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RACCONTI EROTICI |
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[ Indice
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Vieni a bere qualcosa a casa mia? |
[ by Miele ] |
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Il sesto rintocco della campana della torre civica aveva appena
cessato di diffondere il suo familiare suono nella greve afa di un
tardo pomeriggio di giugno e si andava riverberando nelle strette
vie della città vecchia. Nel medesimo istante, in un antico vicolo
del centro, sul pianerottolo al terzo piano di un vecchio palazzo,
alle venti precise, come previsto, suonai il campanello.
Il mio amico, studente universitario fuori sede, proveniente aprì la
porta accogliendomi con un cordiale sorriso, guidandomi in sala,
dove ci attendeva il solito vecchio divano sistemato davanti al
piccolo televisore. Il TG1 stava per finire e da lì a poco sarebbe
iniziata la partita della nazionale ai campionati europei, motivo
della mia visita e unico diversivo nella tranquilla serata di inizio
estate.
Il mini appartamento da studente universitario era decisamente più
in disordine da quando Nadia, la ragazza di Claudio, mia compagna di
classe in quarta liceo, era partita per una vacanza di due mesi
presso i suoi nonni materni, in Danimarca. Sarebbe tornata di lì a
due settimane e Claudio non vedeva l'ora che arrivasse quel momento;
e non solo per riordinare l'appartamento!
Come al solito Claudio si affrettò a stappare una bottiglia di Pinot
frizzante appena presa dal frigo. La bevanda spumeggiante si riversò
nei due calici, emanando un piacevole aroma che bene si intonava con
lo spirito della serata: ci sentivamo di dover festeggiare; lo
stesso giorno, infatti, lui aveva superato il quarto esame
universitario con risultati più che brillanti; io avevo saputo della
mia promozione senza neanche un debito. Attendendo che in TV
iniziasse la partita, come sempre accadeva nelle nostre
conversazioni, il discorso cadde inevitabilmente sulle donne. La mia
situazione e quella di Claudio erano piuttosto simili: lui era
temporaneamente privo di Nadia, proprio ora, nella stagione estiva,
ovvero nel momento in cui, tradizionalmente, gli ormoni ed il
desiderio erotico salgono alle stelle; d'altra parte anch'io avevo
dovuto rinunciare alla presenza di Alessia, mia ragazza da un anno,
da quando lei, due settimane prima, era dovuta andare a Merano, per
fare compagnia alla bisnonna ultranovantenne che da tempo
immemorabile era solita passare le vacanze estive nella bella
cittadina altoatesina.
Fra una chiacchiera e l'altra, il caldo opprimente, assieme
all'effetto del Pinot che stavamo bevendo, avevano reso l'atmosfera
soffocante, nonostante i due ventilatori accesi.
Così Claudio all'improvviso decise di togliersi maglietta e
pantaloni, rimanendo in mutande e tornando sedersi in poltrona. Poco
dopo, sia pure con un po' d'imbarazzo, mi decisi anch’io a fare la
stessa cosa: ora l’ambiente risultava decisamente più respirabile.
Fra un bicchiere e l'altro Claudio iniziò a rimpiangere la presenza
di Nadia, ricordandone gli aspetti più affascinanti. Non c’era
bisogno di grandi sforzi di memoria per ricordare il fascino della
ragazza. Dai suoi antenati vichinghi aveva preso l'aspetto fisico:
alta, bionda, snella, un nasino all'insù che faceva pendant con un
viso molto grazioso illuminato da due splendidi occhi cerulei verde
mare, contrassegnato da lievi lentiggini che le conferivano una
amabile aria da ragazzina distratta e ingenua. Il suo corpo era
letteralmente degno di una modella: una magnifica siluette, gambe
lunghe, uno splendido culo a mandolino, due tettine piccole ma sode
e con grandi capezzoli. Il particolare dei capezzoli lo posso
affermare con certezza, visto che il mese precedente Claudio, Nadia,
Alessia ed io eravamo stati una domenica al mare a goderci il primo
sole di maggio e in quell’occasione Nadia faceva sfoggio di un
magnifico topless che metteva in mostra splendide tette da
adolescente, lasciando ben poco all'immaginazione anche per quanto
riguarda il resto, dal momento che il mini tanga che indossava
lasciava intravedere quasi completamente il suo bellissimo culetto.
