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L' apprendista gelataio /

IL NUOVO LAVORO

 
[ by Stemich ]
   
Sono a colloquio, in una nuova gelateria del mio paese, (che preferisco non dire il nome sia della gelateria sia del paese per non fare pubblicità occulta) che cerca quattro addetti alla vendita del gelato per tutta la stagione annuale, due maschi, e due femmine.

Mentre aspettavamo che arrivasse il padrone del locale per farci un colloquio, noi ragazzi cominciamo a conoscerci. Era una cosa un po’ strana quella che voleva fare il padrone, voleva metterti subito alla prova lo stesso giorno, preparare certi tipi di gelato e vedere se uno li prepara bene, se li mette bene nel cono, o nella mastellina.

In questa giornata, la prima delle quattro, dunque era dedicata a me:

1. Stefano 20 anni, disoccupato : esperienze lavorative : commesso in punti vendita, alimentari,ed ipermercati.

2. Elisabetta 22 anni, operaia presso fabbrica calzaturiera , ma diplomata al istituto alberghiero.

3. Aurora 20 anni, studentessa universitaria, che cerca lavoro per guadagnarsi qualcosa per pagare l’università

4. Daniele 22 anni, disoccupato, laureato presso Ragioneria.



Di questi quattro aspiranti, fummo scelti solo io e Elisabetta, perché unici attinenti e diciamo più adatti al tipo di lavoro.



Non seppi nulla degli altri, seppi solo che mancavano all’appello un altro maschio ed un’altra femmina.

Naturalmente io fantasticavo sul tipo di persona maschile che femminile, visto che da circa un anno ero ritornato single dopo una storia d’amore andata a puttane per un tradimento.

Lasciamo perdere non ne voglio parlare, ho sofferto tanto, e sto cercando pian pianino di dimenticare il male che mi ha fatto Adolfo, il mio ex ragazzo.



Era un venerdì sera, verso le 18.30 e mi squilla il telefonino, io ero in macchina, ero all’ipermercato a fare spesa per tutta la settimana.

Abito da solo, e diciamo che di solito con 120EURO mi faccio la spesa per una settimana intera.

Era il padrone della gelateria che mi dava l’appuntamento per il giorno seguente: sabato mattina alle 8.00 nella gelateria, per la grande inaugurazione prevista per le ore 10.00 denominata :

“DALLE 10 ALLE 18 GELATO OMAGGIO PER TUTTI”

Ringraziai della chiamata e riagganciai.



Quella notte dormii tranquillo, molto strano rispetto alle altre assunzioni, forse perché con quelle altre ero a tempo determinato con possibilità di rinnovo, allora stavo male perché avevo paura non mi prendessero più finito appunto il tempo determinato.

Stavolta era diverso, lavoro assicurato, annuale.



Quella mattina conobbi alle 8.00 dunque gli altri due gelatai oltre a me e Elisabetta.

Si chiamavano Simonetta, 25 anni, diplomata alberghiera pure lei, e lavorante presso la pizzeria di famiglia.

L’altro ragazzo si chiamava Marco, era un po’ piccoletto biondo occhi verdi, 19 anni, ritirato da scuola ed andato a lavorare in settore marittimo, come barista.

Non aveva altre esperienze, solo 4 mesi di stagione estiva.



Il padrone ci diede le nostre divise, che noi ci mettemmo nello scantinato sotto alla gelateria.

Erano davvero belle, ed aveva fatto preparare per tempo anche le targhette.

Marco era un ragazzino davvero carino.

Erano intanto giunte tante persone per l’inaugurazione della gelateria, e quando il padrone aprì le porte, tanta gente entrò parlando tutta assieme.

Allora ci disponemmo uno vicino all’altro, e la gente fece 4 file.

C’erano ben 18 gusti da poter scegliere, la gente ne poteva scegliere fino ad un massimo di tre gusti, e poi per l’intera giornata non poteva più venire a prendere l’omaggio, poteva solo pagarla, dando in modo cosi di poter accontentare un po’ tutti.



Ci fu un momento che non vi era tanta gente, ed in quel momento noi ragazzi parlammo, parlammo di dove eravamo, come è cominciata questa giornata, l’emozione in generale, pareva davvero fin da subito esserci tra di noi un buon feeling.



Il padrone quella sera si assentò, verso le 21.00. il turno stava a me e a Simonetta, mentre non c’era nessuno eravamo nel retro a prenderci un gustoso caffè.

Marco andò giù di sotto a svestirsi dei panni del lavoro e venne poi su nel retro ad infilarsi le scarpe, mettendosi a sedere in una delle cinque sedie disponibili nel retro, visto che le altre erano tutte impegnate da tanta roba, regali, piante omaggiate dagli amici del padrone.

Vestitosi e messosi il giubbetto di jeans che aveva con sé, ci saluto e ci strinse la mano, ma prima di andare guardò la tabella dei turni.

Allora disse : “ A lunedì pomeriggio Simonetta, e a te Stefano ci vediamo martedì sera!” E se ne andò.
 

 

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