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IL MENSILE GAY ITALIANO          Numero 43 - Gennaio 2003
SEMINARIO NELLA GIOVENTÙ
di Davide Bollani

L’ordinazione di omosessuali è assolutamente sconsigliabile e imprudente e, dal punto di vista pastorale, molto rischiosa”.

Così si è espressa la “Congregazione per il culto divino” nel porre il veto all’ordinazione sacerdotale di persone dichiaratamente o tendenzialmente gay.
Ma è una decisione saggia? Il racconto di un ex seminarista ce la fa apparire semmai come un autogol.
    
Sono entrato in seminario da ragazzino. A quindici anni si pensa davvero di poter cambiare il mondo; si vive credendo in ideali e sogni che si radicano nel terreno vergine della coscienza di un adolescente.
Dopo alcuni anni ho maturato sempre più il sogno di servire gli altri, essere utile, riversare tutto il mio amore sul prossimo.
Parallelamente la vita mi presentava e mi faceva conoscere anche il rovescio della medaglia: la corruzione dell’ambiente ecclesiale, il servilismo, le ipocrisie. Oltre a ciò, presto anche la mia omosessualità ha comin-ciato a reclamare il suo spazio. Credevo fosse possibile incanalarla in un generico “amore verso gli altri”, ma in seminario ho trovato un terreno più che fertile per sviluppare e promuovere questa mia inclinazione.
  
Ho cominciato così un’estenuante guerra con me stesso: rimorsi, sensi di colpa, paure, incertezze. Ho cerca-to di appoggiarmi a qualche prete, che giudicavo più comprensivo e paterno di altri, ma ne ho trovato solo condanne e freddezza. Così, dopo alcuni anni è arrivato il primo stop: allontanamento per “legittimo sospet-to” di omosessualità! Il mondo mi è crollato un po’ addosso.
Ho così deciso di farla finita con questa macchia, di lavar via dalla mia vita la mia inclinazione, come se fos-se origine e causa di ogni mia sofferenza.
Dopo questo periodo, dopo aver dato prova di “virilità”, sono rientrato in seminario. Ho così vissuto alcuni anni completamente da “etero”, riuscendo a dissimulare, non senza fatica, ogni mio desiderio e a reprimere ogni mia emozione. Ma era una lotta estenuante.
Ho incominciato a vivere una doppia vita: ricercando nelle saune, nei cinema e nei luoghi di battuage, picco-le e fugaci emozioni. Vivevo nella paura di essere visto, riconosciuto da qualcuno.
Di giorno ero il seminarista integerrimo, serio e preciso, la notte diventavo il gay disinibito, spensierato ed in-cosciente. Inutile dire che la mia vita era schizofrenica.
  
È difficile descrivere la degradazione, l’insicurezza, la disistima, l’inquietudine che mi stringeva la gola in quel periodo. Mi sentivo incatenato a situazioni che mi costringevano a vivere nella menzogna e nell’ipocrisia.
  
Poi tutto è finito: dopo cinque anni di sofferenza la Chiesa mi ha definitivamente chiuso la porta in faccia e sono stato definitivamente allontanato. Tutto il mondo che mi ero costruito è sparito: gli amici di una volta si sono dileguati, i preti che incontro faticano a salutarmi né vogliono avere nulla a che fare con me!
Ho avuto la più efficace dimostrazione di quanto sia ipocrita un mondo che, a parole, si radica sulla carità, ma che di fatto si serve della delazione, del sospetto e della mediocrità per distruggere la vita degli altri. A-vrei potuto restituire il favore: sarebbe bastato fare i nomi di chi mi si era “accompagnato”, descrivere situa-zioni e luoghi, togliere il velo di ipocrisia che protegge quel mondo. Non l’ho fatto, perché avrei scombussola-to delle vite e fatto soffrire altre persone.
  
Oggi sono felicemente gay, vivo con normalità e allegria la mia condizione. Ho sofferto, e molto, per colpa di un ambiente che non mi ha accettato, capito e amato. Una sola domanda mi ha sempre accompagnato: per-ché? Perché tanta grettezza, tanto livore, tanta inumanità? Perché tanta falsità, tante omissioni, tanti silenzi?
Credo che la risposta ad ogni tipo di ipocrisia sia molto semplice: per paura! Paura di andare contro, di ri-schiare, di compromettersi, di sporcarsi le mani, di mettersi in discussione, di anteporre la dignità della per-sona all’inflessibilità della legge!
  
Come se non bastassero i fatti ora arriva anche la condanna formale: “L’ordinazione di omosessuali è asso-lutamente sconsigliabile e imprudente e, dal punto di vista pastorale, molto rischiosa” (Congregazione per il culto divino).
La Congregazione per l’educazione cattolica inoltre si appresta a consacrare questo principio con un docu-mento: l’omosessualità diverrà formalmente motivo di non idoneità al sacerdozio.
Non che questa sia una novità: nella realtà questo già avviene, ma non lo si era mai detto ad alta voce e con questa forza.
La lingua batte dove il dente duole? Forse, ma per un cattolico accettare che un gay possa diventare prete significa contraddire tutta una serie di definizioni che vanno a toccare l’essenza stessa della Chiesa. Una Chiesa che, ricordiamolo, dà un peso immenso alla morale, dimenticando di vivere la propria vocazione alla carità perché troppo impegnata a giustificare la propria bizzarra teoria sui profilattici!
Cosa succederà? Una caccia alle streghe, con tanto di inquisizione (la chiameranno “consulto psicologico”), persecuzioni, sospetti e delazioni. Non mi stupirebbe che si richiedesse ai candidati al sacerdozio un “giura-mento di integrità sessuale”.
  
