ClubClassic.net - Gay Web - Home

 
GayGate - gay web community
Entra nella web community, con schede e foto
di tutti gli iscritti.


Live Broadcast:
guarda i filmati del club.


 

Home

 

 

L'avvocato

Erodoto Espero - La vacanza 


Edmondo stava per uscire dall’ufficio per tornarsene a casa, squillò il telefono. Erano le otto e mezza di sera, a quell’ora non telefonava mai nessuno, solo Laura lo chiamava a quell’ora. Anche lei stava in ufficio fino a tardi e a volte prima di rientrare a casa lo chiamava. 
“come stai?” lei gli chiese.
“solita vita.”
“puoi prenderti la vacanza ad aprile?”
“penso di sì, anzi di sicuro.”
“Andiamo assieme una volta in vacanza?
Andiamo assieme in vacanza e facciamo una vacanza tranquilla?”
“Sì può anche fare, hai qualche idea?”
“Marocco, voglio farmi 15 giorni in Marocco. Ci sono molte cose belle da vedere in Marocco.”
Laura se andava in Marocco era per acchiappare cazzi, a lei piacevano molto quelle appendici maschili però dovevano essere nere o per lo meno molto scure. 
Quella zona era una pacchia per Laura, lei sarebbe stata nel suo, lei sarebbe andata a caccia di carne e lui sarebbe andato per monumenti. Ma forse non era così, Laura non aveva mai fatto la richiesta di una vacanza assieme, i cazzi suoi se li era sempre fatti da sola, salvo poi raccontargli brevemente i fatti più curiosi.
Per gli abitanti della loro città erano amanti, era risaputo che ci fosse un idillio tra di loro che durava da sempre ma che di fatto non sfociava mai in un matrimonio perché loro due volevano godersi la vita. Su come si godessero la vita si facevano le congetture più stravaganti. Una di queste era che Edmondo avesse una tresca con la moglie di un pezzo grosso e che Laura invece avesse un amante americano, e si mormorava che, mancanza degli amanti clandestini che potevano vedere raramente, si consolassero tra di loro due. Era un coppia sulla quale si era sbizzarrita la fantasia di quelli che non hanno altro di meglio cui pensare nella vita e che debbono trovare una ragione a tutto, in qualsiasi modo sulle azioni degli altri. Ogni tanto arrivava qualche ipotesi nuova, ma finiva sempre per naufragare perché mancava qualsiasi indizio, e si tornava alle ipotesi vecchie che pure non avevano indizi ma per lo meno erano consolidate nel tempo. 
Non si erano mai sfiorati con un dito, la loro era una relazione di pure copertura. Ognuno si faceva i fatti suoi, lei i suoi negrazzi e lui quello che gli pareva ma anche Laura non sapeva nulla della vita privata di Edmondo, anche lei pensava che avesse relazioni con donne sposate con pezzi grossi. Lui glie lo aveva lasciato credere, non aveva mai confermato né smentito. Tutto il mondo pensava che facessero le vacanze assieme ma in effetti partivano ed arrivavano assieme, ma non si erano mai visti per tutta la vacanza, ma questo non lo si poteva sapere. Nonostante questa messa in scena resisteva le leggenda che avessero degli amanti clandestini di alto rango.
Ora Laura invece voleva proprio fare la vacanza assieme, per la prima volta, non aveva mai fatto una richiesta simile.
Non era mai successo. Lei andava magari in Indonesia e lui a Parigi, lei in Costa d’Avorio e lui in Florida, ma tutti erano convinti che fossero stati assieme, invece si erano salutati all’aeroporto e si erano rivisti all’aeroporto o in un albergo vicino all’aeroporto. Era una commedia che durava da anni, ognuno dei due aveva coperto la sua rispettabilità con questa commedia ed ognuno si era fatto le sue overdosi di divertimento e di sesso per i fatti suoi. Compravano i biglietti in un due agenzie diverse, lontanissime di là, era impossibile sapere che cosa facessero a meno di seguirli appositamente fino all’imbarco sull’aereo. 
Era rimasto spiazzato dalla richiesta di Laura di fare una vacanza assieme.
Lei insistette:
“dopo tante vacanze separate, io avrei voglia di fare un viaggio assieme per il piacere di stare assieme, se vuoi andiamo da un’altra parte, dove vuoi tu. Facciamo una vacanza per noi due. Io non vado con nessun indigeno e tu non ti porti nessuna lei.”
Laura era proprio convinta che lui si incontrasse all’estero con una amante, l’ultima frase lo comprovava. 
“Se ti va di rinunciare alla tua lei per una volta, ovvio, magari non per tutta la vacanza.” Puntualizzò Laura.
“mi va, certo, non c’è mai stata nessuna lei. Mi va una vacanza tra amici.”
Laura ammutolì quando lui affermò che non c’era nessuna lei, anche lei era rimasta spiazzata. Non avevano mai parlato delle vacanze di Edmondo, ma aveva immaginato che avesse qualcuna, per forza doveva esserci qualcuna.
Lui si stupiva invece ancora di più della richiesta di Laura, lei che aveva cercato il cazzo per tutto il mondo in tutte le fogge, purché fosse di colore ovviamente, ora voleva una vacanza casta e pura assieme ad un amico.
Doveva essere successo qualcosa, Laura aveva 44 anni ed era in ottima salute, almeno così lui sapeva, aveva tanti soldi di famiglia, faceva l’avvocato dei minori per filantropia più che per soldi, non c’erano ragioni per cui le dovessero venire meno i grandi desideri dei sensi. 
Avevano già parlato di prendersi un mese di vacanza ad aprile, si erano programmati le udienze strategicamente per avere aprile libero tutti e due, ma ognuno al solito avrebbe dovuto farsi i fattacci suoi. Doveva essere successo qualcosa, c’era qualcosa che non gli combinava.
Gli venne in mente il volto di Laura l’ultima volta.
“mi va bene di fare un viaggio assieme per la prima volta, ma tu stai bene?”
“sto benissimo, ma avrei voglia di un po’ di amicizia, il sesso da solo, nudo e crudo mi stanca, incomincio a diventare vecchia forse.”
“vuoi che facciamo cena assieme? Così parliamo un po’.”
“Andiamo dove vuoi.”

