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RACCONTI EROTICI |
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[ Indice
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In aeroporto |
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[ by
neho74 ] |
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Finalmente le tanto sospirate ferie per Leo erano arrivate. Leo
era un ragazzo di circa 30 che aveva scoperto la propria
omosessualità, o ancora meglio, l’aveva accetta un po’ tardi. Come
ogni ragazzo aveva avuto qualche storiella con qualche ragazza, ma
niente sesso. Di questo Leo ne soffriva ed entrato in quel mondo a
lui sconosciuto ma che lo eccitava, cominciò la sua ricerca,
cercando nuovi amici con la speranza di conoscere qualcuno, ma
invano. Leo era allettante, e sia ragazze che ragazzi lo notavano,
ma nessuno arrivava al dunque Leo pur avendo 30 anni ne mostrava di
meno, non più di 25: spalle larghe, bei pettorali costruiti in
palestra, glabro, biondo e occhi castani ciglia lunghe che
evidenziavano il suo sguardo da bravo ragazzo.
La prima volta di Leo si presentò quando aspettando l’aereo per
andare in vacanza incontrò un ragazzo di circa 26 anni. Il suo nome
era Beppe, alto 1,75, fisico asciutto, pelle olivastra occhi verdi
capelli castani lunghi fino alla spalla ed ondulati. Indossava una
maglia aderente e semi trasparente nera che lasciava intravedere il
luccichio del piercing al capezzolo destro, e pinocchietto a ¾
bianco di lino, che gli misuravano il bel culetto sodo e il pacco
che non sembrava niente male anzi.
L’incontro fu casuale, ma fortunato perché mentre Beppe depositava
le valige, una cadde aprendosi e svuotandosi del tutto. Leo gentile
ed educato accorse in aiuto del ragazzo dicendogli: non preoccuparti
può capitare. Il mio nome e Leo e il tuo? Il ragazzo alzandosi e
fissando Leo diritto negli occhi quasi ipnotizzandolo gli rispose:
Ciao grazie, il mio nome è Beppe. Era un po’ incavolato per via
della valigia ma l’aiuto di Leo lo tranquillizzò anche perché il
tutto venne risistemano velocemente.
Mancava ancora un ora e mezza alla partenza e visto il caldo afoso,
Leo propose a Beppe di andare al bar a bere qualcosa. Beppe accettò,
ma insistette dicendo che sarebbe stato lui ad offrire. Leo e Beppe
si sedettero ad un tavolo ed ordinarono entrambi una coca cola con
limone senza ghiaccio.
Parlarono del più e del meno: Beppe disse che era stato scelto per
una vacanza-studio (studiava lingue) in Spagna, mentre Leo aveva
deciso di rivisitare Granada e tutta l’Andalusia già visitata
durante la gita scolastica liceale.
Bevvero la coca e mangiarono un gelato. Leo fissava Beppe, mentre
con la sua lingua rossa leccava il gelato cioccolata e panna
portandolo nella sua bocca adorna di due labbra carnose e color
fragola. Lo fissò talmente a lungo che il gelato che lui mangiava si
sciolse cadendogli addosso, proprio nella patta: anche Leo indossava
pantaloni di lino ma neri ed una camicia semitrasparente bianca. Fu
Beppe a fargli notare l’accaduto e nell’imbarazzo completo Leo disse
che sarebbe andato in bagno a cercare di rimediare. Leo andò e
mentre con un fazzolettino si puliva senti la porta principale
aprirsi: sperava che fosse Beppe e che magari fosse lui a pulirlo,
invece entrarono altre due persone che per nulla lo avrebbero
consolato.
