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RACCONTI EROTICI |
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[ Indice
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UNA VITA DA.SIGNORE (parte I) |
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[ by Stemich ] |
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Mio padre, è morto.
Si è impiccato dopo aver perso il lavoro, che aveva da, quando era
ragazzino.
Io non ricordo quasi nulla di lui, perché avevo solamente quattro
anni.
Sta di fatto, che terminata la terza media, anche io, come mio
fratello più grande di me di 4 anni, vado a lavorare.
All'inizio, mi avevano assunto una piccola impresa locale di
pulizie, dove sono stato per due anni.
Poi all'età di 15 anni, anno del quale ho avuto la certezza di
essere omosessuale, sono andato a lavorare al mare, a fare il
barista, e terminata la stagione estiva, la padrona, molto contenta
di me e del lavoro che avevo svolto, mi assume in un altro suo
locale, invernale questa volta.
A mia madre gli rivelai la mia omosessualità prima di iniziare il
lavoro invernale, e lei tranquilla mi chiese se fosse davvero quello
che volevo. Io gli risposi di sì, e lei accettò definitivamente la
cosa.
E con la padrona del locale, rimasi fino ai 18 anni, quando
un'occasione mi si presentò: parcheggiatore di automobili in un noto
locale del paese.
Era un lavoro ben pagato, al quale oltre allo stipendio, si
presentavano tantissime volte anche mance.
Avevo trovato quel lavoro appena dieci giorni dopo aver preso la
patente.
Ero felice di quel lavoro, anche se dovevo lavorare tutte le sere
dalle 17.30 sino alle 23.30, e di venerdì, sabato e domenica, anche
sino alle 4.00, o 5.00 del mattino, ma era un lavoro che facevo
seriamente, perché era quello, che assieme al lavoro di mio
fratello, e a quello di mia madre, portava avanti la nostra vita.
A mia mamma, volevo lasciare anche le mance che prendevo, una volta
sono riuscito in una sera a guadagnare 350.000 lire di mancia.
Ma mia madre mi diceva sempre: " Filippo, quei soldi te li sei
guadagnati impegnandoti, tienili tu.!"
E cosi ci mettevamo sempre d'accordo, io ne tenevo la metà e l'altra
metà la davo a mia madre.
E passarono i giorni, i mesi, e gli anni, fino ad arrivare al 2006.
Tanti soldi avevo guadagnato, e mia madre sempre mi diceva che
dovevo smettere di darli a lei, ma io invece volevo continuarla ad
aiutare, la sera uscivo rarissime volte, una, o due volte al mese
andavo al cinema, a vedere un film. Mai altro. Mai disco, mai pub,
mai capatine al bar del paesello, per stare con i miei amici,
piuttosto affittavo qualche film al videonoleggio, e poi lo guardavo
a casa con mia madre.
Non ho neanche mai avuto il tempo quindi di cercarmi un ragazzo, e
non mi interessa se parecchi gay a 22 anni già l'avevano fatto un
milione di volte, io l'avrei fatto quando avrei trovato la persona
giusta per me.
Poi una sera durante il mio lavoro di posteggiatore incontrai un
uomo, un uomo molto elegante, sulla quarantina d'anni, non di più.
Biondo, con barba normale ma lasciata un po' trasandata, e occhi
verdi chiari.
Uscito dalla macchina mi fissò per qualche istante e mi disse:
"Tieni questi sono per te., parcheggiamela bene, e se me la
controlli anche, all'uscita ne avrai degli altri!"
E cosi il signore, entrò nel locale affidandomi la sua Megane Coach.
Io la parcheggiai, ed eccitato da morire nella bellezza di quell'uomo,
molto più grande di me, di 20/25 anni, mi abbasso i jeans e mi
masturbo dentro la sua macchina, curandomi che da dietro non ne
arrivassero delle altre per parcheggiare.
Smanetto celermente il mio pene, per metterci meno tempo possibile,
e durante lo svuotamento della sborra, mi curavo prudentemente di
non lasciare tracce di sborra nella macchina.
Poi mi ricompongo, e nel poggia spiccioli, vicino alle marce, noto
una carta d'identità, cosi la apro e curiosamente la guardo. Era
proprio la sua. Si chiama Gilberto e ha 42 anni, 20 più dei miei.
Esco dalla macchina, e torno nel mio gabbiotto accanto all'ingresso,
appoggio le chiavi sul tavolino, e inizio a guardarmi un po' di
televisione, nell'attesa che arrivino altre persone.
