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UN'ESTATE AL MARE

Stavo trascorrendo le vacanze al mare con amici. Avevamo preso un appartamento in affitto e ogni giorno, verso le 13 (il mattino lo passavamo a letto, visto che ci addormentavamo sempre verso le 6 dopo la discoteca), andavamo alla solita spiaggia, veramente piena di bella gente. Erano quasi tutti (e tutte) palestrati, depilati, decisamente belli ed eccitanti. Io cercavo di nascondere la mia eccitazione (fortunatamente non fisica, essendo in pubblico), ma era abbastanza difficile. Alcuni ragazzi erano bellissimi, quasi finti direi, ma tra tutti questi c’era un biondino niente male, con i capelli lunghi, il costume nero e attillato, che spesso mi passava vicino e sorrideva. All’inizio non me la sentivo di rispondere a quei sorrisi e a quegli sguardi fatti di sottecchi, ma più i giorni passavano, più lui continuava a passare e sorridere e più io mi scioglievo e iniziai a ricambiare. Un giorno addirittura mi salutò, ma scappò subito via… ma il giorno dopo si fermò, si presentò e così iniziammo a chiacchierare del più e del meno. Il sole scaldava i nostri corpi e stranamente non mi sentivo eccitato, ma più che altro compiaciuto della conquista. Era una goduria mentale piuttosto che fisica o emotiva. Chiacchierammo per diverso tempo e infine ci demmo appuntamento per la sera.
 
Feci una bella fatica a liberarmi dei miei amici che erano ignari di tutto, ma alla fine riuscii nell’intento e andai a prendere il biondino. Facemmo una lunga passeggiata, continuando a chiacchierare di noi. La temperatura era piacevolmente tiepida, le stelle brillavano nel cielo. Io ero ancora avviluppato nelle mie seghe mentali, dunque non facevo nulla per lasciagli intendere dove volevo andare a parare (sinceramente non ci pensavo neppure), finché la nostra passeggiata ci portò in riva al mare. La spiaggia era molto più calma rispetto al giorno, ma comunque ben frequentata da ragazzi e soprattutto da coppiette. Camminammo per un po’ sul bagnasciuga, senza entrare in acqua ma stando sulla sabbia bagnata in modo da non sprofondare, finché non giungemmo a un punto dove iniziavano gli scogli. Salimmo sui primi massi fino a raggiungere un punto in cui, stando seduti o coricati, non si vedevano né la strada né la spiaggia, ma soltanto il mare.
 
A quel punto mi baciò. Delicato, dolce, e a me stava già diventando duro. Tutto quello a cui non avevo pensato prima, ora si stava stampigliando nella mia mente e stava realizzandosi per davvero. Ci coricammo continuando nei baci e nelle coccole, ma non ci volle molto tempo affinché mi abbassò i pantaloni e iniziò un pompino strepitoso. Mi faceva veramente godere quel biondino; ci sapeva veramente fare. Me lo bagnava tutto in modo da renderlo più sensibile anche alla leggera brezza serale; me lo spompinava, poi semplicemente lo leccava; poi passava a leccarmi le palle e nel frattempo andava su e giù con la mano lungo tutta l’asta, facendomi vedere anche le stelle che non c’erano. Decisi che era il momento di ricambiare; così mentre lui continuava il suo lavoretto avviluppato al mio cazzo, io iniziai a palpare il suo bel culetto, che era veramente sodo, proprio come piace a me. Eravamo coricati di lato, ognuno sulla propria spalla e il proprio fianco, io con le braghe abbassate fino alle ginocchia e il cazzo nella sua bocca, lui ancora vestito, con le mie mani che lo palpavano, una il culo, l’altra il pacco. Gli abbassai la zip, scostai gli slip e presi in bocca quel ben di Dio (anche se non era poi così tanto dotato), mentre continuavo a palpargli il culo attraverso i pantaloni. Gli piaceva qual pompino (ce l’aveva veramente duro e scappellato), ma molto probabilmente preferiva dell’altro… si tolse dunque le scarpe, i pantaloni e gli slip che gli avevo lasciato addosso e mi protese il suo bel culetto biondo, pronto per essere mangiato! Gli morsi le natiche, gli presi in bocca le palle da dietro e poi iniziai a baciargli il buco del culo. Lui era fantastico… e probabilmente lo ero anch’io dati i suoi gemiti. Ma la leccata non gli bastava. Voleva la lingua dentro e mentre io lo lavoravo di lingua lui si ficcava dentro due dita e spingeva continuamente la mia faccia contro il suo culo. Godeva come una cagna e quando fu aperto e lubrificato per bene mi chiese di metterglielo dentro, porgendomi un preservativo. Non chiedevo di meglio! Non me lo feci ripetere due volte, e messo il preservativo glielo ficcai in culo senza mezzi termini, tanto era aperto e bagnato.
 
Lo stantuffavo in culo che era una meraviglia, lui gemeva incredibilmente, io godevo come un porco, stavo quasi per raggiungere l’estasi, quando un gigante muscolosissimo si avvicinò a noi: "ma bravi frocetti, vi fate il culo indisturbati sugli scogli a quanto pare!". Avevo preso una tale paura che mi era diventato moscio e stavo per tirarlo fuori quando lui mi fermò: "no, ti prego, andate avanti, io voglio solo guardare" e si tirò fuori dai pantaloni un uccello di una grandezza sproporzionata, alla cui vista mi ritornò subito duro e ricominciai la mia cavalcata. Il biondino sembrava eccitatissimo da quella situazione ed io, forse anche per la paura presa, lo ero ancora di più. Non mi sembrava di averlo mai avuto così duro. Stavo quasi per venire quando il gigante mi fermò, me lo tolse dal culo del biondino, mi tolse il preservativo e iniziò a segarmi, facendomi sborrare sulla sua faccia.
 
"Ma bravo cazzetto, adesso però bisogna far godere il tuo amico" e così gli mise in culo due dita e iniziò a spompinarlo così voracemente che il biondo gli venne in bocca in pochi secondi.
 
"Bravi frocetti" disse il gigante, "ci sapete fare" e con ancora la nostra sborra sulla faccia se ne andò e sparì nel buio.
 

by Conte