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CAMERATISMO (PARTE 7) - Eternity
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[ by Roberto ]

   
Non sapevo cosa mi aspettasse all’uscita da quella doccia. Se una vita d’amore con Ale o un’esistenza di sotterfugi e scuse più o meno plausibili. Quello che era certo è che finalmente ero felice con lui, e questo era quello che contava. Non pensavo che avrebbe potuto allontanarsi di nuovo, dopo quello che era successo. Dopo aver consacrato il nostro sentimento. Dopo il modo in cui era cambiato. Tutto ciò a cui riuscivo a pensare in quel momento era come fosse ironico che tutti gli ultimi rapporti importanti con l’altro senso avevano avuto a che fare con una doccia. Questione karmica, pensavo, purificazione. L’acqua e il fuoco purificano lo spirito. Sebbene in quel che facevo di puro c’era ben poco, ovviamente.. Il resto della gita proseguì tranquillo, tra sguardi sospettosi e inquirenti di Christian e i suoi amichetti, e frequenti imboscamenti con Ale, che dopo avermi sverginato malamente riuscì persino, per senso di colpa o per amore, a concedersi a me.
Un maschio come lui posseduto con forza da un altro maschio, deve esserci stato una specie di sblocco di un lucchetto lì, nel suo cervello. Del resto mai avei creduto di poter vedere il mio Ale nella posizione dell’amore, a 90°, sul nostro letto, mentre mi implorava di continuare..
Come si cambia, cantava Fiorella Mannoia.
Ed è proprio così, basta guardare la mia storia, tutto è cambiato radicalmente da quel giorno in quello spogliatoio in cui credevo che il mio mondo fosse finito nell’immagine offuscata di un paio di boxer rossi.
Il ritorno a scuola fu necessariamente traumatico. Necessariamente perché sfido chiunque a tornare da una gita, soprattutto come la mia nel mio caso, ed essere felici di tornare alla routine giornaliera, tra compiti, tensioni sociali a scuola, pettegolezzi e malignità varie. Ma non mi importava granché, suppongo. Quello che avevo provato era stato di una bellezza celeste e chiarificatrice, tutto ora aveva assunto una diversa prospettiva, il cielo era un po’ più azzurro e le giornate più calde, semplicemente guardandolo negli occhi, quegli occhi neri così intensi. E tutto era diventato in generale più semplice, riuscii persino a parlare con Christian riguardo la sua scappatella, e fu il primo a cui raccontai della mia storia d’amore con Ale. Del resto di lui mi fidavo, era “costretto” al segreto, o avrei potuto raccontare a tutti della sua piccola orgia con gli altri maschioni della classe. Che per altro guardavo con tutt’altro sguardo ora, e negli spogliatoi, prima e dopo educazione fisica, misteriosamente i discorsi non riguardavano più figa e tette, quando ero presente io. Chissà cosa pensavano. Certo è che finalmente potevo guardare i loro boxer gonfi senza sentirmi in imbarazzo o dover fuggire lo sguardo, in quanto sapevo che faceva piacere a loro quanto a me. E infatti ricevevo sempre luminosi ma timidi sorrisi in cambio.. Ale ovviamente diventava sempre più sospettoso a riguardo, ma non posso dire che facesse esattamente il geloso. Anche perché a scuola si comportava come ha sempre fatto, anzi addirittura più freddamente, perché, a suo dire, in questo modo non destava sospetto alcuno. Era ancora così terribilmente paranoico riguardo il suo “problema” da non accorgersi che metà dei suoi amici scopava tra loro nei pomeriggi primaverili cui ci stavamo avvicinando. Vi chiederete se anche io e Ale continuammo la nostra storia. La cosa fu piuttosto controversa. A scuola vigeva il veto riguardo baci, abbracci, sorrisi e quant’altro, dovevamo rimanere gli amici maschi di sempre, se non più distaccati come ho già detto. Ogni tanto si usciva la sera, giusto per ritrovarci nei parchi a baciarci e fare i nostri comodi. Devo essere sincero, tutta quella clandestinità non mi piaceva affatto, non ero dichiarato certo, ma non volevo nemmeno che la nostra storia si limitasse a pompini e tastate di sera nei parchi. Per cui un giorno in cui i miei andarono a trovare i nonni fin dal primo mattino, marinammo entrambi la scuola e lo feci venire a pranzo a casa mia. Mi chiedo ancora se Ale non si fosse fatto problemi riguardo ai sospetti che una doppia sega a scuola da parte nostra, avrebbe indotto nei nostri compagni. Ma del resto non aveva nessuna importanza, stare con lui era ciò che contava, che avvenisse in un parco o sul mio letto in cameretta. Lo stesso letto in cui mi feci una sega mentre Christian faceva lo stesso nel mio bagno, per poi addormentarsi e baciarmi. Chissà se avrei mai raccontato tutte quelle cose al mio ragazzo. Chissà se Ale era davvero il mio ragazzo. Decisi di profittare di quel pomeriggio per conversare, una volta tanto, invece di fornicare senza tregua. Che era invece la sua intenzione, appena finito il pranzo, una pizza perché non cucino mai, sul divano davanti ad una tv spenta Ale era già la che mi palpava e metteva le mani sotto la maglietta. Dio sa se non avessi voluto nient’altro che sentire quei brividi per tutto il resto della mia vita… Ma c’era tempo e tempo, e quello era il tempo dei chiarimenti.
La conversazione fu vaga e infruttifera, io dovevo capirlo, sapere che non potevamo dichiararci ed esporci, che lui aveva una reputazione eccetera.. Io lo capivo. Dico davvero, io stesso avevo le mie remore al riguardo di dire a tutti che andavo a letto col più figo della scuola. Però sentivo di volergli troppo bene, di volergli dare troppo, rispetto a quello che stavamo vivendo. In effetti non la stavamo vivendo la nostra storia, Ale era un dio del sesso, sì, ma non mi bastava, io volevo il suo cuore e la sua mente oltre al suo corpo. Lui voleva il mio corpo e la mia mente, ma non lo vedevo così interessato al mio cuore. Nel silenzio iniziai a lacrimare, mentre Ale guardava la tv, ora accesasi su un canale francese. Socchiusi gli occhi. Sentii allora le labbra di Ale appoggiarsi sulle mie palpebre, aprii gli occhi e lo vidi sorridere. Poi mi diede un bacio a sfiorarmi le labbra. Sapevano del sale delle mie lacrime.

