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IL MENSILE GAY ITALIANO                Numero 40 - Ottobre 2002

Quant’è importante il sesso?
di Giovanni Dall’Orto

Un lettore obietta all’editoriale di pride di agosto. Botta e risposta.

          [ leggi l'editoriale di Pride di Agosto>> ]

Caro direttore di Pride,
qualche osservazione (magari un poco in ritardo) al tuo articolo Il sesso è davvero importante (“Pride” di agosto).
Per prima cosa ci sono interpretazioni di fatti storici che non condivido. Un esempio: è vero che a livello par-lamentare i radicali si sono fatti promotori (o appropriati – dipende dal punto di vista) dei temi dell’aborto e del divorzio; questi temi comunque sono stati discussi e resi pubblici dal movimento femminista. D’altra parte questo mettersi davanti al carro del Pr ha anche diviso il movimento femminista che in parte ha abbandonato la discussione nella quale non si riconosceva più.
Altro esempio: tu dici che aborto e divorzio sono stati conquistati grazie alle destre non clericali. Sei sicuro che i radicali negli anni Settanta si definissero di destra?
Inoltre parli della sinistra come se ci trovassimo ancora negli anni Cinquanta. Invece c’è stato il ’68, ci sono stati i movimenti per le libertà civili, il femminismo, il movimento pacifista ed ecologista, la parte più politiciz-zata e del movimento gaylesbico e di conseguenza un pensare il privato e il proprio corpo in maniera diver-sa. Non solo si è cominciato a ragionare sui propri bisogni individuali confrontandoli con quelli degli altri, ma si è messo pure in discussione questi bisogni, cercando di liberarli da ideologie e miti, partendo dal proprio vissuto, dalle proprie esperienze. E scusami tanto, ma una parte di questa riflessione è avvenuta anche den-tro i partiti e i movimenti della sinistra. Critichi che la sinistra non abbia nessuna cultura della liberazione sessuale se non quella fornita da femministe e gay. Ma chi altro se non le femministe e i gay attivi nei partiti della sinistra dovrebbero essere promotori di questi temi? Il vecchio Karl Marx? 

E qui veniamo al dunque: non basta tacciare di posizione ideologiche gli altri per quanto riguarda la questio-ne “sesso”. Il fatto di rivendicare per questa questione il secondo posto dopo “riempirsi la pancia” mi sembra ugualmente ideologico.
Devo ancora capire dove, all’interno del movimento gay italiano, si svolge la discussione su cosa sia la liber-tà sessuale e cosa sia una sessualità liberata. Forse in gruppi ai margini. E qui più che altro a livello di con-fronto personale. Anche nel tuo articolo mi sembra di vedere una dicotomia fra sesso e affettività, che è un modello tutt’altro che emancipatorio, tutt’altro che liberato e (a mia opinione) tutt’altro che da difende-re/promuovere.
Cosa vogliamo difendere se siamo diventati (a tuo convincimento) gli unici difensori delle libertà sessuali, in più delegati dalla società? Il diritto di ognuno di scopare con chi gli pare dove e quando gli pare? Lotta sa-crosanta, ma ci basta? Non possiamo magari permetterci il lusso (noi che con la normalità prodotta ci dob-biamo confrontare quotidianamente) non possiamo permetterci il lusso di fare un passo ulteriore e guardare con occhio critico anche le forme nelle quali il desiderio sessuale (anche quello gay) viene rappresentato e le proposte per soddisfare questo desiderio? Ad esempio: come ci posizioniamo nella tensione fra l’imperativo di fare sesso a più non posso da una parte (chiamiamolo liberismo sessuale) e l’imposizione di castità dall’altra (fondamentalismo cattolico)? Facciamo finta che non ci siano entrambi le spinte? 
Ripeto: di cosa parliamo quando parliamo di sesso, di libertà sessuale, e parleremo anche di sessualità libe-rata?
Siamo sicuri che il movimento gay nel suo insieme abbia da dare grandi lezioni per quanto riguarda questi temi? Magari ci converrebbe osservare in maniera più attenta altri movimenti invece di delimitarci da loro.
Forse anche le sinistre alternative e i no global (che tu scarti con mezza frase) possono insegnarci qualcosa. Mi sembra che abbiano un più chiara consapevolezza ad esempio su come il consumismo e la mercificazio-ne di tutto e tutti si ripercuotano non solo sull’equilibro economico ed ecologico di questo pianeta ma anche sulle nostre relazioni personali. Hanno un idea più sviluppata di come anche il corpo sia diventato merce in un discorso che ne esalta la bellezza, gioventù, dinamicità, di come pure il sesso lo sia diventato, merce da consumare, qui come in Thailandia o nel Marocco.
Forse (come dici tu) il sesso è davvero importante, ma lo è ancora di più la sessualità (intesa come l’insieme di affetti, desideri, voglie...) se cominciamo a prenderla sul serio, con riflessione e discussione.
Saluti
Georg Vescoli - Ora (BZ) - free3409@dnet.it

