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“L’ordinazione di omosessuali è
assolutamente sconsigliabile e imprudente e, dal punto di
vista pastorale, molto rischiosa”.
Così si è espressa la
“Congregazione per il culto divino” nel porre il veto
all’ordinazione sacerdotale di persone dichiaratamente o
tendenzialmente gay.
Ma è una decisione saggia? Il racconto di un ex seminarista ce
la fa apparire semmai come un autogol.
Sono entrato in seminario da ragazzino. A quindici anni si
pensa davvero di poter cambiare il mondo; si vive credendo in
ideali e sogni che si radicano nel terreno vergine della
coscienza di un adolescente.
Dopo alcuni anni ho maturato sempre più il sogno di servire
gli altri, essere utile, riversare tutto il mio amore sul
prossimo.
Parallelamente la vita mi presentava e mi faceva conoscere
anche il rovescio della medaglia: la corruzione dell’ambiente
ecclesiale, il servilismo, le ipocrisie. Oltre a ciò, presto
anche la mia omosessualità ha comin-ciato a reclamare il suo
spazio. Credevo fosse possibile incanalarla in un generico
“amore verso gli altri”, ma in seminario ho trovato un terreno
più che fertile per sviluppare e promuovere questa mia
inclinazione.
Ho cominciato così un’estenuante guerra con me stesso:
rimorsi, sensi di colpa, paure, incertezze. Ho cerca-to di
appoggiarmi a qualche prete, che giudicavo più comprensivo e
paterno di altri, ma ne ho trovato solo condanne e freddezza.
Così, dopo alcuni anni è arrivato il primo stop:
allontanamento per “legittimo sospet-to” di omosessualità! Il
mondo mi è crollato un po’ addosso.
Ho così deciso di farla finita con questa macchia, di lavar
via dalla mia vita la mia inclinazione, come se fos-se origine
e causa di ogni mia sofferenza.
Dopo questo periodo, dopo aver dato prova di “virilità”, sono
rientrato in seminario. Ho così vissuto alcuni anni
completamente da “etero”, riuscendo a dissimulare, non senza
fatica, ogni mio desiderio e a reprimere ogni mia emozione. Ma
era una lotta estenuante.
Ho incominciato a vivere una doppia vita: ricercando nelle
saune, nei cinema e nei luoghi di battuage, picco-le e fugaci
emozioni. Vivevo nella paura di essere visto, riconosciuto da
qualcuno.
Di giorno ero il seminarista integerrimo, serio e preciso, la
notte diventavo il gay disinibito, spensierato ed
in-cosciente. Inutile dire che la mia vita era schizofrenica.
È difficile descrivere la degradazione, l’insicurezza, la
disistima, l’inquietudine che mi stringeva la gola in quel
periodo. Mi sentivo incatenato a situazioni che mi
costringevano a vivere nella menzogna e nell’ipocrisia.
Poi tutto è finito: dopo cinque anni di sofferenza la Chiesa
mi ha definitivamente chiuso la porta in faccia e sono stato
definitivamente allontanato. Tutto il mondo che mi ero
costruito è sparito: gli amici di una volta si sono dileguati,
i preti che incontro faticano a salutarmi né vogliono avere
nulla a che fare con me!
Ho avuto la più efficace dimostrazione di quanto sia ipocrita
un mondo che, a parole, si radica sulla carità, ma che di
fatto si serve della delazione, del sospetto e della
mediocrità per distruggere la vita degli altri. A-vrei potuto
restituire il favore: sarebbe bastato fare i nomi di chi mi si
era “accompagnato”, descrivere situa-zioni e luoghi, togliere
il velo di ipocrisia che protegge quel mondo. Non l’ho fatto,
perché avrei scombussola-to delle vite e fatto soffrire altre
persone.
Oggi sono felicemente gay, vivo con normalità e allegria la
mia condizione. Ho sofferto, e molto, per colpa di un ambiente
che non mi ha accettato, capito e amato. Una sola domanda mi
ha sempre accompagnato: per-ché? Perché tanta grettezza, tanto
livore, tanta inumanità? Perché tanta falsità, tante
omissioni, tanti silenzi?
Credo che la risposta ad ogni tipo di ipocrisia sia molto
semplice: per paura! Paura di andare contro, di ri-schiare, di
compromettersi, di sporcarsi le mani, di mettersi in
discussione, di anteporre la dignità della per-sona
all’inflessibilità della legge!
Come se non bastassero i fatti ora arriva anche la condanna
formale: “L’ordinazione di omosessuali è asso-lutamente
sconsigliabile e imprudente e, dal punto di vista pastorale,
molto rischiosa” (Congregazione per il culto divino).
La Congregazione per l’educazione cattolica inoltre si
appresta a consacrare questo principio con un docu-mento:
l’omosessualità diverrà formalmente motivo di non idoneità al
sacerdozio.
Non che questa sia una novità: nella realtà questo già
avviene, ma non lo si era mai detto ad alta voce e con questa
forza.
La lingua batte dove il dente duole? Forse, ma per un
cattolico accettare che un gay possa diventare prete significa
contraddire tutta una serie di definizioni che vanno a toccare
l’essenza stessa della Chiesa. Una Chiesa che, ricordiamolo,
dà un peso immenso alla morale, dimenticando di vivere la
propria vocazione alla carità perché troppo impegnata a
giustificare la propria bizzarra teoria sui profilattici!
Cosa succederà? Una caccia alle streghe, con tanto di
inquisizione (la chiameranno “consulto psicologico”),
persecuzioni, sospetti e delazioni. Non mi stupirebbe che si
richiedesse ai candidati al sacerdozio un “giura-mento di
integrità sessuale”.