Avevano fatto cena assieme al ristorante. Erano due settimane che non vedeva Laura, lei stava bene ma era visibilmente dimagrita, non moltissimo ma in modo evidente, specialmente il volto. Già 15 giorni prima la aveva trovata un po’ smagrita, lui aveva fatto l’occhio a quel tipo di smagrimento, ma ora era evidente.

Anche mamma quando 4 anni prima aveva preso il cancro, era dimagrita di volto e lui se ne era accorto così.
Anche papà. Era la prima volta che in casa uno prendeva in cancro. Lui aveva 17 anni, era stato dai nonni 4 settimane, quando era tornato aveva detto: “papà sei dimagrito.” Papà era medico, aveva capito al volo, si era fatto controllare subito e gli avevano diagnosticato il cancro. 
Tre anni dopo aveva visto dimagrita Elisa, la sorella, quando era arrivato dall’università, si era preso paura, la aveva portata lui stesso a fare esami, aveva lo stesso tumore di papà, aveva fatto la stessa fine rapida a soli 24 anni. E quattro anni prima era successo con mamma. Ormai aveva fatto l’occhio a questo.

Ora Laura lo aveva preoccupato. 
“faresti bene a farti fare un controllo, alla nostra età è bene farlo.”
“Hai qualche suggerimento da darmi?”
“Vai alla clinica …. Sono convenzionati e paghi qualche supplemento per la camera singola ma sono molto bravi e veloci e non ti fanno perdere tempo, ti fanno tutto in un fine settimana al massimo due. Se vuoi ti faccio la prenotazione subito per questo fine settimana, conosco bene il direttore.
Quelli al fine settimana lavorano a pieno ritmo per noi professionisti, hanno anche la risonanza magnetica, anzi ne hanno due. Se c’è qualcosa da vedere con la risonanza lo vedono subito.”
Laura non aveva fatto resistenza, aveva accettato di farsi ricoverare al fine settimana senza porre nessuna difficoltà. Era rimasto stupito, allora anche lei presumeva qualcosa.
Era rimasto in città quel sabato e domenica, temeva che qualcosa succedesse. Al sabato pomeriggio lo chiamò il direttore e gli chiese quali famigliari, parenti o amici avesse Laura. Lei non aveva nessuno: figlia unica, non sposata, padre morto, mamma con l’Alzheimer, praticamente c’era solo lui, l’amante putativo che tutto era eccetto che l’amante.
“Ci sono solo io praticamente, sua madre non è più lucida da mesi, morbo di Alzheimer.
C’è qualcosa di grave?”
“Ha alcune di metastasi alle ossa, molto piccole, ma ora abbiamo fatto la risonanza e ne abbiamo individuata una al fegato.”
“Che succederà?”
“da 1 a 4 mesi di vita, ma 4 sono veramente tanti.
Cosa facciamo? Glie lo diciamo?”
“Se siamo sicuri, direi di sì, è inevitabile che sappia.”
“Siamo sicuri purtroppo, anche la bilirubina è già più alta del normale, le vie biliari hanno qualche ostruzione, sono tumori veloci.
Le parla lei?”
“secondo me è giusto che le parliate voi, io non dovrei neppure sapere quello che lei mi sta dicendo. La ritengo una persona equilibrata comunque, saprà reagire in modo giusto.”
“Anche noi pensiamo che sia giusto che le parliamo noi.
Noi le parleremo ma dovrà arrivare subito dopo qualche persona cui lei sia affezionata.”
“Sono d’accordo, io prendo subito la macchina ed arrivo in meno di un’ora, in ogni caso sarei venuto di lì a poco.”
Gli venne da piangere, per la prima volta sentì tenerezza verso Laura, per lui era solo sempre stata una con cui si coprivano reciprocamente, ma si accorse che era la persona della sua vita quotidiana con cui avesse da più tempo dimestichezza, con cui fosse naturale e sincero.
Non sarebbero arrivati ad Aprile probabilmente, quel viaggio assieme non sarebbe mai stato fatto, erano a fine gennaio.
Ma questo non era il problema, Laura aveva la morte ad un passo ed era veramente sola. Si precipitò nella clinica, lui era l’unico traballante riferimento per lei.
Lei gli ripeté quello che lui già sapeva, ma era serena, l’unico dispiacere che aveva era quello di lasciare alcune cause di minori che aveva tanto a cuore in sospeso, quelle erano il suo unico attaccamento alla vita. 
“Mi affianchi in questi tempi e poi seguirai tu queste cause quando non potrò più seguirle ossia molto presto.”
“certo, va bene.”
“e poi ti chiedo se ti va di starmi vicino in questo finale…. Non ho altri, lo sai. I parenti sono lontani e ci vediamo molto raramente, sono anni che non vedo più i miei cugini.”
“Ti starò vicino, mi rendo conto della tua situazione, anche io sono solo come te.
Mi sta bene di starti vicino, sono 18 anni che ci frequentiamo, ci conosciamo bene se non altro. E poi mi onora la tua richiesta di volermi vicino.”
“Nel mio testamento ti farò ripagare di tutti gli oneri che avrai sostenuto per me e ti farò procura in modo che quando sarò incapace tu possa provvedere a mio nome.”
“la procura me la darai quando sarà necessario.”

