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La rossa Fiorella ha inciso un disco nuovo, “Onda
tropicale”, un album made in Brazil, nel quale ha raccolto i più
grandi nomi della canzone brasiliana.
Il disco è un omaggio alla cultura e alla musica del paese
latino-americano a cui la cantante si sente particolarmente legata.
In gennaio è partita con un tour di oltre cinquanta date, che la
porterà in giro per tutta l’Italia. Grintosa, arrabbiata,
controcorrente, ha accettato volentieri di parlare con noi. Ecco
quello che ci ha raccontato.
Innanzitutto complimenti perché hai fatto un
disco bellissimo.
Grazie. Mi sono voluta fare un regalo, con questo disco.
Hai affermato che i brasiliani hanno capito
qualcosa che a noi sfugge. A cosa ti riferisci?
Alla loro visione della vita, al modo di affrontarla con leggerezza
e allegria. Spesso vengono ai miei concerti, con le bandiere, e si
distinguono dagli altri, si fanno riconoscere. Io e i miei musicisti
siamo rimasti stupiti per il loro calore, ti baciano, ti toccano,
non si fanno problemi, urlano di piacere, hanno un approccio diverso
dal nostro.
Noi abbiamo la tendenza a prenderci un po’ troppo sul serio, siamo
troppo concentrati su noi stessi, come se il mondo girasse intorno a
noi, loro non sono così.
Visto che accenni al fatto di non prendersi
troppo sul serio, se ti proponessero di sfilare a un gay pride su un
carro di trans brasiliane, con te davanti che canti, accetteresti?
Ma perché no? Quello, al di là delle rivendicazioni, è un momento di
festa, è questo che la gente non vuole capire. E non vengano a
parlarmi di cattivo gusto: ma perché additare sempre i gay? L’altro
giorno, per esempio, guardavo la televisione (che tra l’altro non
accendo quasi più) ma ero al ristorante, ed ho visto un programma di
Papi dove erano tutti nudi. C’era quel filtro che non ti fa vedere,
ma questi erano nudi! Voglio dire, si dà addosso al gay pride e poi
alle 9 di sera, in televisione, c’è la gente che gira nuda, ma
stiamo scherzando, che ipocrisia è?
Erano cinque anni che non facevi un disco
d’inediti, ed in questo periodo hai praticamente vissuto in tournée.
Ce l’hai una vita privata, una casa?
(Ride) Certo, ce l’ho, e quando sono in giro mi mancano. Però,
proprio oggi, durante una traversata, ho capito che questa è la mia
vita, io non potrei farne un’altra. Non sarò mai grata abbastanza
per questo privilegio troppo grande che mi è stato dato.
Fiorella, tu sei pochissimo in televisione. Molti
dicono che se non si fanno passaggi televisivi non si vendono i
dischi e non si riempiono i teatri. Sei l’eccezione che conferma la
regola?
No, non ci credo a questa cosa. Io posso parlare a nome anche dei
vari De Gregori, Fossati ecc.: più stiamo fuori dalla televisione,
meglio è. La Tv non ci aiuta: ci fagocita. Al di là dei pochi
passaggi che c’impongono le case discografiche, quando usciamo con
un disco, è meglio scappare, perché è un tritacarne molto pericoloso,
che usa, mastica e sputa!
Io voglio starne fuori, anche perché sono sempre più convinta che le
persone che ti vengono a vedere ti somigliano, quando le guardo, dal
palco, sento che il loro pensiero è il mio pensiero, questo mi basta.
Io sono doppiamente fortunata per la grande libertà che mi ha dato
la gente, accordandomi fiducia. La libertà di non essere schiava
della televisione, della radio o dei mezzi d’informazione: questo è
un privilegio enorme.
Tu hai sempre manifestato simpatia per la
sinistra. Cosa ne pensi di questo governo?
In realtà siamo tutti scontenti perché vorremmo che fosse di
sinistra, però ci sono tante difficoltà perché è una coalizione
messa su con le toppe. Ci dobbiamo scontrare con Mastella, con
Rutelli e con tanti altri.
Quello che vorremmo è un po’ di decisionismo di sinistra, e questo
si fa fatica ad ottenerlo perché Prodi non è un uomo di sinistra. Ma
dobbiamo accontentarci perché, d’altra parte, l’alternativa è
talmente pericolosa, lontana ed assurda, almeno per quello che è il
mio punto di vista, che dobbiamo sostenerlo.
Da una parte avremmo voglia di gridare: “Basta, dite qualcosa di
sinistra!”; dall’altra siamo costretti a stringere i denti e
sostenere il governo Prodi perché, almeno per ora, non abbiamo
alternativa.
In questi giorni il governo sta discutendo il
testo di legge sui Pacs (non ti chiedo se sei favorevole perché
sarebbe una domanda retorica): credi che ce la faremo o l’avrà vinta
Mastella?
Ho letto l’altro giorno l’intervista alla moglie di Mastella, è una
cosa raccapricciante, come si fa a dire: “Io gli omosessuali li
invito anche a pranzo”? È come quelli che dicono: “A me i negri me
so’ simpatici”. Non posso credere che, ancora oggi, ci sia gente che
fa questi discorsi, mi sento male. È una cosa che non si può sentire.
Cosa vuol dire dividere le persone in categorie, ma che frase è?
Che ti devo dire: ce la faremo? Non lo so, perché l’ingerenza della
chiesa ormai ha passato ogni limite.
Tu sei credente?
Sono religiosa, ma non sono credente. Ho una mia spiritualità, credo
nell’uomo, negli insegnamenti di Cristo, ho letto tutti i vangeli e
credo che se fossero presi alla lettera da tutti, preti compresi,
non ci saremmo trovati in questa situazione.
