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Ha fatto discutere molto a Milano un “piccolo” incidente accaduto nella notte fra 17 e 18 ottobre in via Sam-martini, e che ci ha coinvolti.
Noi di “Pride” (Frank Semenzi, Giovanni Dall’Orto e Gianni Rossi Barilli) eravamo andati a chiedere del sui-cidio di Dario Enriquez (vedine in “Cronaca Italia”). All’arrivo la polizia riempiva la strada e ci ha detto di an-darcene. Noi, però, di andarcene non avevamo motivo. Un poliziotto ha allora affrontato l’editore di “Pride”, Frank Semenzi, rivolgendosi a lui con maleducazione e spintonandolo. E chi conosce Frank sa che non è tipo da lasciarsi mettere la testa sotto i piedi: sotto gli occhi inorriditi della sua redazione ha iniziato a rispon-dere per le rime, dicendo di tenere giù le mani, perché ai froci (parole sue) i documenti si possono chiedere gentilmente come a tutti gli altri cittadini, e il fatto di essere froci non ci rende certo cittadini di seconda clas-se… eccetera...
Morale, Semenzi è stato portato al vicino commissariato, “per accertamenti”.
Nel frattempo, l’ispettore che guidava la retata (la terza della settimana) minacciava i clienti del “Next Groo-ve”, che civilmente stavano in silenzio fuori dal bar senza raccogliere le provocazioni e senza “gesti inconsul-ti” (non c’è stato il minimo atto di violenza), gridando che erano tutti “contro la Legge” (chissà quale legge) e promettendo di ripetere le retate tutte le sere.
Pareva la “solita” retata col “solito” poliziotto incapace di risolvere i suoi problemi d’omofobia, e invece no: dopo il World Pride difficilmente tutto è ormai “solito”.
In primo luogo, i gay erano incazzatissimi: a parte il solito carosello delle schedature dei presenti (pardon, “identificazioni”) l’ispettore s’era esibito in uno show d’insulti, intimidazioni e minacce. Il tutto in un bar tran-quillo e intimo come il “Next Groove”.
Quando noi di “Pride” abbiamo chiesto, dopo che Semenzi è stato portato via, chi fosse pronto a testimonia-re, abbiamo raccolto una decina di numeri di telefono in un minuto. Non credevamo ai nostri occhi: questa era la stessa Milano in cui la polizia si poteva permettere qualche anno fa perquisizioni anali ai clienti di una celebre discoteca senza che si riuscisse a trovare qualcuno disposto a denunciare l’abuso? Era la stessa Mi-lano dei gestori di locali gay che non reagivano mai ai soprusi con l’alibi che “i clienti non possono permet-tersi di testimoniare, anche se hanno subito un grave torto”? A quanto pare sì… ma cambiata, e come!
In secondo luogo, il caso ha voluto che l’onorevole Franco Grillini stesse parlando, pochi metri più in là, all’”After line”, con l’avvocato Marco Volante di Gay Lib e il consigliere milanese Pietro Rutelli (della commis-sione “Pari opportunità”). Detto, fatto: una decina di persone è andata in commissariato chiedendo di parlare con l’ispettore. A Grillini l’ispettore ha giustificato l’operazione con…le macchine in sosta in via Sammartini, che impediscono alle vecchiette di attraversare la strada (a mezzanotte…).
Per farla breve: alle due di notte Semenzi è stato rilasciato con una denuncia ”per avere disobbedito agli or-dini dell’autorità superiori”. Rischia ben 190 euro di multa. Per questo risultato (più due videogames seque-strati), sono stati mobilitati e bloccati per ore 40 poliziotti, in una città in cui tutti – a iniziare dalla destra omo-foba - strillano che l’ordine pubblico è fuori controllo!
La cosa però non è finita qui. La mattina dopo Marco Volante ha contattato il questore di Milano, Boncora-glio, che nel pomeriggio ha incontrato il coordinamento gay “Arcobaleno”, al quale ha assicurato in presenza dei suoi sottoposti che la polizia di Milano non è e non sarà mai omofoba, e che quelli appena conclusi erano “normali controlli” (noi non sappiamo se sia “normale” schedare i clienti anche nei locali etero, ma per ora la-sciamo correre), e di tenerci personalmente al buon rapporto con la comunità omosessuale. E su questo punto c’è da credergli, visti i buoni rapporti che aveva creato con Peter Boom quando era questore di Viter-bo. Insomma, il messaggio è stato lanciato: Boncoraglio ha “coperto” i suoi sottoposti, come loro si aspetta-vano da lui, ma ha anche mostrato loro quale sia il rapporto che auspica fra polizia e mondo gay a Milano.
Quanto è successo quella sera era una banalità, e Semenzi alla fine non è stato né pestato né incarcerato (se l’è cavata con qualche insulto omofobo). Eppure questa banalità è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso: la gente ha reagito, scoprendo che se si reagisce si ottiene di più che tacendo e subendo “per non avere altri casini”.
La sera successiva in via Sammartini c’è stato un presidio, formati dai clienti e gestori del “Next Groove” e dai gruppi di “Arcobaleno”, ma l’ispettore che aveva minacciato di tornare non s’è ripresentato. Forse avrà ricevuto una piccola lezione di educazione civica…
La vicenda s’è così conclusa con un successo: l’avvio di un dialogo fra gruppi gay e Questura, con la dimo-strazione concreta del fatto che i gay ormai non subiscono più passivamente, con l’inatteso slancio di “co-munità” dal basso, in modo spontaneo e non programmato (al punto che Marco Volante è stato espulso da “Arcobaleno” per aver preso iniziative senza consultarsi con Arcobaleno stesso).