*** 

Aveva accompagnato Laura a casa quella sera, aveva dormito da lei, per la prima volta. Lei aveva ancora fatto due udienze, una al martedì ed una al mercoledì e poi era di nuovo entrata in ospedale perché era diventata itterica, e non ne era più uscita. 
Aveva passato due mesi con lei, tutte le volte che poteva era con lei. Si era presa una stanza singola grande con due letti, spesso lui dormiva la vicino a lei al pomeriggio. Al sabato e alla domenica passava almeno mezza giornata con lei. Avevano parlato di tutto, della loro vita, si erano detti tutto quelli che non si erano mai detto prima. 
Era diventata debolissima, parlava con un filo di voce ma non aveva mai avuto dolore, erano stati bravi per quello, avevano sempre parlato serenamente, e quando lei non poteva più parlare, parlava lui della sua vita e lei era contenta di ascoltare la sua vita. Le aveva raccontato tutto di sé, quali fossero le storie che si faceva in vacanza e non. Laura sovente insisteva perché non perdesse tutto quel tempo con lei, si preoccupava della sua vita, ma lui voleva restare, sapeva che la avrebbe avuta per poco e mai come allora si erano voluti bene.
Erano stati due mesi bellissimi nel suo ricordo.
Lei gli aveva fatto le raccomandazioni:
“Io almeno adesso ho te, sono fortunata, se capitasse a te ora, non so chi avresti e non avresti nemmeno più me.”
“Non avrei nessuno.”
“Non devi stare solo, anche tu hai i tuoi anni, siamo più fragili. Trovati la scarpa per il tuo piede, puoi ancora riuscirci.
Non stare a guardare quello che dice la gente, la vita è tua.”
Lei si preoccupava di lui tutti i giorni, della sua solitudine, del suo lavoro, del suo umore, non voleva che perdesse tutto il suo tempo libero con lei, ma lui voleva stare con lei tutto il tempo che poteva, da lei sul letto di morte stava prendendo molto.
“Ti raccomando le mie cause, sono quasi sempre pagata come avvocato di ufficio, non prendi molto ma neppure poco, se hai troppe spese ci penso io…ti lascio qualcosa.”
“mi deve bastare quello che mi danno.”
“Ma devi seguirli anche dopo, cerca sempre di farli affidare a qualcuno, se tornano in famiglia tutto torna come prima, ma ho visto che se vengono affidati a delle persone serie che siano molto lontane da dove abita la loro famiglia, vengono recuperati. Non è facile trovare chi si prenda in affido un sedicenne che ha fatto dei reati, ma ci sono delle persone che lo fanno. Di solito non se li prendono in casa, ma li seguono. Così va bene di solito, meglio che quando li hanno in casa. 
È meglio che abbiano la loro casa cui debbono badare, li rende responsabili.”
Lei era vissuta per i suoi delinquentelli, glie ne aveva parlato tutti i giorni, fino a quando aveva potuto parlare, lei aveva il suo motore della vita là, poi andava a prendere i cazzi nel mondo della razze multicolori, ma quello era un di più, ed era l’unico modo con cui riuscisse ad erotizzarsi e ad avere un orgasmo. E in casa sua si potevano avere amanti fin che si voleva purché fossero di pura razza ariana e con sangue per lo meno tendente al blu. Edmondo appunto andava bene da esibire come amante.
Mentre era in ospedale era pure morta sua madre, Edmondo si era preoccupato dei funerali e di avviare la successione, Laura non aveva sofferto la cosa, sua madre non la riconosceva più da oltre un anno. 
I lavori in corso