L'idea che noi compagni di università ci eravamo fatti di Nadia era
arricchita dai discorsi di Claudio, il quale, beato lui, durante le
cene fra amici, lasciava spesso intendere che lei era una vera bomba
erotica, una amante devota e perfetta; pronta a tutto pur di
soddisfare il proprio uomo, di cui era profondamente innamorata. Ad
esempio, Claudio mi aveva confidato che lei, oltre a farsi scopare
in tutti i modi e in tutti i luoghi, si prestava a qualunque tipo di
rapporto ed era disposta a tutto. A quanto pare, era diventata una
imbattibile pompinara, abilissima nel praticare rapporti orali
completi, con schizzo finale in bocca e ingoio. Una volta che
Claudio era in vena di confidenze mi disse che spesso Nadia, nel bel
mezzo di un pompino, si arrestava di colpo mettendosi alla pecorina,
chiedendo di essere scopata o addirittura inculata. Altre volte,
durante una inculata, si arrestava improvvisamente e si girava
prendendo il cazzo fra le labbra per poi farlo venire in bocca. Non
mi stupisce, quindi, che in quella serata di fine giugno, solo nel
suo appartamentino, Claudio fosse particolarmente depresso per la
mancanza di Nadia.
Ma quella sera anche io mi trovavo nella stessa situazione. Al
pensiero di ciò che ci mancava, complice il Pinot, ci sentivamo
piuttosto carichi. Con un certo imbarazzo ci accorgemmo che questi
discorsi ci avevano eccitato: lo testimoniava il rigonfiamento
inequivocabile che sia io che Claudio dimostravamo sotto le mutande.
In quel momento accadde l'imponderabile, la cosa che meno mi sarei
aspettato accadesse, specialmente con Claudio: infatti lui, seduto
comodamente al mio fianco, mi prese la mano e, come se fosse la cosa
più naturale del mondo, come se fosse la mano di Nadia, se la
appoggiò direttamente sulle mutande, esattamente sul suo
rigonfiamento. Dopo un brevissimo istante di assoluto
disorientamento da parte mia, accadde un'altra cosa ancora più
assurda: mi rendevo conto con stupore che il contatto della mia mano
sulla sua intimità non mi disturbava, così per circa una ventina di
secondi la tenni ferma sulle sue parti intime, esattamente come
l'aveva messa lui. Sotto la stoffa delle sue mutande avvertivo
distintamente il suo membro che lentamente si ingrossava e,
contemporaneamente la mia mano iniziava istintivamente a produrre
movimenti impercettibili, quasi un abbozzo di piccole e delicate
carezze; dopo poco le dimensioni del pene di Claudio erano tali da
non riuscire ad essere contenute nelle mutande, così la cima della
cappella spuntò oltre l'elastico. A questo punto, per uscire da
questa condizione di empasse, presi coraggio e istintivamente,
sorridendo, senza pensare assolutamente a ciò che stavo facendo,
come colto da un raptus, infilai lentamente la mano sotto le mutande
e, per la prima volta in vita mia, toccai un cazzo che non era il
mio, per di più in perfetta erezione!
Sentire l'uccello e le palle sotto le dita mi dava una sensazione
strana; poco a poco, quello che all'inizio era semplicemente un
contatto freddo e impersonale si trasformò, senza che neppure me ne
rendessi conto, in una lieve coccola; sotto le mie dita potei
constatare che Claudio possedeva due testicoli veramente grossi e
duri, la cosa era senz’altro spiegabile col fatto che contenevano
tutto lo sperma che Nadia non aveva potuto ricevere negli ultimi
mesi. L'unica cosa che mi venne di dire fu: "Caspita! Hai proprio
molta voglia!". Il tranquillo sorriso con cui ricambiò questa
battuta mi convinse che per lui ciò che stavo facendo non era così
strano, così, timidamente, mi decisi ad abbassare le sue mutande e,
subito dopo, afferrai dolcemente l'uccello e iniziai ad accarezzarlo
accennando un semplice movimento di masturbazione. Ma all'improvviso
Claudio mi bloccò; me lo aspettavo: non eravamo mica gay.
