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a cura di Fabio Casadei Turroni

Roberta Padovano  " Dove sorge l’arcobaleno "
 

Cesena, 13/02/05
 


  

Ho amato Dove sorge l’arcobaleno fin dalla prima pagina. È un saggio breve e denso, di lettura molto facile. Ma quanto a parlare coll’autrice!... difficilissimo!!! Più che parlare con Bruno Vespa o coi marziani. In attesa d’un incontro ravvicinato con Roberta Padovano che mi sfuggiva come un’anguilla, impegnatissima a tutto per tutto il continente, ho sospirato per mesi e mesi col suo libro sotto il cuscino e, alla fine, devo ammetterlo, non sono riuscito neppure a sentire la sua voce ma in compenso, mail by mail, le ho rubate molte parole virtuali, significative e importanti come il libro di cui parliamo oggi, davvero imperdibile.
 
Qualche notizia biografica Roberta: dove sei nata? Quanti anni hai? Che lavoro svolgi?
Sono nata a Torino e ho compiuto 40 anni. Quanto al lavoro, inteso come attività da cui si ricava reddito, faccio l’impiegata nell’amministrazione pubblica.

Come ti definisci? Lesbica… bisex…
Posso dirti che mi definisco lesbica in tutti quei contesti in cui dire “lesbica” provoca una reazione, uno slittamento di significanti, una messa in discussione dell’eterocentrismo. Da più di vent’anni ho scelto di costruire le mie relazioni di maggiore intimità con donne. Con le donne sento di esprimere una pienezza emotiva, sentimentale, erotica. Comunque ci sono stati e ci sono uomini molto importanti nella mia vita.
Quanto hai impiegato a scrivere Dove sorge l’arcobaleno?
L’operazione di scrittura è avvenuta in pochi mesi, moltissimi anni invece stanno dietro e dentro l’Arcobaleno…
Il tuo libro è una miniera di informazioni sulle tante diverse diversità: esistono culture in cui la nozione d’omosessualità sia assente?
È importante ricordare che il termine “omosessuale” è stato coniato in Europa nella seconda metà dell’Ottocento, così come è relativamente recente la nozione di omosessualità a cui facciamo riferimento nella nostra epoca. In altre epoche e culture la costruzione sociale non prevede la possibilità di definire l’identità di un individuo a partire dalla preferenza sessuale. Dunque sì, è recente e occidentale la “nozione” di omosessualità. Invece le relazioni omosessuali, intese come rapporti amorosi, sessuali, erotici tra persone dello stesso sesso, sono una realtà presente in tutte le culture e le epoche in cui ci sia stata volontà e possibilità di ricercarne tracce. Qualsiasi ricerca storica fa i conti, oltre che con la metodologia, con lo stato delle fonti: fare storia di una soggettività dominata significa attraversare cancellazioni, rimozioni, nascondimenti operati dalla cultura dominante, o dalla stessa soggettività che per sopravvivere in qualche modo si è camuffata.


( Foto 1 e 2: Roberta Padovano.
Foto 3:
Roberta versione drag) 

Qual è la cultura in cui il lesbismo è più presente, o meglio considerato?
Nel contesto patriarcale l’esistenza delle donne e tanto più la loro sessualità sono state e sono ancora massicciamente silenziate. Nell’ordine costituito dal potere del maschio adulto eterosessuale, l’unica sessualità è quella maschile, essendo quella femminile unicamente complementare a essa. In tal senso, data la scarsa rilevanza della sessualità femminile, l’erotismo tra due donne è una somma di irrilevanze! – a meno che il lesbismo non venga percepito come usurpazione delle prerogative maschili, nel qual caso è stato ed è perseguitato. Data questa premessa e considerando che il patriarcato ha storia millenaria e planetaria, credo si possa dire che il lesbismo è maggiormente rispettato e visibile in quei contesti sociali in cui la subordinazione delle donne è meno spiccata. Penso alla Grecia arcaica, precedente la svolta del V secolo a.C.. Oppure a società che conservano tracce della struttura matrilineare, talune società africane, del sud est asiatico, delle Nazioni dei nativi americani. La storia lesbica è in larga parte da esplorare. Recente è il filone della Lesbian herstory, la storia lesbica indagata dalle donne. In italiano, consiglio di leggere i lavori di Daniela Danna e Paola Lupo.
 