Era arrivato il mese di aprile, ma Laura era morta il 19 marzo. Edmondo ad aprile aveva tutta l’agenda libera e pure quella di Laura libera, ma non se la sentiva di andare in giro per il mondo da solo come aveva sempre fatto. 
Aveva scelto di rimanere nella sua casa al mare. Laura aveva lasciato tutto a lui, ma gli aveva detto a voce che voleva lui continuasse ad occuparsi dei minori, e lui lo avrebbe fatto: tra quello che aveva di suo e quello che gli aveva lasciato lei poteva anche vivere di rendita, ma avrebbe esaudito il desiderio di Laura, si sarebbe occupato solo più di minori, avrebbe incassato solo più come avvocato di ufficio, ma avrebbe preso tutte le cause di minori che gli fossero arrivate, per principio.
Ci sarebbero voluti due o tre anni per portare a termine le cause sue civili che aveva in corso, ma non ne avrebbe assolutamente più prese di nuove.
Era arrivato nella casa al mare la sera tardi, si era svegliato di primo mattino, aveva studiato alcuni fascicoli di Laura, e poi era uscito per spedire un fax. Era andato fino all’ufficio postale, era il posto più vicino dove fosse possibile fare un fax. L’ufficio postale era di fronte alla stazione ed aveva osservato mentre andava alla posta che c’erano dei camioncini e degli operai che andavano e venivano dai camioncini ai binari. 
Dopo che aveva spedito il fax aveva solo più da ammazzare il tempo per tutta la giornata. 
Aveva un mese di aprile da ammazzare tutto, ed anche i primi 6 giorni di maggio. 
Così per curiosità volle andare a vedere che cosa succedesse, glie ne fregava meno di niente, ma, visto che aveva null’altro da fare, decise che poteva togliersi lo sfizio osservare che cosa stesse succedendo. Quando era piccolo, d’estate andava in campagna nella casa dei nonni paterni. Bastava che passasse un camion che vendeva qualcosa ed accorreva tutto il paese in massa in piazza a vedere che cosa ci fosse. Non avevano di meglio da fare e a cui pensare, lui quella mattina era esattamente come loro. Probabilmente non avrebbe capito assolutamente nulla di quello che stavano facendo, ma si sentì attratto ad andare a vedere il cantiere.
Lui passò dalle vie aperte al pubblico, non attraverso i varchi nei recinti delle stazione che si erano aperti quelli del cantiere, entrò perciò nella biglietteria. Per puro caso entrò proprio assieme ad un giovanottone tedesco che domandò informazioni ai ferrovieri che si vedevano attraverso la vetrata seduti davanti al solito quadro luminoso sinottico che fa tanto stazione. La biglietteria era già stata soppressa, un grosso cartello lo segnalava, ma c’erano ancora due ferrovieri per turno per manovrare gli scambi dal banco di comando. Il giovanotto guardò il cartello senza capire nulla, incominciò in tedesco, poi passò all’inglese, tentò con un francese un po’ grezzo. Loro furono gentili ma dissero in italiano che loro non sapevano lingue e si scusavano. C’era un terzo personaggio che sembrava giovane che non aveva la divisa da ferroviere ed era sulla soglia della sala. Il ferroviere più anziano si rivolse a quello:
“vedi un po’ che lingua parla e che cosa vuole quello lì.”