Tuttavia non era come pensavo. In pochi istanti mi condusse nella
camera da letto, teatro di tanti incontri amorosi fra lui e Nadia.
In men che non si dica si sdraiò sul letto matrimoniale,
completamente nudo a gambe aperte e con decisione comandò:
"Coraggio, datti da fare"; io subito non capii (o meglio, feci finta
di non capire) ma poi mi divenne tutto chiaro, così con molto
imbarazzo, ma anche con un sottile piacere, mi denudai anch'io
sistemandomi sul letto. Eravamo entrambi nudi, come due amanti, ma,
ovviamente, la stranezza stava nel fatto che eravamo due uomini. E'
vero, eravamo indubbiamente due maschi, ma io stavo incredibilmente
iniziando a vedere il mondo con gli occhi di una femmina, e mi
sentivo dolce e disponibile come una ragazza. Era tutto così
pazzesco! Il suo membro aveva in parte perso l'erezione di poco
prima, ma dentro di me pensai che fosse lo stesso molto carino;
stavo iniziando a rendermi conto del perché Nadia, fra tanti
ragazzi, avesse scelto proprio lui! Fra tanti cazzi avesse scelto
proprio il suo.
Preso da questi pensieri, in pochi istanti, mi ritrovai accucciato
fra le gambe del mio amico.. Ero in posizione di completa
sottomissione, esattamente come avrebbe fatto una ragazzina
trascinata sul letto dal suo boy friend. Con la mano destra strinsi
con la massima naturalezza la base del cazzo e con la sinistra
iniziai a massaggiare e carezzare dolcemente le palle. Ero pronto ad
incominciare. Esitai un attimo guardandolo negli occhi. Gli sorrisi
e lui mi ricambiò sospirando: "Coraggio, oggi vuoi essere la mia
troia? Non aver paura! Lo so che ti piace": Questa frase, anziché
umiliarmi, ebbe il potere di eccitarmi, così mi decisi a riprendere
ciò che avevo interrotto in sala; strinsi quindi dolcemente la mano
attorno al suo pene, mentre l'altra mano la poggiavo sulle palle,
saggiandone di nuovo la consistenza. Come erano grosse!Poverino!
Doveva scaricarsi, io non ero Nadia, ma avrei fatto di tutto per
essere come lei e renderlo felice. D'altronde la frase che aveva
appena pronunciato mi convinse che per lui in quel momento ero solo
una femmina vogliosa, anche se inesperta. Decisi così che lo avrei
fatto godere masturbandolo; in altre parole. Bando alla timidezza!
Gli avrei fatto una sega coi fiocchi!
Dopo aver preso in mano il suo membro e averci giocherellato per non
più di due minuti, me lo ritrovai di nuovo in perfetta erezione; era
completamente rigido, saranno stati almeno 19 o 20 cm. Dopo avere
fatto scorrere la pelle verso il basso, in modo da scoprire
completamente la cappella, iniziai a masturbarlo, prima timidamente
e poi sempre più velocemente, in modo da procurargli maggiore
piacere. Pensavo al suo cazzo che tenevo in mano: aveva una forma
armoniosa, lunga e affusolata, con la cappella di un bel rosa vivo.
Non ero più me stesso, mi sentivo un altro, o meglio "un'altra".
Avevo l'impressione di avere tra le mani un potere immenso. Ora
stringevo con decisione quel cazzo durissimo che non avrei mollato
facilmente! Andavo con sicurezza su e giù con la mano. Volevo vedere
schizzare il suo seme dalla cima della cappella! Nel frattempo stavo
svolgendo il servizietto con più coraggio: la sega che gli stavo
praticando era ora velocissima ed i sospiri di Claudio erano sempre
più intensi. Facevo fatica ad ammetterlo, ma mi sentivo una femmina,
dolce come il miele sottomessa come una schiavetta. Stavo aspettando
con enorme emozione che lui eiaculasse, liberandosi di tutta la
voglia repressa, quando all'improvviso la situazione mutò: sentii le
sue mani accarezzarmi i capelli, che erano lunghi e biondi come
quelli di Nadia; io reagii in modo molto femminile, ovvero con un
sospirone e con mugolii di piacere. A un certo punto notai che la
sua carezza fra i miei capelli stava diventando più decisa e le sue
mani avevano iniziato ad esercitare una certa pressione sulla testa.
