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RACCONTI EROTICI |
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[ Indice
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UNA VITA DA.SIGNORE (parte II) |
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[ by Stemich ] |
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Arrivato a xxxxxxxx verso le 21 con tutta la mia roba, aspetto
sotto al portone della mia nuova casa Gilberto il quale mi promise
che sarebbe venuto ad aiutarmi per mettere a posto tutta la mia
roba.
Mi aveva accompagnato la mia amica con un Fiorino, cosi avevo preso
su tutto in una volta.
Gilberto arrivò verso le 22, ora nella quale uscito dal negozio.
Non mi stancai nell'aspettarlo, perché nel frattempo ripensavo alla
mia prima esperienza sessuale, e appena lo vidi andrai ad aprirgli
la portiera della macchina, e l'abbraccio forte forte
bisbigliandogli nell'orecchio quanto mi era mancato.
Poi gli do un bacio in bocca.
Lui però mi scosta ricordandomi a bassa voce di, quando mi disse che
con me voleva condividere solo dell'amorazzo.
Facendo mente locale ritornai indietro a quella stupenda esperienza,
e un po' me ne dispiacque.
Gilberto aprì il portone d'ingresso, e assieme alla mia amica, ci da
una mano nel portare nell'appartamento (per fortuna che era al piano
terra) tutti gli scatoloni che avevo, circa una dozzina.
Poi la mia amica se ne va, e io estraendo il portafoglio dalla
tasca, prelevo due banconote da 50 euro, per l'aiuto ricevuto.
Ma Gilberto dice di lasciar perdere che avrebbe pagato lui.
Estrasse dal suo giacchino il portafoglio e porse alla mia amica due
banconote da 100 euro, ma la mia amica disse che erano troppi e che
bastavano solo 50 euro.
Gilberto le disse di prenderli su e di non preoccuparsi.
Cosi li prese su, mi salutò, mi abbracciò, e dandomi un bacio sulla
guancia la mia amica disse: "Ehi adesso che sei venuto a stare in
città, non vuol dire che noi campagnoli non esistiamo più, vieni a
trovarci ogni tanto!".
Diedi anch'io un bacio alla mia amica, e gli dissi che io per lei
c'ero sempre, e di qualsiasi cosa avesse avuto bisogno io c'ero
sempre.
Gilberto e io ci mettemmo al lavoro, l'appartamento era arredato,
mancavano solo le cose essenziali, alcune le avevo io, altre
dovevamo andarle a comperare.
Prima di iniziare Gilberto estrasse il suo cellulare e chiamò una
pizzeria a domicilio, chiedendomi cosa avessi voluto.
La pizza arrivò dopo venti minuti, ancora calda e già tagliata.
La mangiamo seduti sul pavimento.
Durante la cena, mi chiese scusa del suo comportamento infantile in
mezzo alla strada, era solo che non voleva che si sapesse che era
omosessuale.
Lo perdonai, perché anche io non volevo che si sapesse, e gli chiesi
scusa anche io del mio comportamento, e gli dissi che avrei
accettato quello che mi aveva proposto ovvero l'amorazzo.
Alle 3.00 del mattino, messo a posto tutto quello che c'era negli
scatoloni, Gilberto si siede sul divano stanco morto, e disse: "In
questo condominio l'affitto è di 1.100 euro al mese, ma per te è
gratis, perché pago io, tu però promettimi due cose; l'impegno nel
lavoro, e il tuo corpo di tanto in tanto.".
Glielo promisi, d'altronde come non potevo per tutto quello che
aveva fatto per me, l'appartamento era già tutto arredato, c'era il
letto, un bellissimo letto matrimoniale, i mobili, due librerie
immense, televisione, dvd, il boquet sky compreso di tutto
l'abbonamento, tavoli, ambiente cucina.
"D'accordo Gilberto, il mio corpo sarà a tua disposizione 24 ore su
24, e 7 giorni su 7...
Allora lui ci pensa un pochino su e poi mi dice: "Voglio fare sesso
ancora con te, adesso, qui, sul letto, ricordi come è stato bello
per tutti e due vero?"
"E come dimenticarlo?" - gli rispondo
"Bene allora ti ricorderai che dobbiamo finire qualcosina io e te!".
E cosi ci spogliamo tutti nudi sparpagliando i panni per tutto il
soggiorno, trasferendoci poi in camera da letto.
Avrei voluto ripetere tutto dal principio, una due, anche tre volte,
perché quel'uomo mi piaceva tantissimo.
"Prima di sbatterti dentro il mio tronchetto, posso risucchiarti di
nuovo la minchia?"
Gilberto disse accarezzandosi il suo petto: "Come dirti di no?
Infondo mi è piaciuto tanto quando l'hai fatto!"
Cosi dico a Gilberto di piegare le ginocchia e di appoggiare la
schiena allo schienale del letto.