Qualcuno sostiene che questo sia l’ennesimo cambio di rotta
vaticano sull’omosessualità, ma io credo che voltare la barca
senza bussola e in mare aperto non possa cambiare di molto la
situazione.
Altri ritengono che questa sia una prova di forza, un
coraggioso andare contro la “mentalità del mondo”, ma reputo
che ogni irrigidimento sia figlio dell’insicurezza, che a sua
volta ben si presta a generare totalitarismi oppressivi.
D’altronde discriminare, escludere e preservare una pretesa
purezza erano prerogative di un re-gime che pensavamo
tramontato da un pezzo!
Parlare di “sodomia” in questo ambito è come mettere sale su
una ferita aperta. Non possiamo nasconderci che essa sia
largamente diffusa fra gli ecclesiastici, ma ciò non mi fa
problema: sarebbe assurdo che a fare il moralista mi ci
mettessi io! Credo che sia possibile per un gay essere prete,
e a volte esserlo anche con successo! Perché un omosessuale
non potrebbe vivere in castità?
Ciò che non mi va giù è l’ipocrisia di chi di giorno ti
condanna e di notte ti frequenta! Chiariamoci: la Chiesa è
fatta di uomini, tuttavia non tutto è marcio, ma nella mia
piccola esperienza ho imparato quanto spesso lo Spirito Santo
sia tirato in ballo a paravento di opinioni personali,
interpretazioni arbitrarie e forzatu-re ideologiche.
Il problema è ben più serio: rende evidenti una serie di
contraddizioni che riguardano il rapporto fra Chiesa e mondo
moderno. Un sociologo francese, Emile Poulat, ha teorizzato
l’esistenza di uno scisma morale che ormai serpeggia in una
larga fetta del popolo cattolico. La maggioranza dei fedeli
non segue più le direttive morali della Chiesa, ritenute
lontane dalla vita, sorpassate da un punto di vista
esistenziale, incomprensibili alla morale comune.
Ma c’è di più: i preti stessi, nel segreto della loro
coscienza, non aderiscono più a leggi e a dogmi che giudi-cano
anacronistici, se non addirittura contrari al Vangelo!
Assistiamo così ad una profonda scollatura fra pensiero
ufficiale e opinione personale che, in ultima istanza scioglie
nel relativismo anche l’estremo tentativo della Chiesa di
presentarsi come l’ultimo dei pensieri forti.
Ma ad essere morta è un’intera visione della vita e della
persona che ha come base una filosofia incapace di rispondere
in modo esauriente alle istanze del mondo e ai bisogni
dell’uomo.
Quel che ci appare è una realtà sociale che dovrebbe parlare
di comprensione, fraternità ed amore e invece continua a
discriminare e dividere, promuove il sospetto, il pregiudizio
e un nuovo razzismo, per preservare casta e immacolata la
propria identità minacciata.
La Chiesa può essere una valida controparte per il mondo gay?
Personalmente credo di no. A mancare è il presupposto
fondamentale di ogni dialogo: il rispetto dell’interlocutore.
Un rispetto reale nasce dall’attribuzione di un valore a ciò
che l’altro è ed esprime. Invece ci si offre una comprensione
paternalistica, pietistica, che in fondo non è rispettosa
della nostra identità, è solo buonismo, moralistica pietà
verso un sofferente.
Io non mi sento affatto malato, non amo essere guardato con
compassione. Non voglio essere “tollerato”, desidero essere
rispettato, accettato in quanto persona, al di là del modo in
cui ho scelto di amare. Conti-nuano a dirci che un gay va
amato e rispettato “più degli altri”, ma allora perché non un
Giubileo degli omo-sessuali, perché nemmeno una piccola,
pallida, debole richiesta di perdono?
Predicare è facile, razzolare molto meno…
La Chiesa vuole
svuotare i seminari?
Di Franco Grillini
Evidentemente la Chiesa cattolica ha deciso di chiudere
“baracca”. È noto, a molti, che alcuni omosessuali sceglievano
il sacerdozio cattolico perché era l’unico mestiere che non
destava sospetti sulle ragioni del mancato matrimonio. Che gli
omosessuali nell’organizzazione religiosa cattolica siano più
che proporzionalmente rappresentati costituisce fatto di
dominio pubblico. Siamo pertanto stupiti che in periodo di
gravissima crisi di vocazione “l’azienda” vaticana decida di
privarsi di una parte consistente della propria manodopera
mettendo fortemente a rischio il pieno utilizzo degli
impianti.
Fuor d’ironia non possiamo non rilevare come ancora una volta
la gerarchia romano-cattolica risponda ai fe-nomeni della
modernità con le armi della crudele discriminazione, della
brutale esclusione, dello stigma so-ciale e culturale sugli
omosessuali che, in definitiva, costituiscono la più grande
minoranza del pianeta. Natu-ralmente, al suo interno, la
Chiesa cattolica può fare ciò che vuole dando, magari, di sé
il peggio.
Ciò che non è accettabile è che, come è successo anche il 5
dicembre alla Camera dei Deputati, la Chiesa romano cattolica
cerchi d’imporre attraverso la legge dello Stato il suo
moralismo anche a chi cattolico non è. Mi riferisco al voto
col quale sono stati assunti a tempo indeterminato i 21.000
insegnanti di religione roma-no-cattolica che costano allo
Stato tremila miliardi di vecchie lire, ogni anno.
In questo modo quella cattolica ridiventa religione di Stato
che si esprime attraverso la riproposizione dell’infausto
“stato etico”.
Donne e omosessuali sono vittime di questo sistema.
Sul piano storico non vediamo cosa di cristiano ci sia in
tutto ciò.
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