La serata terminò, e Gilberto appunto, come promesso, mi diede 70
euro.
Solamente lui quella sera mi aveva pagato, gli altri erano stati dei
spilorci di merda.
Quei 70 euro, addizionatasi agli altri 50 euro che mi aveva dato
prima facevano 120 euro.
Lo ringraziai per la generosità, e lui mi salutò stringendomi la
mano.
Aveva delle belle mani, calde e belle, avrei voluto non lavarmele
più, ma non potevo.
Lui mi disse: "Dovrei venire anche dopodomani qui, ti trovo?"
"365 giorni l'anno, 366, nei bisestili" - gli dissi io.
Lui ridette e mi salutò di nuovo dicendo: "Ti chiami?" - e io gli
risposi.
"Ciao Filippo, io sono Gilberto!" - ci vediamo tra un paio di
giorni.
E cosi se ne va.
Effettivamente due giorni dopo Gilberto venne davvero, e assieme a
lui c'era un'altra persona con una macchina diversa.
Usciti uno dopo l'altro, saluto Gilberto, e gli metto la macchina a
posto a tutti e due, mancia 30 euro di Gilberto, e 20 euro,
dell'amico.
Gilberto mi promise che all'uscita, me ne avrebbe dati altri.
All'uscita, ricevetti altri 20 euro dal tipo, e 15 euro da Gilberto,
in più Gilberto, mi prese da parte; io pensavo chissà a cosa, forse
voleva baciarmi.
Gilberto, mi propose un lavoro, un lavoro diverso dal posteggiatore.
Un lavoro nella grande distribuzione dell'erotismo.
Rimasi qualche secondo perplesso. Non capivo.
Cosi in aiuto di Gilberto accorse l'amico dicendo:
"Io e Gilberto, siamo proprietari al 50% di un grandissimo sexy shop
a xxxxxxxx, ti offriamo 3.000 euro al mese + mance, ci servono dei
nuovi commessi, e commesse da mettere nei vari punti del negozio.".
Gilberto aggiunse: "In più, ogni prodotto che ti piace, puoi
prendertelo su e portartelo a casa completamente gratis.".
Io rimasi tanto felice di quella notizia, cosi tanti soldi insieme
non li avevo mai visti, ma nello stesso tempo triste e Gilberto mi
disse:
"Non rispondermi subito Filippo, pensaci, ti do il mio numero di
cellulare, e quando hai deciso, se la tua risposta sia positiva o
negativa, fammi sapere okay?"
Io lo ringraziai e gli dissi che c'avrei pensato su.
Per tutta la serata, non riuscii a pensare ad'altro. Solo a questa
chimerica e fantastica proposta di lavoro che mi era stata offerta.
Però pensavo anche a mia madre, che se non sarebbe venuta assieme a
me, io non avrei accettato.
Arrivato a casa, mi spogliai, mi misi il pigiama, e prima di
addormentarmi, mi sparai un altro segone pensando a Gilberto.
Non riuscii a dormire per tutta la notte, forse 10, 15 minuti ogni
tanto., e alle 7.30 quando suonò la sveglia a mia madre, decisi di
svegliarmi anche io.
Mia madre si stupì del fatto che mi ero alzato cosi presto, e io gli
spiegai che ero pazzo di gioia di un lavoro che mi era stato offerto
a xxxxxxxx.
"Mamma, un signore che viene al locale dove lavoro, mi ha proposto
un lavoro a xxxxxxxx, un lavoro da 3.000 euro al mese.".
"Sei milioni, Filippo, sei sicuro di aver capito bene?".
"Mamma sono sicurissimo, però c'è il problema della città!"
"Filippo se tu vuoi andare, vacci non preoccuparti per me, è ora che
anche tu ti fai la tua vita, infondo mi hai già aiutato tanto, è
dalla terza media che lavori, e te ti tieni solo gli spiccioli dei
tuoi stipendi.".
"Mamma io non voglio lasciarti sola, adesso che Fabrizio si è
sposato.perché non vieni con me?
"Filippo non c'è alternativa e poi io.!" - mi dice mia madre
"Mamma aspetta tra qualche ora telefono a Gilberto, e gli chiedo
un'altra cosa!"
E cosi quando mia madre uscì per andare a fare la spesa, io entro
sotto la doccia, mi lavo, e poi mi sdraio nudo sul letto, e telefono
al numero che Gilberto mi aveva dato: "Pronto xxxxxxxxxx, sono
Eleonora, in cosa posso esserle utile!"
