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IL MENSILE GAY ITALIANO                      Numero 36 - Giugno 2002

 VOCI DALL’ALTRA SPONDA

Di Massimo Basili 

Intervista a Roberto Galati


Gay come donne mancate, pedofili e assassini; lesbiche come giocattoli erotici… Roberto Galati, autore di “Kill killer”, fumetto edito dalla “prima casa editrice di fumetti del Veneto”, i gay non li disegna decisamente nel loro profilo migliore.
Della cosa abbiamo parlato con l’autore stesso: dalle risposte emerge come la disinformazione dei mass-media sul mondo gay, a furia di macchiette stereotipate, non sia mai innocua e, soprattutto, mai innocente. E che il coming out è l’unico modo per combatterla, presentando esempi di gay più vicini alla realtà.


Da dove viene lo spunto per la storia di “Kill Killer”, Dramma di un omicida omosessuale? In quell’avventura l’assassino, l’ispettore Doriana, è dipinto come il solito gay pervertito e criminale…
Siamo tutti persone: sia tra i gay che tra gli etero può esistere il “maniaco” della situazione. Nel n° 6 di Kill Killer il maniaco è gay, è vero, ma vorrei precisare che ho trattato questo tema sia in chiave positiva, sia negativa. Infatti Kitty Luger, la compagna di KK, va in un locale per lesbiche. Lei vive la propria sessualità in maniera libera, è molto più ambigua nelle scelte sessuali. Di KK salta fuori la mentalità di slavo ortodosso, anche di discriminazione verso i gay, non lo nego.

Quella storia è piena di cliché negativi sui gay, sulle lesbiche, sui transgender…
È negativa se guardiamo il punto di vista di KK, quello di un nazionalista russo ortodosso di oggi.
Nel locale KL dà invece un vero bacio lesbico, “diverso”… Lei rappresenta ideali di tolleranza, il punto di vista della realtà scandinava.

Certo, però l’omicida è gay, mentre la scena di amore saffico sembra fatto apposta per appagare l’appetito del lettore etero.
Può darsi. Diciamo che l’amore lesbico è più tollerato di quello gay. Io sono etero, ma non tutti gli etero digeriscono l’amore saffico: ho ricevuto critiche da parte di un certo cattolicesimo puritano di facciata.

Non è il bacio che mi disturba, ma il modo in cui è rappresentato. Diventa offensivo perché è evidente che non c’è conoscenza del mondo lesbico: quelle lesbiche sono finte.
Ammetto di aver usato un’immagine stereotipata. Non ho amici gay, non ne conosco di persona, almeno non credo. Però non mi sembra di aver fatto un discorso negativo sulle lesbiche. Non sono gay, non conosco quell’ambiente, sono stato costretto in parte ad idealizzare per costruire i personaggi.

Costretto, non mi sembra: bastava informarsi un po’ di più…
Non saprei come, né a chi rivolgermi. Dovevo andare a chiedere alla prima venuta: ”Scusa, sei lesbica?”.

Ovviamente no. Ci sono però decine di libri, di film, di fumetti, di siti Internet dove sia possibile saperne di più sul mondo omosessuale. Siamo pur sempre nel 2002!
Sì, ma questo vale per l’Italia. Immagino che, lavorando per un certo tipo di rivista, tu sia… diciamo… omosessuale…

Certo.
Ecco, vorrei vedere te a vivere in città come San Pietroburgo, o Belgrado!

La storia è ambientata a Venezia, non a Mosca. L’assassino, Doriana, è italiano.
Ho anche tratteggiato maniaci etero. Se c’è discriminazione, è perché KK odia i maniaci, la sua mentalità di slavo ortodosso lo porta a discriminare i gay. Credo di aver avuto il coraggio di manifestare queste idee, di farlo in maniera realistica, a differenza di altri autori.

A parte KK e KL, in quella storia c’è anche, però, la figura del titolare della boutique d’abbigliamento, rappresentato come il classico ometto gay remissivo (con l’orecchino!). Viene fuori un altro personaggio gay negativo, peraltro inutile ai fini narrativi.
Ammetto di aver idealizzato moltissimo i personaggi gay, ma è quello che so di loro, non potendo purtroppo avvicinarmi a quel mondo. Ad esempio, non ho amicizie nel mondo neonazista, però nel n. 3 KK si trova a dover combattere con gruppi terroristici arabi e nazisti.

