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L' apprendista gelataio /

WEEK-END IN MONTAGNA

 
[ by Stemich ]
   
Tredici giorni dopo aver fatto l’amore la nostra prima volta, Marco ed io partiamo per un bel week-end, quel week-end che promisi a lui la prima volta che progettammo di fare appunto la settimana di Ferragosto, il giovedì 12, venerdì 13, sabato 14, e domenica 15 giorno appunto di ferragosto.



Eravamo insicuri sulla scelta della località, tra Cortina, o Moena, ma alla fine decidemmo di comune accordo, di andare a Cortina d’Ampezzo, anche perché Moena, io l’avevo vista già decine di volte, e Marco l’aveva vista una volta qualche anno fa, ma non gli piaceva.



Partimmo al mattino presto, verso le 3.30, per arrivare almeno alle 8.30 a destinazione, in un albergo che avevo prenotato con la carta di credito on-line.

Dentro alla macchina naturalmente mentre io guidavo Marco cosa faceva?

Aveva steso il sedile del passeggero davanti, e se la dormiva beatamente, ogni tanto mi distraevo dal volante e gli accarezzavo la pancia nuda, perché sentiva caldo.

Mi dispiaceva molto, che dormisse, ma cos’altro vuoi farci? Ci siamo svegliati presto e andati a letto tardi, quindi era davvero comprensibile che avesse sonno, infondo n’avevo anch’io.



Dopo circa 150 km decisi di fermarmi, per sgranchirmi un po’ le gambe, e per far pisciare il mio uccello.

Svegliai Marco che mi mandò a cagare, perché aveva sonno.

“Marco no non siamo arrivati, ma dai svegliati una decina di minuti, ho voglia di sgranchirmi le gambe, e bere qualcosa!”



Allora Marco si svegliò, fece una lunga sbadigliata, e venne fuori anche lui, uno stiramento alle braccia, e poi entriamo dentro.

Ordino un the al limone fresco per il mio bullone dicendo a Marco: “ bulloncino ti ordino il the al limone lo vuoi?!”



Lui sbadiglia ancora, e annuisce, standomi sempre accanto, appoggiando la testa sulla mia spalla dicendo: “ Che sonno che ho!”



Io invece prendo un buon caffè doppio, perché dovevo guidare ancora metà strada.

Quando uscimmo dall’autogrill, Marco mi dice: “ Ste vuoi che guidi un pochetto io, cosi te ti rilassi?!”



“Sei sicuro di farcela?!” – gli dissi io

“Non ti preoccupare non ho più sonno, oddio sbadigliare, sbadiglio ancora, ma non ho più sonno!”. – disse lui



Allora lo feci guidare fino alla fine, ma all’uscita dell’autostrada, presi io il controllo dell’abitacolo, perché Marco non sapeva dove andare…

Io avevo stampato la mappa su Michelin, ma Marco non ci capiva un tubo.



Arrivati a destinazione ci assegnano la stanza 7, al secondo piano, e ci ritiriamo con i nostri bagagli per dormire un po’.

Non ci mettiamo sotto le coperte, però ci togliamo la maglia, io me la tolgo per la prima volta, Marco invece se la toglie nuovamente, ed in pochi minuti senza parlare più di tanto ci addormentiamo.



Decidiamo nel primo pomeriggio verso le 13,00 di uscire a mangiare qualche cosa, e visto che trovammo una pizzeria al taglio, decidiamo di fermarci.

Ci sedemmo nei tavolini fuori, e ordinammo tre tranci di margherita ciascuno.



Intanto, parlavamo di quello che si poteva andare a visitare, e chiedemmo qualche consiglio anche alla cameriera che ci portò le pizzette.

Ci diede consiglio di visitare, il Museo d’Arte Moderna, ed il Museo Etnografico, per poi non perdere naturalmente la Chiesa della Madonna della Difesa, patrona della città di Cortina.



Parlammo poi, di che cosa avremmo potuto fare la sera, e Marco mi ricordò che ancora lui a me non mi aveva fatto nulla, allora decise che era giunto il momento anche per Marco di scoparmi.

Io sorrisi dicendo: “Ecchecazzò parla a bassa voce!”

“Hai paura che la gente sappia della nostra relazione?, te ne vergogni? – dice Marco un po’ amareggiato

“Non è che me ne vergogno, ma ci sono venti persone qui attorno, potrebbero pensare male!” – risposi io

“Non me ne frega, ti amo ed è questo che conta!” – disse lui, poi non parlò più per tutta la durata del pranzo.

Quando andai a pagare, notai Marco che si stava incamminando per strada da solo, allora io gli corsi incontro, chiamandolo, ma lui non rispondeva.

Allora lo blocco, lo volto, e lo bacio.

Lo bacio in bocca davanti a numerosa gente che passava, e che naturalmente si sarà disgustata dalla visione di due froci che si baciano.

Lo guardo e gli dico : “ Amore scusa per prima, non succederà più!”



Allora Marco, asciugandosi un gocciolone che gli scendeva giù dall’occhio destro, mi guarda e mi abbraccia dicendo : “ Forse sono stato un po’ troppo cattivo con te prima, perdonami!”.

Ci tenemmo per mano, ed andammo in giro per Cortina nei luoghi dove aveva detto la cameriera.

Tornammo a casa alle 1930, mangiammo in albergo, e poi alle 21.00 ci ritirammo nella nostra stanza, per fare quello che dovevamo fare. Se volete leggere il sesso, dovete andare dunque al capitolo numero 9.

 

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