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L' apprendista gelataio /
LA NOSTRA PRIMA VOLTA |
[ by Stemich ] |
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Quella sera al 21.30 circa, Marco si presentò a casa mia, io
abito con i miei genitori in una casa su due piani, mia madre e mio
padre, sotto al piano terra, ed io con anche portone d’ingresso
diverso, al piano superiore, nelle entrate in pratica ci divideva un
muro.
I miei genitori, sanno della mia omosessualità, che all’inizio
presero con un po’ d’arrabbiatura. Ma poi tutto cambiò, in meno di
due mesi, i miei già avevano accettato la cosa.
Avevano conosciuto anche Adolfo, il mio ex.
Anche i genitori di Marco, sapevano della sua bisessualità, ed anche
loro ora accettano la cosa.
Appena mi suonò il campanello, dunque io andai ad aprire e me lo
trovai davvero molto elegante vestito con una giacchettina della
LONSDALE, e sotto una maglietta rosa, come va di moda adesso per i
giovani d’oggi indossare magliette del genere, e con dei jeans
azzurri un po’ strappati e delle scarpette da tennis di colore
verde.
Lo abbracciai, baciai e lo feci entrare.
Chiudendo la porta dietro le sue spalle, lo prendo per mano gli do
un bacio sul collo e assieme ci sediamo sul divano.
”Dado posso chiederti se posso stare qui anche domani mattina?!” –
mi disse lui
”Il lavoro? Come la mettiamo?” dissi io.
”Mi sostituisce Elisabetta, che farà il turno con Simonetta, mi sono
già messo d’accordo, voglio stare con te tutta la notte, e domattina
svegliarci assieme.!”
Io allora lo guardo, gli accarezzo la guancia e gli do un altro
bacio.
Allora lui si alza, e si mette a sedere sulle mie ginocchia, con i
piedi poggiati a terra, e mi da un altro grosso bacio, poi mi
ringrazia dicendo: “Dado sei veramente un angelo!”
Entrambi ci sdraiamo sul divano, Marco sopra di me, mi alza il collo
e me lo lecca da sotto il mento fino ad arrivare sempre più giù, fin
dove poteva, perché avevo la maglia.
“Caro – lo interruppi io, rendendomi conto che il divano non
bastava: – non è meglio spostarci in camera da letto?”
Lui senza dire una parola si alza in piedi, allora mi alzo anch’io e
correndo lo introduco nella mia camera, dicendogli che con un letto
ad una piazza e mezzo saremmo stati meglio che sul divano, e cosi
dicendo entro nella camera e faccio un grosso salto salgo sul letto,
mi stendo e mi spoglio tutto, restando solamente in boxer.
Anche Marco fa lo stesso, e anche lui resta solo con i boxer,
notando anche se un po’ nascosto, appunto dai boxer metà di un
tatuaggio tribale.
Allora lui mi salta addosso, e riparte da quello che avevamo
lasciato sul divano,continuando a baciarmi con foga e
determinatezza.
Dopo avermi bacio passa lentamente verso i miei capezzoli, li bacia,
e poi li lecca…li lecca e poi li bacia.
Si era fermato a guardarmi la leggera peluria sul petto attorno
all’ombelico, che poi scendeva sempre più giù, fino al mio bel pene,
che stava cercando di uscire con tutte le sue forze, ma io non
glielo permisi, perché volevo che Marco avesse l’onore di togliermi
i boxer.
E cosi fu, me li tolse ed ecco che finalmente il mio cazzo esce
fuori in tutto il suo splendore.
Comincia così, il suo lavoro, la sua prima (per lui non per me, ve
lo ricordo ancora) masturbazione, a me.
Con tutte e due le mani appoggiate sul mio cazzo se lo mette in
bocca, poi le toglie, e cerca pian pianino di metterselo in bocca il
più possibile.
Io con una mano gli spingevo la testa, in modo che lui potesse
andare su e giù con i movimenti, ed ogni tanto mi leccava pure la
cappella.