   

   
Caro lettore di “Pride”, 
hai fatto molte obiezioni e temo non riuscirò a rispondere a tutto, ma ci provo.
Inizio col dire che parlando delle battaglie su divorzio e aborto e dei partiti della destra laica io pensavo a Pli e Pri. I radicali non erano neppure in Parlamento, quando fu introdotto in Italia il divorzio. Ho sbagliato - e me ne scuso - dando per scontato che tutti lo sapessero.
Seconda puntualizzazione. Io non ho mai detto che divorzio e aborto siano conquiste delle destre non cleri-cali. Ho detto che fu “l’ostinazione delle destre non clericali” che portò alla battaglia, e alla vittoria, del fonte laico e aggiungo qui che senza quei voti la sinistra (che al suo massimo storico raggiunse il 47,5%) non a-vrebbe vinto. Fin qui la storia.
   
Per quanto riguarda il presente, è ovvio che abbiamo visioni diverse. Non è un delitto, né in un senso né nell’altro, ma le abbiamo. Così quando chiedi chi altri dovrebbe avere una visione “alternativa” della sessuali-tà, se non femministe e gay, io rispondo: tutti. Un maschio eterosessuale non può forse, per destino o sfiga, avere una visione innovativa della sessualità? Strano punto di vista…
E che mi dici del fatto che non passa quasi giorno senza una nuova legge che ha conseguenze sulla ses-sualità? Forse t’è sfuggito, ma dalla pedofilia alla prostituzione a Internet, questo governo sta legislando mol-tissimo sulla sessualità – e sempre in senso repressivo. E ciò dovrebbe riguardare solo femministe e gay? Strano punto di vista, di nuovo…
Tu sei libero di mettere al secondo posto, dopo il riempirsi la pancia, qualcos’altro che non sia il sesso. Non è una novità: la sinistra ha in effetti sempre messo il sesso all’ultimo posto, dopo un sacco di altre cose “più importanti”. Questo è esattamente quel che rinfacciavo in quell’articolo, criticando il fatto che per morali-smo e carenze d’analisi la sinistra non si renda conto di quanto sia importante nella vita umana la sessualità. E questo è esattamente quanto tu ribadisci: che ci sono molte cose ben più importanti del sesso ed è “ideo-logico” metterlo addirittura al secondo posto. 
E sia: è un punto di vista. Non è il mio, ma mi va bene che altri, in altri contesti di militanza, privilegino altre scale di priorità: c’è perfino gente, come Madre Teresa di Calcutta, che mette al primo posto lo spirito, e solo al secondo il riempirsi la pancia…
Io invece, più materialista, allo spirito ci penso meno. Forse sbaglio, ma questo è il mio punto di vista. Vedo che il sesso è maledettamente importante per tutti, me incluso, vedo che la gente ci costruisce attorno le proprie scelte di vita (e talvolta di morte), e quindi lo dico… e faccio la figura del materialista. Ma siccome lo sono, la cosa non mi turba.
   
