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IL MENSILE GAY ITALIANO          Numero 39 - Settembre 2002
      

L.A. CRISTIANA
  “Una vita fatta così”

Nel 2000 fu Vladimir Luxuria con “Nessuno mi può giudicare”, lo scorso anno fu Dario Gay, con “Domani è primavera”, quest’anno l’inno dei Gay Pride di Padova e Milano è firmato a nome L.A. Cristiana

Passando dalla moda al cabaret fino alla musica, La Cristiana è un’artista completa, bolognese di nascita, che fa serata fissa al “Club Classic” di Rimini, uno dei locali gay più gettonati d’Italia. 
Dal 1991 ha interpretato numerosi singoli di successo; quest’anno ha partecipato all’Europride song contest di Colonia in coppia con Dario Gay, presentando il suggestivo “Le nuvole”. E sempre quest’anno, già interprete del brano “Baby, lascia che sia”, inserito nella Gay right compilation edita dalla Genny Random Factory, L.A. Cristiana è stata scelta per l’inno del Gay Pride di Padova e Milano. 
“Una vita fatta così” è un brano di protesta orgogliosa nei confronti dell’ipocrisia delle persone che non accettano le diversità e che preferirebbero nascondere una scomoda realtà, ossia il fatto che esistiamo!
   

        

Genny Random presenta:
Gay Right Compilation Vol.1

Di Roberto Càngioli


La prima compilation di canzoni gay mai edita in Italia si rivela fresca a piacevole, e ricca di sorprese.

Manca qualcuno all’appello? Pare proprio di no, d’altro canto quindi brani e relativi contributi non sono pochi per una compilation. I nomi sono quelli che hanno preso parte, da trent’anni ad oggi, al movimento gay italiano, incominciando da Peter Boom, con la sua “Fuori” targata 1972, fino a Luca Silenzi e ad altri giovani autori che hanno scritto o rivisitato alcuni loro brani per l’occasione.

In copertina c’è proprio lui, Peter Boom, che vanta ben 42 anni di militanza gay, attore, cantante, scrittore, saggiatore, una delle prime voci dichiaratamente gay in Italia. Boom ha contribuito alla costituzione del Fuori! (Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionario Italiani) nel 1972. Il 45 giri inserito in questa compilation fu subito censurato e in pratica non vide mai la luce se non attraverso l’ascolto di alcune copie che giravano solo tra i primi militanti del movimento. 
Un’altra delle prime voci di protesta fu quella di Alfredo Cohen, militante del Fuori!, che portò in giro per l’Italia negli anni Settanta alcuni spettacoli con lo scopo di suscitare il dibattito sui temi della lotta contro il sessismo e il moralismo piccolo-borghese. Nel 1977 Franco Battiato si mostra interessato a questo autore e lo avvia al mondo discografico con l’album Come barchette dentro un tram. Da quell’album è stata tratta “Valery”, descrizione di un giovane quindicenne dai tratti alquanto femminei che vive spensieratamente la sua gayezza. (La musica e di Battiato, che la riutilizzò poi per “Alexander Platz”).
Non ha bisogno di presentazioni Ivan Cattaneo, artista completo che nel corso degli anni Settanta ha prodotto una serie di interessanti album, ma che ha conosciuto la notorietà soprattutto grazie a 2060 Italian graffiati e Bandiera gialla, remakes di hit sixties. Dal suo ultimo album, Il cuore è nudo e i pesci cantano!, ci presenta “Little gay”, una ballata dedicata alle giovani leve in cui l’autore bergamasco lancia un monito per promuovere il vero amore, non il semplice atto sessuale. 
Un gradito ritorno è anche Dia’blo, che propone una nuova versione di “Volgayrap”, che fu l’inno del Gay Pride di Bologna, alcuni anni fa.
E a proposito di inni utilizzati per gli scorsi “Pride” italiani, non poteva mancare Vladimir Luxuria, interprete del remake “Nessuno mi può giudicare” (inno del World Pride di Roma del 2000), così come Dario Gay è l’interprete di “Domani è primavera”, utilizzato lo scorso anno a Milano. La Cristiana presenta invece “Baby, lascia che sia” il “lato b”, per così dire, dell’inno del gay pride di quest’anno (vedi box).
Di Luca Silenzi abbiamo già parlato sulle pagine di “Pride”: cantautore romano, dopo una serie di demo, singoli e rappresentazioni teatrali ha finalmente prodotto un primo album, Il mondo che non c’è. “Darkroom” sigla il suo contributo a questa compilation. 
Questa prima compilation si presenta insomma piena di spunti interessanti e propone anche alcuni artisti, come il duo umbro Special in love e il trio di cabaret lesbico Le Spaventapasseri, alla loro prima apparizione discografica. 
Un particolare pensiero va a Francesco Bertorini, il giovane gay romano assassinato lo scorso anno, presente con la sua voce nella canzone incisa poco prima della morte (“Casi strani”), a ricordarci che tante sono ancora le battaglie da combattere sul tema della discriminazione. 
Sicuramente in materia ne sa qualcosa l’infaticabile Genny Random (presente su questa compilation con l’irriverente “Stupendo”), curatrice della compilation, che da tre anni porta a spasso la sua roulotte leopardata tra la riviera Adriatica e la Versilia, proponendo stravaganza e simpatia nelle affollate località turistiche della nostra penisola.
Un applauso per il suo lavoro: restiamo in attesa del vol. 2.