Questo gesto mi fece sciogliere di piacere, perché sentivo che
quello era il suo modo di dimostrarmi che gli piaceva la sega che
gli stavo facendo. Ad un certo punto, però, dalla sua decisione nel
premermi la testa compresi chiaramente che lui con ogni probabilità
desiderava un contatto più intimo; in fondo era naturale. Ero in
ginocchio fra le sue gambe: il suo cazzo era a pochi centimetri dal
mio viso. Sarebbe bastato un nonnulla per baciarlo. Istintivamente
cessai di masturbarlo e, seguendo il mio istinto, lo guardai negli
occhi e avvicinai la bocca dando un rapido bacetto affettuoso sulla
cappella. Ne seguì un altro più deciso e appassionato. Il terzo
bacetto si prolungò in una timida leccatina sulla piccola apertura
in cima al cazzo e poi su tutto il glande. Mi soffermai in
particolare con la lingua sul filetto. Mi stupì immediatamente il
fatto che la cappella fosse così liscia e levigata. Aveva un buon
sapore con una decisa nota salata. Grazie a questo trattamento il
cazzo stava nel frattempo assumendo dimensioni enormi. Volevo
ricoprirlo completamente con la mia saliva, in modo da sentirlo
completamente mio; cominciai quindi a passarci sopra la lingua
inumidita dando lunghe leccate dal basso verso l'alto, dalle palle,
fino alla punta. Ma presto però mi accorsi che così non ce la
facevo. Infatti con ogni leccata di cazzo superavo di poco la metà
della lunghezza e mi ritrovavo con la lingua completamente secca.
Allora decisi di suddividere l'opera, dedicandomi prima alla sola
metà inferiore del cazzo. Mentre lo leccavo gli stringevo la
cappella con una mano e lo spostavo leggermente a destra e a
sinistra per poter arrivare con la lingua in tutti i punti, era
delizioso.
Claudio sembrava gradire il trattamento. Aveva gli occhi socchiusi e
sospirava di piacere. Ormai tutta la metà inferiore del cazzo era
lucida della mia saliva. Stavo diventando gradualmente più sicuro di
me e mi rendevo conto con stupore che mi piaceva leccarlo ed
insalivarlo dalla base fino alla cima della cappella e a Claudio
piaceva osservarmi mentre lo facevo. Le mie labbra si abbassavano
fino baciare e a leccare le palle, trattamento che il mio amico, a
giudicare dai suoi sospiri, gradiva particolarmente. A tratti mi
soffermavo baciando e prendendo teneramente in bocca ora un
testicolo, ora l'altro. Ma la carezza delle sue mani sui miei lunghi
capelli si stava facendo ora più decisa e sicura: lui tentava di
spingermi la testa verso il suo cazzo in modo da avvicinare la
cappella alla mia bocca ... ciò che voleva era fin troppo chiaro!
Guardai ancora Claudio negli occhi per assicurarmi se avevo ben
capito cosa desiderava; lui accennò di sì e, a conferma di ciò, con
la mano guidò con decisione la cappella verso la bocca. "Prendilo in
bocca, fai la brava, puttana!". Questa frase mi eccitò a dismisura,
così mi decisi finalmente ad abbattere l'ultimo tabù e a
dimostrargli la mia sottomissione completa. Mi scostai i capelli dal
volto per dare a Claudio la possibilità di osservarmi mentre mi
accingevo ad accogliere il suo sesso in bocca; ma anche io volevo
vedere contemporaneamente reazioni che riuscivo a procurargli. Aprii
le labbra alitando sulla cappella e, dopo un intervallo di tempo che
a lui dovette parere interminabile, mi decisi, abbassandomi
lentamente e lasciando che la cappella mi violasse le labbra. Mi
dava un'ebbrezza particolare sentire tutta la cappella in bocca. Mi
soffermai quindi per qualche istante per abituarmi a questa nuova
presenza, poi istintivamente iniziai a roteare la lingua sulla
superficie della cappella. In quel momento non mi sentivo più me
stesso: ero solo una ragazzina che si dedicava con passione al suo
uomo.