Domanda successiva: dove si svolge il dibattito, nel mondo gay? Tutto attorno a te, direi. Nei bar, nelle case, perfino, oibò, su questo fogliaccio che stai tenendo in mano (diretto da uno che da 25 anni propone riflessio-ni teoriche in merito). Lo puoi leggere con interesse o con fastidio, o anche ignorarlo del tutto… però se mi chiedi “dove” sia la riflessione la risposta è questa: per quanto insufficiente, è qui e là, e fra l’altro anche su questa rivista e sulle riviste gay sue concorrenti. Tanto è vero che tu ed io, qui ed ora, stiamo facendo esat-tamente questo: dibattendo – e dissentendo.
   
Passiamo alla dicotomia fra sessualità ed affettività (e qui sei un po’ sfortunato attaccando, fra tutti, proprio me, che sono accusato da una vita d’essere una repressa perché il sesso senza affettività non m’attizza molto, e che ho pubblicato un Manuale per le coppie diverse, riflessione sulla sessualità, l’affettività, la rela-zione eccetera…). Qui t’è sfuggito il fatto che se si parla, come stavo facendo io, della dimensione politica della sessualità, si parla di quella sua sola parte che può essere oggetto di leggi: il sesso. Le leggi possono permettere o proibire atti sessuali, possono proibire o permettere manifestazioni pubbliche o private di atti sessuali, possono valorizzare o svalutare le conseguenze della sessualità, e lo fanno, ma nessuna legge ha mai stabilito che o chi tu possa o non possa amare, dal punto di vista puramente affettivo. Ecco perché mi concentravo sul sesso..
   
Mi chiedi poi se io per caso rivendichi “Il diritto di ognuno di scopare con chi gli pare dove e quando gli pare”. Se aggiungi “purché ciò non impedisca ad altri di fare la stessa cosa” la mia risposta è: esattamente questo. Colpevole, Vostro Onore, e felice di esserlo: è esattamente per questo che io sono un militante gay.
  
Infine mi chiedi: “Siamo sicuri che il movimento gay nel suo insieme abbia da dare grandi lezioni per quanto riguarda questi temi?”. La mia risposta è sì. E lo dimostra il fatto che gli etero vengono alle nostre manifesta-zioni… non ti pare?
Mi obbietti “Magari ci converrebbe osservare in maniera più attenta altri movimenti invece di delimitarci da loro”. Volentieri. Quali? I noglobal, l’Opus Dei o la Quarta Internazionale? E con che criterio l’uno piuttosto che l’altro? Ti piaccia o no, questo è già dibattito politico. Quello che tu affermi non esista. Chi deciderà allo-ra cosa osservare? Tu? O io?
Infine puntualizzi che liberalizzazione e commercializzazione della sessualità non si identificano con la liber-tà. Ma su questo siamo d’accordo, tant’è che in tutta la mia vita io non ho mai sostenuto altro che questo. Semplicemente, non mi bevo più la vecchia manfrina secondo cui, come tu scrivi, “il corpo è diventato una merce” per colpa del capitalismo. (Quindi basta abbattere il capitalismo e la miseria sessuale sparirà?). L’antichità precapitalistica conosceva già forme di mercificazione ancora più sfrenate di quella capitalistica, come la schiavitù, in cui il corpo era non solo metaforicamente, ma letteralmente una merce. 
La manfrina di cui sopra, che è falsa, serve solo a svalutare l’importanza della lotta autonoma per la sessua-lità, la cui alienazione sarebbe solo un caso particolare di un’alienazione più vasta, e quindi non meriterebbe una lotta a sé, dato che basta abbattere l’albero perché cadano assieme lui tutti i suoi rami. 
Io invece ho scritto quel pezzo per sostenere l’opposto (a torto o ragione): che l’alienazione sessuale è un albero a sé, distinto da quello dell’alienazione capitalistica, con radici sue, indipendenti e velenose. E che quindi merita una battaglia a sé: il femminismo insegna.
Ti ringrazio dunque per avere, con la tua lettera di dissenso, mostrato che non stavo agitando l’aria davanti a un fantasma, ma prendendo posizione in un dibattito che, come tu giustamente dici, è forse più clandestino di quanto meriterebbe, ma non è per questo inesistente.
E se non altro, con questo scambio di pareri, abbiamo entrambi contribuito a renderlo meno clandestino.
   

    

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