Il solletico più delizioso fu quando prese a leccarmi le palle, mi
piaceva perché ogni tanto variava, e non stava sempre fermo in quel
punto, ogni tanto ritornava su a baciarmi, a baciare la mia fonte, a
baciarmi le mani.
Dopo una ventina di minuti di suo intervento su di me, constatati
grazie all’orologio che avevo sul comodino, faccio distendere Marco
sul letto, stavolta stando a me, fare il lavoretto.
Io però mi avvento subito sui boxer, no, non glieli tolsi subito,
aspettai qualche minuto, perché prima volli baciarglieli, era dei
boxer neri della D&G.
Decisi che era giunto il momento di girarlo, perché volevo fargli
provare la pelle d’oca nella schiena, leccandogli la spina dorsale,
cominciando a leccare dalla spalla sinistra, fino a scendere sempre
più giù, sempre più giu.
Finalmente gli tolsi i boxer, e cominciai anche a baciargli le
chiappe.
Fu li che allora lui mi disse : “Stefano mi fai la serpentina?!”
La serpentina per chi non lo sa è una posizione del kamasutra assai
semplice ed ecco in cosa consiste :
La serpentina Uno è esteso da terra o su un divano o su un letto,
insomma dove si vuole, e l'altro si mette tra le sue coscie dopo
avere posto una gamba
sulle sue spalle e l'altra sotto una braccio.
Cosi dunque Marco mi mette una gamba sulla spalla, e l’altra sotto
al braccio e così, io potei iniziare a penetrarlo, accarezzandogli
di tanto in tanto l’uccello, che vedevo che cresceva sempre di più.
Ogni tanto ci sputavo anche sopra, cosi che fosse più scivoloso.
Le mie mosse erano assai svelte, perché volevo sentire i berci che
uscivano dalla bocca di Marco.
Ad un certo punto, mi disse che lui stava per venire, ma smise
subito, perché voleva che l’avessi anche io un po’ in bocca,
Allora gli tolsi il cazzo dal culo, e ci posizionammo, per un bel 69
da urlo.
Siccome Marco era più basso di me, lui salì sopra di me.
Riuscivo a sentire l’odore di cazzo profumato da dentro la mia
bocca.
Cercavo in tutti i modi di scappellarmelo nella bocca e ce la feci,
fino a quando Marco si spostò in un battibaleno, perché stava per
venire, e mi venne tutto in faccia, ed io con la bocca aperta
riuscii anche ad avere un po’ del suo sperma.
Invece il mio cazzo era tardivo nel venire, non che la cosa mi
dispiacesse tanto, ma volevo davvero che gli venissi, allora Marco
ritornò col succhiarmi il cazzo sempre più svelto, fino a quando
anche io con ben 6 schizzi non gli sporcai tutti i capelli, ed un
po’ il viso.
Decidemmo di andarci a lavare uno per uno sotto la doccia, e non
insieme per non cercare di venire un’altra volta.
Quella sera come promesso feci dormire Marco a casa mia, e diciamo
che più che dormire, abbiamo parlato, abbiamo parlato di un
probabile week-end che potevamo fare nella settimana di Ferragosto
in montagna, visto che per 4-5 giorni la gelateria era chiusa.
Marco si addormentò beatamente sul mio petto, ricordai solo che alle
4.45 lui si addormentò, non mi ricordo quando mi addormentai io, ma
sono sicuro di essere stato sveglio parecchio ad ammirarlo mentre
dormiva e respirava con la bocca aperta.
Quella mattina alle 10.45 io mi svegliai ed andai a fare colazione
in cucina, con un cappuccino e tre fette biscottate con la
marmellata.
Marco si alzò alle 11.00 quando io ancora facevo colazione, e da
dietro mi strinse in un forte abbraccio, baciandomi sul coppetto,
dicendomi :
”Buon giorno cucciolo mio!” |
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