La situazione era pazzesca: io, in ginocchio fra le gambe di un
maschio, in atteggiamento di assoluta sottomissione, mi stavo
comportando esattamente come una donna, prendendo il cazzo in bocca
come se fosse la cosa più naturale del mondo. Mi rendevo conto che
stavo compiendo l'atto più intimo e personale che una donna possa
fare con un uomo e con enorme eccitazione prendevo in considerazione
il fatto che in quel momento, ovviamente, la donna ero io e mi
piaceva essere trattato come tale: una troietta che aveva voglia di
cazzo. Mi procurava un senso di vertigine sentire la calda cappella
di Claudio che pulsava nella mia bocca. Dai suoi sospiri mi rendevo
conto del piacere che gli stavo procurando e del suo desiderio che
io proseguissi facendogli un pompino vero e proprio. Ormai il dado
era tratto. Senza alcun imbarazzo decisi di dare libero sfogo alla
mia fantasia femminile, tentando di imitare anche ciò che Alessia
era solita fare a me e ciò che avevo visto fare alle attrici dei
film hard. Così, mantenendo in bocca la cappella, ripresi la
masturbazione con la mano destra, afferrando quella parte di cazzo
che non riuscivo ad ingoiare. Dopo qualche istante di questo
trattamento Claudio iniziò a dondolare il bacino inarcandosi in modo
ritmico: naturalmente voleva che prendessi in bocca una quantità
maggiore di cazzo: così, accompagnato dai sospiri di Claudio e dalle
sue mani che mi accarezzavano i capelli, ad ogni sua spinta tentavo
di accogliere quanto più cazzo potevo, ma purtroppo mi accorgevo che
con il massimo dello sforzo riuscivo a tenerlo in bocca solo per
metà: era troppo lungo per me! In certi momenti le spinte di Claudio
erano così forti da provocarmi conati di vomito quando la cappella
giungeva troppo in profondità nella mia bocca, fortunatamente lui se
ne accorse e per qualche istante mi lasciò condurre il gioco, in
attesa che la mia bocca si abituasse alla presenza ingombrante del
suo cazzo. Così, anche per riposare le mascelle, lo tolsi dalla
bocca per masturbarlo teneramente con la destra, non troppo
velocemente, stando bene attento a non farlo venire immediatamente,
mentre con la sinistra accarezzavo con dolcezza le palle, leccandole
diligentemente, nonostante la folta peluria. Con la lingua scendevo
verso il basso, sotto alle palle, baciando e insalivando lo scroto,
arrivando quasi all’intimità del suo buchetto… Era veramente troppo!
Claudio mi riportò bruscamente alla realtà afferrandomi con
decisione per i capelli e costringendomi nuovamente a prendere il
cazzo in bocca. “Succhia, troia!” Non vedevo l'ora di soddisfare
Claudio e di interpretare fino alla fine il mio ruolo di donna; ma
ormai non stavo facendo alcuno sforzo. Lui ci teneva a farmi sentire
femmina: ero solo un!a ragazzina che stava innocentemente facendo un
pompino al suo ragazzo, del resto la sua eccitazione era ben
evidente, visto che il cazzo aveva raggiunto una consistenza e una
dimensione incredibili. Così, con una certa civetteria, continuando
ad accarezzare le palle, dopo averlo osservato negli occhi Claudio
con atteggiamento sfacciato di sfida, ripresi tutto in bocca e
proseguii con un tradizionale e maestoso su e giù, tentando ancora
una volta di imitare le movenze, lo stile e i mugolii delle
pornostar che avevo visto in alcuni video hard, con la differenza
che adesso l’attricetta troia di turno ero io! Mio piaceva da morire
questo ruolo. Mi sentivo femmina a tutti gli effetti e mi sentivo
disponibile per qualunque tipo di sottomissione da parte di
qualsiasi ragazzo che, come Claudio, mi avesse trattato da donna e
mi avesse vestito e truccato da donna. Poco a poco stavo imparando
la tecnica del pompino: lui mi teneva saldamente le mani sulla testa
tentando di imprimerle il ritmo che più gli piaceva; durante gli
affondi cercavo di ingoiare maggiormente il cazzo e (meraviglia
delle meraviglie!!!) scoprivo ora con stupore di riuscire ad
arrivare con le labbra più vicino alla base, ingoiandolo quasi
tutto; non credevo di avere una gola così profonda!!