  

Speed Demon: quando il rock è queer

Di Roberto Càngioli


“Speed Demon” è una “queer ‘zine” (fanzine gay), ossia una pubblicazione gay amatoriale in lingua italiana; si rivolge soprattutto a un pubblico gay particolarmente curioso, che desidera indagare le diverse forme di omosessualità al di fuori delle solite omologazioni “istituzionali”.
Sulle pagine fotocopiate troviamo principalmente articoli di musica indipendente, ma c’è anche spazio per altre forme d’arte: dal fumetto, alla pittura, al teatro, al cinema ecc. non disdegnando fra l’altro articoli di costume e comunque divulgazione di pensiero libero e non condizionato.
La distribuzione avviene tramite posta, alcuni distributori indipendenti, centri sociali, banchetti tenuti durante i concerti o avvenimenti di particolare interesse. 
Come tutte le fanzines non ha una periodicità fissa, esce a secondo delle disponibilità di articoli e di tempo dei redattori. Ma, al contrario di molte riviste patinate, ciò che la rende interessante è proprio la “genuinità” degli scritti, redatti con passione da collaboratori che analizzano con scrupolosità e metodo temi tralasciati o semplicemente taciuti dai mass media, e dalle stesse testate del settore.

Recentemente alla rivista cartacea sono stati allegati dei CD sampler per aiutare il lettore, e soprattutto l’ascoltatore gay (magari dedito solitamente al pop e alla disco music), a scoprire un panorama musicale a dir poco vastissimo, costituito da un sottobosco intricato di sotto generi i cui autori sono quasi esclusivamente gay.
È riduttivo parlare di “queer punk”, “queer core”, “glam rock”, ma i termini ricorrenti sono spesso questi.
La fervida zona, manco a dirlo, sono ovviamente gli Stati Uniti, l’Oregon e lo stato di Washington, Portland e Seattle, ma anche San Francisco, città che hanno dato già i natali alla fine degli anni Ottanta al grunge e alla rinascita del punk.
Laggiù c’è una scena musicale particolarmente impegnata politicamente, dove le note fungono da collante per messaggi spesso scomodi e irriverenti. Nascono così i Pansy Division, che si sono fatti notare al pubblico come supporter ai Green Day. Dal 1994 ad oggi hanno pubblicato una manciata di album con testi fortemente ispirati ai quotidiani gay (“February 17”, inserita nel sampler di “Speed Daemon”, è una canzone autocelebrativa di un ragazzo gay nel giorno del suo compleanno).
Tuttavia la band di San Francisco rappresenta solo una piccola parte di questo universo a noi nascosto, e, tutto sommato, la parte più poppeggiante.
Se invece volete introdurvi nel mondo delle bad girls, allora qui c’è pane per i vostri denti. Si, perché nonostante possa sembrare strano, la maggior parte di band gay “incazzate” sono proprio quelle costituite dalle lesbiche. Le Sleater-Kinney, ad esempio, originarie del Nord Dakota, costituiscono un punto di riferimento essenziale per altre band. Il trio base si dedica spesso ad altri progetti paralleli, come le Cadallaca, le Lookers o il duo indie-pop Quasi.
Si formano così band “itineranti” che negli States celebrano la loro musica in manifestazioni dove accorrono centinaia di fan. I Quasi in realtà rappresentano la simbiosi gay-lesbiche e cantano testi più “a modo”, avvicinandosi ad un pop gradevolmente easy.
Particolarmente impegnati sul fronte del riscatto e dell’emancipazione è la band thrash metal Pedro, Muriel & Esther, presenti in questa compilation con la provocatoria “Homosexual is criminal”.
Ma in generale, chi più, chi meno, questi artisti tendono a trasmettere la volontà di cambiare una società sorda ai bisogni degli emarginati, dei diversi, proponendosi come promotori di una lotta che spesso va oltre le semplice tematiche omosessuali. Non a caso i Turbonegro cantano la liberazione e la conquista di una nuova dimensione nella loro “Zillion dollar sadist”.
È ovvio allora che queste band sono anche sensibili ai temi mondiali, tra cui la globalizzazione. A un anno dagli eventi di Genova ecco quindi l’idea di una seconda compilation, in cui artisti gay sostengono le azioni del movimento no-global contro la violenza di chi vuole reprimere e cancellare le differenze culturali, ed ovviamente anche la sessualità e l’identità in genere. One year later, it still hurts è il nome del progetto, cui hanno aderito band italiane, argentine, statunitensi e canadesi. Un modo per far emergere una realtà gay diversa dagli stereotipi cui i media ci hanno abituato; qui non c’è posto per le Wande Osiris, né per le Patty Pravo cotonate: la lotta per il riscatto passa sicuramente da qui.

