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CAMERATISMO (PARTE 7) - Eternity |
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"Cameratismo (parte 4-5-6)" ] [ by Roberto ] |
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Non sapevo cosa mi aspettasse all’uscita da quella doccia. Se
una vita d’amore con Ale o un’esistenza di sotterfugi e scuse più o
meno plausibili. Quello che era certo è che finalmente ero felice
con lui, e questo era quello che contava. Non pensavo che avrebbe
potuto allontanarsi di nuovo, dopo quello che era successo. Dopo
aver consacrato il nostro sentimento. Dopo il modo in cui era
cambiato. Tutto ciò a cui riuscivo a pensare in quel momento era
come fosse ironico che tutti gli ultimi rapporti importanti con
l’altro senso avevano avuto a che fare con una doccia. Questione
karmica, pensavo, purificazione. L’acqua e il fuoco purificano lo
spirito. Sebbene in quel che facevo di puro c’era ben poco,
ovviamente.. Il resto della gita proseguì tranquillo, tra sguardi
sospettosi e inquirenti di Christian e i suoi amichetti, e frequenti
imboscamenti con Ale, che dopo avermi sverginato malamente riuscì
persino, per senso di colpa o per amore, a concedersi a me.
Un maschio come lui posseduto con forza da un altro maschio, deve
esserci stato una specie di sblocco di un lucchetto lì, nel suo
cervello. Del resto mai avei creduto di poter vedere il mio Ale
nella posizione dell’amore, a 90°, sul nostro letto, mentre mi
implorava di continuare..
Come si cambia, cantava Fiorella Mannoia.
Ed è proprio così, basta guardare la mia storia, tutto è cambiato
radicalmente da quel giorno in quello spogliatoio in cui credevo che
il mio mondo fosse finito nell’immagine offuscata di un paio di
boxer rossi.
Il ritorno a scuola fu necessariamente traumatico. Necessariamente
perché sfido chiunque a tornare da una gita, soprattutto come la mia
nel mio caso, ed essere felici di tornare alla routine giornaliera,
tra compiti, tensioni sociali a scuola, pettegolezzi e malignità
varie. Ma non mi importava granché, suppongo. Quello che avevo
provato era stato di una bellezza celeste e chiarificatrice, tutto
ora aveva assunto una diversa prospettiva, il cielo era un po’ più
azzurro e le giornate più calde, semplicemente guardandolo negli
occhi, quegli occhi neri così intensi. E tutto era diventato in
generale più semplice, riuscii persino a parlare con Christian
riguardo la sua scappatella, e fu il primo a cui raccontai della mia
storia d’amore con Ale. Del resto di lui mi fidavo, era “costretto”
al segreto, o avrei potuto raccontare a tutti della sua piccola
orgia con gli altri maschioni della classe. Che per altro guardavo
con tutt’altro sguardo ora, e negli spogliatoi, prima e dopo
educazione fisica, misteriosamente i discorsi non riguardavano più
figa e tette, quando ero presente io. Chissà cosa pensavano. Certo è
che finalmente potevo guardare i loro boxer gonfi senza sentirmi in
imbarazzo o dover fuggire lo sguardo, in quanto sapevo che faceva
piacere a loro quanto a me. E infatti ricevevo sempre luminosi ma
timidi sorrisi in cambio.. Ale ovviamente diventava sempre più
sospettoso a riguardo, ma non posso dire che facesse esattamente il
geloso. Anche perché a scuola si comportava come ha sempre fatto,
anzi addirittura più freddamente, perché, a suo dire, in questo modo
non destava sospetto alcuno. Era ancora così terribilmente paranoico
riguardo il suo “problema” da non accorgersi che metà dei suoi amici
scopava tra loro nei pomeriggi primaverili cui ci stavamo
avvicinando. Vi chiederete se anche io e Ale continuammo la nostra
storia. La cosa fu piuttosto controversa. A scuola vigeva il veto
riguardo baci, abbracci, sorrisi e quant’altro, dovevamo rimanere
gli amici maschi di sempre, se non più distaccati come ho già detto.
Ogni tanto si usciva la sera, giusto per ritrovarci nei parchi a
baciarci e fare i nostri comodi. Devo essere sincero, tutta quella
clandestinità non mi piaceva affatto, non ero dichiarato certo, ma
non volevo nemmeno che la nostra storia si limitasse a pompini e
tastate di sera nei parchi. Per cui un giorno in cui i miei andarono
a trovare i nonni fin dal primo mattino, marinammo entrambi la
scuola e lo feci venire a pranzo a casa mia. Mi chiedo ancora se Ale
non si fosse fatto problemi riguardo ai sospetti che una doppia sega
a scuola da parte nostra, avrebbe indotto nei nostri compagni. Ma
del resto non aveva nessuna importanza, stare con lui era ciò che
contava, che avvenisse in un parco o sul mio letto in cameretta. Lo
stesso letto in cui mi feci una sega mentre Christian faceva lo
stesso nel mio bagno, per poi addormentarsi e baciarmi. Chissà se
avrei mai raccontato tutte quelle cose al mio ragazzo. Chissà se Ale
era davvero il mio ragazzo. Decisi di profittare di quel pomeriggio
per conversare, una volta tanto, invece di fornicare senza tregua.
Che era invece la sua intenzione, appena finito il pranzo, una pizza
perché non cucino mai, sul divano davanti ad una tv spenta Ale era
già la che mi palpava e metteva le mani sotto la maglietta. Dio sa
se non avessi voluto nient’altro che sentire quei brividi per tutto
il resto della mia vita… Ma c’era tempo e tempo, e quello era il
tempo dei chiarimenti.