Io seduto, e con le gambe a mo di yoga comincio a scapperlamelo sul
mento, per cercare di svegliarlo.
Appena cresciuto, metto un po' della mia saliva sulla sua cappella,
e comincio a leccarla per bene.
Lui mi guardava e mi accarezzava il coppetto.
Leccando anche il manico del suo bastone, me lo metto in bocca.
Lo succhio, con la guida delle mani di Gilberto, perché con una
mano, la destra, gli tiravo i peli che aveva nel petto, spostandomi
di tanto in tanto, anche a pizzicare i suoi capezzoli.
Con l'altro mano, la sinistra invece mi masturbavo.
Appena Gilberto disse che stava per venire, scostai la bocca, e mi
alzai per baciarlo.
Gilberto non voleva venire in quel momento, voleva venire più tardi,
e cosi si alzò e prima di sdraiarsi sul letto ancora privo di
lenzuola, coperte e cuscini, corre ai suoi jeans, dove teneva i
preservativi, e torna saltellando sul letto.
Mi tira il preservativo, con i denti apro la confezione, e poi me lo
metto.
Mi inginocchio, Gilberto mi mette le gambe sulle mie spalle, e a
fatica lo metto dentro.
Prima poco, poi a metà, e poi tutto emettendo dei piccoli gemiti di
goduria per la prima volta nella quale inculavo Gilberto.
Ed ero felice, perché gli piaceva.
Gli piaceva e anche tanto, tanto che per urlare il meno possibile,
si era messo tre dita in bocca.
E mi guardava.
E gemeva.
Volevo stare dentro di lui, più tempo possibile, ma non potevo, non
potevo perché stavo per venire, cosi estrassi il mio cazzo e mi
avvicinai il più possibile a Gilberto.
Schizzai 6 zampilli di sborra tra il petto, il collo, e il mento di
Gilberto.
Poi mi lancio sul suo petto, dove lecco un po' di sborra che si era
immischiata tra i peli, e bacio Gilberto che disse: "Quando me la
fai sentire ancora?"
Ci baciamo., poi, sempre nudi, Gilberto mi da una mano a mettere
lenzuola, coperte, e copri cuscini ai cuscini.
Lo invito a restare a dormire assieme a me, perché volevo inaugurare
il mio lettone assieme a lui.
Gilberto era entusiasta e elettrizzato all'idea, ed'accetto.
Arrivai assieme a lui al lavoro il mattino successivo alle 11.00.
Mi fece conoscere i miei colleghi, ma neanche uno mi attizzava come
mi attizzava Gilberto.
La mia postazione di lavoro era ai dvd di genere gay, e non potevo
essere più felice di così.
L'amorazzo con Gilberto va avanti ancora, e a me va bene così.
Ogni fine settimana, mia mamma viene a xxxxxxxx oppure io vado da
lei.
Era un venerdì sera, ed avevo chiesto a Gilberto se potevo uscire
prima dal negozio perché mia madre sarebbe arrivata in stazione
e io volevo essere presente, perché avevo paura che si perdesse in
una grande città come xxxxxxxx, infondo abbiamo sempre vissuto in un
paesino di campagna a 60 km da xxxxxxxx.
Gilberto acconsentì, e cosi alle 17.45 esco dal negozio, prendo la
corriera, perché la macchina l'avevo lasciata a xxxxxxxx, perché
all'epoca avevamo ancora pochi soldi, da non potercela permettere, e
mi dirigo in stazione.
Il treno era in ritardo di 15 minuti.
Così seduto alla panchina del binario 7, estraggo dalla valigetta
che uso per lavorare alla scrivania del mio reparto la mia agenda.
La apro al giorno di oggi, e controllo se poi il giorno successivo
ero impegnato oppure no al lavoro.
Avevo un solo impegno dalle 16.30 alle 18.00, per parlare con un
fornitore.
Potevo farcela benissimo.
Potevo girare con mia madre per tutta la mattina, pranzare insieme a
lei e poi lasciarla solamente un'oretta e mezza da sola.
Nel frattempo avrebbe cucinato una buona cena.
Nel richiudere l'agenda e mettendola nella valigetta, una foto
scivola a terra.
Era una foto di Gilberto, un bel primo piano, che faceva vedere
anche qualche pelo più in giù, senza però che si vedesse tutto il
resto del corpo.
"E questa da dove scappa fuori." - dico io parlando a bassa voce,
sempre ammirando la foto.
Mi venne voglia di sfogliare di nuovo la mia agenda, dove in codici
scrissi tutte le volte che avevo fatto sesso con Gilberto.
Le contai.
In 7 mesi avevo fatto sesso con lui 103 volte. Quindi Gilberto, so
che è una cosa brutta, non la auguro ha nessuno, ha fedifragato il
rapporto col suo ragazzo.
Io ci stavo un po' male ad essere il suo amorazzo, ma nello stesso
tempo volevo una persona accanto a me, e in quella persona io
confidavo tutte le mie ansie, le mie paure, i miei stati d'animo.
