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PRIDE: IL MENSILE GAY ITALIANO

  [ Numero 95 - Maggio 2007 ]

 Nascosti nell’armadio dell’Istat
[di Stefania Doglioli]
 

Ogni volta che i giornali si occupano del dibattito sulle coppie di fatto capita di leggere un articolo in cui ci si chiede quante siano le coppie di fatto. L’Istat a fine estate rispondeva di "non avere dati sulle coppie omosessuali" e ancora ultimamente ha pubblicato il numero delle coppie di fatto eterosessuali senza fare nessun riferimento al mondo gay lesbico: semplicemente ignorandolo. Franco Grillini ha protestato, denunciando la mancanza di dati sugli omosessuali e sottintendendo un comportamento censorio da parte dell'Istat. Ma è così importante avere dati sulle coppie omosessuali? E perché non esistono dati in proposito?

 

È facile rispondere alla prima domanda. Nel nostro mondo esisti veramente solo quando puoi fare parte di una statistica. Alla politica poco importa di un singolo anziano che ha bisogno di assistenza domiciliare o della consegna di un pasto a casa, ma se ci sono milioni di anziani in difficoltà è legittimata, anzi costretta, ad intervenire, e così via.

 

D'altro canto i nostri politici, quelli che noi deleghiamo per fare sì che tutelino i nostri interessi, sono in grado di ignorare manifestazioni alle quali partecipano milioni di persone perché, per quanto affollate, non rappresentano che un numero esiguo di persone che chiedono la tutela di privatissimi interessi. Succede per le manifestazioni dei pensionati e dei metalmeccanici, figuriamoci per il gay pride, una manifestazione importantissima, ma della quale durante i telegiornali si vede soltanto qualche travestito, due lesbiche e quattro gay che chiedono che i loro diritti vengano riconosciuti.

 

Quello però che la politica non può ignorare è una statistica ufficiale, stilata dall’Istat (l’Istituto di ricerca nazionale), a cui si fa riferimento per ogni aspetto della vita degli italiani. Obiettiva ed inoppugnabile.

Ma è poi vero? Attualmente, se voleste analizzare dei dati sulle famiglie italiane scoprireste con sorpresa che non esistono famiglie omosessuali, neanche una, intendo. Esistono casi rarissimi (come monogenitrici cinquantenni con figli a carico), esistono nuclei familiari costituiti da zie e nipoti, o da gruppi amicali, o da fratelli e sorelle che vivono insieme... ma non esistono conviventi omosessuali.

E dunque perché mai un politico dovrebbe essere legittimato a legiferare per risolvere i problemi di quell’unico gay di cui ha sentito parlare nel corso di una cena tra amici?

 

Mi sono allora chiesta chiesti come sia possibile che milioni di persone, semplicemente, scompaiano e ho provato a darmi qualche spiegazione del come e del perché.

Ci sono attualmente diverse rilevazioni effettuate sui nuclei familiari, ma ne prenderò una come esempio per poter essere più chiari, e ne scelgo una che già nel titolo si capisce che potrebbe crearci qualche problema: l’Indagine multiscopo sulle famiglie italiane.

Il questionario di rilevazione viene somministrato a nuclei familiari all’interno dei quali viene individuato un componente di riferimento. A tutti i componenti del nucleo viene chiesto di specificare quale legame di parentela abbiano con l’intestatario della scheda. I legami di parentela vengono poi ricodificati in modo da farli rientrare in alcune categorie prestabilite, fra le quali troviamo “coniugi”, “conviventi”, “genitori”, “fratelli e sorelle”, “figli”, “coniuge e convivente del figlio”, e tutte le combinazioni che riuscite ad immaginare, fino ad arrivare alle coppie amicali.

 

La convivenza viene quindi considerata dall’Istat un legame di parentela, anticipando le leggi in proposito.

E poiché non esiste nel questionario un filtro che impedisca a individui conviventi con persone dello stesso sesso di affermare di essere conviventi al pari delle coppie eterosessuali, ci aspetteremmo di ritrovare tra i nuclei familiari anche le coppie omosessuali. Ma questo non accade. Le coppie omosessuali svaniscono, e le ipotesi a proposito non sono molte.

