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Buone notizie dal Vaticano.
L’elezione il 19 aprile del cardinale Josef Ratzinger a papa
Benedetto XVI, è una speranza per tutta la comunità glbt.
L’affossamento della chiesa cattolica, inziato da Giovanni
Paolo II, potrò essere concluso senza pericolosi ripensamenti.
Giovanni Paolo II era riuscito a soffocare nella chiesa
cattolica qualsiasi fermento e apertura verso il mondo
moderno. Oggi le gerarchie monopolizzano con pugno di ferro le
decisioni; il dibattito è impossibile, chi dissente è messo a
tacere o espulso. Le teorie che
osavano mettersi dalla parte dei poveri, come la teologia
della liberazione dell’America Latina, sono state sradicate.
Il risultato? In America Latina oggi i poveri stanno “votando
con i piedi”, passando a ritmo preoccupanti a sette
protestanti non meno fanatiche, ma che almeno garantiscono un
sostegno socio-economico ai senza-diritti. In Africa ci sono
molte conversioni all’Islam per ogni conversione al
cattolicesimo, ed oggi l’Islam ha ormai più fedeli del
cattolicesimo.
Anche altrove la gente “vota coi piedi”. Le chiese si
svuotano. I cattolici italiani che andavano a messa almeno una
volta alla settimana sono passati dal 36% del 1981 al 25,8%
del 1999. In Germania e in Spagna sono arrivati ad appena 17%
e 18,1%.
Le donazione dell’otto per mille alla chiesa cattolica sono
scese dal 43,1% del 1990 al 31,4% del 1998.
Il numero dei sacerdoti diocesani italiani è sceso da 41.666
nel 1974 a 35.019 nel 2000. Il numero di sacerdoti ordinati è
crollato da 918 nel 1966 ai 384 del 1978. E questo non è un
fenomeno solo italiano: nel mondo il numero dei sacerdoti
cattolici è sceso da 420.971 nel 1978 a 404.626 nel 1998,
nonostante la l’esplosione mondiale della popolazione e quindi
del numero totale dei cattolici. Né in futuro la situazione
migliorerà: i seminaristi, in Italia, sono crollati da 30.500
nel 1962 a 9.853 nel 1978, fino a 5.349 nel 2000. Su sei
ragazzi potenziali preti nel 1962, oggi cinque preferiscono
altre scelte.
Concentratosi sulla visione medievale della sessualità,
il papato ha collezionato una sconfitta dietro l’altra su
tutti i fronti: aborto (due referendum persi), divorzio, e
perfino omosessualità (si pensi alla sfida lanciata, e persa,
col worldpride). In diverse città
italiane i matrimoni civili hanno superato quelli religiosi. E
la maggioranza degli italiani, compresi quelli di
centrodestra, si dice favorevole a una legge sulle “unioni
civili” aperta anche agli omosessuali.
Josef Ratzinger ha vegliato inflessibilmente, in quanto
capo dell’(ex) Inquisizione, affinché la chiesa
cattolica non deviasse mai da questa politica suicida. La sua
elezione al papato è una garanzia del fatto che le chiese e i
seminari termineranno di svuotarsi. Benedetto XVI potrà in
compenso consolarsi con i politici italiani, pronti a leccare
il pavimento davanti a lui qualunque cosa chieda. Ma i
politici possono riempirgli le casse (e lo hanno fatto in
abbondanza, negli ultimi anni!) ma non le parrocchie.
Visto il bilancio, resta ovviamente da chiedere ai gruppi di
cattolici gay, che da 25 anni aspettavano la scomparsa di
Giovanni Paolo II nella convinzione che il prossimo papa
avrebbe portato a un’apertura, su quale “apertura” stessero
delirando.
Ratzinger è l’autore di documenti talmente omofobi da
scadere nel fanatismo religioso (vedi
http://www.alleanzacattolica.org/temi/bioetica/cdf_omosessualita.htm
e
http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/
rc_con_cfaith_doc_20030731_homosexual-unions_it.html).
Ci chiediamo allora cosa occorra per fare in modo che
finalmente la loro voce di dissenso, anzi contestazione, anzi
critica aperta, si senta finalmente, forte e chiara, qui ed
ora.
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