Però non ho il dono della fede, sono laica, vivo in uno stato laico,
e spero che si legiferi in maniera laica. Non siamo in uno stato
teocratico: questa è una cosa che non si può più sopportare. I
cattolici facciano quello che vogliono della loro vita, gli
insegnamenti del papa io non li discuto, lui dice la sua opinione,
io la rispetto. Nessuno vieta ai cattolici di non convivere, di non
abortire, di non essere gay e praticare l’astinenza. Nessuno li
obbliga, possono sposarsi, non divorziare, non usare le cellule
staminali, possono fare quello che vogliono, con tutto il mio più
grande rispetto... ma siamo in uno stato laico, che deve legiferare
in quanto tale.
Il papa esprima pure le sue opinioni. Sono le opinioni del papa, non
le mie. Io sono una minoranza (anzi non siamo una minoranza, siamo
forse la metà del paese) ed esigo che si rispetti la laicità dello
stato. Su questo sono categorica e non posso transigere.
L’opinione pubblica, secondo me, è a favore dei Pacs, ne sono più
che certa. Hanno cercato di dare una falsa notizia, come se fosse un
problema soltanto omosessuale: non è così! È una cosa che riguarda
tutte le coppie di fatto, omo ed etero.
Cercano di confondere l’opinione pubblica e facendo passare la
richiesta dei Pacs come una voglia degli omosessuali di sposarsi:
non è questo.
Io mi auguro che qualcuno dei nostri governanti lo dica, perché
questo è un grande inganno, uno dei tanti.
Paradossalmente, alcuni esponenti della destra si
sono espressi a favore.
Ma porca miseria, vogliamo parlarne?
Tu lo sai che loro, in parlamento, i Pacs se li sono sottoscritti?
Loro hanno la reversibilità della pensione e l’assistenza sanitaria
anche se soltanto conviventi.
Ma devo dirlo io questo? Perché non lo dicono loro? I parlamentari
se la sono fatta, la legge. Anche Casini è un convivente, ci
mancherebbe altro che gente come lui, poi si schiera contro i Pacs.
Stiamo scherzando? Di quale famiglia stiamo parlando, di quella del
Mulino bianco?
Ma dove stanno ‘ste famiglie, che il 60% delle coppie sono separate?
Dove sono queste famiglie di cui tanto si riempiono la bocca dicendo
il Pacs è contro la famiglia? Che cos’è quest’ipocrisia?
In merito alle adozioni nelle coppie gay, saresti
favorevole?
Sarei favorevole a tutto perché dove c’è amore i bambini crescono
bene. Però pregherei di non mettere troppa carne al fuoco. Questa è
una cosa che è meglio lasciarla più avanti. Facciamo una cosa per
volta sennò ci facciamo del male.
Questa non è una cosa semplice, non dobbiamo essere ipocriti neanche
noi che la pensiamo in questo modo.
Non siamo ancora pronti a questo, abbiamo strada da fare. Intanto
cominciamo a riconoscerci come coppie di fatto, etero e gay: questo
già mi sembra un grande passo avanti.
Speriamo che al momento della pubblicazione di
quest’intervista ci siano già buone notizie all’orizzonte!
Io me lo auguro, ma sono un po’ pessimista.
Credo che faranno una cosa raffazzonata all’italiana con un
contentino di qua e uno di là. Stanno parlando di anni di convivenza
prima di avere certi diritti: ma che discorso è? Di che hanno paura,
degli inciuci? Questi possono esserci lo stesso, se vogliamo.
Quante coppie di omosessuali sono state costrette a sposarsi con una
persona dell’altro sesso, fidata, solo per poter fare godere, un
domani, di certi di diritti di reversibilità al proprio compagno.
Io ho una grande amica che ha perso la sua compagna ed ho assistito
ad uno strazio vergognoso. Ha dovuto fingere in ospedale di essere
prima la cugina, poi la sorella, e questi che continuavano a
domandare e lei, in lacrime, che ha dovuto dire di essere la
compagna affinché la facessero passare. Ha dovuto far impietosire,
avendo “la fortuna” di trovare un primario che le ha detto:
"Signora, venga quando vuole".
Ti rendi conto a che punto siamo?
Ma di Adelina Parrillo, ne vogliamo parlare, la conosci questa
storia?
No, al momento mi sfugge.
Sul mio sito c’è una pagina che si chiama “A proposito di”, che io
ho dedicato a questa donna, il cui compagno è morto a Nassirya. Lui
era un regista che era andato là per fare una fiction sui nostri
soldati e stava con loro per documentarsi e prendere appunti, quando
c’è stata la tragedia dell’attentato, è morto anche lui.
La signora Parrillo non l’hanno fatta entrare in chiesa, perché dopo
dieci anni di convivenza non era sposata, l’hanno accompagnata fuori
i carabinieri, e stiamo parlando di una coppia etero.
Sono cose che in un paese civile non possono esistere. L’hanno
sbattuta fuori, l’hanno dovuta trascinare perché non voleva uscire.
Questi hanno fatto la messa per i morti e sono entrati soltanto i
parenti, lei è dovuta rimanere fuori.
Nei giorni scorsi un altro attentato ha macchiato
di sangue una località di Israele, che tu hai cantato in una tua
vecchia canzone: “Sorvolando Eilat”.
Che ti posso dire? È stato un dolore anche per me.
In quel brano cantavi: “Bimbi tende e il vento se
li prende…”
Stavolta non se li è presi il vento, se li sono presi le bombe.
Che scenario si vuole aprire nel mondo di oggi?
Hanno condannato a morte quello, ed io sono contraria alla pena di
morte, anche se si trattasse di Hitler in persona, ma se Saddam
Hussein è colpevole, Bush non è da meno.
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