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A LETTO INSIEME
 
- Parte 4 -

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Mentre sentivo i suoi pettorali su di me pian piano gonfiarsi per il fatto che era ancora in calore e voleva sbollirsi a fondo, Marco, tra un gridolio di piacere per i giochi di lingua ed il movimento delicato delle mie mani su tutto il suo corpo nudo e sussultante, mi confidò che con me avrebbe voluto superare ogni limite; “Henry, con te voglio andare oltre, superare ogni barriera”. Lo disse con una tenerezza ed innocenza che non potei non impazzire dal desiderio di poterlo corrispondere. Continuando a lavorarmi il suo collo, le sue labbra, mordicchiando di passione e di secchioni i suoi capezzoli, iniziai pian piano con il dito medio della mia mano sinistra a solleticargli il suo delizioso buchetto del culo.
 
Appena circondavo con movimenti rotatori il suo ano, avvertivo tremolii di goduria che gli spazzavano via per tutto il corpo, il suo uccello nuovamente indurito per la profonda passione era più bello che mai e pronto per un nuovo concerto di sesso. Introdussi pian piano il dito nel foro e Marco contrasse i muscoli anali così da risucchiarmi dentro il medio della mano; si tirò con le braccia distese dietro di lui e mi apparve in tutta la sua lunghezza, sfacciatamente bisognoso di essere inculato. Dilatai piano a piano la cavità del suo real fondoschiena, e vi inserii anche le dita indice ed anulare; ma non solo. Mi abbassai con la faccia per poterlo slinguazzare un po’ e lubrificarlo con la saliva. Entravo ed uscivo con la punta della lingua, velocemente … lo faceva impazzire. Si lamentava, si dimenava dalla felicità di essere libero di farsi un altro uomo, di assaporare cosa voglia dire veramente amarsi e fottersi tra due maschi che non potevano più trattenere il reciproco desiderio di sesso.
 
Il varco di accesso al suo delizioso sederino era oramai ottimamente lubrificato. Il mio manico di sesso era esteso per tutti i suoi 20 centimetri di lunghezza, sembrava esplodere da tanto duro e grosso che era diventato. Gli alzai le gambe, prendendo le giunture delle ginocchia sopra le mie spalle ... proprio un piacevole fardello che anticipava la delizia che immediatamente dopo sarebbe sopraggiunta. Potevo vederlo in viso, mentre mi stava sorridendo con un desiderio giovanile del tutto unico; potevo guardare il suo petto esteso, i suoi capezzoli turgidi, le linee armoniche delle sue costole che gli segnavano i fianchi, una composizione che appena si notava dei suoi addominali non eccessivamente scolpiti. Era teso, con la bocca socchiusa si preparava alla penetrazione.
 
Gli accostai dolcemente il mio uccello al suo buchetto. Lo introdussi lentamente. Con delicata penetrazione, infilai la cappella del mio cazzo. Marco si contrasse dal dolore iniziale; serrò i denti e digrignò con lo sguardo. “Cazzo, che male ! ... spingilo tutto dentro, dai, haa .. haa .. ancora dentro .. o ora o mai più”. Affondai il mio arnese con un colpo di glutei per quanto potevo nel suo sedere. Spalancò gli occhi, rovesciò la testa all’indietro e si portò una mano sulla bocca per coprire l’urlo di dolore che emise. Ma non era solo dolore, era un’esclamazione anche di soddisfazione, di raggiungimento di un traguardo nuovo che era riuscito a tagliare. Aveva il collo tirato dalla tensione. “Muoviti, inizia a scoparmi, cazzo, continua” mi supplico con la voce tirata.
 
Con lentezza iniziai delle spinte ritmiche che piano a piano affondavano sempre di più nel suo retto. Era un movimento delizioso. Sentivo il mio arnese tutto nudo, a pieno contatto con il suo interno del culo. La mia pelle che si sfregava lentamente con la sua. La pelle del mio manico in tiro che scivolava su e giù, sfregandomi la cappella dura, passando e ripassando sul glande, sul frenulo del piacere. Ogni affondo voleva dire godere di più. Ogni ritirata era una rincorsa verso un nuovo stadio del piacere. Mano a mano che procedevo nell’inculata, vidi che il suo volto si rilassava, si distendeva, iniziava a godere veramente. Il dolore iniziale era passato. Si era tramutato in un delizioso ed intenso piacere, caldo, profondo, intenso sfrigolio che si accresceva sempre più, diveniva più concentrato, più fisso, più costante. Il rumore ritmico delle reti del letto accompagnava gli affondi dentro di lui.
 
Lo dominavo, mentre lo penetravo lo vedevo sorridere, distendere i lineamenti del suo viso, sembrava in estasi. Andai sempre più aumentando la velocità. Il mio tronco del sesso si stava limando per bene il suo sfintere. Ero tutto dentro di lui. Iniziai ad ansimare dal piacere, a concentrarmi sulla respirazione, su e giù, dentro e fuori. Mi tenevo sopra di lui cercando qualche volta di baciargli il volto, di planare sul suo collo e quando lo facevo, sentivo il tremore del piacere che gli contraeva i muscoli interni e rendeva più difficile e più delizioso penetrarlo, per lo sforzo di entrata che compivo. La sacca dei miei coglioni sbatteva sul suo fondo schiena ad ogni entrata, avevo gli addominali tutti in tiro, in tensione perfetta per le spinte.
 