Lui gemeva e pronunciava frasi incomprensibili nelle quali riuscivo
a malapena a cogliere qualche parola. "… troia... brava… succhia…
puttana... puttana... brava…": in un certo senso Claudio mi stava
umiliando, ma in realtà sentivo che era lui ad essere completamente
e meravigliosamente in mio potere, perché solo io in quel momento
avevo il potere di farlo godere. Era anche un po' rude con me, mi
trattava come una puttanella disposta a tutto e questo mi eccitava
da matti. Tutto il suo essere maschio era nella mia bocca, e lui
capiva che mi piaceva troppo succhiare il cazzo; mi sentivo al suo
servizio nel modo più totale e devoto, come solo Nadia o un'altra
femmina in calore avrebbero saputo essere. Completamente in balia di
questi pensieri, obbedendo ai suoi ordini, proseguii diligentemente
il movimento altalenante del capo. Dalle forti contrazioni della
cappella che avvertivo in bocca, mi stavo rendendo conto che Claudio
non avrebbe resistito a lungo. Mi sentii un po' in imbarazzo perché
non volevo ricevere lo sperma in bocca: un conto è fare una
innocente sega ad un amico, un altro conto è prendere il cazzo in
bocca e (addirittura) farsi umiliare ricevendo lo sperma in bocca.
C'è un limite a tutto. Così decisi che al momento dell'esplosione
finale mi sarei scostato terminando con le mani, lasciando che
Claudio mi eiaculasse sulle tette (ormai ero decisamente presa dal
ruolo assolutamente femminile che stavo interpretando) o, al
massimo, mi sarei fatta sborrare in faccia. Sì, avrei ricevuto
volentieri gli schizzi sul viso come una troietta.
“Claudio, ti prego, sborrami in faccia, schizzami in faccia!”
Mai come in quel momento lo sentivo completamente mio, volevo essere
la sua donna; non riuscivo ad ammetterlo, ma desideravo che lui mi
"usasse" nel modo più completo, svuotandosi completamente e
facendomi sentire puttana fino in fondo. Così, da brava ragazzina
adolescente, passivamente, mi accingevo a subire l'estrema
l'umiliazione: lasciare che lui mi schizzasse il suo seme in faccia.
Mi eccitavo al pensiero che di lì a poco il mio viso si sarebbe
trasformato in una maschera di sperma, come nella migliore
tradizione dei video hard. Chissà quanto sperma avrebbe schizzato,
con tutta l’astinenza dovuta all’assenza di Nadia! Ma d'un tratto
Claudio, in un estremo momento di lucidità mi scostò i capelli che
mi coprivano il viso, mi guardò negli occhi e mi disse con voce
rotta dall'eccitazione: "Sto per godere ... se continui così ti
vengo in bocca! Vuoi bere troia?" Questa frase mi fece letteralmente
sciogliere, così decisi di infrangere l'ultimo tabù, mormorando
dolcemente: ". sssììì ...sì .sono la tua donna.. sono la tua
puttana… .sììì. godi. dammelo tutto.. sì, sborrami in bocca, ti
prego... lo voglio tutto!". Avevo ormai perso la testa! Di rimando
lui, portato alle stelle dalla mia dimostrazione di estrema
sottomissione, mi rimise con prepotenza il cazzo in bocca, e io,
perfettamente consapevole di ciò che mi aspettava, mi feci forza e
cercai di accogliere docilmente in bocca quanto più cazzo potevo, in
attesa dell'esplosione finale, ovvero del meritato premio per la mia
bravura: aprii allora per bene le labbra in modo da non perdere
nulla, (dentro di me speravo che il suo seme almeno avesse un buon
sapore!).