"Buongiorno, dovrei parlare gentilmente col signor xxxxxx
Gilberto!"- dissi.
"Un attimo chi la cerca?" - disse la ragazza.
"Lei gli dica solamente la parola "posteggiatore" lui capirà!"
Una musichetta di sottofondo, e una voce femminile, dicevano di
attendere in linea, e dava poi gli orari di apertura del negozio.
"Ciao Filippo, come stai!" - disse Gilberto.
"Ciao, io sto bene, e ti ringrazio ancora per questa proposta, che
io vorrei accettare, ma.!" - dissi.
" Vuoi restare a fare il posteggiatore a vita?" - disse.
"No.è solo che volevo chiederti; siccome non vorrei lasciare sola
mia madre non è potresti trovarmi un piccolo appartamentino in
affitto da poterci stare in due?"
"Ma certo non ti preoccupare, ci penso io, te devi solamente
accettare il lavoro che ti ho offerto!"
Io rimasi in silenzio, e Gilberto mi chiese se c'ero ancora o meno.
Andammo avanti a parlare ancora per una decina di minuti, mentre il
mio uccello, all'udire la sua voce, voleva nuovamente uscire.
Gilberto allora mi diede appuntamento per la settimana successiva a
xxxxxxxx, per rifinire le cose.
Arrivato in stazione a xxxxxxxx, mi trovo fuori dalla stazione, al
parcheggio dei taxi, un signore vestito di nero, con una Punto.
Aveva un cartello tra le mani, e appena lessi: "FILIPPO IL
POSTEGGIATORE", mi viene da ridere.
Salii in macchina, e dentro la macchina, c'era proprio lui, l'uomo
dei miei sogni.
Durante il tragitto, parlammo molto del mio futuro, e che era sicuro
che mi sarei trovato molto bene a xxxxxxxx, a lavorare nel suo sexy
shop.
Arrivati nel suo sexy shop, leggo il cartello in alto: Sexy Shop
GI.LA, il grande mondo dell'erotica: gay, Lesbo.
Rimasi qualche secondo confuso, e Gilberto disse all'autista: " Puoi
lasciarci un secondo soli!".
L' autista però disse: "Dovrei andare a prendere il signor
Lamberto!"
Gilberto allora mi fece uscire dalla macchina ed assieme entrammo
nel suo grandissimo negozio. Mi fece cenno di seguirlo, lo
attraversammo fino a metà e poi salimmo con le scale mobili.
Lavoravano nel negozio, una ventina di persone, dei ragazzi davvero
tutti molto giovani, ma anche ragazze.
Arrivati al secondo piano, apre una porta che si trova subito sulla
destra.
Lui entra.
Io rimango qualche secondo sulla porta, e noto che lui attaccato al
muro, ha vari ritratti fatti a matita di uomini nudi.
Mi prende la mano e mi dice: "Vuoi restare sulla porta?"
Io allora entro, la chiudo, e sempre restando davanti alla porta
dico: "Gilberto, perché mi hai offerto questo lavoro, e cosa
significa ciò!" - dico alzando le dita sui ritratti.
"Ho visto sai, la chiazza di sborra.e per questo che ti ho chiesto
se.!" - disse Gilberto.
"Ma io Gilberto, non so proprio cosa dire, io ti devo assolutamente
delle scuse. Non avrei dovuto!" gli dissi allora io.
"Non avresti dovuto. Ma se mi hai fatto un piacere immenso !" - mi
dice lui.
Io allora, non rimango più sulla porta, porto la mia mano destra sul
suo petto, ma mi fermo proprio ad un millimetro di distanza, e poi
ritraggo la mano.
"Cos'è hai paura? Guarda che io sono come te, e non ti trattengo di
certo!"
"Gilberto non ho paura è solo che tu, sei stato cosi gentile con me,
che mi.!"
Gilberto si avvicina a me, e mi zittisce mettendomi la mano davanti
alla bocca, e dandomi una linguata sulla guancia sinistra.
Io gli sposto la mano che aveva ancora davanti la mia bocca, e
gliela bacio in tutti i punti.
Poi dico: "Ma Gilberto faccio la cosa giusta?"
Gilberto armoniosamente dice: "Ma certo che fai la cosa giusta, fai
tutto quello che ti va di fare, rilassati.".
Cosi dicendo, io mi calmo un pochino e lo bacio sulla bocca.
Non avevo mai baciato nessuno sulla bocca, tranne forse quella volta
in seconda elementare, quando a ricreazione, nel gioco della
bottiglia avevo dato un bacio a Maddalena.