Il terzo personaggio venne vicino al vetro, ci furono due scambi di battute in inglese, e poi conversarono in tedesco per alcuni minuti, il terzo personaggio nella sala parlava tedesco fluente. Appena finito di dare informazioni prese una busta che i ferrovieri gli porsero e si avviò fuori della stanza verso i binari. Doveva anche conoscere orari ed altro. Era giovane, secondo Edmondo era sui 30 anni, era anche un bell’uomo, ma era vestito in modo assolutamente semplice. L’avvocato chiese ai ferrovieri chi fosse: era l’ingegnere direttore dei lavori della ditta che aveva l’appalto per modificare l’impianto di segnalamento. Gli spiegarono che alla fine di detti lavori tutta la stazione sarebbe stata sorvegliata e comandata da una sala comandi che era 45 chilometri a sud e loro sarebbero stati destinati ad altri incarichi ed i più vecchi prepensionati. Sarebbe stato così per tutta la linea: da un posto solo avrebbero controllato le stazioni disposte su di un territorio che si estendeva per una lunghezza di 110 chilometri.
“e chi avrà bisogno di informazioni?”
“è quello che ci chiediamo anche noi. I nostri grandi capi ci hanno detto che non dobbiamo più parlare con il pubblico, così il pubblico si abitua. Ma come potremmo? Siamo qui in vista, che senso avrebbe rifiutarci? E che cosa vuole dire il pubblico si abitua? Che cosa si fa per abituarlo? Non si risponde?
Anzi adesso fino a che Paolo sarà qui daremo informazioni in tutte le lingue del mondo. A forza di chiamarlo quando c’è qualche mangiapatate che non sa l’italiano ora sa gli orari meglio di noi. 
Poi quando avremo finito quest’impianto andremo tutti a fare i bagni e a pescare. Anche Paolo, pare, ma è un vero peccato mandare a pescare una testa come la sua, ma almeno saremo in buona compagnia.” 
Concluse uno dei due con acrimonia e con una nota di simpatia per Paolo. 
Edmondo memorizzò che l’ingegnerino si chiamava Paolo. 
In ogni dove sentiva parlare di gente che perdeva il posto, perfino due suoi compagni di liceo che erano ingegneri si erano trovati disoccupati ed avevano dovuto mettersi a fare altri lavori: uno si era preso un tabacchino e l’altro un negozio di pasta fresca. Eppure erano tutti e due menti brillanti, erano bravissimi al liceo e di erano laureati tutti e due con la lode. Un giorno sarebbe poi anche toccato agli avvocati forse, ma non gli faceva paura per il mancato guadagno, ora avrebbe potuto vivere anche senza lavorare, ma il pensiero di avere nulla da fare, di non avere nessun impegno, lo spaventava. Era al primo giorno di un periodo di ferie e già aveva paura di non sapere che cosa fare, di mettersi a pensare troppo.
Attraversò la sala di attesa che faceva anche da corridoio verso i binari per vedere i lavori. Sul marciapiedi del secondo binario c’era un po’ di gente, probabilmente c’era un treno in arrivo. Una ragazza chiedeva informazioni in inglese all’ingegnerino che lo parlava come se fosse la sua lingua. Era la seconda lingua che parlava bene, annotò mentalmente.
Una anziana coppia, certamente pensionati in vacanza, parlarono in francese ad un ferroviere che incontrarono sul marciapiedi, quello indicò loro l’ingegnerino che parlò tranquillo in francese e poi si diresse verso il piazzale che era di fronte alla stazione, oltre i binari. 
