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Qual è la cultura in cui il lesbismo è più presente, o meglio
considerato?
Nel contesto patriarcale l’esistenza delle donne e tanto più la loro
sessualità sono state e sono ancora massicciamente silenziate.
Nell’ordine costituito dal potere del maschio adulto eterosessuale,
l’unica sessualità è quella maschile, essendo quella femminile
unicamente complementare a essa. In tal senso, data la scarsa
rilevanza della sessualità femminile, l’erotismo tra due donne è una
somma di irrilevanze! – a meno che il lesbismo non venga percepito
come usurpazione delle prerogative maschili, nel qual caso è stato
ed è perseguitato. Data questa premessa e considerando che il
patriarcato ha storia millenaria e planetaria, credo si possa dire
che il lesbismo è maggiormente rispettato e visibile in quei
contesti sociali in cui la subordinazione delle donne è meno
spiccata. Penso alla Grecia arcaica, precedente la svolta del V
secolo a.C.. Oppure a società che conservano tracce della struttura
matrilineare, talune società africane, del sud est asiatico, delle
Nazioni dei nativi americani. La storia lesbica è in larga parte da
esplorare. Recente è il filone della Lesbian herstory, la storia
lesbica indagata dalle donne. In italiano, consiglio di leggere i
lavori di Daniela Danna e Paola Lupo.
È giusto affermare che la cultura europea classica fosse più
tollerante nei confronti della ‘diversità’?
Cosa intendi per cultura europea classica? Quella greco-romana? No,
non era affatto più tollerante nei confronti della “diversità”.
È molto di moda parlare delle differenze tra lesbiche e gay. Esiste
qualcosa, secondo te, che un autore gay non sarà mai in grado di
descrivere rispetto ad una lesbica? Esiste cioè qualcosa nella
‘diversità’ di specifico che è solo femminile e non può essere
compreso fino in fondo da un maschio?
Essere gay o lesbica e scrivere, in sé non è significativo di
alcunché. L’atto creativo non è neutro, de-sessualizzato,
de-generalizzato, anche se possiede, a mio parere, una potenzialità
universale. Questa è una visione un po’ romantica, in cui credo, ma
ritengo più importanti altre questioni: lo sguardo e il linguaggio.
La scrittura è una questione di linguaggio innanzitutto, e il
linguaggio non è neutro, mai. Forse uno scrittore gay o una
scrittrice lesbica possono ingaggiare una speciale battaglia con il
linguaggio, a partire dalla propria esperienza di ribellione di
quell’ordine simbolico e linguistico da cui la diversità è parlata.
Ma è una potenzialità, non una peculiarità. Quanto allo sguardo sul
mondo, un gay e una lesbica possono - non necessariamente ma
potenzialmente - esprimere lo sguardo di chi è abituato a
interrogare, andare oltre i paradigmi, un punto di vista che può
portare l’osservazione e la narrazione lungo margini che intersecano
le differenze di genere, pongono domande differenti rispetto ai
codici stabiliti.
Qual è il paese che ha una costituzione più liberale nei confronti
dell’omosessualità?
Il Sud Africa del dopo apartheid si è dotato di una costituzione
rispettosa di un ampio ventaglio di differenze, compresa
l’omosessualità. Quanto all’Europa, voglio ricordare il curioso caso
della Romania, fino a pochi anni fa citata nei rapporti di Amnesty
International per la sua legislazione fortemente omofoba e ora, dal
2002, divenuto uno dei paesi più progressisti in materia, con una
legge antidiscriminazione che tutela e protegge le persone
omosessuali.
Sei innamorata? Di che segno sei? Di che ascendente?
Sì! : ) Gemelli ascendente Scorpione
Che pensi del coming out? Lo consigli alle giovani che leggono il
nostro sito?
Penso che il coming out sia una grande esperienza. Oltre a essere un
atto di affermazione di sé, di liberazione, è una comunicazione che
fa accadere qualcosa, dentro di sé e negli altri che la accolgono.
Sì, lo consiglio, soprattutto consiglio, prima, di farsi raccontare,
di ascoltare i coming out delle altre, degli altri, perché spesso ci
si blocca nell’impossibilità di immaginare le reazioni, gli scenari
che si aprono.
Sei mai stata discriminata per la tua sessualità?
Intendi sul lavoro? No, non in maniera rilevante ai miei occhi.
La letteratura t’ha aiutata a prendere coscienza dei tuoi gusti
sessuali? Quali autrici/autori ti senti più vicini?
Direi che la letteratura mi ha sempre aiutato a prendere coscienza
della mia vita, dunque anche delle scelte legate all’orientamento
sessuale. Rispetto agli amori letterari, ho un vero e proprio harem!
Mi è difficile citarti qualcun* senza far torto ad altr*, davvero!
Qual è la tua posizione politica?
In giovanissima età mi riconoscevo nell’anarchismo. Nella mia
formazione è stato poi rilevante il marxismo rivoluzionario,
internazionalista, libertario, femminista…
Quali sono le attività principali del circolo Maurice, di cui fai
parte? E com’è la situazione culturale per le lesbiche e i gay a
Torino?