Non è possibile affermare che non ci siano poiché troppo rare: infatti vengono codificate anche situazioni rarissime come i casi di “convivente del fratello/sorella dell’intervistato che vive nello stesso nucleo”.

Non è possibile immaginare che tutte le coppie omosessuali facciano dichiarazioni tanto ambigue da dover essere eliminate poiché non attendibili, né che tutti gli omosessuali intervistati evitino di dichiarare la loro convivenza.

Evidentemente i casi di coppie omosessuali vengono codificati in altro modo: come coppie amicali, per esempio, o forse addirittura come coppie di fratelli/sorelle.

 

Alla luce di quanto detto all’inizio è abbastanza chiaro il motivo per cui ciò avviene: sarebbe impossibile ignorare la popolazione omosessuale se, numeri alla mano, si scoprisse che ci sono milioni di gay e lesbiche che vivono in coppia e addirittura che esistono famiglie omosessuali con figli. A quel punto cosa si dovrebbe fare? Certo non una cosa ridicola come i Dico.

 

E gli stessi Dico, probabilmente, non avrebbero provocato le reazioni di cui abbiamo letto sui giornali, poiché nessuno avrebbe potuto insinuare il dubbio che sia la legge ad incentivare comportamenti “anomali” e la creazione di nuclei adesso inesistenti, o non avrebbe potuto parlare di una "ipotetica" comunità omosessuale, ma avrebbe dovuto parlare di una realtà, che non può essere ignorata poiché  e inevitabilmente portatrice di diritti.

 

I Dico poi potrebbero portare a nuove anomalie. I Dico (ha detto Giuliano Amato, e ci ha tenuto a ripeterlo più volte nella conferenza stampa di presentazione del ddl) sono rivolti anche a coppie parentali, a coppie di amici che ormai anziani non desiderano rimanere soli: è quindi una legge fatta per quelle zie e nipoti, quei "cari amici" che vivono insieme e che compaiono nelle statistiche senza apparentemente dare fastidio a nessuno nella vita reale. Ed ecco allora che gli omosessuali godranno eventualmente di diritti per non dover discriminare i due vecchi amici che dopo anni di pesca insieme si terranno compagnia!

E con le statistiche cosa succederà? Quali saranno i numeri dei nuovi nuclei? E come saranno definiti? Come ci distingueremo dalle altre coppie parentali dello stesso sesso? Due donne o due uomini uniti da un Dico cosa sono? Il mio timore è che i Dico fossero solo una nuova opportunità per renderci invisibili...

 

A questo proposito vi lascio con un’ultima domanda: l’Istat ha l’obbligo di trasmettere i propri dati all’Eurostat, istituto europeo di statistica, che raccoglie i dati di tutti gli stati europei per l’attuazione di studi comparativi, che sono una prassi. Come giustificheranno, Istat e parlamentari, l’inesistenza di coppie omosessuali in Italia? In questo modo non solo vengono disattese le legittime richieste di tutti gli omosessuali italiani, ma vengono anche date all’Europa risposte inadeguate alle numerose risoluzioni adottate dal Parlamento europeo per ribadire la necessità che gli stati membri adottino legislazioni antidiscriminatorie anche nei confronti degli omosessuali. La prima, del 1984, è stata seguita da quella del 1986, da altre due nel 1989, e poi da altre votate nel 1990, 1994, 1996, 1997, 1998 (il cui titolo era Sulla parità di diritti per gli omosessuali nell’unione europea), 2000 (che parla esplicitamente di parità di diritti per le coppie omosessuali).

 

Si tratta solo di un'ulteriore conferma dell’ipocrisia dei nostri politici, che insieme alla maggioranza dei parlamentari degli altri stati membri hanno firmato La carta dei diritti fondamentali dell’unione europea, approvata nel novembre 2000, che impone un esplicito divieto di discriminazione fondata tra l’altro sull’orientamento sessuale.

E stanno cercando di fare tutto questo cancellando la nostra esistenza, sperando che nessuno si accorga che le coppie omosessuali esistono già.

 
 

 

 

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