Edmondo con gli occhi guardò gli operai che lavoravano ma non gli dicevano nulla i lavori che si stavano facendo, non ne capiva assolutamente il senso, vedeva degli operai che svolgevano delle gigantesche bobine di cavo nero e lo posavano lungo i binari, si chiese per un istante dove lo avrebbero fatto passare, c’erano un sacco di bobine vuote sul piazzale, dovevano già averne sistemato molto, ma non si vedeva ombra di cavo eccetto quello che stavano maneggiando allora. Cercò di capire dove avrebbero fatto passare i cavi, da qualche parte avrebbero pure dovuto farli sparire come avevano già fatto sparire gli altri di cui restavano le gigantesche bobine vuote, ma la sua mente si rifiutava di analizzare oltre una questione che era completamente avulsa dalla sua vita, dai suoi interessi. 
Il giovane ingegnere aveva parlato per una decina di minuti con degli operai sul piazzale, li aveva aiutati a caricare a mano con l’aiuto di un piano inclinato una di quelle bobine gigantesche su di un camioncino e quindi era andato a sedersi nella sala di aspetto deserta a leggere il giornale. Edmondo entrò in sala di aspetto anche lui come per uscire e guardò il giornale che aveva in mano: era in spagnolo. Là il posto era turistico e si trovavano giornali di molte lingue ma quello era un italiano di 30anni o forse qualcosa di più ora che lo vedeva da vicino, che era ingegnere e conosceva almeno 4 lingue quindi.Aveva la curiosità di conoscere il personaggio, era un bell’uomo, ma non era quello che lo spingeva, lui non si sarebbe mai azzardato a cercare un uomo, ma lo avevano colpito le sue conoscenze delle lingue, il suo portamento, la sua disponibilità: era ingegnere ma si era messo a fare il manovale con gli operai. 
Gli era sembrato un personaggio eccezionale, decise di attaccare bottone con lui, voleva conoscerlo.
”buongiorno:”
“buongiorno.”
“lei che è il direttore dei lavori, così mi hanno detto.”
“Sì, per ora sono io.”
Mentre stava per attaccare bottone entrò una donna sui 60 che li interruppe e chiese:
“scusate è già passato il diretto per ….”
“passa tra mezz’ora, sul primo binario, ma aspetti pure qui ora devono passare due rapidi ed un merci sul primo.”
Paolo sapeva tutto a forza di fare informazioni in lingua.
“oh grazie, grazie! 
Prima viaggiavo con mio marito, lui sapeva sempre tutto, ora che sono sola mi sento proprio fuori dal mondo. È brutta la vita se si è soli dopo una certa età, è brutto sempre essere soli, ma da vecchi è impossibile, si è troppo fragili sia fisicamente che nei sentimenti.”
“non avete avuto figli?” le chiese Edmondo.
“purtroppo no, sono proprio sola.”
Era impressionante, una persona che denuncia la propria solitudine a due estranei appena incontrati doveva essere disperata.
Si sedette in sala d’aspetto, aveva tempo, ma sembrava che non le importasse nulla del tempo. 
Edmondo aveva rinunciato ai discorsi che voleva fare con l’ingegnerino, quella denuncia di dolore lo aveva indotto ad un rispettoso silenzio.
“non posso più vedermi in quella casa da sola, vado fino in città tanto per andare da qualche parte. Quando sono sola in casa, penso che sarò sempre sola, vedo solitudine e tristezza davanti a me.
Ogni giorno davanti a me è sempre un peso senza nessuna soddisfazione.
Ma anche in città sono sempre sola, cammino da sola, soltanto che non sono in casa.
Quando si è soli si sa che qualunque cosa ci capiti nessuno penserà a noi, prima quando c’era mia madre bastava che io avessi la minima tristezza e lei se ne accorgeva, anche quando era molto vecchia, non poteva fare nulla ma sapevo che avevo vicino una persona che mi capiva, che mi consolava. Ora qualsiasi cosa che mi capiti nessuno se ne accorge.”
