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L' apprendista gelataio /
LE NUOVE AMICIZIE |
[ by Stemich ] |
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Io e Simonetta dopo aver salutato Marco usciamo assieme fuori
dal locale per fumarci una sigaretta nell’attesa che venga qualcuno,
ed intanto parliamo di noi, parliamo del lavoro, dello strano modo
di scelta del padrone e parliamo di come abbiamo trovato l’annuncio
del lavoro.
Molto gentile appena arrivarono due clienti, presumo marito e
moglie, spengo la sigaretta che avevo cominciato, e lascio
Elisabetta a finire la sua.
Salutai cordialmente le due persone che pronunciarono i gusti che
volevano, pagarono e uscirono dal locale.
Elisabetta entro in quel momento sorrise ai clienti e venne dietro
al banco per prelevare le vaschette dei gusti che erano terminate.
In quello stesso momento entrò il padrone che veniva con un grosso
scatolone dove vi erano cannucce e bicchieri per frappè o granite.
Ci disse che potevamo benissimo abbassare la saracinesca e chiudere
la porta a chiave che intanto per quattro gusti rimasti in croce, si
poteva cominciare a mettere a posto.
Uscimmo dunque tutti e due dal retro e ci demmo la buonanotte.
Anche quella sera dormii come un ghiro, ero stanco morto, ero
sfinito, ma come primo giorno ero davvero stato molto fortunato.
Il turno del giorno dopo, ovvero della domenica pomeriggio dalle
13.00 alle 19.00 era stato davvero senza pace, gente che andava,
gente che veniva, in ogni minuto, io e Elisabetta eravamo sommersi
di clientela, dai grandi ai piccini.
Quel pomeriggio venne anche Marco assieme a dei suoi amici a
prendere il gelato, mi ricordo che prese fiordilatte e nocciola in
un cono da 2euro e 50cent.
Notai solo allora che Marco aveva i miei stessi occhi verdi,
dimensioni quasi uguali.
Aveva una bella dentatura bianca ed indossava una maglietta nera
della Guru ed una catenina di quelle che portano adesso i ragazzini,
con appeso al collo con una mollettina il cellulare un motorola c350
proprio identico al mio.
Aveva detto il padrone che noi dipendenti il gelato non lo dovevamo
pagare e quindi lui non lo pagò, ma per farsi perdonare, pagò
comunque lui di tasca sua in 4 gelati dei suoi 4 rispettivi amici.
Sorrise e ci salutò entrambi.
Un mio commento fece ridere Elisabetta quando dissi : “ Madonnina
come ride quel ragazzo, deve avere anche un cuore d’oro!”
Elisabetta dunque disse : “ Credo anche io Ste, lo conosciamo tutti
e due da poco tempo per poterlo affermare in modo conclusivo.
Madonna che parole, pensai io tra me e me...
Arrivo una classe di bambini di 3° elementare, del catechismo,
sapevo che erano del catechismo, perché conoscevo le due donne che
li accompagnavano.
Molti bambini mi conoscevano e dunque mi salutarono, perché mi
vedevano al supermercato del paese, e perché ogni tanto alla cassa,
gli regalavano qualche leccornia ( ciuppa ciuppa, cioccolatini
sfusi, caramelline ecc..ecc..), ed i bambini si sa, se lo ricordano
sempre.
Elisabetta dunque mi dava una mano a preparare i gelati, oltre ai
gelati appunto, qualcuno voleva anche un ghiacciolo, che noi davamo
senza problema perché anche quello lo producevamo noi.
Finalmente il giorno seguente mi toccava il turno assieme a Marco.
Marco arrivò quel martedì sera, in ritardo in una ventina di minuti,
parcheggio la sua opel astra a una trentina di metri dal negozio, e
mi chiese scusa del ritardo.
“Figurati Marco, può capitare a tutti di arrivare tardi qualche
volta!”
Marco all’udir ciò mi disse : “ Grazie Stefano!”
Corse giù nel seminterrato ed in tre minuti ritornò su in un
battibaleno.
Feci fare a lui la clientela che stava aspettando, vi erano in quel
momento solo tre persone, e quindi si faceva benissimo da soli.
Intanto nel retro, presi dal freezer due gusti che mancavano, il
pistacchio e l’ovino kinder.
Vi presi anche alcuni ghiaccioli e li misi nel freezer esposto alla
clientela, cercando di suddividere 2 file per ogni gusto.
Terminata la clientela vi era un po’ di calma, allora visto che nel
frattempo avevo fatto tutto io, mi segue nel retro e si mette a
sedere sul divanetto che il padrone ci ha portato.
Apre e chiude gli occhi di continuo, fa anche qualche sbadiglio.
Allora io gli dico : “ Che succede Marco sei stanco?!”
Marco allora mi disse : “ Ehssì , ! questa mattina mi sono dovuto
svegliare alle 3.30 per andare ad una visita medica a Milano, e sono
tornato circa due ore fa, per quello ho ritardato!”
Poi continua dicendo : “ Posso appoggiare la testa sulla tua spalla
se non ti dispiace? Solo due minuti.!”
Gli dissi che non vi era nessun problema, e lui lo fa, e solo allora
chiude gli occhi.
Come era bello, mi piaceva vederlo respirare con la bocca aperta.
Mi dispiaceva alzarmi, ma vi era la gente che aspettava per ordinare
il loro gelato.
Gli diedi una piccola pacca sulla spalla per farlo svegliare e feci
per alzarmi, ma lui mi disse : “ Stai comodo vado io!”.
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