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Un venerdì sera, tre uomini senza amore,
si diedero appuntamento a casa di uno di essi. –Ho portato il vino!- esclamò
Donald entrando in cucina con due buste della spesa. –Fantastico!- ribattei.
Quella sera avevamo optato per una cenetta semplice seguita da un paio di film.
–Finalmente- disse sospirando Kent. Lui e Logan oramai stavano insieme da tre
settimane, ma sfortunatamente Kent si era stancato di lui dopo due. –Che c’è?-
chiesi. –Era Logan- mi rispose riponendo il cellulare nella tasca della giacca
–mi ha detto che dopo passerà lui a riprendermi- concluse. –Che carino-
commentai ridacchiando. –Carino?!- sbottò Kent –devastante vorrai dire!- disse
portandosi una mano alla fronte. –E’ sempre così premuroso e attento alle mie
esigenze- continuò. Guardai con disappunto Kent. –Ma sei malato?- gli chiesi
sconcertato.-Lo devo mollare!- disse l’altro afflitto uscendo dalla sala. Feci
una smorfia e mi diressi in cucina, ove mi attendeva Donald con un bicchiere di
vino in mano. –Non era per questa sera?- chiesi. –Non ho resistito alla
tentazione- disse portandosi il bicchiere alle labbra -e poi ne ho portate altre
due di queste bottiglie- concluse.
Dopo cena ci sistemammo tutti e tre sul divano. –Che film hai portato?- chiese
Kent a Donald. –Abbiamo una vasta scelta- rispose l’altro aprendo una borsa. Vi
scrutai dentro.Alzai lo sguardo e squadrai Donald. Non sapevo se mi turbasse di
più “Il postino tromba sempre due volte” oppure “Il Signore degli Uccelli”. –Ma
non possiamo guardare questa roba!- sbottò Kent. Io ero ancora sbigottito.
–Certo che possiamo- ribatté Donald -e ce ne sono molti altri- continuò. –Non mi
metterò a vedere uomini che si scopano come conigli proprio stasera- intimò Kent.
Non sapevo cosa rispondere. – Non hai un film moralmente meno perverso?- chiese
Kent. –Vuoi dire che non hai intenzione di vedere nessuno di questi film?-
sbottò Donald allungando la borsa verso l’altro. Kent a quel punto sbalordito si
alzò in piedi e si diresse verso la porta.-Signori per cortesia! E’ questo il
comportamento da tenere?- proruppi. Fu allora che presi in mano la situazione.
–Decido io- conclusi.
Una ventina di minuti dopo ci trovavamo al Darkside. –Contenti?- chiesi –qui di
uomini reali ne trovate a palate e sicuramente di degna morale- commentai. Non
sentii controbattere. –Allora che ne dite?- proruppi. –Io vado a bere un drink-
sbottò Kent. –Ti seguo- concluse Donald. Mi arresi sospirando. La serata non
sembrava promettere proprio niente di buono. Mi diedi un’occhiata in giro.
Quando pensi che le cose non potrebbero andarti peggio e abbassi la guardia, è
allora che la sfortuna sferra il suo colpo decisivo. Sui divanetti di velluto in
fondo alla sala ecco comparirmi Jerry. Dopo l’incontro da Carson’s non l’avevo
più richiamato, una specie di vendetta in nome dei vecchi tempi. Mi vide subito.
Il tempo materiale per andarmene non c’era più. Con un gesto della mano mi
invitò a sedermi accanto a lui. Gettai un’occhiata in direzione del bancone in
cerca di Donald e Kent. Niente. Accettai quindi la sconfitta e mi diressi verso
di lui.-Salve- mi disse –sei solo?-. Promemoria: non frequentare più il Carson’s.
–No- dissi con voce flebile –i miei amici sono andati ad ordinare-. Mi accennò
con la testa di sedermi. –Speravo che tu mi chiamassi- riprese.-Non mi sembrava
il caso- sbottai. –Ancora per quella storia?- mi chiese sorpreso. Lo fissai
dritto negli occhi. –Guarda che stronzo…- proruppi. E così dicendo feci per
alzarmi, ma Jerry mi afferrò per un braccio. –Aspetta un attimo- mi disse- hai
frainteso le mie parole-. Emisi un sospiro forzato.-Credimi- iniziò- credo che
quello sia stato l’errore più grande di tutta la mia vita. Soltanto adesso mi
rendo conto di che bene prezioso possedevo, e dell’idiozia che ho commesso per
perderlo. Mi manchi, e credevo di averti perso per sempre se non fosse stato per
quell’incontro casuale che mi ha ridato speranza- concluse. Non potevo credere
alle mie orecchie. Scrutai nel suo sguardo ed effettivamente lo trovai. Eccolo
lì il vero pentimento. Fu allora che mi accorsi di provare ancora qualcosa per
quell’uomo che aveva messo a nudo i suoi sentimenti.
Mezz’ora dopo io e Jerry eravamo nel suo appartamento. Tra baci esasperati
arrivammo a fatica fino alla camera da letto. Ci gettammo sulle lenzuola pulite.
Avevo completamente perso il controllo delle mie azioni. Mi scrutò con i suoi
occhi azzurri, mentre la pallida luce proveniente dalla strada illuminava le
minuscole gocce che segnavano la sua fronte. Nella foga dell’azione gli strappai
la camicia di dosso. Sollevata la canotta, cominciai a baciargli la zona di
pelle appena scoperta. Toccai col mento la patta dei jeans e mi fermai. Era
davvero possibile che non avessi imparato niente dai miei errori? –Non ti
fermare- mi sussurrò Jerry. Feci una smorfia e ripresi da dove avevo interrotto.
Qualche ora dopo, mi trovavo sdraiato su un fianco a guardare il mio partner
dormire profondamente. Alzai lo sguardo scrutando nella penombra la stanza. Non
era cambiato assolutamente niente. Mi alzai dal letto per spostarmi in
soggiorno. La luce della strada abbozzava scarsamente il tragitto che dovevo
compiere. Arrivato nel salotto accesi una lampada. In quel preciso istante
qualcosa rapì il mio sguardo. Sopra al televisore, in bella vista, capeggiava la
copertina di un film a me assai noto, “Il Signore degli Uccelli”. Mi avvicinai
con familiarità alla custodia per studiarla meglio. Improvvisamente mi ricordai
di quell’inizio serata, del rifiuto da parte di Kent di vedere quei film
immorali, della mia decisione di uscire, e dell’incontro con Kent. Se non avessi
rifiutato anch’io di vedere quegli uomini di celluloide, forse adesso non mi
sarei trovato a casa di Jerry. Fu allora che mi resi conto che ciò che avevo
scambiato per un ritorno di fiamma poco ore prima, non era altro che semplice
voglia di fare sesso e basta. Dovevo affrontare il nemico un’ultima volta, e ora
che l’avevo fatto, mi sentivo in perfetta pace con me stesso. Decisi quindi che
era ora di andarmene. Raccolte le mie cose, uscii dall’appartamento di Jerry,
sicuro che non ne avrei fatto mai più ritorno.
L’indomani invitai Donald e Kent a raggiungermi al Palast Cafè. Non dissi loro
mai niente sulla mia immorale nottata. Optai per la storiella di una forte
emicrania e relativo rientro a casa da solo, in quanto non trovandoli nel
locale. –Stasera cena a casa mia?- proruppe Kent. –Io porto i film!- esclamò
eccitato Donald. Entrambi mi guardarono col sorriso sul volto. –Perfetto!-
conclusi.
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