Interruppe il discorso a causa del fragore dovuto al passaggio di un treno merci. La porta della sala di attesa era spalancata ed il rumore del merci copriva ogni voce. Riprese quando il treno fu lontano: 
“Molta gente non sa che cosa voglia dire essere soli. Bisogna provarlo. Io ho curato mia madre fino a quando è morta a 91 anni e poi sono rimasta sola.”
“ma il marito?” le chiese Edmondo.
“lui è morto che io avevi 27 anni, eravamo sposati da poco. Poi mia madre si è ammalata e sono sempre rimasta con lei.”
“di che cosa è morto il marito?”
“incidente sul lavoro, era muratore in un cantiere, è caduto. Era così bravo ed intelligente, giravo il mondo quando ero con lui, mi aveva portato in tanti posti, non ho mai più viaggiato così. Da soli come si fa a viaggiare, uno non ne ha nemmeno voglia. E poi se gli capita qualcosa, uno è proprio solo quando viaggia.”
“perché non si è risposata?”
“mia madre mi ha chiesto di starle assieme, di curarla, aveva avuto il fuoco di sant’Antonio proprio allora.” 
“ma poi sarà guarita.”
“Sì ma ne aveva sempre una, non stava mai bene anche se poi è morta a 91 anni.”
“può sempre trovarsi un vedovo o uno da solo a potete farvi compagnia per un po’.”
“ma dove lo trovo? Sono anni che vivo in casa. E poi non sono tanto giovane, ho 61 anni.”
“Lei si metta con uno della sua età.”
L’altoparlante annunciò che sarebbe passato un treno rapido e disse di allontanarsi dal primo binario. 
La signora ascoltò con attenzione e poi rimase seduta come in attesa, né Paolo, né Edmondo osavano toglierle spazio al suo sfogo doloroso, ma lei taceva e pensava, ogni tanto contraeva il viso in una smorfia, forse per il dolore dei suoi pensieri, poi ad un certo punto si alzò e disse:
“Devo andare fuori a prendere un po’ d’aria.” Ma non era convincente come lo diceva, anche se ora non c’erano più smorfie di dolore sul suo volto. A parte il fatto che c’era tutto aperto e di aria ce n’era anche troppa in sala di attesa.
Edmondo era perplesso da questa affermazione e dopo che lei uscì andò fuori e la seguì con lo sguardo. Anche Paolo si era alzato. La signora andò lungo il marciapiede lontano dal fabbricato della stazione e si sedette sull’ultima panchina dove finiva il marciapiede del primo binario, quello attaccato al fabbricato della stazione che era deserto dalla parte verso cui era andata la signore. Si sedette con calma, con flemma. L’altoparlante richiamò di nuovo l’attenzione sul passaggio imminente del rapido e avvertì di tenersi lontani dai binari, ma la panchina era più che lontana dai binari. 
Quando il treno fu nella stazione lei si alzò in piedi. Paolo quando la vide alzarsi in piedi si mise a correre verso di lei, ma era lontana. Edmondo si mise le mani nei capelli. Lei arrivò sul binario giusto in tempo per venire sfracellata, Paolo era a soli 20 metri da lei quando successe. Paolo cadde in ginocchio disperato. 
Era la seconda morte che Edmondo vedeva in diretta in pochi giorni, ma la morte di Laura era avvenuta in modo tranquillo e rassegnato, si erano parlati per due mesi per ore tutti i giorni, con calma, ponderando ed analizzando i discorsi. Questa era stata una morte arrabbiata e disperata, assolutamente inaspettata, atroce.
Paolo era pallido come un cencio, Edmondo pure. Loro avevano ricevuto il testamento spirituale prima del suicidio. 