Qualcuno sostiene che questo sia l’ennesimo cambio di rotta vaticano sull’omosessualità, ma io credo che voltare la barca senza bussola e in mare aperto non possa cambiare di molto la situazione.
Altri ritengono che questa sia una prova di forza, un coraggioso andare contro la “mentalità del mondo”, ma reputo che ogni irrigidimento sia figlio dell’insicurezza, che a sua volta ben si presta a generare totalitarismi oppressivi. D’altronde discriminare, escludere e preservare una pretesa purezza erano prerogative di un re-gime che pensavamo tramontato da un pezzo!
   
Parlare di “sodomia” in questo ambito è come mettere sale su una ferita aperta. Non possiamo nasconderci che essa sia largamente diffusa fra gli ecclesiastici, ma ciò non mi fa problema: sarebbe assurdo che a fare il moralista mi ci mettessi io! Credo che sia possibile per un gay essere prete, e a volte esserlo anche con successo! Perché un omosessuale non potrebbe vivere in castità?
  
Ciò che non mi va giù è l’ipocrisia di chi di giorno ti condanna e di notte ti frequenta! Chiariamoci: la Chiesa è fatta di uomini, tuttavia non tutto è marcio, ma nella mia piccola esperienza ho imparato quanto spesso lo Spirito Santo sia tirato in ballo a paravento di opinioni personali, interpretazioni arbitrarie e forzatu-re ideologiche.
Il problema è ben più serio: rende evidenti una serie di contraddizioni che riguardano il rapporto fra Chiesa e mondo moderno. Un sociologo francese, Emile Poulat, ha teorizzato l’esistenza di uno scisma morale che ormai serpeggia in una larga fetta del popolo cattolico. La maggioranza dei fedeli non segue più le direttive morali della Chiesa, ritenute lontane dalla vita, sorpassate da un punto di vista esistenziale, incomprensibili alla morale comune.
Ma c’è di più: i preti stessi, nel segreto della loro coscienza, non aderiscono più a leggi e a dogmi che giudi-cano anacronistici, se non addirittura contrari al Vangelo!
Assistiamo così ad una profonda scollatura fra pensiero ufficiale e opinione personale che, in ultima istanza scioglie nel relativismo anche l’estremo tentativo della Chiesa di presentarsi come l’ultimo dei pensieri forti.
Ma ad essere morta è un’intera visione della vita e della persona che ha come base una filosofia incapace di rispondere in modo esauriente alle istanze del mondo e ai bisogni dell’uomo.
 
Quel che ci appare è una realtà sociale che dovrebbe parlare di comprensione, fraternità ed amore e invece continua a discriminare e dividere, promuove il sospetto, il pregiudizio e un nuovo razzismo, per preservare casta e immacolata la propria identità minacciata.
 
La Chiesa può essere una valida controparte per il mondo gay? Personalmente credo di no. A mancare è il presupposto fondamentale di ogni dialogo: il rispetto dell’interlocutore.
Un rispetto reale nasce dall’attribuzione di un valore a ciò che l’altro è ed esprime. Invece ci si offre una comprensione paternalistica, pietistica, che in fondo non è rispettosa della nostra identità, è solo buonismo, moralistica pietà verso un sofferente.
Io non mi sento affatto malato, non amo essere guardato con compassione. Non voglio essere “tollerato”, desidero essere rispettato, accettato in quanto persona, al di là del modo in cui ho scelto di amare. Conti-nuano a dirci che un gay va amato e rispettato “più degli altri”, ma allora perché non un Giubileo degli omo-sessuali, perché nemmeno una piccola, pallida, debole richiesta di perdono?
Predicare è facile, razzolare molto meno…
  
 

La Chiesa vuole svuotare i seminari?

Di Franco Grillini

Evidentemente la Chiesa cattolica ha deciso di chiudere “baracca”. È noto, a molti, che alcuni omosessuali sceglievano il sacerdozio cattolico perché era l’unico mestiere che non destava sospetti sulle ragioni del mancato matrimonio. Che gli omosessuali nell’organizzazione religiosa cattolica siano più che proporzionalmente rappresentati costituisce fatto di dominio pubblico. Siamo pertanto stupiti che in periodo di gravissima crisi di vocazione “l’azienda” vaticana decida di privarsi di una parte consistente della propria manodopera mettendo fortemente a rischio il pieno utilizzo degli impianti.
Fuor d’ironia non possiamo non rilevare come ancora una volta la gerarchia romano-cattolica risponda ai fe-nomeni della modernità con le armi della crudele discriminazione, della brutale esclusione, dello stigma so-ciale e culturale sugli omosessuali che, in definitiva, costituiscono la più grande minoranza del pianeta. Natu-ralmente, al suo interno, la Chiesa cattolica può fare ciò che vuole dando, magari, di sé il peggio.
Ciò che non è accettabile è che, come è successo anche il 5 dicembre alla Camera dei Deputati, la Chiesa romano cattolica cerchi d’imporre attraverso la legge dello Stato il suo moralismo anche a chi cattolico non è. Mi riferisco al voto col quale sono stati assunti a tempo indeterminato i 21.000 insegnanti di religione roma-no-cattolica che costano allo Stato tremila miliardi di vecchie lire, ogni anno.
In questo modo quella cattolica ridiventa religione di Stato che si esprime attraverso la riproposizione dell’infausto “stato etico”.
Donne e omosessuali sono vittime di questo sistema.
Sul piano storico non vediamo cosa di cristiano ci sia in tutto ciò.
    
   

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