È giusto affermare che la cultura europea classica fosse più tollerante nei confronti della ‘diversità’?
Cosa intendi per cultura europea classica? Quella greco-romana? No, non era affatto più tollerante nei confronti della “diversità”.
È molto di moda parlare delle differenze tra lesbiche e gay. Esiste qualcosa, secondo te, che un autore gay non sarà mai in grado di descrivere rispetto ad una lesbica? Esiste cioè qualcosa nella ‘diversità’ di specifico che è solo femminile e non può essere compreso fino in fondo da un maschio?
Essere gay o lesbica e scrivere, in sé non è significativo di alcunché. L’atto creativo non è neutro, de-sessualizzato, de-generalizzato, anche se possiede, a mio parere, una potenzialità universale. Questa è una visione un po’ romantica, in cui credo, ma ritengo più importanti altre questioni: lo sguardo e il linguaggio. La scrittura è una questione di linguaggio innanzitutto, e il linguaggio non è neutro, mai. Forse uno scrittore gay o una scrittrice lesbica possono ingaggiare una speciale battaglia con il linguaggio, a partire dalla propria esperienza di ribellione di quell’ordine simbolico e linguistico da cui la diversità è parlata. Ma è una potenzialità, non una peculiarità. Quanto allo sguardo sul mondo, un gay e una lesbica possono - non necessariamente ma potenzialmente - esprimere lo sguardo di chi è abituato a interrogare, andare oltre i paradigmi, un punto di vista che può portare l’osservazione e la narrazione lungo margini che intersecano le differenze di genere, pongono domande differenti rispetto ai codici stabiliti.
Qual è il paese che ha una costituzione più liberale nei confronti dell’omosessualità?
Il Sud Africa del dopo apartheid si è dotato di una costituzione rispettosa di un ampio ventaglio di differenze, compresa l’omosessualità. Quanto all’Europa, voglio ricordare il curioso caso della Romania, fino a pochi anni fa citata nei rapporti di Amnesty International per la sua legislazione fortemente omofoba e ora, dal 2002, divenuto uno dei paesi più progressisti in materia, con una legge antidiscriminazione che tutela e protegge le persone omosessuali.
 
Sei innamorata? Di che segno sei? Di che ascendente?
Sì! : ) Gemelli ascendente Scorpione
 
Che pensi del coming out? Lo consigli alle giovani che leggono il nostro sito?
Penso che il coming out sia una grande esperienza. Oltre a essere un atto di affermazione di sé, di liberazione, è una comunicazione che fa accadere qualcosa, dentro di sé e negli altri che la accolgono. Sì, lo consiglio, soprattutto consiglio, prima, di farsi raccontare, di ascoltare i coming out delle altre, degli altri, perché spesso ci si blocca nell’impossibilità di immaginare le reazioni, gli scenari che si aprono.
Sei mai stata discriminata per la tua sessualità?
Intendi sul lavoro? No, non in maniera rilevante ai miei occhi.
 
La letteratura t’ha aiutata a prendere coscienza dei tuoi gusti sessuali? Quali autrici/autori ti senti più vicini?
Direi che la letteratura mi ha sempre aiutato a prendere coscienza della mia vita, dunque anche delle scelte legate all’orientamento sessuale. Rispetto agli amori letterari, ho un vero e proprio harem! Mi è difficile citarti qualcun* senza far torto ad altr*, davvero!
 