Arrivarono in stazione, polizia, ambulanze, carabinieri. Chiedevano chi fossero i testimoni oculari, chi potesse narrare qualcosa di più.
“io, c’ero – disse Paolo- prendete i miei dati.”
“anche io.” disse Edmondo.
“verreste in caserma a deporre e firmare la deposizione?”
“certamente, anche subito.”
Andarono in caserma a deporre sulla macchina di Paolo, la caserma era lontana ed Edmondo era venuto a piedi.
Paolo commentò:
“io mi domando come possa una madre fagocitare la figlia tale punto. C’è da spaventarsi a pensare a quello che ha detto a noi la signora prima di uccidersi. E viveva in un paese di 3000 persone, non in una metropoli, dove nessuno sa niente dell’altro.”
“E sono casi molto più frequenti di quanto si pensi. Quella signora era ben vestita, erano vestiti decorosi ed eleganti, abbastanza nuovi.”
“i soldi ci vogliono ma non bastano. Abbiamo bisogno di avere qualche soddisfazione dalla vita. Sua madre pensava solo alla sua vita, per lei la figlia era uno strumento, è un film che si vede tutti i momenti.
Magari ha pure lasciato dei soldi alla figlia, ma le ha lasciato la desolazione.”
L’ingegnerino parlava delle madri con molto distacco, Edmondo lo sentì maturo, equilibrato, non capiva perché ma ebbe quella sensazione di una persona molto responsabile.

                                                                      ( Continua >> )

 

 by  Poneros

Aggiungi ClubClassic.net ai Preferiti Imposta ClubClassic.net come pagina iniziale