Il Maurice – che esiste da quasi 20 anni - è un circolo culturale in
cui attualmente convivono gay lesbiche bisessuali transessuali e
transgender, con spazi specificamente identitari e altri misti, in
forme ludico-festose, politiche, culturali. Quello che mi piace del
circolo è la continua, a volte estenuante, ricerca di nuovi e
migliori modi di interagire tra noi e con il territorio. Siamo parte
di un coordinamento cittadino gay lesbico e transessuale che ha
costruito negli anni una relazione politica con il Comune di Torino
che ha portato alla costituzione di un Servizio per il superamento
delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e
sull’identità di genere, una realtà molto importante, forse poco
conosciuta, credo ancora unica a livello nazionale. Quanto alla
situazione culturale dei gay e delle lesbiche a Torino, non ho
precisi termini di paragone: credo sia rilevante la presenza di
alcune altre associazioni, oltre al Maurice, così come d’un festival
del cinema omosessuale e d’un festival del cinema delle donne, così
come di alcune buone librerie. Mi piacerebbe molto che gay e
lesbiche delle associazioni culturali gestissero uno spazio
notturno, discoteca ma non solo, così da smettere di essere solo un
target commerciale per l’industria del divertimento.
Stai per pubblicare altri libri?
No, non nell’immediato.
Spesso, nel tuo libro, leghi la possibilità di ‘liberarsi’ ai gay e
alle lesbiche del così detto terzo mondo a quella di riappropriarsi
delle proprie radici culturali: perché?
Vedi: l’omofobia purtroppo non è appannaggio delle religioni
monoteiste, né tanto meno solo dell’Occidente. Movimenti di
liberazione del cosiddetto Terzo Mondo, che hanno lottato contro il
colonialismo o il neocolonialismo, non sono in sé liberi
dall’oppressione di genere, dall’omofobia, dal maschilismo. Spesso,
anche attualmente, leader politici, soprattutto africani, utilizzano
nella retorica di regime il disprezzo morale verso i costumi
occidentali giudicati corrotti, decadenti, cui contrapporre una
“sessualità naturale”, sana, cioè eterosessista. In questo senso
l’omosessualità viene stigmatizzata come un vizio occidentale, un
prodotto di importazione. Dunque per una lesbica, un gay del Terzo
Mondo riscoprire la propria storia, ritrovare all’interno della
propria tradizione tracce di una sessualità altra dalla norma
eterosessista, significa opporsi alla violenza di chi oggi nega loro
il diritto a esistere. Ma è un’operazione difficile che fa i conti
con la doppia cancellazione, quella attuale e quella del
colonialismo.
Spesso, nei dibattiti, i fondamentalisti cristiani ci fanno presente
che, comunque, nell’Islam noi omosessuali saremmo trattati molto
peggio che nei paesi europei. Che ne pensi?
Cosa intendi con islam? Se parliamo dei luoghi geografici in cui
l’islam è religione e/o cultura della maggior parte della società,
ci riferiamo all’Asia, all’Africa, luoghi in cui la vita degli
omosessuali indubbiamente è più difficile, così come la vita delle
donne. Direi la vita delle persone in genere! Credo dipenda da una
serie di questioni che hanno ben poco a che vedere con la religione!
Non credo che il Corano sia più misogino e omofobo della Bibbia. Chi
intende dimostrarlo cita determinati brani. Altri brani sono
d’altronde valorizzati dalle correnti riformiste e femministe che
esistono all’interno dell’islam, così come nell’ebraismo e nel
cristianesimo. È una questione di interpretazioni e di potere. Senza
interpretazione ogni religione sfocia nell’integralismo, che è in sé
espressione di dominio. Penso che i fondamentalisti siano nemici
della libertà, della vita delle donne, delle persone omosessuali,
transessuali, di quanti non rientrano nella loro norma… tutti i
fondamentalisti, a qualsiasi credo appartengano!
Tu non hai scritto soltanto Dove sorge l’arcobaleno: che cosa ti
spinge a scrivere? Qual è la tua molla personale?
Mi spinge a scrivere il desiderio di raccontare, condividere
qualcosa che a me per prima ha emozionato, stupito, interessato,
fatto riflettere.
Mi dici d’aver scelto da più di vent’anni di avere rapporti amorosi
con donne. In che misura hai ‘scelto’ la tua impostazione sessuale?
Mi vuoi spiegare meglio questa scelta? E che ne dici delle parole di
Buttiglione alla commissione europea? Si è meritata la bocciatura,
secondo te? Ti piace il cinema? Che tipo di musica ascolti? Che
personaggio storico ti piacerebbe essere stat*? Che ne pensi dei
PACS? Vorresti adottare?
Erano le ultime domande che avrei voluto rivolgerle… ma… chissà dove
è finita la nostra Roberta? Voi sapete dov’è, ora? Parigi? Firenze?
Torino?
Se la vedete, salutatemela!
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