“Speed Demon” si può chiedere alle librerie gay o essere contattata all’email: speeddemon@galactica.it.



E per chi ama la classica…

Di Danilo Manto


Finalmente la musica classica ha trovato il suo spazio nell’ambiente gay con calore e suc-cesso nei concerti-aperitivo della domenica mattina alla “Libreria Babele Galleria” di Milano. La formula aperitivo-concerto (quarantacinque minuti di musica seguiti da un aperitivo infor-male) ha riscosso un notevole successo, offrendo al pubblico gay un’occasione diversa dal solito per conoscersi e socializzare. 
Dal Febbraio 2000 l’appuntamento “classico” presso Babele è diventato per molti infatti un punto d’incontro e una piacevole abitudine, un’occasione musicale che aggrega musicisti professionisti, dilettanti e amanti della musica in genere, uniti piacevolmente senza differen-ze. Nel programma dei concerti, sotto la mia direzione artistica, ho inserito oltre ad artisti di chiara fama anche giovani artisti di talento alle loro prime esperienze concertistiche. 
Durante i due cicli di concerti abbiamo ascoltato i pianisti Simone Gragnani, Lucio Bonardi, Eleonora Zullo, Christopher Howell, Martin Biggs, Lucia Dal Bosco in duo col flautista Lucia-no Tristaino, il falsettista Giampaolo Grazioli, le chitarriste Filomena Moretti e Patrizia Gian-none, con la partecipazione degli attori Gustavo Nasti e Augusta Gori, il soprano Olatz Gor-rotxategi Fernandez e Maria Infante, il mezzosoprano Elisabetta Paglia, il baritono Leo Paul Chiarot, il basso Giuliano Giulietti, il violoncellista Giorgio Matteoli, l’arpista Andrea Bonaldo in duo col flautista Andrea Stefanoni e molti, molti altri. 
Non bisogna poi dimenticare che una carrellata di artisti italiani e stranieri, affermati in vari concorsi nazionali ed internazionali, hanno dato concretamente il loro contributo con un grande concerto di beneficenza svoltosi il 16 Dicembre 2001 a favore dell’Agedo.
La prossima stagione riprenderà nel prossimo Autunno-Inverno: a questo scopo vorrei invita-re sia professionisti che giovani appena diplomati nei conservatori a inviare il proprio Curri-culum per partecipare ai concerti, offrendo così la possibilità a tutti coloro che lo desiderano di esprimersi attraverso la musica in un ambiente cordiale e simpatico, arricchito dalla dispo-nibilità del carissimo Gianni Delle Foglie.
L’indirizzo e-mail è: mantoarte@libero.it


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