Appena finito, Leo pensò che prima di salire in aereo era meglio
svuotarsi un po’ per cui entrò in un bagno, chiudendo la porta senza
lucchetto perché rotto. Sembrava che ne avesse a litri e mentre si
svuotava sentì nuovamente la porta principale riaprirsi. Sentì dei
passi e qualcuno lavarsi le mani. Poi silenzio. Leo non sentì più
nulla fino a quando capì che qualcuno stava aprendo una dietro
l’altra le porte del bagno. Leo ebbe un po’ di paura non sapendo chi
fosse e non potendo assicurare la porta. Quando l’individuo giunse
dinanzi alla porta dove Leo si trovava rimase fermo per un po’
cercando di capire chi vi fosse dentro, poi lentamente apri la
porta. Leo era rimasto col proprio cazzo in mano, un cazzo di
dimensioni normali, ma con una lunga grossa vena che lo attraversava
e con una cappella lucida. La porta si aprì del tutto: era Beppe che
senza dire parola si posò un dito fra le labbra suggerendo a Leo di
stare zitto. Il cuore di Leo batteva fortissimo, non sapeva cosa
fare se andare via o chiedere spiegazioni, ma mentre il suo cervello
analizzava l’evento, Beppe entrò nel bagno e chiude la porta
appoggiandosi contro di essa. I suoi occhi luccicavano di una strana
luce, mentre con la mano sinistra si toccava il capezzolo destro
tirando ogni tanto il piercing e con la destra si toccava quel cazzo
che di primo acchito superava i 20 centimetri. La conferma non
tardò, proprio perché Beppe tirò fuori il suo uccello che davanti
agli occhi di Leo misurò circa 23 centimetri, un uccello nodoso
diritto (quello di Leo pendeva un po’ a destra) scuro quasi nero.
Leo chiese a mezza voce e quasi tremante: Beppe scusami ma che
significa questo? Beppe rispose: significa che ti ho osservato,
mentre mi guardavi mangiare il gelato, e a dire il vero ti ho notato
anche quando mi hai aiutato a riaggiustare la valigia. Leo da quanto
ho capito sei un bravo ragazzo e come me ti piacciono i bei ragazzi.
Leo rimase di stucco non sapeva che dire; le uniche parole che
uscirono dalla sua bocca furono: Beppe fai piano sono ancora
vergine. All’udire tali parole gli occhi di Beppe brillarono ancora
di più, osservando Leo come un rapace che ha avvistato la sua preda
succulenta. Poi con molta dolcezza Beppe tranquillizzò Leo dicendo:
Non preoccuparti Leo, sarà bellissimo.
Beppe invitò Leo a toccare il suo cazzo a scrutarlo e studiarlo; Leo
un po’ esitante eseguì. Si accorse che il cazzo di Beppe pulsava e
che anche il suo aveva una grossa vena laterale che si rigonfiava
sempre di più ogni qual volta lo accarezzava. Dopo un po’ mentre
ansimava dal piacere, Beppe disse: se vuoi puoi baciarlo. Leo si
abbassò e quasi tentennante appoggiò le labbra sul cazzo di Beppe:
ne sentì il calore e l’odore. Quasi inebriato senza alcun
suggerimento Leo cominciò a giocare col cazzo di Beppe così come i
numerosi film gay che aveva visto gli avevano insegnato: lo martellò
con la lingua dal basso verso l’alto per un paio di volte. Beppe
ansimava mentre la lingua di Leo studiava il suo cazzo e poi senza
alcun preavviso fu la volta della cappella: Leo cominciò a frustarla
con la lingua e dietro tali dolci frustate la cappella si rigonfiava
sempre più e Beppe lanciava grossi respiri. Beppe disse: meno male
che è la prima volta, non ci credo proprio, sembri del mestiere. La
cosa turbò un po’ Leo, ma continuò nel suo gioco finché Beppe chiese
a Leo di girarsi. Leo si girò e dietro invito di Beppe si abbassò
leggermente appoggiando le mani al muro. Beppe slacciò i pantaloni
di lino e abbassò anche le slip di Leo che mostrarono un culetto
niente male: sodo depilato più bianco rispetto alla pelle un po’ più
abbronzata delle gambe e della schiena. Beppe si abbassò cominciando
a lavorare il buco del culo di Leo con la lingua; lo inumidì e dopo
due colpi disse: cazzo hai ragione il tuo buco è proprio stretto!! E
subito dopo: Non preoccuparti non ti farò male, dimmi tu se devo
continuare o fermarmi. Beppe continuò ad inumidire l’entrata
inesplorata di Leo che ansimava e si contorceva dal piacere. Poi un
attimo di pausa: Beppe si era fermato e Leo intuì che Beppe si stava
preparando ad incularlo. Sentì il cazzo duro di Beppe strofinarsi
nel buco del culo con movimenti precisi e lenti, poi Beppe inumidì
il medio della mano destra portandolo alla bocca di Leo che lo
succhiò avidamente e lo introdusse lentamente nel culo di Leo che
fece un piccolo sussulto. Po a poco a poco iniziò a penetrarlo,
dapprima la punta un po’ per volta e poi la riusciva. Il giochino
durò un po’ e quando Beppe capì che lo sfintere di Leo oramai era
rilassato cominciò a penetrarlo: Inspira quando te lo dico io,
inspira lentamente, bravo così. Leo impazziva, la testa gli
scoppiava, voleva gridare ma il suo era un dolore misto a piacere e
il piacere cresceva finché con un unico colpo di reni Beppe entrò il
suo cazzo nel culo di Leo che emise un gemito pieno di piacere.
