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La "festa" di Carnevale
[ by Aniello ]
   
Questo episodio mi è accaduto un anno fa. Ora frequento il primo anno di università e ci penso quasi ogni giorno, sparandomi tante seghe.

Mi accorsi che forse stavano parlando di me. Avevano però una maschera che gli copriva completamente il volto e non sapevo chi potessero essere. Immaginavo però che li conoscessi bene e che prima o poi si fossero rivelati.
Nel frattempo, però, avevo bevuto qualche drink alcolico di troppo, e mi girava un po' la testa.
Era un veglione di carnevale, al quale ero stato invitato con enorme insistenza da mia cugina. Avevo 16 anni e frequentavo la terza liceo.
Non avevo vestiti di carnevale. Ricordavo però che mio fratello a Venezia aveva comprato una di quelle maschere stupende che si vedono a piazza S. Marco in quel giorno.
I miei e il mio fratellone erano a Viareggio da tre giorni, e non sapevo che pesci pigliare. Così decisi di arrangiarmi con quanto avrei arrabattato in casa.
La maschera l'avevo trovata in un cassetto della stanza di mio fratello. Avevo poi cercato, mettendo un po' di disordine che il giorno dopo, prima dell'arrivo, dei miei avrei messo a posto, un vestito di mia madre, tipo tunica colorata con pellicce bianche al collo ed ai margini inferiori della veste, che in verità mi calzava un po' stretta ed un po' corta, dei collant bianchi e delle scarpe da ginnastica nike nere, che erano certamente più comode di quelle di suola.
Chiamai la cuginetta un'oretta prima che la festa incominciasse e puntualmente mi venne a prendere la zia con la macchina, tra le risate generali, perché non potevo camminare in quello stato per strada, nonostante abitassimo abbastanza vicino.
Mia cugina, che frequentava la mia stessa scuola, ma in una classe diversa, aveva invitato un centinaio tra amici ed amiche, molti maggiorenni.
Non mi accorsi che la veste stretta che mi arrivava quasi all'inguine, che ogni tanto dovevo abbassare, dava molto nell'occhio, anche perché metteva in evidenza il mio culetto sodo e le mie forme anteriori di una certa dimensione.
Tutti in maschera e moltissimi, come me, con maschere che coprivano l'intero volto.
Tutto divertentissimo, fin quando non andai a sedermi sul divano perché avevo forse esagerato con i drink.
C'erano, sul divano di fronte al mio, due maschere che mi guardavano insistentemente ed ebbi l'impressione che parlavano di me. Ebbi la vaga impressione che guardassero le mie gambe, abbastanza muscolose perché facevo molto sport, e perfettamente lisce, perché, siccome amavo allenarmi in bici, quei radi peli biondi li depilavo.
Sarà stato un po' il giramento di testa ma in quella situazione, stranamente, stavo eccitandomi. Subito mi accorsi che, seduto, di vedeva il mio pisello, perché la veste era molto corta e come il fesso, dimenticai di indossare gli slip, perché volevo indossare uno short sopra i collant bianchi coprenti che nella fretta di uscire da casa dimenticai di indossare, perché la zia mi stava aspettando davanti casa da più di dieci minuti.
Nell'imbarazzo, cercavo di accavallare le gambe, ma la cosa, credo ogni volta che ci penso, dovette risultare più eccitante per quei due delinquenti.
Quei due ragazzi, con la scusa di indovinare chi fossi, si sedettero accanto a me, uno alla mia destra ed uno alla mia sinistra e scherzando e ridendo, mi toccavano prima sui ginocchi e poi poggiavano per finta casualità le mani caldissime sulle mie gambe.
La confusione era enorme ed erano quasi tutti in piedi. Nessuno ci vedeva o faceva caso a noi, quando, nel bere altri drink, sempre ridendo e scherzando, mi allargavano le gambe e, stretti come eravamo, mi toccavano il pene, ormai indurito.
Ormai si era fatto tardi e tutti sfollavano. I due amici si offrirono di accompagnarmi a casa ed un po' barcollanti, dopo aver salutato la cugunetta - gli zii erano a dormire da un pezzo - scendemmo le scale ed entrammo nella macchina di Marco, vestito da Pierrot. Riccardo e Francesco, che ormai si erano presentati, si sedettero indietro con me, uno alla mia destra e l'altro alla mia sinistra. A fianco del guidatore non ricordo chi fosse seduto.
Partimmo e i quattro manigoldi, che credo fossero d'accordo, si diressero alla periferia. Ero ancora eccitato ma la cosa mi stava impensierendo. I due al mio fianco, sempre ridendo, scherzavano facendomi il solletico sotto le ascelle ed uno mi teneva le mani bloccate dietro. Ormai la veste si era alzata ed il mio pene in stato di erezione quasi sfondava i collant bianchi.
Riccardo mi teneva le mani ferme e Francesco si abbassò, mentre io mi agitavo con tutte le mie forze inarcando il bacino e mi prese il pene in bocca. Con le mai mi strappò un po' il collant, così da far uscire fuori il mio pene, me lo stringeva con la mano alla base e mi spompinava con tutta la forza mentre io gridavo e mi agitavo.
Con l'altra mano mi toccava il culo e mi bucò il collant penetrando profondamente.
La macchina si fermò in un posto isolato. Quello davanti, un uomo sulla quarantina, passò indietro e mentre Francesco spompinava il mio pene che usciva da uno stretto buchetto aperto davanti ai collant, il vecchio mi massaggiava le gambe ed il culo, ancora coperto dalle calze ed entrava con uno e poi due dita nel mio culo che inarcavo sempre più per evitare il dolore. Più mo spingevo avanti con il cuo, però, più quello stronzo mi spompinava. Ero in trappola.
Non trattenni più la sborra e sborrai mezzo litro in bocca a Francesco che continuava a succhiare mentre io gridavo di fermarsi perché non ce la facevo più. E lui continuava a succhiarmi fino a farmi sentire male.
A questo punto il vecchio mi tira per i capelli giù dalla macchina, mi alza le gambe mantenendomi per le scarpe mentre altri due stronzi me te tenevano aperte fino a farmi male e con tutti i collant mi incula con il suo cazzo grandissimo. Gridavo come un ossesso mentre Riccardo e Francesco mi mantenevano uno per le braccia e l'altro mi apriva le gambe.
Volevo almeno toccarmi il buchino che si era ormai rotto e che avevo l'impressione sanguinasse ma non mi facevano muovere. Il vecchio continuava a sbattermi violentemente e mi penetrò fino in fondo per un quarto d'ora fino a che mi venne violentemente nel culo. Poi mi hanno strappato i collant molto violentemente e mi hanno violentato tutti e quattro, lasciandomi mezzo morto, supino e con tutti i vestiti laceri lì a terra, con la sborrra che mi usciva dal culo e dalla bocca.
Tornai a casa che era quasi mattina.
Non li ho più visti, quei farabutti. Però, ogni tanto, chiedo a mia cugina se ricorda chi fossero, cercando di descriverli.

 

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