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Faceva molto freddo in casa mia, un
piccolo monolocale nella provincia di Napoli.
Mi chiamo Carlo ed ho 19 anni. Ho quest’anno iniziato l’università di medicina.
Sono alto 1.85, né magro né grasso, occhi verdi e neri i capelli. Solo da poco
mi sono scoperto gay, prima non capivo perché non ero stato con nessuna ragazza
né perché non provassi attrazione per alcuna di loro.
Ma non voglio dilungarmi troppo.
Uscii a fare un giro, da solo perché tutti i miei amici erano impegnati a
studiare e durante la settimana era difficile che ci incontrassimo, di sera.
Presi la macchia e mi diressi verso un pub non molto distante. Una grossa
insegna luminosa illuminava una piazzetta su cui questo locale dominava e molti
ragazzi camminavano. Adoro come la moda imponga ai ragazzi abiti aderenti e non
pesanti, nonostante il freddo dell’inverno. Entrai e presi posto, da solo, ad un
tavolo. Mi presi una birra e persi tempo a guardare i tanti ragazzi che
camminavano. C’erano dei veri cessi ambulanti che si credevano, invece, molto
belli. E poi vi erano certi fighi da paura, tutti attorniati da ragazzine
gracchianti a caccia di uccelli. Feci un sorriso a quello o a quell’altro
ragazzo, senza, però, ottenere alcuna risposta. Non nutrivo molte speranze di
trovare qualcuno, perché da noi l’odio per i gay è alquanto presente, anche se
si finge di volerla nascondere. Mi stufai e, dopo aver pagato il conto, me ne
andai. Mentre mi avvicinavo alla macchina, però, un ragazzetto con un coltello
in mano mi bloccò il passo.
«Dammi tutto quello che hai, ora!» disse con tono che non ammetteva repliche.
«Non ho niente con me…» risposi, incerto. Avevo un centinaio di euro, il
cellulare e, soprattutto, la macchina.
«E questa bella macchina, invece?» ribadì, indicandola.
«Ti prego, ti do tutto quello che ho, ma non la macchina»
«Facciamo così, vieni con me in un posto, fai quello che ti dico e non ti ruberò
la macchina. Ci stai?»
Avevo paura di cosa volesse, ma non potevo permettermi una nuova macchina, visto
che l’assicurazione non mi copre anche il furto.
«Va bene» salimmo in macchina e, tenendo sempre il coltello in bella vista, mi
indicò la strada. Dopo un buon quarto d’ora, mi condusse in un vecchio magazzino
che vedevo spesso quando andavo al cinema.
«Vieni con me» ordinò. Parcheggiai l’auto e, terrorizzato, lo seguii. Temevo mi
avesse ucciso o, comunque, pestato. Quando entrammo, vedemmo un gruppo di tre
ragazzi intenti a farsi una canna. Erano tutti e tre abbastanza carini, scuri di
capelli e di carnagione.
«Ragazzi, vi ho portato un regalino» fece, prima di ridere. Io mi guardai ancora
intorno, spaventato al massimo. Mi avrebbero pestato in 4?
«Oh Oh» disse uno, alzandosi. Era molto alto. Si avvicinò a me e mi guardò bene.
«Sei verginello?» chiese.
«..sì..»
«Allora ci sarà da divertirsi» disse e mi prese per le braccia, portandomi su
una scrivania malconcia lì vicino. Mi obbligò a mettermi a 90°. Quando capii
cosa volessero farmi, tentai di ribellarmi, suggerendogli anche di prendersi la
macchina.
«No no, le macchine le rubiamo spesso, ora vogliamo un po’ chiavarti, che ne
dici?»
Risero. Mentre gli altri si misero davanti a me, l’altro cominciava ad
abbassarmi i jeans.
«Che bel culetto!» disse, iniziando a toccarmelo. I brividi mi attraversavano.
Ormai tutti si erano spogliati, me compreso, anche se avevo i pantaloni alle
caviglie, insieme ai miei boxer neri.
Il ragazzo continuò a palparmi il culo, per poi decidersi ad aprirmi le chiappe
per vedere il buchetto vergine. Il ragazzo che mi stava facendo la rapina si
fermò davanti a me e mi pose il pacco ancora imprigionato nelle mutande bianche,
con qualche macchia di pre-sperma.