Qual è la tua posizione politica?
In giovanissima età mi riconoscevo nell’anarchismo. Nella mia formazione è stato poi rilevante il marxismo rivoluzionario, internazionalista, libertario, femminista…
Quali sono le attività principali del circolo Maurice, di cui fai parte? E com’è la situazione culturale per le lesbiche e i gay a Torino?
Il Maurice – che esiste da quasi 20 anni - è un circolo culturale in cui attualmente convivono gay lesbiche bisessuali transessuali e transgender, con spazi specificamente identitari e altri misti, in forme ludico-festose, politiche, culturali. Quello che mi piace del circolo è la continua, a volte estenuante, ricerca di nuovi e migliori modi di interagire tra noi e con il territorio. Siamo parte di un coordinamento cittadino gay lesbico e transessuale che ha costruito negli anni una relazione politica con il Comune di Torino che ha portato alla costituzione di un Servizio per il superamento delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, una realtà molto importante, forse poco conosciuta, credo ancora unica a livello nazionale. Quanto alla situazione culturale dei gay e delle lesbiche a Torino, non ho precisi termini di paragone: credo sia rilevante la presenza di alcune altre associazioni, oltre al Maurice, così come d’un festival del cinema omosessuale e d’un festival del cinema delle donne, così come di alcune buone librerie. Mi piacerebbe molto che gay e lesbiche delle associazioni culturali gestissero uno spazio notturno, discoteca ma non solo, così da smettere di essere solo un target commerciale per l’industria del divertimento.
Stai per pubblicare altri libri?
No, non nell’immediato.
Spesso, nel tuo libro, leghi la possibilità di ‘liberarsi’ ai gay e alle lesbiche del così detto terzo mondo a quella di riappropriarsi delle proprie radici culturali: perché?
Vedi: l’omofobia purtroppo non è appannaggio delle religioni monoteiste, né tanto meno solo dell’Occidente. Movimenti di liberazione del cosiddetto Terzo Mondo, che hanno lottato contro il colonialismo o il neocolonialismo, non sono in sé liberi dall’oppressione di genere, dall’omofobia, dal maschilismo. Spesso, anche attualmente, leader politici, soprattutto africani, utilizzano nella retorica di regime il disprezzo morale verso i costumi occidentali giudicati corrotti, decadenti, cui contrapporre una “sessualità naturale”, sana, cioè eterosessista. In questo senso l’omosessualità viene stigmatizzata come un vizio occidentale, un prodotto di importazione. Dunque per una lesbica, un gay del Terzo Mondo riscoprire la propria storia, ritrovare all’interno della propria tradizione tracce di una sessualità altra dalla norma eterosessista, significa opporsi alla violenza di chi oggi nega loro il diritto a esistere. Ma è un’operazione difficile che fa i conti con la doppia cancellazione, quella attuale e quella del colonialismo.
Spesso, nei dibattiti, i fondamentalisti cristiani ci fanno presente che, comunque, nell’Islam noi omosessuali saremmo trattati molto peggio che nei paesi europei. Che ne pensi?
Cosa intendi con islam? Se parliamo dei luoghi geografici in cui l’islam è religione e/o cultura della maggior parte della società, ci riferiamo all’Asia, all’Africa, luoghi in cui la vita degli omosessuali indubbiamente è più difficile, così come la vita delle donne. Direi la vita delle persone in genere! Credo dipenda da una serie di questioni che hanno ben poco a che vedere con la religione! Non credo che il Corano sia più misogino e omofobo della Bibbia. Chi intende dimostrarlo cita determinati brani. Altri brani sono d’altronde valorizzati dalle correnti riformiste e femministe che esistono all’interno dell’islam, così come nell’ebraismo e nel cristianesimo. È una questione di interpretazioni e di potere. Senza interpretazione ogni religione sfocia nell’integralismo, che è in sé espressione di dominio. Penso che i fondamentalisti siano nemici della libertà, della vita delle donne, delle persone omosessuali, transessuali, di quanti non rientrano nella loro norma… tutti i fondamentalisti, a qualsiasi credo appartengano!
Tu non hai scritto soltanto Dove sorge l’arcobaleno: che cosa ti spinge a scrivere? Qual è la tua molla personale?
Mi spinge a scrivere il desiderio di raccontare, condividere qualcosa che a me per prima ha emozionato, stupito, interessato, fatto riflettere.
 
Mi dici d’aver scelto da più di vent’anni di avere rapporti amorosi con donne. In che misura hai ‘scelto’ la tua impostazione sessuale? Mi vuoi spiegare meglio questa scelta? E che ne dici delle parole di Buttiglione alla commissione europea? Si è meritata la bocciatura, secondo te? Ti piace il cinema? Che tipo di musica ascolti? Che personaggio storico ti piacerebbe essere stat*? Che ne pensi dei PACS? Vorresti adottare?
Erano le ultime domande che avrei voluto rivolgerle… ma… chissà dove è finita la nostra Roberta? Voi sapete dov’è, ora? Parigi? Firenze? Torino?
Se la vedete, salutatemela!
 


Roberta Padovano - Dove sorge l’arcobaleno - Il dito e la luna edizioni - euro 11,00
 


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