E cosi Gilberto capendolo, visto che io non gli dissi nulla,
indirizzò la sua lingua dentro la sua bocca.
Era facile, imparai subito, e cosi feci come lui.
Ci teniamo per mano ed assieme ci sediamo per terra.
Ci spogliammo delicatamente, e io mi spoglio di tutto. Invece
Gilberto si alza perché si va a spogliare sulla sedia girevole della
sua scrivania, perché gli suonava il telefono.
Rispose col viva voce, per potersi slacciare senza problemi la
giacca, la cravatta, e la camicia che indossava.
Era una ragazza, mi pare la stessa centralinista che rispose a me,
che diceva a Gilberto, che Lamberto era arrivato.
Tra me e me pensavo che se Lamberto fosse stato quello che era
venuto assieme a lui al locale dove faccio il posteggiatore, faceva
davvero cagare, brutto e addirittura panzone.
Gilberto disse alla ragazza: "Dica a Lamberto che per un paio
d'orette ho da fare, e dica anche che tra una mezz'oretta deve
presiedere a tre colloqui.".
La ragazza agganciò il telefono, e Gilberto spense il viva voce. Si
siede sulla sedia girevole, e dice di avvicinarmi.
Intanto si stava togliendo le scarpe, per togliersi i jeans.
Indossava dei boxer colore verdi, mi pare di averli visti in
vetrina.
Aveva delle gambe piuttosto pelose, ma mi piacevano.
Anche il suo petto, era apprezzabilmente peloso.
Si notava il suo arnese dentro ai boxer, che cercava di uscire.
Gilberto vide che in quel momento avevo occhi solo per il suo cazzo,
e cosi mi disse: "Vuoi iniziare da lì?" - disse, mentre si rimetteva
le scarpe.
Io mi avvicino e dico a tartagliando a bassa voce dall'emozione di
un corpo nudo che non ho mai visto: " Vo.vorrei iniziare ddddal tuo
ppetto, è, è cccosi bbbello.!"
"Non essere così emozionato, mica ti mangio !"
Mi avvicino.
Gilberto si alza. Si siede sulla scrivania buttando all'aria tre
cartellette colorate che aveva sopra, disseminando qua e la un
casino di fogli.
Stavolta, gli do io un bacio tutto mio, poi estraendo la lingua,
inizio a leccare i suoi capezzoli non tanto scalpellati, ma
decisamente belli.
Lui nel frattempo mi accarezza la testa, e dice: "Vorrei tanto
intrecciare un amorazzo con te.
Io lo guardo e gli dico: "Tutto quello che vuoi.!" - anche perché
avevo visto un bellissimo anello tra le sue dita, continuando a dire
- basta che il tuo fidanzato non sia quel tipo che è venuto con te
nel locale nel quale lavoro.
Lui disse: "Non ti preoccupare, no, non è Lamberto, anzi a me lui fa
proprio schifo, ma cosa devo farci, è mio socio, ma non me lo sono
mai fatto, lui ci ha provato con me, ma io mi sono sempre tirato
indietro, ma con te è diverso, mi hai stregato e.!"
Io però ne avevo a sufficienza e lo zittii con un altro soffice
bacio con la lingua.
Poi ritorno al suo petto, sopra al quale sputo in tre diversi punti;
punto 1: l'ombelico, punto 2; metà pancia, punto 3; petto, iniziando
così la bellissima leccata del suo splendido corpo.
Mi piacevano tantissimo i suoi peli, che ho leccato per diversissimi
minuti, e lui stava lì impalato a lasciarmi fare, accarezzandomi la
testa di tanto in tanto.
Passo solo successivamente, al suo uccello, dopo prolungatissimi
minuti, forse 25/30, non so dire con esattezza.
Gli avevo completamente lubrificato il suo petto, e lui ne pareva
felice.
Mentre io cominciai a morsicargli i boxer, lui allunga una mano, ed
apre un cassettino, dove estrae una cassettina per la raccolta delle
monete, con la chiave già inserita.
"Aprila!" - mi disse estraendo il suo arnese, ed alzando un po' per
il culo per buttare all'aria i suoi boxer.
Mamma mia aveva una bellissima creatura alata, tra le gambe.
Un membro davvero notevole.
Estrassi dalla cassettina due profilattici ancora chiusi, e li
appoggiai sul fondo della scrivania.
Guardo Gilberto.
Gli do un nuovissimo bacio sulla bocca, e parto all'attacco sul suo
bel utensile.
