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UN ANGELO NEL BOSCO
 
[ by Mauro ]
   

Come solitamente facevo alla domenica, passeggiavo in bicicletta nella campagna dove io abitavo. Mi piaceva molto andarci, il profumo di erba mi inebriava ed il vento mi spettinava all’aria i capelli. Era un toccasana per me dopo aver lavorato un’intera settimana sempre davanti al computer.
Come detestavo dare sempre le medesime cose, cominciavo ad annoiarmi ma decisi che era meglio non pensarci, quindi mi concentrai nei profumi che la campagna sprigionava. Mi rilassai e pensai alle belle cose.
Stavo pedalando quando da lontano, in un bosco poco distante vidi un ragazzo. Mi parve fosse nudo. Era in piedi e si stava accarezzando, a quanto sembrava. La curiosità era sempre stato il mio forte. Mi fermai a guardare meglio. Peccato non avessi il binocolo ma non per questo si vedeva male. Era proprio un ragazzo che si stava accarezzando, non mi sbaglio ed ero più che certo. Scesi e lasciai la bici contro un albero. Mi incamminai per quello che mi parve uno stretto sentiero. Non mi feci vedere, non volevo spaventarlo. Andai piano piano, quando finalmente lo raggiunsi. Mi accostai dietro ad un salice piangente dove le foglie toccavano terra. E spiai. Era un ragazzo bellissimo. Aveva un corpo perfetto. I capelli lunghi e ricci erano di un biondo scuro. Il pene era eretto. Si stava toccando ancora il corpo. Sembrava un massaggio delicato con le punte delle dita. Mi sentii mozzare il fiato tanto ero eccitato, sentivo il mio pene darsi duro. Mi trattenni dal fare il minimo rumore, non volevo assolutamente farmi scoprire. Volevo solo godermi la vista. La più bella in vita mia. Il ragazzo alzò un po’ il sedere e si toccò con un dito il fondo aperto. Lo sentii gemere e mi eccitai ancora di più. Non riuscivo a vedergli gli occhi tanto erano nascosti dalla bella chioma ricciuta. Anche il contorno del pene era riccio. Per il resto era glabro come un marmo scolpito alla perfezione.
Dopo che parve un lungo attimo, si destò e spalancò a più non posso gli occhi che mi sembrarono azzurri più che mai. Ed indirizzò proprio lo sguardo su di me. Si allarmò e corse a prendere gli indumenti per coprirsi. Io feci per alzare una mano come per fermarlo ma non so come mi trovai a correre verso di lui.
“Non scappare, ti prego, non volevo …” Il ragazzo mi guardò atterrito e si coprì meglio il corpo nudo. Come avrei voluto accarezzarlo solo per il piacere di sfiorare la pelle al contatto delle mie dita. Come lo desideravo in quel momento.
“Chi … chi sei?” Balbettò il ragazzo. Io mi presentai e gli dissi di essere uno del paese lì nei dintorni. Per tranquillizzarlo gli dissi che era una bellissima giornata, lui si limitò ad annuire.
“Non aver paura di me, non ti faccio mica del male, stai tranquillo e poi non vergognarti sai.”
Il ragazzo arrossì maliziosamente e mi osservò di sottecchi.
“Piuttosto dimmi un po’, perché sei qui da solo? Non c’è nessuno a farti compagnia?”
Lui fece segno di no con la testa ricciuta, facendo ondeggiare i bei capelli dorati.
“No, non c’è nessuno. Stavo godendomi il piacere di questa vita per conto mio. E’ così bello fare ciò che si vuole nella libertà più assoluta.” Io lo guardai e lo ammirai di tanta audacia. Fece per vestirsi ma io lo pregai di non farlo.
“No, ti prego resta pure così, se non ti dispiace. Posso farti compagnia?” Il ragazzo annuì e lasciò andare gli indumenti facendoli cadere per terra. Lo rimirai meglio nella sua totale nudità. Perfetta come mamma lo aveva fatto. Come lo invidiavo.
“Hai un bel corpo, sai?” Il ragazzo mi ringraziò e si sdraiò. Chiuse gli occhi e respirò a fondo. Io mi sentii nuovamente eccitare dall’emozione più forte che ebbi mai provato in vita mia. Mi spogliai lentamente e quando nudo feci per sdraiarmi accanto a lui, mi guardò sorridendomi. Gli presi una mano e gliela strinsi. Lui si lasciò andare e divenne più tranquillo. Dopo un po’ mi alzai e preso da una smania di accarezzarmi come lui aveva fatto prima, lo feci. Mi sfiorai con le dita della mano il mio corpo e lui mi osservò compiaciuto. Si alzò e venne vicino a me. Sentii il calore del suo corpo emanare sul mio. Lo abbracciai quasi con violenza e cominciai a toccarlo. Lui ansimò profondamente. Mi piacque a tal punto che gli cercai la bocca. E ci baciammo a lungo. Come era dolce il sapore della sua bocca, sapeva di fragole. Era delizioso. Gli presi con le due mani la sua testa riccioluta e continuai a baciarlo violentemente tanto lo desideravo. Ci sdraiammo e ci accarezzammo dappertutto.
“Ti amo, lo sai?” Il ragazzo mi guardò stupito.
“Come lo sai?”
Mi sedetti come meglio credevo di fare e lo osservai a lungo prima di confessargli il mio amore a prima vista.
“Penso di essermi innamorato di te quando ti ho visto prima in bicicletta.”
Il ragazzo si rabbuiò e si girò dall’altra parte.
“Cosa c’è che non va?” Non me lo disse subito ma capii c’era qualcosa che mi nascondeva.
“Vedi … non posso.” Io gli chiesi il motivo e lui mi raccontò la sua storia.
Quando ebbe terminato di raccontarmi si alzò e si vestì. Fu un attimo che mi parve un secondo. Difatti non c’era più. Sembrava che il vento me lo avesse portato via. Dissolto come un granulo di sabbia. Io rimasi lì, a contemplare il cielo blu pensando ancora alle parole del ragazzo biondo. E sorrisi. Com’è strana la vita a volte, pensai. Talvolta è fatta di momenti memorabili della bellezza di qualche sprazzo di felicità. Mi sentii contento che rimasi sdraiato in mezzo alla campagna fino a quando il cielo si brillante con la sua miriade di stelle incantevoli. Non sentivo per niente freddo, sentivo ancora il tepore del corpo del mio angelo dai capelli biondi e dagli occhi azzurri.

 

 

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