L’incidente ha catalizzato una potenzialità che preesisteva (come dimostra la compresenza casuale nella via di gay dichiarati in possesso di professionalità assai diverse, dall’avvocato al parlamentare, segno d’una co-munità ormai “matura”), ma era lasciata inutilizzata. Una potenzialità che quella sera è stata solo messa in azione, ma che sarebbe stata presente quella sera anche se non fosse successo nulla. Diciamo quindi che questo piccolo incidente a lieto fine ci ha mostrato cosa potremmo fare se imparassimo a ribellarci più
spesso.
Almeno a Milano, è finita l'epoca della gente che subiva senza reagire. Questa è un'altra novità post-World Pride di cui il movimento gay dovrebbe prendere atto.
l cretino che si fa fracassare il cranio e poi rifiuta di denunciare l'aggressore esiste ancora: non è certo spari-to. Ma la percentuale di persone non più disposte a fare i cretini è ormai significativa, e tale da fare la diffe-renza, e innescare un circolo virtuoso in cui, con l'esempio, mostrare anche al cretino che si guadagna di più a reagire che a subire.
Cosa succede in via Sammartini
Di Felix Cossolo
Per quasi dieci anni via Sammartini è stato un punto di riferimento della comunità omosessuale con l’apertura di negozi, bar, sauna e club Arci-Gay. Al contrario, con le istituzioni ci sono stati rapporti d’indifferenza. Più volte sollecitata, l’amministrazione comunale ha risposto che via Sammartini “non rientra nei loro piani di riqualificazione”. Inoltre, con la scelta di chiudere di notte l’attigua stazione centrale, la politi-ca comunale ha fatto sì che sbandati, tossici, spacciatori e delinquenti si spostassero nella gay street in pianta stabile, creando innumerevoli problemi di ordine pubblico, igienici e di relazioni sociali.
Lo scorso anno presentai esposti alle autorità competenti sulla difficile situazione che si stava verificando, inviai una lettera aperta al sindaco Albertini (che fu pubblicata sui quotidiani) ma non ebbi nessuna risposta. Al commissariato di via Schiaparelli, a cento metri dalla via gay, mi dissero che “la situazione non era con-trollabile”. Subii perfino atti teppistici sulla mia auto perché è nota la mia rigidità e intransigenza nei confronti della criminalità e sulla diffusione delle droghe.
Sollecitai anche l’Arcigay milanese per una presa di posizione che finalmente c’è stata, in ritardo, solo in questi giorni.
Tra le proposte avevo chiesto maggiore pulizia della strada, illuminazione adeguata, arredo urbano e pro-mozione anche turistica della via, come succede nelle più note vie gay del mondo e, perché no, chiusura al traffico automobilistico almeno la sera.
Sogni che si potrebbero realizzare se ci fosse un minimo d’interesse da parte delle istituzioni e della stessa comunità gay. Via Sammartini è a cento metri dalla stazione centrale e potrebbe essere un ottimo biglietto da visita per i turisti e per i milanesi.
Ma i miei sogni si sono interrotti a ottobre con ben tre interventi di polizia nel giro di una settimana. Ore bloc-cati all’”After Line”, pistole puntate, mani sulla nuca, serate perse e bottino magro perché, a mio avviso, i raid erano inutili se non per spazientire i nostri clienti, che per tre volte consecutive hanno dovuto, compreso il personale, farsi identificare. Io stesso ho dovuto consegnare fascicoli di carte e autorizzazioni contempora-neamente alla guardia di finanzia, all’annonaria e alla polizia, e il rapporto che mi hanno rilasciato sottolinea che nulla è emerso dagli accertamenti.
Certo se c’è una persona senza documenti o un extracomunitario senza permesso di soggiorno io non sono autorizzato a fare selezione all’ingresso, perché l’”After line” è un locale pubblico e rifiutando l’ingresso pos-so incorrere in reati penali.
Quello che chiedo all’ispettore di polizia, e che è mancato completamente, è il rispetto della nostra dignità di persone: siamo stati trattati come criminali e nonostante i magri risultati speriamo che in futuro ci sia un mi-nino di coordinamento tra i gestori dei locali e polizia, perché la tutela dei clienti e dell’ordine pubblico è nell’interesse di tutti.
Ringrazio Franco Grillini per il suo sempre pronto intervento, il giornale “Pride” e l’”Arcobaleno” per l’inizio di una collaborazione che certamente può dare un miglioramento della convivenza in via Sammartini, e tutti i gay che nonostante i disagi continuano a frequentare la via.
Per fare un’ultima precisazione, la questura ha comunicato di avere rinvenuto droga nel corso delle opera-zioni. In effetti nel bidone della spazzatura di un bagno dell’After, durante uno dei controlli, sono stati trovati due grammi di hashish. È pur sempre una droga, ma è sempre meglio specificare che non si tratta di dro-ghe pesanti e che il bottino di tre giorni di operazioni è stato appunto… due grammi di hashish. Per il resto tutto nella “norma”.
Vedremo il seguito e ve lo racconterò.
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