Dopo istanti che a me parvero interminabili, Claudio si inarcò
emettendo un lamento disumano: "Aaaahhhhhhhhh... brava … troia … .
aaaahhhhhhh bevi puttana... aaaahhh". Immediatamente sentii in gola
uno strano sapore amarognolo e salato, era lo sperma, che cercai di
deglutire immediatamente con naturalezza. In quel momento, solo
allora, ero sicuro di essermi comportata da vera femmina: gli stavo
bevendo la sua essenza più intima, mi sentivo sottomessa a lui in
modo veramente completo e in quell'istante sapevo di appartenergli
nel modo più totale. Ero la sua puttana. Dopo il primo schizzo mi
allontanai istintivamente per respirare, così fui colpita in faccia
da un secondo getto caldissimo, poi ripresi la cappella in bocca.
Seguirono altre raffiche in rapida successione che tentai di
trattenere nel palato rimestando lo sperma con la lingua nel
tentativo di coglierne il sapore; ma la quantità era così tanta da
costringermi a ingoiare. Il gusto del seme di Claudio non era per
niente disgustoso come pensavo, anzi, era buono! Il premio per la
mia abilità nel pompino. Un po' amaro, ma con un retrogusto salato
che mi piacque. Tenni dolcemente il cazzo in bocca per tutto il
resto dell'eiaculazione, mantenendo la testa ferma sotto le sue mani
che mi accarezzavano i capelli, coccolando dolcemente le palle con
una mano e mulinando teneramente la lingua attorno alla sommità del
glande, in modo da raccogliere sulla punta della lingua lo sperma
man mano che usciva. Dopo un tempo che a me parve lunghissimo
Claudio terminò le convulsioni. Finalmente si rilassò e la prima
cosa che mi disse fu "Mi hai fatto un pompino fantastico, proprio
come Nadia": queste parole mi eccitarono all'inverosimile, infatti
dopo un secondo venni anch'io, senza essermi neppure sfiorato con un
dito, imbrattando di sperma il lenzuolo.
“Ora puliscimi il cazzo, vacca!!!”
Trattenni in bocca il cazzo di Claudio ancora per due minuti
abbondanti, in modo da coccolarlo e ripulirlo per benino, non volevo
rassegnarmi al fatto che il suo arnese si stesse gradualmente
rimpicciolendo. Ora aveva assunto la sua normale dimensione a riposo
e stava completamente nel calduccio della mia bocca. Avrei voluto
trattenerlo ancora nel palato, nell'assurdo tentativo di portarlo ad
una nuova erezione, ma ormai l'avevo completamente prosciugato. Così
dopo qualche minuto mi decisi a lasciargli il cazzo, che per me
aveva assunto il valore di un trofeo e rialzai il viso per osservare
l'espressione di Claudio, il quale, carezzandomi il collo e i
capezzoli, mi disse: "Non eri obbligata ad ingoiare". Io gli sorrisi
e, per dimostrargli che mi era piaciuto, mi leccai maliziosamente le
labbra inzaccherate del suo seme ancora caldo e mormorai "E'
piaciuto anche a me, il tuo sperma è molto buono!". Mi alzai poi dal
letto, e mi incamminai verso il bagno, dove mi specchiai. Mi lavai
con cura, visto che il viso e il petto erano impiastricciati di
sperma che non ero riuscito ad ingoiare. Quando ritornai da bagno
seppi che nel frattempo l'Italia non si era qualificata ai quarti di
finale.
Ma io e Claudio avremmo avuto ancora qualche altra serata per
incontrarci ancora, prima del ritorno di Nadia e Alessia, e io non
vedevo l'ora di indossare abiti femminili per potere lasciarmi
sottomettere in modo ancora più completo, ma questa è un'altra
storia. |
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