Come solitamente facevo alla
domenica, passeggiavo in bicicletta nella campagna dove io abitavo.
Mi piaceva molto andarci, il profumo di erba mi inebriava ed il
vento mi spettinava all’aria i capelli. Era un toccasana per me dopo
aver lavorato un’intera settimana sempre davanti al computer.
Come detestavo dare sempre le medesime cose, cominciavo ad annoiarmi
ma decisi che era meglio non pensarci, quindi mi concentrai nei
profumi che la campagna sprigionava. Mi rilassai e pensai alle belle
cose.
Stavo pedalando quando da lontano, in un bosco poco distante vidi un
ragazzo. Mi parve fosse nudo. Era in piedi e si stava accarezzando,
a quanto sembrava. La curiosità era sempre stato il mio forte. Mi
fermai a guardare meglio. Peccato non avessi il binocolo ma non per
questo si vedeva male. Era proprio un ragazzo che si stava
accarezzando, non mi sbaglio ed ero più che certo. Scesi e lasciai
la bici contro un albero. Mi incamminai per quello che mi parve uno
stretto sentiero. Non mi feci vedere, non volevo spaventarlo. Andai
piano piano, quando finalmente lo raggiunsi. Mi accostai dietro ad
un salice piangente dove le foglie toccavano terra. E spiai. Era un
ragazzo bellissimo. Aveva un corpo perfetto. I capelli lunghi e
ricci erano di un biondo scuro. Il pene era eretto. Si stava
toccando ancora il corpo. Sembrava un massaggio delicato con le
punte delle dita. Mi sentii mozzare il fiato tanto ero eccitato,
sentivo il mio pene darsi duro. Mi trattenni dal fare il minimo
rumore, non volevo assolutamente farmi scoprire. Volevo solo godermi
la vista. La più bella in vita mia. Il ragazzo alzò un po’ il sedere
e si toccò con un dito il fondo aperto. Lo sentii gemere e mi
eccitai ancora di più. Non riuscivo a vedergli gli occhi tanto erano
nascosti dalla bella chioma ricciuta. Anche il contorno del pene era
riccio. Per il resto era glabro come un marmo scolpito alla
perfezione.
Dopo che parve un lungo attimo, si destò e spalancò a più non posso
gli occhi che mi sembrarono azzurri più che mai. Ed indirizzò
proprio lo sguardo su di me. Si allarmò e corse a prendere gli
indumenti per coprirsi. Io feci per alzare una mano come per
fermarlo ma non so come mi trovai a correre verso di lui.
“Non scappare, ti prego, non volevo …” Il ragazzo mi guardò
atterrito e si coprì meglio il corpo nudo. Come avrei voluto
accarezzarlo solo per il piacere di sfiorare la pelle al contatto
delle mie dita. Come lo desideravo in quel momento.
“Chi … chi sei?” Balbettò il ragazzo. Io mi presentai e gli dissi di
essere uno del paese lì nei dintorni. Per tranquillizzarlo gli dissi
che era una bellissima giornata, lui si limitò ad annuire.
“Non aver paura di me, non ti faccio mica del male, stai tranquillo
e poi non vergognarti sai.”
Il ragazzo arrossì maliziosamente e mi osservò di sottecchi.
“Piuttosto dimmi un po’, perché sei qui da solo? Non c’è nessuno a
farti compagnia?”
Lui fece segno di no con la testa ricciuta, facendo ondeggiare i bei
capelli dorati.
“No, non c’è nessuno. Stavo godendomi il piacere di questa vita per
conto mio. E’ così bello fare ciò che si vuole nella libertà più
assoluta.” Io lo guardai e lo ammirai di tanta audacia. Fece per
vestirsi ma io lo pregai di non farlo.
“No, ti prego resta pure così, se non ti dispiace. Posso farti
compagnia?” Il ragazzo annuì e lasciò andare gli indumenti facendoli
cadere per terra. Lo rimirai meglio nella sua totale nudità.
Perfetta come mamma lo aveva fatto. Come lo invidiavo.
“Hai un bel corpo, sai?” Il ragazzo mi ringraziò e si sdraiò. Chiuse
gli occhi e respirò a fondo. Io mi sentii nuovamente eccitare
dall’emozione più forte che ebbi mai provato in vita mia. Mi
spogliai lentamente e quando nudo feci per sdraiarmi accanto a lui,
mi guardò sorridendomi. Gli presi una mano e gliela strinsi. Lui si
lasciò andare e divenne più tranquillo. Dopo un po’ mi alzai e preso
da una smania di accarezzarmi come lui aveva fatto prima, lo feci.
Mi sfiorai con le dita della mano il mio corpo e lui mi osservò
compiaciuto. Si alzò e venne vicino a me. Sentii il calore del suo
corpo emanare sul mio. Lo abbracciai quasi con violenza e cominciai
a toccarlo. Lui ansimò profondamente. Mi piacque a tal punto che gli
cercai la bocca. E ci baciammo a lungo. Come era dolce il sapore
della sua bocca, sapeva di fragole. Era delizioso. Gli presi con le
due mani la sua testa riccioluta e continuai a baciarlo
violentemente tanto lo desideravo. Ci sdraiammo e ci accarezzammo
dappertutto.
“Ti amo, lo sai?” Il ragazzo mi guardò stupito.
“Come lo sai?”
Mi sedetti come meglio credevo di fare e lo osservai a lungo prima
di confessargli il mio amore a prima vista.
“Penso di essermi innamorato di te quando ti ho visto prima in
bicicletta.”
Il ragazzo si rabbuiò e si girò dall’altra parte.
“Cosa c’è che non va?” Non me lo disse subito ma capii c’era
qualcosa che mi nascondeva.
“Vedi … non posso.” Io gli chiesi il motivo e lui mi raccontò la sua
storia.
Quando ebbe terminato di raccontarmi si alzò e si vestì. Fu un
attimo che mi parve un secondo. Difatti non c’era più. Sembrava che
il vento me lo avesse portato via. Dissolto come un granulo di
sabbia. Io rimasi lì, a contemplare il cielo blu pensando ancora
alle parole del ragazzo biondo. E sorrisi. Com’è strana la vita a
volte, pensai. Talvolta è fatta di momenti memorabili della bellezza
di qualche sprazzo di felicità. Mi sentii contento che rimasi
sdraiato in mezzo alla campagna fino a quando il cielo si brillante
con la sua miriade di stelle incantevoli. Non sentivo per niente
freddo, sentivo ancora il tepore del corpo del mio angelo dai
capelli biondi e dagli occhi azzurri.