverse rilevazioni
effettuate sui nuclei familiari, ma ne prenderò una come esempio per
poter essere più chiari, e ne scelgo una che già nel titolo si
capisce che potrebbe crearci qualche problema: l’Indagine multiscopo
sulle famiglie italiane.
Il questionario di rilevazione viene
somministrato a nuclei familiari all’interno dei quali viene
individuato un componente di riferimento. A tutti i componenti del
nucleo viene chiesto di specificare quale legame di parentela
abbiano con l’intestatario della scheda. I legami di parentela
vengono poi ricodificati in modo da farli rientrare in alcune
categorie prestabilite, fra le quali troviamo “coniugi”,
“conviventi”, “genitori”, “fratelli e sorelle”, “figli”, “coniuge e
convivente del figlio”, e tutte le combinazioni che riuscite ad
immaginare, fino ad arrivare alle coppie amicali.
La convivenza viene quindi considerata
dall’Istat un legame di parentela, anticipando le leggi in proposito.
E poiché non esiste nel questionario un filtro
che impedisca a individui conviventi con persone dello stesso sesso
di affermare di essere conviventi al pari delle coppie eterosessuali,
ci aspetteremmo di ritrovare tra i nuclei familiari anche le coppie
omosessuali. Ma questo non accade. Le coppie omosessuali svaniscono,
e le ipotesi a proposito non sono molte.
Non è possibile affermare che non ci siano
poiché troppo rare: infatti vengono codificate anche situazioni
rarissime come i casi di “convivente del fratello/sorella
dell’intervistato che vive nello stesso nucleo”.
Non è possibile immaginare che tutte le coppie
omosessuali facciano dichiarazioni tanto ambigue da dover essere
eliminate poiché non attendibili, né che tutti gli omosessuali
intervistati evitino di dichiarare la loro convivenza.
Evidentemente i casi di coppie omosessuali
vengono codificati in altro modo: come coppie amicali, per esempio,
o forse addirittura come coppie di fratelli/sorelle.
Alla luce di quanto detto all’inizio è
abbastanza chiaro il motivo per cui ciò avviene: sarebbe impossibile
ignorare la popolazione omosessuale se, numeri alla mano, si
scoprisse che ci sono milioni di gay e lesbiche che vivono in coppia
e addirittura che esistono famiglie omosessuali con figli. A quel
punto cosa si dovrebbe fare? Certo non una cosa ridicola come i Dico.
E gli stessi Dico, probabilmente, non
avrebbero provocato le reazioni di cui abbiamo letto sui giornali,
poiché nessuno avrebbe potuto insinuare il dubbio che sia la legge
ad incentivare comportamenti “anomali” e la creazione di nuclei
adesso inesistenti, o non avrebbe potuto parlare di una "ipotetica"
comunità omosessuale, ma avrebbe dovuto parlare di una realtà, che
non può essere ignorata poiché e inevitabilmente portatrice di
diritti.
I Dico poi potrebbero portare a nuove anomalie.
I Dico (ha detto Giuliano Amato, e ci ha tenuto a ripeterlo più
volte nella conferenza stampa di presentazione del ddl) sono rivolti
anche a coppie parentali, a coppie di amici che ormai anziani non
desiderano rimanere soli: è quindi una legge fatta per quelle zie e
nipoti, quei "cari amici" che vivono insieme e che compaiono nelle
statistiche senza apparentemente dare fastidio a nessuno nella vita
reale. Ed ecco allora che gli omosessuali godranno eventualmente di
diritti per non dover discriminare i due vecchi amici che dopo anni
di pesca insieme si terranno compagnia!
E con le statistiche cosa succederà? Quali
saranno i numeri dei nuovi nuclei? E come saranno definiti? Come ci
distingueremo dalle altre coppie parentali dello stesso sesso? Due
donne o due uomini uniti da un Dico cosa sono? Il mio timore è che i
Dico fossero solo una nuova opportunità per renderci invisibili...
A questo proposito vi lascio con un’ultima
domanda: l’Istat ha l’obbligo di trasmettere i propri dati
all’Eurostat, istituto europeo di statistica, che raccoglie i dati
di tutti gli stati europei per l’attuazione di studi comparativi,
che sono una prassi. Come giustificheranno, Istat e parlamentari,
l’inesistenza di coppie omosessuali in Italia? In questo modo non
solo vengono disattese le legittime richieste di tutti gli
omosessuali italiani, ma vengono anche date all’Europa risposte
inadeguate alle numerose risoluzioni adottate dal Parlamento europeo
per ribadire la necessità che gli stati membri adottino legislazioni
antidiscriminatorie anche nei confronti degli omosessuali. La prima,
del 1984, è stata seguita da quella del 1986, da altre due nel 1989,
e poi da altre votate nel 1990, 1994, 1996, 1997, 1998 (il cui
titolo era Sulla parità di diritti per gli omosessuali nell’unione
europea), 2000 (che parla esplicitamente di parità di diritti per le
coppie omosessuali).
Si tratta solo di un'ulteriore conferma
dell’ipocrisia dei nostri politici, che insieme alla maggioranza dei
parlamentari degli altri stati membri hanno firmato La carta dei
diritti fondamentali dell’unione europea, approvata nel novembre
2000, che impone un esplicito divieto di discriminazione fondata tra
l’altro sull’orientamento sessuale.
E stanno cercando di fare tutto questo
cancellando la nostra esistenza, sperando che nessuno si accorga che
le coppie omosessuali esistono già.
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