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Ma «in questo caso non c'è colpa da parte di nessuno», dice Gino Paoli, che ricorda come l’amico abbia «voluto appartarsi di sua volontà per non farsi vedere malato». «L'ho rivisto a ottobre scorso, era già abbastanza grave. Così ho richiesto la legge Bacchelli, applicata quasi subito.
Ma nei suoi confronti c'è stata una condanna assolutamente ingiusta, gli hanno rovinato la carriera:
se uno è omosessuale, sono affari suoi. Invece, la sua omosessualità è stata messa alla berlina, ai tempi di un'Italia bacchettona, che ha reagito in modo grottesco, crudele».
«Se n’è andato un pioniere della visibilità
gay, oltre che della canzone d'autore», riprende il presidente nazionale
dell'Arcigay Sergio Lo Giudice, ricordando come «Bindi abbia pagato con l’emarginazione la sua scelta». E se ieri sera, al Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli di Roma, la musica s’è fermata in suo ricordo,
Franco Grillini, deputato Ds e figura storica del movimento gay chiede «un po’ di autocritica da parte di chi lo ha
maltrattato.
Fu uno uno dei primi omosessuali ad uscire alla luce del sole, un pezzo di storia felice, bella, creativa, gentile e affettuosa della comunità omosessuale italiana.
Bindi ha pagato duramente, sulla sua pelle, il fatto che la sua omosessualità fosse nota. Ricordo che partecipò alla prima diretta tv sull'omosessualità, su RaiTre. Era il 28 giugno ’91, il programma era condotto da Gad Lerner dal teatro Testori di Bologna. Io ero tra gli ospiti. C'era anche Carlo Giovanardi, attuale ministro per i Rapporti con il Parlamento, che disse che
l'omosessualità è un ”binario morto”». Voce fuori dal coro Renzo Arbore, per cui, più del pregiudizio sessuale contò «il pregiudizio contro la canzone, stolidamente considerata musica minore».
Al cordoglio del ministro per i Beni culturali Urbani, che gli aveva concesso la
legge Bacchelli, risponde il responsabile cultura della Margherita,
Carra, per cui «ancora una volta la legge Bacchelli è arrivata troppo tardi».
Maurizio Costanzo evita polemiche, sperando di «avergli regalato almeno la sensazione che ci stavamo occupando di lui». Dopo aver fatto pressione per concedergli il vitalizio, dal Parioli si sono occupati anche del suo ultimo ricovero allo Spallanzani. «Il mio unico cruccio», confessa l’anchorman. «è che non siamo riusciti a fargli riavere l'applauso. Doveva essere da noi in teatro la scorsa settimana, ma aveva 38 di febbre». Il programma di Canale 5 gli renderà omaggio la prossima settimana, mentre gli organizzatori del Premio Recanati (Bindi era nel comitato artistico), lo ricorderanno nella serata inaugurale della manifestazione, giovedì. «Profondamente addolorato» Gianni Borgna, assessore alla Cultura del comune di Roma, amico di Bindi da 30 anni e fautore della sua ultima apparizione in pubblico, il 28 gennaio scorso al teatro Quirino: «Troveremo un modo adeguato per ricordare l'uomo, l'amico, l’artista che ha arricchito le nostre vite con canzoni indimenticabili».
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