La conversazione fu vaga e infruttifera, io dovevo capirlo, sapere
che non potevamo dichiararci ed esporci, che lui aveva una
reputazione eccetera.. Io lo capivo. Dico davvero, io stesso avevo
le mie remore al riguardo di dire a tutti che andavo a letto col più
figo della scuola. Però sentivo di volergli troppo bene, di volergli
dare troppo, rispetto a quello che stavamo vivendo. In effetti non
la stavamo vivendo la nostra storia, Ale era un dio del sesso, sì,
ma non mi bastava, io volevo il suo cuore e la sua mente oltre al
suo corpo. Lui voleva il mio corpo e la mia mente, ma non lo vedevo
così interessato al mio cuore. Nel silenzio iniziai a lacrimare,
mentre Ale guardava la tv, ora accesasi su un canale francese.
Socchiusi gli occhi. Sentii allora le labbra di Ale appoggiarsi
sulle mie palpebre, aprii gli occhi e lo vidi sorridere. Poi mi
diede un bacio a sfiorarmi le labbra. Sapevano del sale delle mie
lacrime.
“grazie” gli dissi “che ti prende?”
“che vuoi che m prenda, piangi, la cosa più naturale che m viene è
baciarti. Non piangere.”
“non sto piangendo, ho sonno, la pizza era pesante. Uhm,
lacrimazione spontanea da digestione, la chiamano. O da sonno, nn
ricordo bene.”
“stai tergiversando, e quando tergiversi vuol dire che menti. E
quando menti vuol dire che soffri.. Io non so cosa fare, questa è
l’ultima cosa che voglio” disse mentre le lacrime offuscavano la
vista
“ecco, ora sto digerendo anch’io vedi? Tutta colpa tua..”
Lo abbracciai, ed insieme piangevamo le lacrime di uno sulla
maglietta dell’altro. Per quale motivo poi? Sapevo bene che non ero
un ragazzo normale, che non potevo avere una relazione normale e che
quindi non potevo viverla davvero, alla luce del sole. Ma era
davvero così? E’ davvero questo reato nel ventunesimo secolo amare
un amore diverso? Forse il mondo la fuori urla ad alta voce che è
pronto all’accettazione, al matrimonio tra gay, alle coppie di
fatto. Ma questo di mondo, io mio mondo, non era pronto per niente.
E anche quello di Ale era così. Il campione di calcio della scuola
che si fotte il più bravo della scuola. Scherziamo? Che futuro
avranno mentre uno andrà a studiare legge o medicina mentre l’altro
farà l’operaio in fabbrica per 10 ore al giorno?
Era per questo che piangevo. Perché più mi innamoravo di Alessandro
più sentivo di stare perdendolo. E’ così triste vivere nella
consapevolezza dell’estrema labilità delle cose. Ale forse piangeva
perché aveva fatto piangere la persona che amava, io piangevo perché
la persona che amavo avrebbe pianto ancora per poco al mio fianco.
Se solo con un telecomando potessimo fermare i momenti mi sarei
fermato lì, tra le sue braccia, con il suo respiro che mi sussurrava
nelle orecchie, e i suoi occhi così luminosi. Ma la nostra vita non
è un nastro registrato, e a volte bisogna andare avanti.
Gli chiesi di togliersi la maglietta. Se dovevo fermare quel
momento, e vivere di quello per il resto dei miei giorni, volevo che
fosse il più bello possibile. E vedere il suo corpo scuro e perfetto
nella luce del sole pomeridiano, era la cornice ideale per quel
momento. Mentre alla tv, con un tempismo disarmante, inziziava la
canzone di Robbie Williams, Eternity, appoggiai la testa sul suo
petto e esalando un faticato respiro finalmente glielo dissi: “ti
amo”.
Ma devo ucciderti, faceva una stupida canzone di qualche tempo fa.
Sono passati circa due anni da quel pomeriggio di metà primavera.
Studio legge, come si prevedeva, e sono single da due anni.
Ale? Non so che faccia esattamente ora, l’operaio, l’impiegato o
forse il disoccupato. Ci vediamo di rado. E non siamo buoni amici.
Una passione come la nostra, spenta dalla doccia gelida della mia
rassegnazione, non lascia nessuno spazio ad amicizia. Lo amo ancora
sapete? Anche se non so con chi vada a letto o con chi stia vivendo
la sua vita ora.
Sto mentendo. So con chi Ale vive la sua vita. La vive con Christian,
ma il giorno in cui lo scoprii tra i miei sorrisi di finto
compiacimento, rifiutai con una tale forza quell’ idea che ancora
oggi a volte preferisco abbandonarmi alla realtà delle mie storie.
Ho detto che sono single, ma ho mentito anche su questo.
Del resto il mio cuore appartiene sempre e ancora ad Ale. Mentre il
mio copro appartiene..
A Christian. Già, il ragazzino ha l’amante, e non ha perso la sua
tendenza a farlo con più persone diverse. Non so se Ale sappia di me
e di lui, Christian è sempre vago a riguardo, ha paura a parlarmi di
Ale perché sa che io ne sono ancora fatto.
Perché lo faccio vi chiederete. Il perché non lo so nemmeno io, me
lo scopo e basta. Ma quando chiudo gli occhi posso sentire in lui il
corpo di Ale, il suo odore, lasciatogli addosso in qualche
scappatella precedente. Amo Ale nel corpo di Christian. Quanto è
malata questa cosa?
Se vi aspettavate un lieto fine, non disperate: lo rivoglio quel
ragazzo, ma per ora mi accontenterò di amarlo all’inverso.
You were there for summer dreaming
And you gave me what I need
And I hope you find your freedom
For eternity
For eternity
FINE |
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