In quel caso, come hai fatto a scrivere la storia?
Mi sono documentato, leggendo i giornali, dei libri…

Allora bastava documentarsi anche sui gay.
Non so che tipo di documentazione avrei potuto trovare. Nel 2000 ho visto in tv la marcia del Gay Pride, ma questo è successo dopo aver scritto la storia. Ricordo un ciclo di trasmissioni televisive degli anni Ottanta, se non ricordo male s’intitolavano Notte misteriosa, che parlavano di questi locali gay, lesbo, sado-maso…

Nel frattempo, però, di acqua sotto i ponti ne è passata!
Mi sono basato sulla mentalità di quel tipo di trasmissione: negli anni Ottanta i gay erano visti come degli esseri ancestrali, quasi degli alieni. A quei tempi, parlare di omosessualità era come parlare del maligno. Personalmente, ho avuto a che fare solo una volta con dei gay: l’anno scorso, al bar, d’estate, la mia ragazza mi presentò questi due suoi amici. Non mi ero accorto che fossero gay, per me è stata una sorpresa. I gay li avevo sempre visti come uomini effeminati, del tipo alla (lo dice facendo il verso, ndr) “Ciaaao, come stai, bello?”. Parlando con quei due sono rimasto stupito: non sembravano gay, non avevano la camicia rosa o i capelli tinti come mi aspettavo. Pensavo, come si vede nel film Il vizietto, che gli omosessuali fossero dei tizi che riconosci subito quando entri in un locale…

La tua idea sui gay, nel frattempo, è cambiata?
Io distinguerei tra omosessualità e omosessuali come persone. Sui gay non ho nulla da dire, sono esseri viventi: se non mi fanno del male, non posso averli contro. 
Sul discorso omosessualità, invece, riconosco da parte mia un po’ d’intolleranza. Io sono battista luterano, osservo i dettami della Bibbia, quindi ho una visione rigida della sessualità. Avrai presente la vicenda di Sodoma e Gomorra… Essendo cristiani, dobbiamo, seguire le leggi che Dio c’impone. Per quanto possa dispiacere alle persone “diverse”, noi condanniamo l’omosessualità, che è un peccato contro Dio e contro la natura stessa dell’uomo. Però distinguo tra il peccato e la persona che lo compie, quindi non condanno te, ma la realtà in cui vivi.

Al di là dei divieti religiosi, che riguardano solo chi è credente, quale dovrebbe essere l’atteggiamento di uno Stato laico nei confronti dei gay? In particolare, mi riferisco alle leggi sulle coppie di fatto e sulle adozioni.
Questo è un discorso che riguarda il legislatore italiano. Adesso abbiamo un governo liberale e democratico di destra, non so se e come affronterà la questione. Non mi pare, in ogni caso, che il precedente governo di sinistra si sia occupato molto dei gay… Non nascondo che la mia scelta vada a destra, al mondo liberale, mentre in passato ero legato all’Msi di Almirante.
Sul discorso del matrimonio tra gay, non so che dire, ma sono assolutamente contrario alle adozioni: io credo che per crescere dei figli ci voglia il rapporto tra uomo e donna. Tu pensa solo al disagio per un bambino essere figlio di due padri…
Da etero ti dico: vivi la tua omosessualità liberamente, dato che non abbiamo un regime di destra estrema che te lo possa vietare, ma il mio consiglio è di lasciar perdere l’adozione! Non credo che tu e il tuo compagno siate all’altezza di educare un figlio.

Torniamo al fumetto. Una delle caratteristiche di questa forma di comunicazione, rispetto all’immediatezza della tv, ad esempio, è che permette un notevole approfondimento degli argomenti affrontati. Secondo me, invece, le tue storie peccano assai di superficialità.
Con le mie storie ho voluto evidenziare i pericoli della società attraverso la figura del maniaco. Vorrei ricordare il leggendario n. 1 di KK, Lascia stare i bambini, che affrontava il dramma della pedofilia. Che sia un male malsano, siamo d’accordo tutti, no?

Dipende da cosa intendi col termine “pedofilia”.
Intendo la violenza sessuale di un adulto nei confronti dei bambini, ma anche la violenza psicologica di chi induce in tentazione un bambino portandolo verso un mondo sconosciuto come quello della sessualità. KK è il primo e unico fumetto sui pedofili: la saga inizia con il protagonista che ammazza a colpi di pistola il pedofilo che ha violentato sua figlia.
La storia è nata in seguito a quella vicenda del bambino violentato e ucciso qualche anno fa in Umbria: rimasi molto colpito dal padre quando andò in tivù a parlarne. Intervenne anche quello scrittore gay…

Aldo Busi?
Esatto, proprio lui: fece un discorso che non mi piacque affatto, sembrava quasi difendesse la pedofilia!
Ho pensato spesso che se fossi stato il padre di quel bambino, non mi sarei limitato a veder processare l’assassino da un tribunale, ma avrei trovato in me la forza di ucciderlo con le mie mani.

Non credi, però, che si faccia parecchia confusione tra omosessualità e pedofilia? Proprio la storia che citi, Lascia stare i bambini, ne è un esempio clamoroso.
Il problema è che abbiamo dei giornalisti cretini, preoccupati solo di assecondare il proprio editore o il partito di riferimento: per questo fanno confusione quando danno una notizia.
Ammetto di essere caduto in fallo, di aver identificato l’omosessualità con la pedofilia, il gay col maniaco.

Quella storia, ora, la scriveresti in modo diverso?
Sicuramente affronterei il tema della pena di morte per i pedofili. Se fossi un legislatore, le condanne a morte per loro fioccherebbero come non mai… Per me la sessualità vuol dire libertà solo tra persone adulte, se no diventa corruzione. La pedofilia è il vero male del Duemila. Nessuna tolleranza, quindi.

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