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L' apprendista gelataio /
LE COCCOLE |
[ by Stemich ] |
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E quella sera… quella sera per me è stata la conferma che anche
Marco era gay, ma decisi di non turbarlo e quindi non glielo chiesi
subito...
Avevo in mente una strategia per sapere se era davvero gay, dovevo
cercare in qualsiasi modo di scoprirlo e forse avevo in mente come
poterlo scoprire…
Pensavo di stargli vicino più possibile nella speranza che si
smuovesse qualcosa, ma dovevo naturalmente aspettare che venne una
serata nella quale eravamo di turno ancora Marco ed io.
Ed allora ecco che arrivò finalmente una buon’occasione, un finto
calo di zuccheri in un pomeriggio caldo assatanato.
Svenni dunque per finta per terra, cercando di accovacciarmi mentre
Marco non mi vedesse.
Dalla voce di Marco esce: “Stefano ehi…che succede… [ e mi da tre
piccoli schiaffetti sulle guance per farmi riprendere].
Io apro gli occhi, e lui con tutte e due le braccia lui mi aiuta a
rialzarmi e mi mette sul divano.
“Ti porto un po’ di gelato, mangialo tutto, e non ti preoccupare di
nulla, pensa solo a riprenderti!”
“Ti ringrazio, sei davvero un amico!”
Mentre lui è al bancone a prendermi una mastellina di gelato, io
sorrido tra me e me dicendo che sono stato davvero bastardo dentro,
ma era l’unico modo, per sapere se lui era gay.
Torna nel retro con una bella mastellina di quelle da 3EURO, quelle
più grandi che avevamo e mi disse prendendomi un cuscinetto di
quelli piccoli e quadrati da sopra la scala che porta al
seminterrato: “Adesso io ti faccio da infermiere, tu fai poche
storie, stai qui, finisci questo gelato e ti stendi un pochino, e
non voglio sentirti fiatare, perché se se ne va uno come te, nel
senso che si ammala e per molto tempo non torna, la gelateria cade a
pezzi!”
Risi tanto a crepapelle e gli dissi: “ Por sciocch (sarebbe povero
sciocco nel nostro dialetto) non è nulla non preoccuparti, in estate
mi capita spesso!”
Marco intanto tornò al lavoro, allora io decisi di voltarmi e
mettermi a pancia in sotto con gli occhi chiusi, per notargli il
culetto di tanto in tanto mentre era nel retro.
Arrivò il padrone che appena mi vide steso sul divanetto chiese
spiegazioni, e sentii tutto quello che dicevano.
“Cosa fa Stefano lì, perché dorme?” – disse il padrone
“Giancarlo ascolta Stefano ha avuto un leggero calo di zuccheri, è
svenuto, ed io gli ho dato un po’ di gelato e poi si è messo un po’
a riposare, tra un pochetto lo sveglierò così che mi possa dare una
mano a fare la torta!”.
Giancarlo allora acconsentì, ed andò giù nel seminterrato,
sentendolo poco dopo urlare da di sotto: “ Marco non lo svegliare ti
do io una mano per fare la torta!”
Marco corre di sotto, ed io allora dico tra me e me a bassa voce:
“Brutto figlio di puttana di un padrone, cosi mi rovinerà solo il
piano, porca Eva!”
Dopo pochi secondi salgono tutti insieme, e non potendo aprire gli
occhi, captai il rumore che facevano.
Avevano in mano due sportine e le appoggiarono sul tavolo.
“Giancarlo non preoccuparti che adesso si sveglierà Stefano, mi da
una mano lui a fare la torta, io l’ho fatta solo una volta, Stefano
è più esperto di me, non ti offendere, ma lo preferisco, perché con
lui vengo a conoscenza di tanti trucchi per fare una torta con i
fiocchi!”
Giancarlo allora disse: “Okay va bene, mi raccomando però, se
dovesse sentirsi male un’altra volta, non esitare a chiudere il
negozio per un paio di minuti e portarlo a casa.!”
Marco rispose a bassa voce dicendo “Va bene, ma smettiamo di fare
casino altrimenti si sveglia!”
Furbo il ragazzino, mi ha salvato involontariamente dal piano che
avevo in mente.
Allora adesso posso rigirarmi, Marco era andato a servire una
cliente, e aspettavo ad occhi aperti, li chiusi solamente quando
sentii che si stava incamminando verso il retro.
Mi spostò un pelino le gambe, per farsi posto sul divano anche lui,
ed mi appoggiò appunto le mie gambe sulle sue.
Avevo mal di pancia, sul serio, sarà stato aver mangiato tutto quel
gelato freddo anche se non mi andava, ma Marco non poteva saperlo ed
appoggiò la sua mano sulla mia pancia, eseguendo dei movimenti
dall’ombelico verso l’alto, lentamente, accarezzandomi anche i
fianchi…
Cazzo il mio cazzo, stava crescendo a vista d’occhio, ma dovevo
cercare di fare meno smorfie possibili, altrimenti Marco scopriva il
trucco.
Marco ad un certo punto disse : “Come sei carino, magari tu fossi
gay come me!”
Poi si alza per andare a servire altra gente, e sentivo che disse :
“ Mamma mia quanta gente!”
Allora decisi che era giunto il momento di smettere di fare il finto
malato e decido di alzarmi, di rimettermi il camice che mi ero
tolto, ed andare a dargli una mano.
Appena mi vide dirigermi verso il bancone mi disse : “Stai un po’
meglio?!”
Io allora annuii con la testa e gli diedi una mano.
Cazzo con tutto il caldo che c’era una comitiva di amici, di circa
10-15 persone si era rifugiata tutta in gelateria.
Ci volle molto prima che finimmo tutti, perché poi ne arrivarono
altri per un’altra decina di minuti, e tra frappè, granite, gelati,
vaschette da portare via e focacce ripiene di gelato, stavamo
perdendo tempo per una torta che alle 22.00 sarebbe venuti a
ritirare, ed erano gia le 17.30
Elisabetta in quel momento passò di li davanti da sola, ed allora
gli chiedemmo se aveva da fare per un’oretta circa, perché eravamo
nella merda fino al collo, gli spiegammo la situazione, che io ero
stato male, avendo avuto un leggero calo di zuccheri e che dovevamo
preparare la torta.
Elisabetta accorse dunque in nostro aiuto, e si mise dietro al
banco, mentre io e Marco nel retro a preparare la torta.
“Dovremmo ringraziarla in qualche modo non trovi?” – dissi io a
Marco
“Certo ma come?!” – disse Marco
“Lo so io, se per te va bene, un giorno che lei ha il turno, con te,
o con me, la sostituiamo, per ringraziarla!”- dissi io
“Okay affare fatto!” – disse Marco
Non ci perdemmo più in tante parole per non fare tardi nella
creazione della torta che venne davvero un capolavoro, la mettemmo
nel frigorifero ed ringraziammo Elisabetta, alla quale gli
raccontammo di cosa avevamo progettato per ringraziarla di quanto
fatto per noi quel pomeriggio.
“Grazie ragazzi, allora io la prendo davvero come giorno di riposo
se davvero a voi non vi scoccia!”
Andando nel bagno e parlando da solo dissi : “Ho fatto breccia nel
cuore di Marco, sapevo che era gay me lo immaginavo!” |
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