Marco, ad un certo punto, per godere meglio – voglio godere di più – mi tolse le gambe dalle spalle e le tenne divaricate attorno ai miei fianchi. Fotterlo era ora più bello perché aveva tutta la muscolatura sempre più contratta. Il mio uccello era sempre più bagnato, sempre più eccitato. Il sudore mi scendeva dalla faccia, segnava il torace, mi rigava il dorso della schiena, cadeva sul suo torace a piccole gocce. Marco iniziò a leccarmi il torace; cazzo, lo stavo inculando e lui mi leccava il torace con la testa ed il collo in tensione. Era un lamento concorde, unanime, sempre più affannoso.
 
Con le ginocchia e le caviglie mi strinse i glutei attorno a se ad ogni mio movimento di entrata, più in fondo dentro di lui. Avevo il cilindro che orami era tutto super mega oliato e sul mio torace sentivo anche il suo cazzone che era ancora perfettamente duro, esteso, .. avessi avuto più elasticità e forza da sorreggermi con un braccio solo, allora lo avrei masturbato di brutto con l’altro braccio. Solo chi prova una volta ad essere inculato e ad avere segato l’uccello in contemporanea, sa a quale livello di piacere si viene portati.
 
Mi sentivo le palle gonfie, dense di piacere, che spruzzavano in su per i canali del pene delle quantità di sensazioni sempre più forti ... anche per me la sborra stava per uscire. Godevo come non mai. Poiché erano giorni che non mi sparavo delle seghe a letto di notte, o sotto la doccia con un asciugamano bagnato che simulasse la frizione dell’inculata, sognando quali scopate magnifiche ad occhi chiusi, ero pieno di sperma nei coglioni.
 
Ogni colpo di reni dentro, ogni affondo del mio cazzo, ogni sfregamento della mia pelle dura e sensibilissima contro la sua, ogni suo sguardo di piacere verso di me, ogni suo lamento di goduria, di lussuria:
ahh, sii, ancora,
più in fondo, (gode come un troione del sesso)
ohh, ohh, così, così,
fottimi, fottimi, (lo sto scopando in velocità)
scopami dentro, più veloce, (lo stantuffo bene !!!)
più veloce,
non fermarti, (sono tutto un muscolo che lo perforo)
voglio che tu goda,
godi anche tu (gli urlo con la bocca tesa)
ancora, ancora,
è bello duro,
ohh, ohh, ohh (con suoni secchi e veloci)
cazzo che bello,
dai, dai, dai,
sei bello quando godi,
vienimi dentro, tutto dentro, (lo scopo di brutto, con violenza)
ancora di più,
ancora di più dentro, (gli apro di più le cosce)
così, così, così,
sborra in me,
suda di picere che ti lecco tutto, (mi mostra la sua lingua vogliosa)
sento che stai per venire,
scopami, scopami che godo, (faccio leva sulle ginocchia per aprirlo di più)
dentro,
ahh,
ahh,
ohh cazzo,
porco mondo che godo,
baciami in bocca, (sono sopra di lui con il corpo)
hmm .. hmm, (continuo ad incularlo selvaggiamente)
hmm, hmm ...(gli arpiono le labbra)
con la lingua,
sii .. hmm .. sii, (gli ficco la lingua in bocca, muovendola di brutto)
ohh, (spingo più forte)
ohhhh, (sono nel fondo del suo culo)
ahh, ancora, dai (lo sto traviando all’impazzata).
 
Ho il mio cazzo rovente,
lucido e lubrificato.
Continuo ad affondarglielo dentro,
orami sono vicino.
Urlo dal piacere. Mi lamento di brutto ad ogni affondo.
Piango lacrime di sudore da tutto il corpo.
Siamo bagnati entrambi.
Sfondiamo sesso e di brutto.
Mi bacia il collo, il giugulo,
l’inizio del torace me lo pennella con la lingua.
 
Le gambe mi chiudono, afferrandolo, il bacino.
Sento un prurito familiare che mi cresce pian paino dalle palle.
Segue ogni millimetro della mia asta di carne
Vedo che anche lui si sta inarcando con la schiena.
Sembra che abbia il torace che sta per esplodere.
Ogni penetrazione è un piacere che si accresce.
Più in fondo vado e più in fondo andrei.
Sento il miele dolce del piacere che inizia a decollare.
Il cazzo mi esplode di gioia.
 
Ahh, ahh, Marco
sto per sborrare,
vengo !
Vienimi dentro, sii, riempimi di sperma – mi grida.
 
Un colpo secco di reni e spruzzo,
un getto caldo, liberatorio,
spruzzo sperma fortemente,
sento il calore del liquido che gli riempie lo sfintere.
Ancora venute, una più dolce dell’altra.
Accompagno ogni getto segandomi il cazzo nel suo culo.
Sempre più dolci, sempre più virili.
Ho lo sperma che mi lubrifica il manico.
Mi lamento con suoni di piacere senza senso.
Ho il respiro corto, veloce,
sono avvolto nell’estasi dell’orgasmo.
Un piacere intenso, completo, robusto,
che ti arreca pace, una sensazione di appagamento come non mai.
 
Esco da lui.
Ha il buco del culo completamente aperto.
Gli esce un rivolo di sborra.
Gli cado addosso, sfinito.
Mi abbraccia,
mi bacia,
mi riempie di baci e mi massaggia la schiena.
Ricambio i suoi baci,
gli passo le mani tra i capelli,
gli solletico i fianchi.
Sorridiamo entrambi.
Ci guardiamo negli occhi,
i suoi azzurri nei miei occhi scuri.
Piccoli baci, dolci carezze.
Ci sentiamo completi, felici.
Siamo fusi in un corpo unico.
 

by  paperotto74