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Discriminati in fabbrica e in ufficio

Omosessuali e transex nel mondo del lavoro. Parla Toniollo, Nuovi Diritti Cgil

Partendo dalla storia di Emanuela e Paola, che hanno subito discriminazioni sul lavoro a causa delle proprie scelte di vita, ci siamo chiesti come vivano oggi i gay, le lesbiche e i transessuali nel mondo del lavoro italiano. E se siamo ancora indietro, dal punto di vista dei diritti riconosciuti, rispetto a paesi neppure troppo lontani dal nostro - basti pensare al matrimonio, parificato a quello «etero» in Olanda e in Germania, solo per fare due esempi - nelle fabbriche e negli uffici tutto è ancora più sommerso, e solo da pochi anni sono sorte in Italia strutture che offrono informazione e assistenza.

Una di queste è l'ufficio Nuovi Diritti della Cgil. La responsabile nazionale, Maria Gigliola Toniollo, ha accettato di guidarci in una breve ricognizione. «Ci chiamano molte persone - spiega - più spesso uomini che donne, per raccontarci i loro problemi sul lavoro: le battute, o i tentativi di licenziamento, quando, come nel caso dei transessuali, la particolare scelta di vita è più evidente. Nel caso delle donne, che probabilmente "mimetizzano" meglio la loro omosessualità, gli abusi più frequenti sono il mobbing, con un isolamento da parte dei colleghi, o il non avanzamento di carriera». Cosa dovrebbe cambiare nella società italiana per una maggiore accettazione dei gay anche nei luoghi di lavoro? Io penso che molto potrebbe cambiare se fossero riconosciuti più diritti sul piano delle leggi. In primo luogo il matrimonio e il riconoscimento della coppia di fatto, in questo momento negato anche alle coppie eterosessuali a causa del veto delle gerarchie ecclesiastiche. La legittimità istituzionale di una coppia o di una famiglia porterebbe con sé un avanzamento culturale della popolazione, che nel quotidiano accetterebbe più facilmente anche le scelte individuali. Ma sul piano politico, purtroppo, stiamo andando nella direzione opposta.
Recentemente il ministro Prestigiacomo, per smentire una sua precedente apertura che aveva fatto infuriare buona parte del centrodestra, ha detto esplicitamente che questo governo non attuerà politiche in favore dei gay. E presto sarà definitivamente approvata quella che riteniamo essere la prima legge del governo realmente discriminatoria nei confronti degli omosessuali, quella sulla fecondazione assistita. E le tutele, oggi, quali sono? Quelle più generali, che difendono dai diversi tipi di discriminazione, tra i quali è inserita anche quella verso le scelte sessuali di un individuo. Ma ci vorrebbero leggi più specifiche. L'ultima proposta di legge portata avanti dalla Cgil e da parte del centrosinistra, a nostro parere efficace, tutelava anche nei luoghi di lavoro e nelle scuole: è stata stoppata due anni fa in Parlamento, dai deputati troppo fedeli ai dettami di Oltretevere. I più scoperti sono i transessuali: per poter cambiare nome sul documento devono necessariamente sottoporsi all'intervento ai genitali, cosa che, ad esempio, in Germania non è necessaria. Nei due anni «di transizione», quando prendono gli ormoni, si sottopongono a una terapia psicologica e indossano già abiti femminili, la polizia, se li ferma, può accusarli addirittura di prostituzione, appellandosi a una vecchia legge, risalente al Codice Rocco. E dal punto di vista sindacale, quali strumenti ci sono per i lavoratori discriminati? Innanzitutto l'articolo 18, una garanzia che i movimenti gay hanno compreso essere fondamentale anche per la tutela dei propri diritti, oltre che ovviamente per quelli di tutti i lavoratori. Il 23 marzo, alla manifestazione della Cgil c'era infatti una nutrita presenza delle diverse associazioni. In generale, poi, quando non si tratta di un licenziamento, quello che consigliamo è prima di tutto di rivolgersi a un delegato sindacale in gamba, se è presente nel proprio posto di lavoro, e successivamente al sindacato. Prima di contrapporsi al datore di lavoro, però, è più opportuno cercare la via del dialogo. Stiamo cercando di aggiornare con dei corsi appositi i delegati delle diverse categorie: d'altra parte sta a loro, e alle strutture territoriali, il compito di seguire i singoli lavoratori. Noi dell'ufficio Nuovi Diritti svolgiamo più che altro un ruolo di "provocazione" e di informazione nel sindacato. I nostri sportelli territoriali sono sorti spontanemente in diverse città, spesso su impulso delle associazioni. Da poco, ad esempio, è stato aperto un ufficio a Bari, in collaborazione con l'Arcigay.

AN. SCI.

 

Il Manifesto - 7 agosto 2002        

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