Lo prendo in bocca fino a metà, togliendolo due secondi per lamare
(dall'aggettivo lama; sputare), per poi rimetterlo dentro.
Suona il telefono. Ma Gilberto non risponde, e mi dice di continuare
a ciucciarlo che nessuno avrebbe interrotto la profonda intimità che
insieme avevamo creato, e dopo la fine degli squilli, mi dice di
alzare la cornetta, e accostarla vicino al telefono, cosi che se
qualcuno avesse chiamato di nuovo, avrebbe trovato occupato, e io
feci il tutto, alla cieca, per non togliere mai il suo uccello dalla
bocca.
Ogni tanto lo toglievo dalla bocca, per baciargli la cappella, o
leccare il suo bastone.
Dopo ricchi minuti di impegno sul suo corpo, Gilberto mi separò dal
suo bastone e mi chiese se potesse fare lui qualcosa su di me.
Mi siedo io al suo posto, e Gilberto inizia a baciarmi il collo, un
bordello di baci, ogni tanto abbandonava il mio corpo, e tornava
sulla mia bocca, per darmi qualche limone.
Passato sui miei capezzoli io gli chiedo: " Gilberto, sto provando
una sensazione fantastica con te.!"
E lui passando al mio pene disse prima di metterselo in bocca: " Non
avevo mai permesso a nessun ragazzo così più giovane di me, di fare
l'amore con me !"
Io guardandolo gli accarezzo la lanugine delle sue ganasce.
Non mi era mai capitato di innamorarmi di nessun ragazzo, e per
Gilberto cominciavo a provare qualcosa di importante.
Non so come mi venne, ma durante l'esplorazione del mio buchetto da
parte di Gilberto mi venne da dire: "Vai pa'.".
"Come mi hai chiamato?" - disse Gilberto ridendo.
"T'ho chiamato pa', oppure vuoi che ti chiami papino?" - gli dico.
Lui disse molto gentile: "Beh potrei esserlo...".
Continuò a esplorare il mio buco con la sua lingua e io feci uscire
dalla mia bocca tanti piccoli gemiti di piacere, che facevano
piacere a Gilberto, il quale dopo circa cinque minuti di
esplorazione, prende il preservativo, se lo mette, mi dice di
scendere dalla scrivania, e mettermi a pecora.
Voleva mettermelo dentro, e vi confesso che se lo avessi fatto per
la prima volta con uno più giovane, magari della mia età, avrei
avuto paura che mi facesse male, ma con quell'uomo, mi sentivo
sicuro, sicurissimo.
Entrò dentro di me pianissimo, per evitare di fare del male a me;
principiante.
Teneva le mani sui miei fianchi, e ogni tanto spostava la sua mano
sinistra sul mio uccello per smanettarlo.
Gemevo molto di un piacere immenso.però, avevo anche piacere di
vedere Gilberto mentre mi stava fottendo e cosi gli chiesi se potevo
girarmi che avrei voluto vederlo.
Cosi Gilberto molto garbatamente e senza perdere la grandezza del
suo arnese, mi gira e mi fa sdraiare sulla scrivania, alzandomi le
gambe e me le pone sulle sue spalle. Rimette cosi dentro il suo pene
dentro di me.e continua ancora per qualche minuto...Gilberto
mostrava i suoi denti mentre anche lui cominciava a gemere, segno di
una vicina erezione.
Ma tiene picchio, e comincia ad andare ancora più forte. Io lo
guardo fisso negli occhi, mi ero innamorato di quella faccia beata.
Finalmente Gilberto, scarica tutto il suo sperma sul mio petto, e io
per tutta la goduria provata, mi masturbo velocemente da solo, anche
se avrei voluto tanto, tantissimo poterlo penetrare in quel momento.
Gilberto lecca il suo sperma e poi lo porta alla mia bocca.
Terminiamo il tutto con un bellissimo bacio.
Accettato il lavoro, torno a casa, sbrigo le ultime cose da fare,
dico a mia madre, che quel lavoro che volevo fare mi aveva
appassionato dal primo momento che l'avevo visto, e gli richiedo, se
voleva venire a xxxxxxxx assieme a me.
Ci pensò su 5 giorni, poi disse che era meglio di no, che era giunta
davvero l'ora che io mi facessi una vita da solo, e anche perché mia
madre voleva continuare a lavorare, e fare la nonna allo stesso
tempo.
Rimasi dispiaciuto, ma se mia madre, voleva cosi, così dovevo fare. |
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