«Forza, succhia un po’ il mio cazzo, prendi la benzina per la macchina!» e con
violenza mi mise il suo cazzo sulle mie labbra, tappandomi il naso. Fui, allora,
costretto ad aprire le labbra per accogliere i suoi 16 cm. Sentivo la fragranza
di pisello nella mia bocca, per la prima volta. Non capivo più niente,
l’eccitazione mi stava dominando. Con le due mani libere presi i cazzi dei due
ragazzi e presi a masturbarli. Su, giù, su e giù con lentezza, mentre leccavo il
cazzo del ragazzo davanti a me. Poi, d’improvviso, mi ricordai del più cazzuto
dietro di me, che me lo stava per mettere in culo. Sentì prima la sua cappella
girare intorno al buco, poi un dito che mi penetrava. Uno, due, infine tre.
Urlai, il dolore era immenso.
«Ti prego, non farmi male» provai a dire mentre succhiavo il cazzo del bel
moretto, che non mi lasciava tempo manco per respirare. Ma il più grande finse
di non sentire e, tutto di un colpo, me lo mise a culo. Capii che stavo quasi
per svenire, ma appena mi fermai, e non masturbavo più i due, ricevetti sonori
schiaffi sulle natiche, proseguendo nel masturbarli.
Passarono cinque minuti di totale sofferenza mentre mi sentivo inculare.
Improvvisamente il ragazzo a cui stavo facendo il bucchino gemette di goduria e
mi venne in bocca.
«Bevi tutto o ti inculiamo tutti e quattro insieme!» disse. Sentivo nella mia
gola i fiotti del suo sperma, alquanto abbondante. Il sapore non era malvagio,
ma mi sentivo la gola azzeccata. Finii di pulire il cazzo del ragazzo che fu
subito sostituito da quello alla mia sinistra, prendendone il posto. Quest’altro
aveva il pisello un po’ più lungo, credo 17 cm ma più sottile. Prese a pompare
come un forsennato, e capii che lo avevo masturbato troppo e stava per venire.
Prima che me ne rendessi conto, anche quello a destra infilò la cappella nella
mia bocca e vennero insieme. Non riuscii a mantenerla tutta e un po’ ne uscì
fuori dagli angoli delle labbra. Intanto il dolore per la inculata era diventato
piacere, tanto da incitarlo a fare più forte. Mi sentivo qualcosa di immenso in
culo, un vero e proprio palo. La lunghezza era qualcosa come 23 cm, con una
grossa circonferenza. Gli altri tre si fecero fare altri due pompini a testa,
venendomi in bocca di continuo.
Poi il ragazzo mi prese per le spalle e diede un colpo più profondo,nuovamente
doloroso. Ma stavolta sentii qualcosa di bollente venir gettato fuori dal suo
pene e riempirmi le viscere. Il porco rimase così per alcuni secondi, prima di
venirmi davanti alla bocca ed ordinarmi di fargli un bel pompino. Mentre glielo
facevo, il suo cazzo riprese ad indurirsi in una maniera incredibile,
rapidamente. I tre, uno alla volta, me lo mettevano in culo, urlando blasfemie
ed offendendomi con epiteti quali “frocio di merda, rottinculo, ricchione e
succhiacazzi”. Più loro lo dicevano e più io godevo. Iniziai a muovere anche il
mio culo, così che potessero fottermi meglio. Ora che avevo le mani libere,
cominciai a menarmi il cazzo velocemente, perché avevo deciso di venire. Ero
arrivato quasi al punto di non ritorno quando anche il cazzuto mi avvisò di
stare per venire. Eiaculammo in contemporanea, io per terra e lui nella mia
bocca. Spermava in una maniera davvero esagerata, tanto che stavo per affogarmi
ma lui non voleva che io gettassi via il suo seme. Lasciandomi il suo cazzo
nella mia bocca per qualche minuto, glielo ripulii bel bello. Nel frattempo
anche i tre ragazzini mi vennero, a turno, nel culo slargato. Mi sentivo una
vera troia, ma ero troppo eccitato per capirlo. Finalmente uno di loro mi girò
e, mentre lo sperma mi usciva da culo, mi fece un favoloso pompino. Gli venni
abbondantemente in bocca.
«Ti sei eccitato troppo, e a me non sta bene» fece il capo. Mi gettò al suolo e,
tutti e tre, si misero in circolo. Uno alla volta mi pisciarono addosso, mirando
al volto. Riuscii a non berne molto, ma dovevo pur respirare! Dopo avermi
riempito con il loro succo dorato, andarono a farsi una doccia. Li raggiunsi e
lì mi incularono un’altra volta a testa prima di stancarsi.
Ora, di tanto in tanto, mi capita di vedere il giovane, che ho scoperto
chiamarsi Antonio, che tenta di farmi la rapina. Ed ogni volta è la stessa
storia…
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