Una lacrima solcò il viso di Leo, una lacrima che testimoniava la
perdita della verginità. Beppe chiese se potesse continuare e Leo
rispose con fermezza: devi continuare e non fermarti neanche se
impazzissi o te lo chiedessi. Beppe cominciò allora con un gioco di
bacino lento e calibrato a tirare fuori il suo cazzo dal culo di Leo
fino alla cappella e poi di nuovo lentamente lo respingeva fino in
fondo. Avanti e indietro il respiro di Leo seguiva il ritmo di Beppe
poi questi cominciò più velocemente. Leo non capì più nulla:
inondato di piacere sperava che quello non fosse uno dei suoi tanti
sogni erotici. Staccando la mano destra dal muro si diete una
toccata al cazzo e lo strizzò un po’: era vero tutto era vero e lui
non era più vergine. Sentiva il cazzo enorme di Beppe entrare ed
uscire dal suo corpo misurandone la lunghezza e lo spessore: lo
sentiva fino allo stomaco e la cosa gli arrecava un enorme piacere.
Beppe continuava alternando dolci parole sussurrate a piccoli
morsetti all’orecchio. Poi il ritmo divenne più veloce e Leo capì
che Beppe stava per venire, mentre si masturbava con più vigore.
Beppe allora rallentò e chiese a Leo: lo vuoi? Leo era talmente
inebriato da quello che oramai da sogno era diventato realtà che
pensò velocemente “Che il sogno si completi”, e disse: lo voglio
tutto. Beppe allora tirò fuori il suo cazzo dal culo di Leo che ora
lo sentiva di più era un po’ dolorante ma pieno di goduria. Leo si
girò, si abbassò e cominciò ad ingoiare quel cazzo enorme fino alla
gola: una due tre pompate ed ecco un fiume di sborra calda e
dolcissima inondò la bocca di Leo che quasi soffocava. Leo ingoiò
una e due volte dietro gli abbondanti zampilli di Beppe, che aveva
goduto in maniera smisurata. Leo pulì accuratamente il cazzo di
Beppe senza tralasciare alcuna goccia di seme caldo e candido:
infilò la punta della lingua dentro la fessura del cazzo di Beppe e
poi aspirò cercando di cogliere anche la sborra rimasta nei coglioni
di Beppe. Era accaduta la sua prima volta e che prima volta: con un
ragazzo bellissimo, al di là dei suoi sogni.
Ma il gioco non era terminato: Leo aveva iniziato nuovamente a
masturbarsi, ma Beppe lo bloccò: vista l’ora non c’era tempo per una
scopata, ma Beppe rimediò ingoiando il cazzo di Leo. Leo perse quasi
i sensi per quella sensazione che gli prosciugava ogni energia e
anche l’anima. Beppe era bravo, succhiava leccava e risucchiava
finché anche Leo sborrò come non mai: sborra calda densa e dolce
riempì la bocca di Beppe che si trattenne dall’ingoiarla. Leo pensò:
forse non ha un buon sapore e la vuole buttare, invece Beppe
avvicinò la sua bocca a quella di Leo ancora sporca della sua sborra
e cominciò a baciarlo scambiando e mescolando le due ondate di
sborra. Beppe e Leo si baciarono a lungo finché non sentirono
l’annuncio del volo. Si sistemarono velocemente, e si imbarcarono.
Sedettero l’uno accanto all’altro e scoprirono che avrebbero
alloggiato nello stesso hotel. La felicità li ricolmo e iniziarono a
progettare quella che per entrambi sarebbe stata una vacanza
indimenticabile, ma questa è un’altra storia.
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