“grazie” gli dissi “che ti prende?”

“che vuoi che m prenda, piangi, la cosa più naturale che m viene è baciarti. Non piangere.”

“non sto piangendo, ho sonno, la pizza era pesante. Uhm, lacrimazione spontanea da digestione, la chiamano. O da sonno, nn ricordo bene.”

“stai tergiversando, e quando tergiversi vuol dire che menti. E quando menti vuol dire che soffri.. Io non so cosa fare, questa è l’ultima cosa che voglio” disse mentre le lacrime offuscavano la vista
“ecco, ora sto digerendo anch’io vedi? Tutta colpa tua..”

Lo abbracciai, ed insieme piangevamo le lacrime di uno sulla maglietta dell’altro. Per quale motivo poi? Sapevo bene che non ero un ragazzo normale, che non potevo avere una relazione normale e che quindi non potevo viverla davvero, alla luce del sole. Ma era davvero così? E’ davvero questo reato nel ventunesimo secolo amare un amore diverso? Forse il mondo la fuori urla ad alta voce che è pronto all’accettazione, al matrimonio tra gay, alle coppie di fatto. Ma questo di mondo, io mio mondo, non era pronto per niente. E anche quello di Ale era così. Il campione di calcio della scuola che si fotte il più bravo della scuola. Scherziamo? Che futuro avranno mentre uno andrà a studiare legge o medicina mentre l’altro farà l’operaio in fabbrica per 10 ore al giorno?
Era per questo che piangevo. Perché più mi innamoravo di Alessandro più sentivo di stare perdendolo. E’ così triste vivere nella consapevolezza dell’estrema labilità delle cose. Ale forse piangeva perché aveva fatto piangere la persona che amava, io piangevo perché la persona che amavo avrebbe pianto ancora per poco al mio fianco.
Se solo con un telecomando potessimo fermare i momenti mi sarei fermato lì, tra le sue braccia, con il suo respiro che mi sussurrava nelle orecchie, e i suoi occhi così luminosi. Ma la nostra vita non è un nastro registrato, e a volte bisogna andare avanti.
Gli chiesi di togliersi la maglietta. Se dovevo fermare quel momento, e vivere di quello per il resto dei miei giorni, volevo che fosse il più bello possibile. E vedere il suo corpo scuro e perfetto nella luce del sole pomeridiano, era la cornice ideale per quel momento. Mentre alla tv, con un tempismo disarmante, inziziava la canzone di Robbie Williams, Eternity, appoggiai la testa sul suo petto e esalando un faticato respiro finalmente glielo dissi: “ti amo”.


Ma devo ucciderti, faceva una stupida canzone di qualche tempo fa. Sono passati circa due anni da quel pomeriggio di metà primavera. Studio legge, come si prevedeva, e sono single da due anni.
Ale? Non so che faccia esattamente ora, l’operaio, l’impiegato o forse il disoccupato. Ci vediamo di rado. E non siamo buoni amici. Una passione come la nostra, spenta dalla doccia gelida della mia rassegnazione, non lascia nessuno spazio ad amicizia. Lo amo ancora sapete? Anche se non so con chi vada a letto o con chi stia vivendo la sua vita ora.
Sto mentendo. So con chi Ale vive la sua vita. La vive con Christian, ma il giorno in cui lo scoprii tra i miei sorrisi di finto compiacimento, rifiutai con una tale forza quell’ idea che ancora oggi a volte preferisco abbandonarmi alla realtà delle mie storie.
Ho detto che sono single, ma ho mentito anche su questo.
Del resto il mio cuore appartiene sempre e ancora ad Ale. Mentre il mio copro appartiene..
A Christian. Già, il ragazzino ha l’amante, e non ha perso la sua tendenza a farlo con più persone diverse. Non so se Ale sappia di me e di lui, Christian è sempre vago a riguardo, ha paura a parlarmi di Ale perché sa che io ne sono ancora fatto.
Perché lo faccio vi chiederete. Il perché non lo so nemmeno io, me lo scopo e basta. Ma quando chiudo gli occhi posso sentire in lui il corpo di Ale, il suo odore, lasciatogli addosso in qualche scappatella precedente. Amo Ale nel corpo di Christian. Quanto è malata questa cosa?
Se vi aspettavate un lieto fine, non disperate: lo rivoglio quel ragazzo, ma per ora mi accontenterò di amarlo all’inverso.

You were there for summer dreaming
And you gave me what I need
And I hope you find your freedom
For eternity
For eternity

FINE

 

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