In particolare, un pomeriggio Gilberto ha pestato nel negozio un
ragazzo gay, il quale mi molestava a parole offendendomi gravemente
e dicendo che se non lo avessi scopato m'avrebbe pestato a sangue.
Gilberto nel frattempo era nella sala della video sorveglianza a
visionare i filmati del mattino, quando l'attenzione venne allo
schermo 8, dove c'era appunto questo ragazzo che mi stava
schiaffeggiando.
Tanta gente era accorsa per cercare di dividere quel ragazzo da me,
e quando Gilberto arrivò, e la prima cosa che fece è stata quella di
chiamare la polizia, poi un'ambulanza per me, per medicarmi.
Risultato: 3 punti sul labbro, e un occhio nero.
5 giorni di prognosi.
Tornai subito a casa, Gilberto mi accompagnò e restò con me per
tutta la serata, fino a quando alle 23.00 però non dovette ritornare
a casa.
Speravo che almeno in quella circostanza, Gilberto provasse qualcosa
per me, e restasse con me per sempre.
Ma così non era.
Io ci stavo male. Ma sopportavo la cosa, e non demordevo.
Il treno arrivò.
Misi dunque l'agenda nella valigetta, e aspettai scendere mia madre.
L'abbracciai e gli diedi tre baci sulla guancia.
Fuori dalla stazione quando stavo per chiamare un taxi, vidi l'auto
del "fattorino" di Gilberto, il fattorino era a braccia conserte
accanto alla macchina, e appena mi vide mi disse: " Filippo, il
signor xxxxxxx, mi ha detto che dovevo venirla a prendere in
stazione e riportarla a casa!"
E cosi io e mia madre salimmo in macchina, e li spiegai che tutte le
mattine quella macchina mi veniva a prendere e mi portava al lavoro.
"Ma non solo a me---!" - in quel'occasione dovetti dire una bugia a
mia madre.
Non volevo che sapesse che con Gilberto trombo e basta.
Arrivati a casa, mia madre va nella sua camera, camera apposta per
lei.
Era già venuta diverse volte, ma mai e poi mai aveva visto Gilberto.
Aveva visto, però, solo da fuori il posto nel quale lavoravo.
Appena mia madre si sistemò, volle iniziare subito a far da
mangiare.
Notò che la casa era pulitissima, e mi fece i complimenti che ero
diventato bravo, anche perché a casa, poche volte mi ero messo a
fare le faccende di casa.
"Mamma, ho assunto una donna delle pulizie che viene una volta a
settimana" - gli dissi.
"Ecco perché immaginavo che non eri tu che pulivi così bene!" -
disse ridendo, chiedendomi poi se potessi veramente permettermelo.
La rasserenai.
Iniziò cosi a preparare la cena.
Squillò il cellulare e notai che era Gilberto.
Risposi e Gilberto mi disse che sarebbe stato meglio se fossi uscito
un'attimo davanti alla porta d'ingresso, perché dovette parlarmi.
Lasciai mia madre sola qualche minuto.
Gilberto era lì accanto ai soli 8 scalini che dividevano il mio
appartamento all'androne del palazzo.
Mi guarda e mi dice: " Ho tre cose da dirti, e tutte e tre sono
notizie belle!"
Lo guardo pensando a cosa fosse perché dal suo sguardo non riuscivo
proprio a capire di cosa si poteva trattare gli dico: "Dai non
lasciarmi sulle spine.".
"Allora, punto primo: ho lasciato il mio ragazzo!"
Lì lo abbraccio, bacio, e stringo forte forte a me. E lui ride.
"Punto due: Non ho una casa dove andare"
Di nuovo un bacio e un abbraccio, e poi gli dico: "Scusa questa è
più casa tua, che casa mia, infondo l'affitto lo paghi tu!"
"Punto tre: "Lamberto ha lasciato la società, c'è un posto vagante,
vuoi essere mio socio?"
Baciai Gilberto, per la proposta, ne ero davvero elettrizzato.
Non gli risposi subito.
Entrammo in casa e potetti presentare definitivamente Gilberto a mia
madre, proclamandolo il mio ragazzo.
Mia mamma era titubante per la notevolissima differenza d'età, ma
Gilberto promise a mia madre, che si sarebbe preso cura di me, e che
non mi avrebbe mai fatto mancare nulla, che mi avrebbe trattato sia
come figlio che come fidanzato, e come non credere a...quel dolce
abbraccio di uomo.?
Non accettai la proposta di diventare socio di Gilberto, perché
avevo paura che lavorando nello stesso ufficio, il nostro rapporto
sempre a contatto, poteva crepare, e così io restai al mio reparto.
Gilberto ora ha un nuovo socio, uno bruttissimo, forse perché io,
non vedo altri che Gilberto, per questo gli altri li considero
brutti.
Il nostro rapporto va a gonfie vele. |
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