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Farrell: "Vado dove
mi porta la carriera"
Intervista senza veli al presunto fidanzato di
Britney Spears
ROMA – Colin Farrel
non smentisce la sua fama di “cattivo ragazzo”. Il
trasgressivo attore irlandese ventisettenne
apparso di recente nel fantascientifico Minority
Report e nel drammatico Sotto corte marziale
sulla
seconda guerra mondiale, è a Roma per presentare
il film La regola del sospetto, un thriller
psicologico che uscirà il 28 marzo sui poco
ortodossi metodi di reclutamento della Cia di cui
è protagonista accanto a un superbo Al Pacino.
Accoglie i giornalisti sull’assolata terrazza di
un grande albergo romano fumando sigarette a
raffica, scolando abbondanti boccali di birra e
condendo il discorso con succose parolacce.
Vizietti che, accompagnati dal gentil sesso, sono
il succo della sua vita. E gli fa gioco calcarci
la mano nel momento in cui stanno per uscire anche
film come Daredevil con Ben Affleck, ispirato
all’omonimo fumetto, in cui apparirà superpelato e
cattivissimo, o come S.W.A.T. sui tosti poliziotti
della squadre speciali newyorkesi. Diventa però
tenero e responsabile quando parla, volentieri,
della sua prossima paternità, con la bocca però
cucitissima sulle generalità di colei che sta
portando in grembo il pargolo, maschio o femmina
ancora non si sa.
Con James Clayton, lo studente estermamente dotato
che sarà reclutato dal misterioso e inquietante
istruttore Burke (Pacino) per diventare una spia
patentata dopo esser sopravvissuto a un durissimo
addestramento, condivide certi aspetti del
carattere un po’ immaturi. E il motto-tormentone
che il suo spregiudicato maestro gli ripete spesso
nel film: “non fidarsi mai di nessuno” e “niente è
ciò che sembra”.
Colin, anche Hollywood non è come sembra?
A meno che non la guardi con occhi assolutamente
ingenui, pensando che appena ti volti ti
colpiscono alle spalle, ti rendi conto subito che
è ciò che sembra, che sotto non c’è assolutamente
niente. Guardi negli occhi le persone e capisci se
ti puoi fidare o meno senza scavare troppo in
profondità. Non sono tutti stronzi, ho conosciuto
tanta gente perbene, simpatica, da frequentare. Va
presa per quello che è.
Ci si è stabilito o preferisce continuare a
vivere in Irlanda?
Vado dove mi porta la carriera, il vivere a casa è
più uno status mentale che una permanenza fisica.
Fondamentalmente occupo stanze di albergo ma
quando non lavoro preferisco tornare sempre a
Dublino dalla mia famiglia, andare al pub
all’angolo con gli amici.
Vizietti a parte, come passa il tempo libero?
Leggo, vado al cinema, a cena fuori, mi piace
pensare al lavoro, alla vita, all’amore. Non ho
hobby particolari, sono due anni che non dò un
calcio a un pallone. Il mio lavoro è il mio hobby
preferito, e pensare che mi pagano pure bene è un
gran piacere.
Cosa le è piaciuto del personaggio del film?
Mi piace interpretare personaggi che hanno
qualcosa di ben definito. James ha perso i
genitori giovanissimo, il suo animo è ferito. A me
non è successo, ma ho capito subito che una cosa
così grave può influenzare la tua vita, ciò che
diventi.
Si è riconosciuto anche nella sua immaturità?
Lui ha 25 anni non è ancora un uomo con la piena
coscienza di se stesso e nel film affronta un
processo di trasformazione che lo conduce verso un
traguardo. Io mi sono sempre considerato un
ragazzino, mi piace giocare, fare scherzi, non mi
sento ancora un uomo maturo, responsabile. Ma
questo cambierà tra poco, appena sarò padre. Non
mi fa paura, sarà una bella esperienza.
Che padre sarà?
Non so cosa voglia dire essere padre e credo sia
un bene. Non sarò certo come il mio che era
convinto di sapere tutto e poi non si è rivelato
per nulla un padre eccezionale. A mio figlio darò
tanto amore, comprensione, sarò presente e pronto
a perdonare, e al contrario di me avrà la
possibilità d’imparare a suonare piano e chitarra,
sarà lui a decidere il suo futuro.
Le sarebbe piaciuto diventare un calciatore di
successo come suo padre?
Mi ha garantito un bel tenore di vita, fino a
quindici anni pensavo che anch’io avrei fatto i
soldi col pallone, ma non ero sufficientemente
bravo, non mi allenavo abbastanza.
La sua scelta di fare l’attore fu vista bene?
Papà si fece una grande risata, ma quando arrivò
il primo assegno per il lavoro da attore disse che
era stata una buona idea, tipico di lui.
La reputazione di bad boy potrà influenzare la
sua carriera?
Non credo, sarebbe peggio se facessi film che non
incassano, è questo che interessa ai produttori di
Hollywood. Per tre anni e mezzo mi sono divertito,
se dovesse crollare tutto tornerei a recitare a
Dublino.
Che cosa significa per lei essere innamorato?
Un guaio, vuol dire dolore, confusione. E’
comunque una cosa bellissima, a me è capitato un
paio di volte, mi reputo fortunato. Mi piacciono
le donne, non trovo criminale passarci una sola
notte facendo l’amore, ma è un’altra cosa.
La fama l’aiuta con le donne?
La popolarità certamente aiuta: vai alle prime,
sei sullo schermo, chi dice che non è vero è un
bastardo bugiardo.
Alla prima del film era con Britney Spears. C’è
chi pensa ci sia del tenero....
Fuck you! |